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ETICHETTE

24 Mag

etichette

Avete presente la difficoltà di staccare un adesivo come il bollino di autostrada sloveno o svizzero o dell’ingresso al campeggio dal parabrezza della vostra auto?

Qualcosa del genere accade quando appiccichiamo un’etichetta ad una persona. Se il pensiero rimane in noi resteremo prevenuti nei suoi confronti, se lo condividiamo, e questa azione si chiama pettegolezzo se non peggio, potremmo ferirla.

Se invece etichettiamo noi stessi, in senso positivo sopravvalutandoci, o negativo sottostimandoci, corriamo il rischio di rinchiuderci in una torre d’avorio che, vista dall’estero può sembrare forse bella, ma rimane pur sempre un allontanamento dalla realtà.

Prendere le persone per quello che sono, senza pretendere di cambiarle, ci aiuta a rispettarle e a condividere o meno i loro interessi e i loro pensieri.

Accettare noi stessi per quello che siamo, questa volta sì tentando di migliorare, ci aiuta a superare le difficoltà e a guardare più in alto.

Le persone aperte al cambiamento, che non vuol dire che non abbiano le proprie idee ma che sono pronte a metterle in discussione, non sopportano quella patina appiccicaticcia sul parabrezza che, al più, raccoglie solo una patina di polvere.

IL MASCHIO SI GIRA

15 Apr

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Oltre a qualche uomo che dimenticando il buon gusto cammina in città in pantaloncini, le signore cominciano a indossare le gonne segno evidente della primavera.

La minigonna ha da poco compiuto cinquant’anni. Dopo le prime normali perplessità è entrata nella nostra cultura e sta al buon gusto della ragazza o giovane donna indossarla appropriatamente, così come sta agli uomini non farci caso e guardare la persona, collega o passante casuale, senza desiderio.

Molti “maschi” italiani purtroppo sono ancora rappresentati dalla famosa fotografia di Mario De Biasi “Milano si gira” che ritrae la giovane Moira Orfei in piazza Duomo e tutti, fateci caso, proprio tutti gli uomini che si girano a guardarla.

Il brutto spettacolo sono loro.

UOMINI E DONNE GIOCATTOLO

31 Mar

Italo Svevo naque in quella Trieste che lo vide compagno di Umberto Saba e James (Giacomo) Joyce.

Nel romanzo Senilità, ambientato a Trieste, racconta della vita di Emilio Brentani, un impiegato senza troppe aspirazioni in una compagnia di assicurazioni, e delle sue presunte avventure amorose con Angiolina Zarri, donna totalmente diversa da lui.

L’incipit del romanzo è la descrizione di un uomo che considera la donna come un oggetto usa e getta, come, purtroppo ce ne sono anche nella realtà.

Subito, con le prime parole che le rivolse, volle avvisarla che non intendeva compromettersi in una relazione troppo seria. Parlò cioè a un dipresso così: – T’amo molto e per il tuo bene desidero ci si metta d’accordo di andare molto cauti. – La parola era tanto prudente ch’era difficile di crederla detta per amore altrui, e un po’ più franca avrebbe dovuto suonare così: – Mi piaci molto, ma nella mia vita non potrai essere giammai più importante di un giocattolo. Ho altri doveri io, la mia carriera, la mia famiglia.

La sua famiglia? Una sola sorella non ingombrante né fisicamente né moralmente, piccola e pallida, di qualche anno più giovane di lui, ma più vecchia per carattere o forse per destino. Dei due, era lui l’egoista, il giovane; ella viveva per lui come una madre dimentica di se stessa, ma ciò non impediva a lui di parlarne come di un altro destino importante legato al suo e che pesava sul suo, e così, sentendosi le spalle gravate di tanta responsabilità, egli traversava la vita cauto, lasciando da parte tutti i pericoli ma anche il godimento, la felicità. A trentacinque anni si ritrovava nell’anima la brama insoddisfatta di piaceri e di amore, e già l’amarezza di non averne goduto, e nel cervello una grande paura di se stesso e della debolezza del proprio carattere, invero piuttosto sospettata che saputa per esperienza”.

Molti uomini la pensano ancora così. 😦

14 FEBBRAIO

15 Feb

Non vorrei semplificare troppo ma, al di là delle rose e dei famosi baci, pare che ieri, San Valentino, il messaggio positivo che è passato è la protezione della donna contro la violenza di genere.

Non se ne parla più solo il 25 novembre ma, dopo il 14 febbraio anche l’8 marzo, che da festa della donna vista come occasione di rimpatriata e cena fuori con le amiche, è diventato momento di riflessione.

Riflessione che riguarda anche gli uomini, sia purtroppo come parte attiva, sia coloro che conducono una vita onesta e rispettosa verso la propria partner e in generale verso la donna, ma che proprio per questa ragione non sono coscienti di questa piaga sociale.

Riflessione che riguarda anche i nostri adolescenti che si affacciano alla vita, ai quali va proposta una corretta educazione di genere che spieghi loro il rispetto per l’altra e per l’altro.

 

PUNTI DI VISTA

18 Gen

Il rispetto dei punti di vista e delle opinioni altrui è un elemento essenziale della buona comunicazione.

Se dico Giuda a chi pensate? Bene, ora domandatelo ad un ebreo, per il quale Giuda è un nome al pari di Mosè, Aronne o Giosuè (Yoshua, come Gesù).

FRASI FATTE

16 Nov

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Smettiamola di insegnare ai bambini e ai ragazzi che “la donna non si tocca nemmeno con un fiore!”.

Le mani servono per toccare. Anche una donna, se lei lo permette. Per accarezzarla, per farla sentire viva, qualche volta per asciugarle una lacrima.

La si può toccare anche con un sguardo, che colei che lo coglie saprà apprezzare.

I SOLDI DELLE DONNE

8 Ago

“I soldi delle donne valgono di più”, ha detto un mercante questa mattina.

“Perché?” ho chiesto incuriosito.

“Per tutti i millenni in cui le abbiamo tenute sottomesse!”.

Riassunto dal vivo dell’8 marzo.