Archivio | aprile, 2017

CONFIDENZA DI ABRAMO

30 Apr

È usanza nei mercati settimanali anche se hanno sempre le stesse baracche con gli stessi mercanti contrattare sul prezzo. Praticamente poco più di un rito, un modo di socializzare,  perché si sa a priori che se un articolo c’è il cartello di venti euro tu lo porti via per quindici, come quei negozi, per esempio gli autoricambi, che alla cassa ti dicono, “Trentacinque euro, con lo sconto trenta” senza che tu lo chieda.

C’è un episodio nella vita di Abramo che sembra ricalcare queste scene, quando intercede con l’Eterno per la città di Sodoma, che l’Eterno aveva deciso di distruggere, come leggiamo più sopra nello stesso capitolo 18 di Genesi.

Quegli uomini partirono e andarono verso Sodoma, mentre Abramo stava ancora davanti al Signore. Abramo gli si avvicinò e gli disse: “Davvero sterminerai il giusto con l‘empio? Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? Lungi da te il far morire il giusto con l‘empio, così che il giusto sia trattato come l‘empio; lungi da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?”. Rispose il Signore: “Se a Sodoma troverò cinquanta giusti nell‘ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutta la città”. Abramo riprese e disse: “Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere… Forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la città?”. Rispose: “Non la distruggerò, se ve ne trovo quarantacinque”. Abramo riprese ancora a parlargli e disse: “Forse là se ne troveranno quaranta”. Rispose: “Non lo farò, per riguardo a quei quaranta”. Riprese: “Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta”. Rispose: “Non lo farò, se ve ne troverò trenta”. 31 Riprese: “Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse là se ne troveranno venti”. Rispose: “Non la distruggerò per riguardo a quei venti”. Riprese: “Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola; forse là se ne troveranno dieci”. Rispose: “Non la distruggerò per riguardo a quei dieci”. E il Signore, come ebbe finito di parlare con Abramo, se ne andò e Abramo ritornò alla sua abitazione”. (Genesi 18:22-31)

Questo colloquio non è però un mercanteggiare nel senso tecnico del termine, perché non si svolge tra pari e Abramo stesso riconosce la sua inferiorità “Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere…”, né un tirare l’Eterno per la giacca, per usare una metafora moderna.

Dimostra, invece tutta la libertà che Abramo sentiva di parlare con Dio, che non si era ancora manifestato come il Dio unico cosa che avrebbe iniziato a fare con Mosè però nel giusto timore che non è paura, “Non si adiri il mio Signore”.

Capacità che molti di noi hanno perso, pur sapendo di avere un rapporto con Dio molto migliore di quello goduto da Abramo, mediato non da un altro uomo ma da Gesù Cristo.

Riflettendo su questo episodio forse riscopriremo quella fede che, ci è stato detto, sposta le montagne.

LEZIONE DI VITA

27 Apr

«Grazie», disse il vecchio. Era troppo semplice per chiedersi quando avesse raggiunto l’umiltà. Ma sapeva di averla raggiunta e sapeva che questo non era indecoroso e  non comportava la perdita del vero orgoglio”. Ernest Hemingway, Il vecchio e il mare.

DIALOGO

26 Apr

dïàlogo s. m. [dal lat. dialŏgus, gr. διάλογος, der. di διαλέγομαι «conversare, discorrere»] (pl. –ghi).

Se non siamo capaci di ascoltare usiamo un’altra parola.

LE PICCOLE COSE CHE CONTANO

23 Apr

Antonio era lì, a fumare la sua sigaretta dopo il caffè sulla soglia del bar prima di andare al lavoro, e come in un film vedeva scorrere davanti a sé la gente.

Qualcuno ha detto che alle sette del mattino il mondo è ancora in ordine, erano le sette e mezzo e la cittadina di provincia si stava animando, con i suoi colori, il suo traffico, i suoi rumori. In campagna il tempo è scandito dalle stagioni e dal movimento del sole, in città dal cambio delle vetrine dei grandi magazzini e dai picchi della circolazione stradale, frenetica a quell’ora e quasi assente dopo le nove.

In quella gente cercò di vedere delle persone, anche se non le conosceva. Luigi, che di lì a poco sarebbe entrato in fabbrica e avrebbe indossato la tuta, Giovanna che voleva essere una dei primi a ritirare la pensione in posta per paura che finiscano i soldi, Marco e Michela che tenendosi per mano si dirigevano, forse, verso la scuola e tante altre, ognuna con la propria storia, come Giulia, commessa in una profumeria che apre alle nove ma era già per via perché si sarebbe fermata a leggere alcune pagine del suo libro, nella sua borsa non ne manca mai uno, lontana si fa per dire dal traffico nel parco comunale.

Improvvisamente Antonio si rese conto che non aveva il diritto di cucire storie addosso a ignari passanti e si ritrovò a chiedersi cosa pensassero gli altri di quell’uomo fermo sulla soglia del bar, e questo pensiero lo accompagnò tutto il giorno.

Non era narcisismo, tanto meno un tentativo maldestro di introspezione, ma la presa di coscienza che nessuno è solo al mondo. Come un uccello che plana a cerchi concentrici cominciò a prima a chiedersi quante persone lo conoscessero anche solo di vista, restrinse poi il campo a coloro che conosceva lui, ai colleghi e amici, ai familiari, giù giù fino ai compagni di scuola, all’amichetta del cuore dei tempi dell’asilo.

In una cittadina di provincia nessuno passa inosservato, ogni persona lascia tracce del suo passaggio che a pensarci prima gireremmo tutti con guanti in lattice, non tanto per i sistemi di videosorveglianza le cui registrazioni sono cancellate dopo quarantotto ore, quanto nelle persone più impensate e lontane dalla nostra mente che per qualche ragione serbano un ricordo di noi.

Questo pensiero gli riaffiorò più volte nella giornata, ma era una persona per bene e come tale, senza presunzione, pensò che da qualche parte ma soprattutto in qualche persona uno o più ricordi belli li aveva lasciati, perché sì, i grandi personaggi passano alla storia, ma la vita è un puzzle di tante piccole cose, che sono quelle che contano.

SIMBOLI

21 Apr

bandiera_01

Abito vicino a una stazione dei carabinieri e a due scuole.

La bandiera dei carabinieri è verde-bianca-rossa, quelle delle scuole, se non attorcigliate sui pennoni, verdi-grige-rosse.

La scuola italiana ha ancora problemi organizzativi ed economici (l’ormai famosa carta igienica portata da casa) ma se è vero che l’educazione e l’istruzione dei giovani passano anche per i simboli, le bandiere ingrigite dallo smog non aiutano certo a sviluppare quell’amor patrio – che non è xenofobia – ormai quasi assente in Italia.

IL VALORE DI UNA VITA

19 Apr

Quando, il 3 dicembre 1984, saltò in aria la centrale di Bhopal, per mera trascuratezza nella manutenzione degli impianti da parte della proprietaria americana Union Carbide India Ltd., che l’aveva costruita in India per non aver problemi con le autorità di protezione dell’ambiente americane, la compagnie assicurative non pagarono un solo dollaro perché non sapevano valutare “quanto vale la vita di un indiano”.

A Bari, ma non è il primo caso, una bambina è nata morta per la discussione su chi avesse avuto il diritto di usare la camera operatoria.

Quei signori si saranno posti il problema di quanto vale la vita di una bambina?!

Dopo aver scritto questo post ho appreso la notizia di un’infermiera di Treviso che fingeva di vaccinare i bambini. 😦