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MIGENA

13 Nov

Nome femminile, albanese.

Non rammentiamolo perché è albanese o perché per noi strano, ma perché era portato dall’ennesima vittima di un femminicidio.

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EVA

21 Ott

Nome femminile, di origine biblica (Genesi 3:20), significa “madre di tutte le genti”.

Ultimamente è comparso il maschile Evo, sovente scritto tutto in minuscolo evo. Non è propriamente un nome di persona ma l’abbreviazione di extravergine (di) oliva, che non è il padre di tutte le genti ma, se usato con moderazione, preserva la salute certamente molto più di burro, margarina, strutto e simili.

D’accordo, è un discorso un po’ tirato, ma almeno che l’olio sia della magica Puglia. 🙂

LA MISIA

17 Set

Nome femminile, dal greco Ἀρτεμισία, Artemisia, appunto.

Firenze, si sa, è città dotta nel parlare non foss’altro perché l’italiano è nato lì.

Un riflesso della cultura si ha anche nei nomi, Dante a parte, che essendo autoreferenziale ovviamente non fa testo.

Mi ritovai quindi a conoscere la Misia, perché a differenza dei maschili ai nomi femminili si suole premettere l’artico, che all’anagrafe faceva Artemisia. Nome tratto non dal martirologio (l’elenco dei santi della Chiesa cattolica) ma dalla mitologia.

La Misia, cara persona, aveva un figlio, che aveva chiamato Arcadio, tanto per essere fedele alla tradizione di famiglia.

Compresi allora perché in italiano non di dice dare ma imporre il nome. Le chiesi, anche se non si usa più, se il ragazzo avesse un secondo nome, chessò un bel Giovanni o anche un buon Maria.

Mi rispose che si, ce l’aveva, Aureliano. “Aureliano” pensai tra me e me “già, perché Aurelio è troppo comune.

 

ORDINALI

12 Set

  • Primo Carnera, pugile
  • Secondo Tranquilli, che scelse lo pseudonimo di Ignazio Silone, come dargli torto?
  • Terzo, pare ci sia anche un Terzo Incomodo, che si commenta da solo
  • Quarto, di moda pare dopo la spedizione dei Garibaldini
  • Quinto, esiste un Quinto Sesto, vedi alla voce Papa Sisto V
  • Sisto V, papa, nato Francesco della Rovere, noto per la Cappella Sistina in Vaticano e anche perché non seguito da un Sisto VI, se non altro per motivi di cacofonia
  • Settimio Severo, imperatore romano

scegliere gli ordinali come nome propri non è proprio la decisione migliore, fino a

  • Finimola, significativo di per sé, pare che ce ne siano ancora nove in giro per l’Italia

PENELOPE

23 Ago

Ci racconta Omero nell’Odissea, la prima guida turistica per mare della storia, che Penelope, un po’ stufa di attendere il marito che era partito una ventina di anni prima per quella che avrebbe dovuto una delle famose guerre lampo che conosciamo anche oggi che si sa quando iniziano ma non quando finiscono, per far quadrare i conti mise su una start up nel campo della tessitura, aiutata dalle sue ancelle. La chiamò “FARE E DISFARE È TUTTO UN LAVORARE” perché la sua peculiarità era che ciò che veniva tessuto di giorno era disfatto di notte. Contenta lei.

Non che ne avesse particolare bisogna, perché in quanto regina aveva pur sempre il suo appannaggio, ma le spese di palazzo stavano crescendo a dismisura anche a causa di alcuni ospiti che, immemori che del detto che dopo tre giorni l’ospite puzza, si erano stabiliti pianta stabile in reggia, alcuni perché si mangiava bene, altri perché, in assenza del marito avevano cominciato a mettere gli occhi su di lei, con avance certo non gradite. Erano chiamati Proci, ma a noi studenti è sempre rimasto il dubbio che il nome fosse dovuto ad un errore tipografico dell’editore.

Il figlio della coppia, che mal sopportava tutto questo via vai di uomini per casa, sia per il buon nome della madre sia perché, in caso di “dichiarazione di morte presunta” era pur sempre lui l’erede al trono, un giorno decise di fare un giro per l’arcipelago greco per vedere se qualcuno avesse notizie di suo padre. La cosa si rivelò più un po’ impegnativa del previsto perché suo padre si faceva chiamare Nessuno. “Ciao, amico re, hai notizie di Nessuno?”, provate voi a porgere questa domanda!

Mentre il figlio era per mare Odisseo, questo, assieme a Ulisse era il suo nome, fece alla moglie la bella sorpresa di tornare ma, siccome a detta dei più, era quell’astuto birbone che aveva fatto introdurre il famoso cavallo a Troia, per non smentirsi, giocò a non farsi riconoscere finché si tradì durante una partita di tiro con l’arco. Poi come sappiamo la partita degenerò in baruffa e i Proci furono costretti a lasciare la reggia.

Omero, su insistenza dell’editore, dovette togliere dalla sua opera la storia dell’azienda tessile, perché a quei tempi non era il caso che una regina fosse anche imprenditrice.

Penelope (dal greco Πηνελόπεια o Πηνελόπη) è un nome altisonante che ben si s’addice a una regina, un po’ Cleopatra d’Egitto della quale si invaghì più di un nostro predecessore.

La più famosa Penelope vivente è Penelope Cruz, che non ha bisogno di tante descrizioni, poi c’è la Penelope che conosco io.

Tipa strana ma se la sapete prendere per il verso giusto cordiale, che appartiene ad una famiglia ma ci tiene alla sua indipendenza tanto da andarsene in giro per un paio di giorni, salvo poi tornare, perché è sempre dell’idea che “casa dolce casa”.

Dimenticavo di dirvi che Penelope è una gatta. 🙂

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(Dedicato a quelli che, ingenuamente, insistono a pensare di essere i padroni di Penelope 🙂 ).

SOPRANNOMI

16 Ago

Bisso

Cicora

Masino

Mortadella

Pino Cadavere

Pizzichicchio (RIP)

Stefano Pannocchia

Sono solo alcuni dei soprannomi usati da queste parti, da far invidia a Camilleri, perché chiamare le persone per nome e cognome è considerato quasi banale, una questione da Ufficio Anagrafe.

Alcuni sono diminutivi dei nomi imposti da genitori che in tutta onestà avrebbero potuto scegliere meglio, altri frutto della fantasia degli amici (o dei nemici, a seconda) e per qualcuno non si rammenta più la ragione per cui fu affibbiato.

Storie della magicapuglia.

DINA, UNA DI NOI

4 Ago

Le Scritture, si sa, non si soffermano sui fatti di cronaca relativi alla sfera sessuale, sia perché essa era ben codificata, sia perché le ragazze e i ragazzi si sposavano relativamente presto rispetto ad ora.

Esisteva la presunzione di innocenza di una giovane se la violenza fosse avvenuta in campagna, perché “forse ha urlato per chiedere aiuto ma nessuno l’ha udita”. Leggi e mentalità di un mondo maschilista e scritto al maschile, quando la donna era proprietà, prima del padre e poi del marito. Temi che purtroppo tornano nei pensieri e nei desideri di molti “maschi” di oggi.

C’è un episodio che per il nome della protagonista e per il luogo potremmo benissimo trasportare nella nostra realtà di oggi.

“Dina, la figlia che Lia aveva partorita a Giacobbe, uscì a vedere le ragazze del paese. Ma la vide Sichem, figlio di Camor l`Eveo, principe di quel paese, e la rapì, si unì a lei e le fece violenza” (Genesi 34:1-2).

Dino, da Leonardo, è un nome solitamente maschile ma nulla vieta che sia usato al femminile.

Dina è il nome di una ragazza che andò al pozzo a coglier l’acqua –  compito da donna – e si fermò a parlare con le amiche, come avviene ora con le nostre giovani in piazza o nei centri commerciali.

La storia prende una brutta piega quando Dina non torna a casa perché Sichem, il figlio del principe di quel paese 1) la vede 2) la rapisce e 3) si unisce a lei facendole violenza.

Chi vuole può leggere il resto in Genesi 34.

Molto attuale perché è ciò che succede quasi ogni giorno nelle nostre città.

Di un’attualità sconcertante che non può lasciare indifferente nessuno, donna o uomo che sia.