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“LE VALLI VALDESI”

16 Gen

Lunedì scorso la trasmissione Geo di Rai3 (da 2:36:37) ha concluso la puntata nel suo spirito naturalistico con un documentario sul “Lungo inverno nelle valli valdesi”. Tutto vero, ma ha fatto passare l’idea che quella comunità, simile più agli Amish americani, rispecchi la chiesa Valdese in Italia (il termine chiesa non è mai stato usato!), che come sappiamo soprattutto dopo il salvataggio dei migranti curdi è invece una realtà dinamica, non isolata, e al servizio del prossimo.

La Rai, in quanto servizio pubblico, dovrebbe stare attenta a non veicolare messaggi errati nei suoi programmi, considerando quanto poco è conosciuto il protestantesimo in Italia.

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SULLA PROPRIETÀ

6 Dic

Riflessione prenatalizia.

Nella lingua ebraica non esiste il verbo avere, “ho una casa” sarà espresso quindi con la locuzione “una casa è a me”.

Ciò rispecchia l’insegnamento per cui l’essere umano non è proprietario, ma solo prestatario, e gli ebrei lo ricordavano con il giubileo (Levitico 25:8-17) in cui le proprietà terriere tornavano al proprietario precedente.

Basterebbe pensare qualche volta secondo la sintassi ebraica, quando diciamo “mia moglie”, “la mia compagna” o “i miei figli”, per rammentare che essi vivono di vita propria prima di essere in relazione con noi.

(Questa) moglie/compagna o (questi) figli sono a me” sposta l’enfasi dalla falsa proprietà al dono ricevuto.

“BEATI GLI OPERATORI DI PACE”

8 Lug

La prima “Giornata internazionale di preghiera per la pace”, organizzata da Giovanni Paolo II, si tenne il 27 ottobre 1986 ad Assisi, con rappresentanti di diverse religioni in cui, in una sorta di Woodstok religiosa, ognuno che pregava il suo dio. Già questo dovrebbe far pensare, perché invitare ciascuno a pregare il proprio dio è in contrasto con il giudaesimo prima e con il cristianesimo poi che riconosco uno e un solo Dio.

Grandi radunate, o incontri al vertice, come quello di ieri a Bari dimenticano che Gesù di Nazareth chiamò beati coloro che si adoperano alla pace, spesso senza far rumore, mettendoci la faccia come molte delle Ong tanto criticate in questi giorni o, per restare nel conflitto in terra di Palestina, la cantante israeliana Noa o lo scrittore, sempre israeliano, David Grossman che dopo la morte sul fronte del figlio ha voluto descrivere la guerra con gli occhi del nemico, che diventò il titolo di un suo libro.

La guerra si prepara a tavolino, ne sapevano qualcosa tutti i nostri meridionali mandati dal 24 maggio 1915 al 4 novembre 1918 sul fronte contro l’Austria Ungheria senza spiegare loro perché. Significativo pur se non riguarda l’Italia è il libro “Niente di nuovo sul fronte occidentale” nell’ultima pagina che gli dà il titolo.

La pace si costruisce giorno per giorno, dal basso, con le persone, non nelle stanze segrete degli “incontri riservarti” che ci sono stati anche ieri e che spesso sfociano spesso in un do ut des, con interessi che se serve, per la machiavellica ragion di stato, schiacciano le persone.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”. Questo non esclude la preghiera per la pace, fatta senza ostentazione, nella nostra cameretta dopo aver chiuso l’uscio. Il resto è ricerca, spesso inutile, di visibilità.

DI CONVIVENZA, TOLLERANZA E CONDIVISIONE

9 Mag

Leggo su Il Piccolo di ieri che il comune di Monfalcone ha bloccato per insufficienza della documentazione la costruzione della Centro culturale islamico in capo e proprietà dell’Associazione Baitus Salat. Non entro nel merito dei dettagli tecnici per incompetenza e aspetto che il direttore lavori e il presidente del associazione islamica producano al comune la documentazione suppletiva richiesta.

In chiusura dell’articolo noto però il richiamo della prima cittadina all’articolo 8 della Costituzione:

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze”

Secondo l’interpretazione della sindaca non sono possibili organizzazioni i cui statuti contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. Il riferimento da lei sostenuto è alla poligamia, alla pena di morte per adulti e omosessuali, alla superiorità dei musulmano sul non musulmano, nonché dell’uomo rispetto alla donna. La sindaca ricorda ancora come la Costituzione, «prevede che i rapporti delle confessioni religiose con lo Stato siano regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze. Un patto d’intesa da sottoporre alla Camera dei deputati».

Fatti salvi i timori seguiti all’11 settembre e i fenomeni di radicalizzazione islamista, cosa ben differente dall’islam moderato di cui stiamo parlando, presenti anche in internet, e che, come abbiamo visto anche ultimamente sono ben controllati e sventati dai servizi di intelligence italiani, dovremmo essere lontani dai tempi dei casi di via Jenner a Milano.

Esiste una proposta di intesa tra lo Stato italiano e le comunità islamiche ferma da tempo per motivi tecnici rappresentati dalla difficoltà di trovare un interlocutore unico, come per esempio per le Chiese valdesi e metodiste è il moderatore della Tavola Valdese (gli stessi valdesi hanno dovuto attendere fino al 1848 per vedere riconosciuti i loro diritti) ma questo non inficia l’art. 19 della Costituzione:

Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”.

Tanto più che esistono diverse moschee in Italia, tra le quali quella di Roma, e il Ministro dell’interno nel febbraio dello scorso anno ha annunciato che si sono fatti passi avanti verso l’intesa.

Rattrista, dunque, questa presa di posizione che, partendo da questioni di carattere urbanistico, prendono di mira una comunità.

Sembra di essere ritornati ai tempi di Peppone e don Camillo quando il prete pretendeva che la costruzione delle nuove case popolari non fosse un pretesto per demolire una cappella votiva e il sindaco che faceva di tutto per abbatterla. Come si sa, però, i battibecchi tra i due finivano sempre con un accordo, spesso un compromesso che, ricordiamo, non è una brutta parola. Ho scritto l’altro giorno di come Primož Trubar si avvicinò al luteranesimo mentre era ospite dal vescovo cattolico di Trieste.

Convivenza non è sinonimo di tolleranza, che ne esalta gli eventuali aspetti negativi, né necessariamente di condivisione, perché non è obbligatorio accettare le idee altrui, ma accettazione delle diversità, come, racconta Ivo Andrić ne Il ponte sulla Drina, fiume che attraversa la cittadina bosniaca di Višegrad, il prete, il rabbino e l’imam, terminate le rispettive funzioni, si riunivano volentieri per un caffè assieme e uno scambio di idee.

Ciò anche in ossequio dell’art. 3 della Costituzione:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Questo articolo non si applica ovviamente ai bengalesi presenti a Monfalcone in quanto non italiani ma, rammentiamo, i mussulmani sono il secondo gruppo religioso in Italia, e tra loro molti sono italiani.

LUTERO DESCRITTO IN TELEVISIONE

6 Feb

Confondere la cattedrale di Norimberga con quella di Wittemberg, come ha fatto Michele Mirabella ieri durante la trasmissione TuttaSalute di Rai3 (dal 34’10”), per un italiano poco avvezzo alla Riforma protestante può succedere.

Parlare però di Martin Lutero e la sua “congrega di scapigliati” che “appiccicò” le novantacinque tesi è a dir poco irrispettoso.

Questa non è razzismo ma discriminazione religiosa – probalmente non voluta ma questo è il messaggio che passa – frutto anche del fatto che nelle scuole italiane si insegna la religione cattolica e non, come richiesto da più parti visto anche il mutamento della società italiana, la storia delle religioni in cui la storia della Riforma troverebbe più spazio di una mezza paginetta.

SE LA RELIGIONE FA DANNI

16 Lug

Quando Gesù ebbe il famoso incontro con la samaritana al pozzo, per il quale i discepoli non si scandalizzarono, come ci si sarebbe aspettato, perché stava parlando con una straniera, ma perché discuteva con una donna in quanto donna,  ai legittimi dubbi di lei su dove fosse giusto adorare il Signore egli rispose «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità», rispondendo a posteriori anche al legittimo dubbio di Salomone, che ricevette ed eseguì l’ordine di costruire il Tempio quale dimora dell’Eterno,“Ma è proprio vero che Dio abita con gli uomini sulla terra? Ecco i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che ti ho costruita!”, concetto ribadito dall’apostolo Paolo nel suo incontro con gli ateniesi, “Dio non abita in templi fatti da mano d’uomo come se avesse bisogno di qualcosa”.

Il tempio di Gerusalemme era funzionale anche ai sacrifici cruenti che cessarono la loro ragion d’essere con la morte e la resurrezione di Cristo.

Gli ebrei erano un popolo allegro, che sapeva distinguere tra i momenti di mestizia e quelli di gioia. Un’intera sezione dei salmi, termine vuol dire canto, dal 120 al 134, è chiamata “Salmi dell’ascensione” perché erano cantati gioiosamente da quanti si recavano al Tempio di Gerusalemme. L’ultimo salmo della raccolta (150) invita lodare Dio con tutti gli strumenti musicali.

Subito dopo aver passato il Mar Rosso in fuga dall’Egitto, Mosè intonò un salmo di ringraziamento e sua sorella Maria, la profetessa, sorella d’Aronne, prese in mano il timpano, e tutte le donne uscirono dietro a lei con de’ timpani, danzando.

Siamo tanto abituati a vedere il Cristo crocefisso (e i cattolici le madonne piangenti), che molti dimenticano che la sua morte fu seguita dalla resurrezione, ben espressa anche dall’opera di Pierluigi Nervi nella sala Paolo VI in Vaticano.

Nervi

Nella quindicina di luglio appena trascorsa sono apparse due riflessioni e una segnalazione bibliografica su come il cristianesimo debba essere e spesso non è.

La prima è una bella riflessione sul nostro modo di gestire il tempo “Una teologia del gioco. Non dobbiamo sempre fare qualcosa di utile”, in cui l’autore rivendica il suo diritto a praticare dello sport senza per questo essere accusato di perdere tempo. Quando, nel 1978, ci fu l’eccidio della Guyana a opera di Jim Jones, una casa editrice evangelica lo raccontò in un libro che il cui incipit era “Stavo guardando un documentario sulla Bibbia quando l’emittente interruppe la trasmissione…”, lasciando l’idea del “buon cristiano” che anche in televisione guarda solo cose attinenti la fede”.

I cristiani sono persone serie ma non seriose. Rammentiamo spesso Gesù alle nozze di Cana per il miracolo dell’acqua trasformata in vino, dimenticando il fatto che egli era a una festa con tanto di ballo e tutto il resto.

La seconda riflessione è del giornalista Davide Roberto Papini che, sulle pagine di Riforma, propone dei momenti ludici durante il prossimo sinodo Valdo-metodista, facendo notare come spesso questi momenti siano in realtà degli eventi culturali mascherati da svago.

La segnalazione biografica riguarda l’ateismo di Ken Follet che nel suo libro “Cattiva fede” racconta la storia della “religione dei padri”, parente stretta del “si è sempre fatto così”, fatta di obblighi e privazioni, e di come questa abbia avuto un effetto contrario su di lui. Di persone come lui, meno famose, ce ne sono tante!

È dovere dei genitori istruire i figli, e di questa istruzione fa parte anche la spiegazione della propria fede.

La religione è un complesso di credenze, sentimenti, riti che legano un individuo o un gruppo umano con ciò che esso ritiene sacro, in particolare con la divinità, oppure il complesso dei dogmi, dei precetti, dei riti che costituiscono un dato culto religioso (citazione da Treccani.it).

La fede invece è l’accettazione di una rivelazione per sua natura indimostrabile e quindi non può essere imposta ma è un fatto squisitamente personale, altrimenti parliamo di imposizione o di indottrinamento a una religione, con i fenomeni di accettazione del “male minore” o di accettazione e successivo rigetto come il caso di Ken Follet.

LA PORZIUNCOLA

4 Ago

Oggi pomeriggio Bergoglio si recherà in pellegrinaggio alla Porziuncola,

Porziuncola

ufficialmente Santa Maria degli Angeli, la chiesa del IV secolo che Francesco d”Assisi e i suoi fratelli restaurarono. L’occasione è la la festa della Perdonanza che in quest’anno del Giubileo della misericordia, assume per i cattolici un significato particolare.

L’evento, come riporta L’Avvenire, quotidiano della Cei, avrà copertura mediatica da parte di TV2000, l’emittente della Cei e in inutile fotocopia dal TG1 della Rai, tanto per parlare di spreco di denaro pubblico e di mancato rispetto della laicità dello stato.

La basilica di San Francesco

BasilicaSanFrancesco

fu costruita contro la sua volontà. Egli infatti voleva che si costruissero chiese secondo “la primaria regola della povertà” non certo monumentali. Contiene fagocitata al suo interno la Porziuncola, poco più grande di una cappella di un’agiata famiglia dell’800.

Sul principale quotidiano di Trieste è ancora acceso, il dibattito dei lettori sull’opportunità di investire 500.000 euro, che poi sono risultati non esserci, nella doratura delle statue del Tempio Mariano di Monte Grisa. I sostenitori hanno citato più volte l’episodio della peccatrice che unse di nardo, un unguento all’epoca molto costoso, i piedi di Gesù, ma nessuno ha rammentato che Gesù disse alla donna samaritana al pozzo che l’epoca dei templi, compreso quello di Gerusalemme, sarebbe finita o che l’apostolo Paolo disse agli ateniesi,  chiamandoli molto religiosi, perché si può essere religiosi nell’errore, che Dio non abita in templi opera di mano d’uomo.

C’è chi sostiene che Monte Grisa, come le altre chiese dalla Basilica Vaticana in giù, sono un forte volano per il turismo religioso. Quanto di più sbagliato perché delle due una, o è turismo o è viaggio religioso, che correttamente si chiama pellegrinaggio. La visita per ammirare le chiese, i parchi e i monumenti in Italia, riguarda l’aspetto turistico, che è ben altra cosa che la fede.

Quando i re dell’Israele biblico, Giosia ne è forse l’esempio emblematico, riscontravano che il popolo si era allontanato dalla volontà del Signore, non istituivano “commissioni di studio” ma restauravano la verità distruggendo ciò che era d’intralcio al suo raggiungimento, senza se e senza ma.

Bello sarebbe se Bergoglio, che ha scelto proprio il nome di Francesco ispirandosi a quello di Assisi, dopo aver visitato la Porziuncola, facesse una riflessione sull’invito di Gesù, “ma tu, quando preghi, vai nella tua cameretta e, chiusa la porta prega il Signore nel segreto…”, per dare un segnale ai suoi che la misura della fede non è nei metri cubi dei templi.

Ma si sa che non lo farà.