Tag Archives: fede

CERTEZZE

23 Feb

Da questo conosceremo che siamo nella verità e renderemo sicuri i nostri cuori davanti a lui. Poiché se il nostro cuore ci condanna, Dio è piú grande del nostro cuore e conosce ogni cosa” (1a Giovanni 3:19-20).

Annunci

APPROFITTARE DELL’IGNORANZA DELLA GENTE

25 Dic

 Dall’omelia di Bergoglio il 24 sera.

Andiamo indietro di alcuni versetti. Per decreto dell’imperatore, Maria e Giuseppe si videro obbligati a partire. Dovettero lasciare la loro gente, la loro casa, la loro terra e mettersi in cammino per essere censiti. Un tragitto per niente comodo né facile per una giovane coppia che stava per avere un bambino: si trovavano costretti a lasciare la loro terra. Nel cuore erano pieni di speranza e di futuro a causa del bambino che stava per venire; i loro passi invece erano carichi delle incertezze e dei pericoli propri di chi deve lasciare la sua casa”.

Durante i censimenti le persone tornavano alla propria città di origine. Giuseppe e Maria non erano migranti nel senso tecnico perché dalla Galilea dove Giuseppe lavorava si spostarono temporaneamente in Giudea (casomai Giuseppe sarebbe stato un migrante per lavoro dalla Giudea alla Galilea). Lasciarono la loro casa temporaneamente per poi farvi ritorno. Se proprio vogliamo chiamarli migranti possiamo farlo in relazione alla successiva fuga in Egitto, ma non al censimento.

E proprio lì, in quella realtà che era una sfida, Maria ci ha regalato l’Emmanuele. Il Figlio di Dio dovette nascere in una stalla perché i suoi non avevano spazio per Lui. «Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto»” (Gv 1,11)

Questo passo del Vangelo di Giovanni, che assieme a quello di Marco non tratta la natività, ha una forte valenza spirituale in relazione non alla nascita di Gesù ma al rifiuto della maggior parte di Israele di riconoscerlo come il Messia.

Maria e Giuseppe, per i quali non c’era posto”

Non c’era posto per loro non perché la cittadina era affollata per il censimento ma perché nessun luogo pubblico avrebbe accettato una gestante agli ultimi giorni e di conseguenza una puerpera in vista della sua impurità (Levitico 12:1-5).

Un tanto per una corretta esegesi delle Scritture ed evitare che qualcuno le strumentalizzi per dire ciò che non dicono.

Qui il testo integrale riportato da TusciaWeb.

L’ULTIMA SIGARETTA

17 Dic

Tra due giorni ricorrerà l’anniversario della nascita dello scrittore triestino Italo Svevo.

Michele Hunzker nota donna di spettacolo ma anche fondatrice assieme all’avvocata Giulia Bongiorno di Doppia Difesa contro la violenza sulle donne coautrice libro Con la scusa dell’amore, è nata nella Svizzera italiana.

All’inizio del suo libro Una vita apparentemente perfetta, diario della sua esperienza in una setta e di come ne è uscita, a proposito dell’alcolismo di suo padre scrive

Mio padre era alcolizzato […] In più fino agli anni Ottanta era socialmente accettato che gli uomini bevessero tanto la sera. Basta vedere un film di James Bond, se oggi un padre trangugiasse quella quantità di Martini agitati, non mescolati e champagne ci preoccuperemmo; all’epoca non succedeva. Mia madre, mio fratello e io eravamo convinti che per smettere di bere bastava deciderlo ed enunciare il solenne proposito: “Questo è il mio ultimo bicchiere”. Non avevamo mai letto Italo Svevo”.

Il riferimento è all’ultima sigaretta di Zeno Cosini, protagonista del romanzo La coscienza di Zeno, che procrastina di giorno in giorno la sua decisione di smettere di fumare.

Propongo questa citazione dal libro di Michelle Hunziker chiedendomi a quanti italiani, nell’attuale fenomeno di analfabetismo funzionale e di ritorno, sarebbe tornato in mente questo romanzo di Svevo.

LETTURA, STUDIO, PRATICA

19 Nov

Il merito di Martin Lutero fu di ricordare all’umanità che la Parola di Dio non è proprietà esclusiva di qualcuno ma è disponibile a tutti. Tanto per essere chiaro ne fece la prima traduzione in tedesco, seguito poco dopo da altri nelle loro lingue nazionali.

Il concetto di libero esame, dove libero vuol dire senza interpretazioni di parte, non può essere messo in pratica senza conoscere ciò che si deve esaminare.

La Parola di Dio va copiata, va letta, va studiata, va messa in pratica.

Va scritta, nel senso che, a cominciare dal re, ogni uomo doveva trascrivere una copia ad uso personale (Deuteronomio 17:18). Questa fase è ormai superata. Una copia della Bibbia si trova ormai a poco prezzo, ma resta l’ammonimento ad averla sempre a portata di mano, magari scaricata gratuitamente sullo smartphone.

La lettura della Bibbia, invece, non è un fatto secondario. È una cosa da fare con costanza, da fare da soli prima che in comunità. A prima vista può sembrare banale, superflua, anche perché subito dopo parleremo del fatto che la Parola va studiata. Leggere la Bibbia non è un atto liturgico, di abitudine, al contrario è una pratica che aiuta a “farla nostra”, a considerarla parte della nostra vita. Da molto tempo, per non disturbare chi ci sta vicino, non leggiamo più ad alta voce. Provate a farlo e ne gusterete i vantaggi, primo tra tutti quello di saper leggere in un’assemblea senza difficoltà. Come tutte le cose nuove richiede esercizio e applicazione.

Ricordiamo poi che è ispirato il testo, non le sue traduzioni e che nella nostra copia personale possiamo cambiare le parole difficili senza tradire il testo, salvo che non siano significative. Può essere utile per esempio cambiare fanciulla in ragazza o talamo in letto, per citare due parole che non usiamo più.

Gli ebrei dividono la Torah (che noi chiamiamo Pentateuco) in cinquanta parti da leggere durante il corso dell’anno. È interessante che, quando arrivano all’ultimo brano del Deuteronomio, finiscono la lettura con l’inizio della Genesi, per indicare continuità di una lettura senza interruzione.

Lo studio della Scrittura prima che comunitario deve essere personale. Delegare ad altra persona questo compito è rinunciare alla libertà che abbiamo di andare direttamente alla Parola di Dio ma è anche venir meno alla responsabilità che ogni singolo credente ha di confrontarsi con essa. Non si tratta di mancare di fiducia a nessuno.

L’applicazione nella vita pratica della Parola di Dio sembra non aver bisogno di commenti. La Parola di Dio è valida oggi come ieri. Un po’ più difficile potrebbe sembrare il suo confronto con i problemi di oggi. Per questo motivo bisogna studiarla e ricavarne non le indicazioni precise, che non ci sono, ma dei principi, che come tali sono sempre validi anche se la loro applicazione sarà diversa tra dieci o venti anni.

La Bibbia non è un testo monolitico. Va letta tenendo conto degli stili degli scrittori e dei generi letterari.

Non si può farne una lettura letterale perché il primo intoppo lo troviamo già in Genesi quando è detto che il Signore “prese l’uomo e lo mise nel giardino di Eden” oppure “poi udirono il rumore dei passi del Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno”.

Un errore che fanno gli ebrei è la proibizione che si sono imposti di pronunciare il tetragramma YHWH, senza considerare che la proibizione di pronunciare il nome di Dio è limitata alla pronuncia inutile, vana, e di certo la lettura della Bibbia non lo è.

Ragionando di queste cose gli ebrei prima e i cristiani del primo secolo dopo non si ponevano il grosso problema della società attuale di non avere tempo. Non è questione di non averlo, ma di non trovarlo.

È un tema che non affronto neppure, provate ad immaginare la vita quotidiana di una persona di allora, e vedrete che non era meno indaffarata della, ma avevano messo la Parola di Dio, nella teoria della lettura e dello studio e nella pratica della vita al primo posto.

Tutto, ma proprio tutto, era secondario e conseguente.

BUCCE DI CIPOLLA

15 Nov

Gli ebrei pagano la decima dei loro guadagni prima al Tempio di Gerusalemme, ora alla sinagoga, e in Italia possono detrarre questa spesa dalla dichiarazione dei redditi.

Dovrai prelevare la decima da tutto il frutto della tua sementa, che il campo produce ogni anno. Mangerai davanti al Signore tuo Dio, nel luogo dove avrà scelto come sede del suo nome, la decima del tuo frumento, del tuo mosto, del tuo olio e i primi parti del tuo bestiame grosso e minuto, perché tu impari a temere sempre il Signore tuo Dio”. (Deuteronomio 14:22-23)

Un rabbino me la spiegò così;

Prendiamo dieci cipolle, per praticità tutte da un etto, tu come faresti?”.

Nove cipolle a me e una all’Eterno”.

Poiché nella Torah è detto di dare all’Eterno le primizie, alcuni offrono all’Eterno un etto di bucce di cipolle e trattengono per se il resto, perché senza dubbio la buccia è “la primizia” della cipolla”.

A significare quanti – non solo ebrei – addomesticano a loro vantaggio i comandi di Dio”.

LA RIFORMA E LA SOCIETÀ

31 Ott

Documentazione sulle 95 tesi e sulla Riforma, di cui oggi si celebra il 500° anniversario, si può trovare con facilità.

Ciò che rattrista è che in Italia questa pietra miliare anche solo dal punto di vista sociale è ampiamente ignorata per l’ingombrante presenza del Vaticano che nel 1983, cinquecentenario della nascita di Lutero, inventò l’Anno santo straordinario per il 1950° anniversario della morte di Cristo (quando l’età di 33 anni è certificata solo dal gioco della tombola).

Ben pochi giornali ne hanno parlato, e mi sarei aspettato un saluto, che non c’è stato, da parte del Presidente della Repubblica, che ha celebrato la giornata mondiale del risparmio sul sito del Quirinale.

Tutto ciò ha delle ricadute sociali, a cominciare dalla scuola, con l’IRC e non della storia delle religioni in una realtà multienica, con l’educazione di genere, oggi tanto importante per formare degli uomini migliori, alle resistenze alle approvazioni delle leggi come le dichiarazioni finali di trattamento e l’eutanasia, fermi in qualche cassetto in parlamento dopo la “fiammata di legna secca” a seguito della morte della signora Englaro, gli ostacoli all’applicazione della Legge 194 e alla regolarizzazione della prostituzione, che in Italia non è reato e sarebbe un capitolo di entrata per l’Erario, mentre lo sono l’adescamento e lo sfruttamento e via dicendo.

Noi datiamo l’inizio dell’Evo Moderno con la scoperta dell’America, nei Paesi protestanti lo fanno con la Riforma.

Lutero contrasto la vendita delle indulgenze, e qualcuno dovrebbe pur ricordare il “vada il tuo denaro in perdizione con te” pronunciato dall’apostolo Pietro a Simon Mago che voleva comperare il potere di fare miracoli. Quando c’è di mezzo il denaro, i soldi, bisogna sempre stare attenti.

No, certo, nei Paesi protestanti non sono tutti eticamente perfetti, né come persone né come come aziende, come alcuni scandali recenti lo hanno messo in evidenza, ma rimangono delle eccezioni. Così come sono le eccezioni la raccomandazione e il “lei non sa chi sono io” tanto duri a morire da noi.

Nel protestantesimo, che su basi bibliche non conosce il sacerdozio inteso come mediazione, il rapporto con Dio è diretto ed è questo a fare la differenza.

CREDERE È OBBLIGATORIO?

10 Set

“A cosa crede chi non crede?”, Zygmunt Bauman in “Žycie Duchowe” (Vita spirituale), 2000.

Provocazione o ossimoro?