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ETICHETTE

2 Lug

etichette

Avete presente la difficoltà di staccare un adesivo come il bollino di autostrada sloveno o svizzero o dell’ingresso al campeggio dal parabrezza della vostra auto?

Qualcosa del genere accade quando etichettiamo una persona, e accade più spesso di quanto ce ne rendiamo conto. Se il pensiero rimane in noi resteremo prevenuti nei suoi confronti, se lo condividiamo, e questa azione spesso si chiama pettegolezzo se non peggio, potremmo ferirla.

Se invece etichettiamo noi stessi, in un senso positivo sopravvalutandoci, o negativo sottostimandoci, corriamo il rischio di rinchiuderci in una torre d’avorio che vista dall’estero può sembrare forse bella ma rimane pur sempre un allontanamento dalla realtà.

Prendere le persone per quello che sono, senza pretendere di cambiarle, ci aiuta a rispettarle e a condividere o meno i loro interessi e i loro pensieri.

Accettare noi stessi per quello che siamo, senza però smettere di tentare di migliorare, ci aiuta a superare le difficoltà e a guardare più in alto. In questo un aiuto è lavorare di continuo sul nostro personal branding, che non è un’espressione di moda, ma uno studio su come presentarci sempre meglio agli altri (e se presentiamo un’immagine priva di contenuti veniamo subito identificati).

Le persone aperte al cambiamento, che hanno le proprie idee ma che sono pronte a metterle in discussione, non sopportano quella patina appiccicaticcia sul loro parabrezza che, al più, raccoglie solo una patina di polvere.

 

L’IMPORTANZA DEL PERSONAL BRANDING :-)

21 Mag

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Ormai se non si è su internet e non si ha un account Twitter o Facebook praticamente non si esiste…  il telefono è ormai roba (quasi) passata.

Bisogna quindi saper costruire un profilo appropriato. Come sanno bene gli esperti di marketing la barba è uno dei principali fattori di marketing, un brand al pari dei font inconfondibili dei Baci Perugina o della Coca Cola o della “spunta” di Nike.

Decidere di farsi crescere la barba è un atto spontaneo, come alzarsi con il piede giusto la mattina.

A me successe in giugno. “Con il caldo?” mi chiesero tutti, “Sì, con il caldo!” risposi, “Fatto caso che ci sono più barbe in medio oriente e nel deserto che non in Danimarca o in Norvegia?”. Perché la barba non riscalda, casomai mantiene riparata la pelle dagli sbalzi termici (no, dalla nebbia no, bisogna asciugarla!).

La rasai completamente sono una volta, d’estate, dopo aver avuto la varicella da adulto per vedere cos’era rimasto sotto. Fu un’esperienza terribile, una vera crisi d’identità, fatta di persone che non mi riconoscevano e di sorprese notturne quando nel dormiveglia mi toccavo la faccia e sentivo questa strana pelle liscia a “culetto di bambino” delle pubblicità. Inutile dire che un paio di giorni dopo, di venerdì sera, si ruppe il bloccasterzo così, oltre che senza barba (sulla patente ovviamente ce l’ho) andai avanti tre giorni con l’accensione “a cavo”, pensando alla figura che avrei fatto ad un eventuale blocco di controllo.

Di capelli non ho più tanta esperienza, ma si sa, i capelli son cose da donne.

Le barbe più famose sono quelle di Aronne, di Garibaldi, di Mazzini e, ovviamente, la mia. Sì, lo so, ci sono anche gli alpini, ma non fanno testo, come non fanno testo gli ebrei ortodossi… per loro fa parte della divisa.

A proposito di ebrei, prima ho citato Aronne, il fratello di Mosè. In un salmo (il 132) si legge “Ecco, com’è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme! È come olio prezioso versato sul capo, che scende sulla barba, la barba di Aronne”. Al di là del valore sacrale dell’unzione con l’olio presso gli ebrei, io non l’ho mai provato, mi sa tanto di appiccicoso. Dev’essere qualcosa come il famoso aceto sulle fragole.

La mia barba ormai ha assunto un significato distintivo, proprio come per gli americani che hanno difficoltà a pronunciare il mio nome io sono Ralph (qualche volta in contesti friendly mi presento direttamente così) per molte persone io sono “quello con la barba”…  prima o poi la brevetterò.

Che poi tutto è nato per caso, ero in piazza San Giovanni a Trieste, estrassi dalla tasca dei pantaloni il telefono a conchiglia e… shot, fece tutto lui, molto molto prima dei selfie. Se avessi voluto farla io non sarebbe venuta così spontanea.

Però una cosa particolare l’ho fatta. Non è da tutti personalizzare una MasterCard… per vedere l’effetto che fa quando la presenti in cassa!