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DAFINA

24 Mar

Fa parte di quei nomi strani ma che ti aspetti in una realtà cosmopolita, nella quale trovi Alexandra con la x e David all’ebraica, con accento tonico sulla i e non pronunciato all’inglese.

Dafina è la variante macedone di Dafne (Δάφνη), e si sa che la Macedonia confina con la Grecia. Significa “alloro”. Nella mitologia greca era una ninfa trasformata in un albero di alloro da suo padre in modo che possa sfuggire dall’inseguimento di Apollo, che come sappiamo aveva le ali ai piedi.

Più banalmente è il nome di un panificio della città che, per evitare eventuali interpretazioni conflittuali vende un tipo di pane genericamente chiamato balcanico.

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PUNTI DI VISTA

3 Dic

Il rispetto dei punti di vista e delle opinioni altrui è un elemento essenziale della comunicazione.

Se dico Giuda a chi pensate? Bene, ora domandatelo ad un ebreo, per il quale Giuda è un nome al pari di Mosè, Aronne o Giosuè (Yoshua, come Gesù).

BARAK

31 Ago

In Terra degli uomini, il racconto di uno dei naufragi di Antoine Sant-Exupéry, l’autore racconta delle traversie della liberazione di uno schiavo, di come egli dopo l’ebrezza della conquistata libertà avrebbe dovuto fare i conti in capo a tre mesi con la miseria di un un povero, ma libero. “Aveva il diritto di essere se stesso tra i suoi”.

– Su, vecchio Barak, va’ e sii uomo”

[…]

E noi facevamo gesti d’addio al nostro neonato di cinquant’anni, un po’ inquieti nel mandarlo verso il mondo

– Addio Barak!

– No.

– Come sarebbe a dire, no?

– Sono Mohammed ben Lhaoussin, Barak era il nome dello schiavo.

A differenza di noi, in cui è rimasta una traccia nel detto latino Nomen omen, il nome è un presagio, tra gli arabi così come tra gli ebrei il nome non viene imposto a caso o secondo la moda ma tenendo conto del suo significato. Durante la schiavitù Mohammed ben Lhaoussin non si sentiva una persona e poco gli importava se lo chiamavano Barak o in altro modo.

Dovremmo porre più attenzione anche noi, perché l’articolo 22 della Costituzione parla espressamente del diritto al nome. Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome”.

TÍNDARO

4 Lug

Nome, m. s., dal greco Τυνδάρεως.

Mitico re di Sparta e come quasi tutti i personaggi importanti nella mitologia, figuriamoci un re!, imparentato con l’una o con l’altro e, gira che ti rigira, alla lontana anche con Zeus.

È diffuso al maschile e al femminile in Sicilia in quanto associato alla Madonna Nera del Tindari (località siciliana sita sul golfo di Patti).

Sarebbe rischioso e forse poco opportuno usarlo nel Nord Est per l’assonanza con tùmbano, cioè grullo, duro di testa, incapace dei dialetti veneti.

Da qui l’opportunità di una verifica nella scelta dei nomi, soprattuto quelli esotici legati alle telenovele che tra vent’anni, Beautiful a parte, nessuno più rammenterà.

Lo cito solo perché l’altra sera una giornalista televisiva si chiamava, appunto, Tindara.

EVO

2 Lug

Più comune il femminile Eva, di origine biblica (Genesi 3:20), che significa “madre di tutte le genti”.

Evo, al maschile, sovente scritto tutto in minuscolo evo. Non è propriamente un nome di persona ma l’abbreviazione di “olio extravergine di oliva”, che non è il padre di tutte le genti ma, se usato con moderazione, preserva la salute certamente molto più di burro, margarina, strutto e simili.

D’accordo, è un discorso un po’ tirato, ma almeno che l’olio sia pugliese. 🙂

BARAK

28 Giu

In Terra degli uomini, il racconto di uno dei naufragi di Antoine Sant-Exupéry, l’autore racconta delle traversie della liberazione di uno schiavo, di come egli, dopo l’ebrezza della conquistata libertà avrebbe dovuto fare i conti in capo a tre mesi con la miseria di un un povero,ma libero. “Aveva il diritto di essere se stesso tra i suoi”.

– Su, vecchio Barak, va’ e sii uomo”

[…]

E noi facevamo gesti d’addio al nostro neonato di cinquant’anni, un po’ inquieti nel mandarlo verso il mondo

– Addio Barak!

– No.

– Come sarebbe a dire, no?

– Sono Mohammed ben Lhaoussin, Barak era il nome dello schiavo.

A differenza di noi, in cui è rimasta una traccia nel detto latino Nomen omen, il nome è un presagio, tra gli arabi così come tra gli ebrei il nome non viene imposto a caso o secondo la moda ma tenendo conto del suo significato. Durante la schiavitù Mohammed ben Lhaoussin non si sentiva una persona e poco gli importava se lo chiamavano Barak o in altro modo.

Dovremmo porre più attenzione anche noi, perché l’articolo 22 della Costituzione parla espressamente del diritto al nome. Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome”.

GIRASOLO

27 Giu

girasole

Nome di fiore, m. s.

Il Piccolo Principe ha la sua rosa, quella che lui solo sa distinguere tra tutte le altre, che è diversa da tutte le altre perché è lui che l’ha curata.

Io ho il mio girasole. Mi piacciono i girasoli per il loro colore, per il loro movimento, per il richiamo a Vincent Van Gogh che ne ha dipinti tanti e, si sa, un po’ – ho scritto un po’, non allargatevi! – di pazzia non guasta.

L’anno scorso ne avevo nove ma quest’anno è andata così.

Uno, figlio unico.

Il che mi pone un problema linguistico: debbo chiamarlo col nome comune di girasole in quanto più o meno visibilmente segue il corso del sole o girasolo, perché poverino quest’anno non ha fratelli, anche se è in compagnia di tante bei fiori suoi, come dire?, cugini? 🙂