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L’ITALIA È UNA REPUBBLICA TEOCRATICA FONDATA SUL LAVORO?

24 Set

A pochi giorni dal 20 settembre, anniversario della Breccia di Porta Pia, che aveva posto fine al dominio del Vaticano sull’Italia, in sprezzo all’articolo 8 della Costituzione che separa i poteri dello Stato da quelli della Chiesa cattolica, quello che Gesù di Nazareth in altre parole aveva detto “date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” abbiamo assistito a una visita di stato, in quanto pubblicizzata sul sito ufficiale del Governo, nei luoghi cari al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte a San Giovanni Rotondo nel cinquantesimo anniversario della morte di “Padre” Pio. Nulla vieta che il dottor Conte sia un devoto a quell’uomo, figura peraltro discussa, ma è un’offesa ai cittadini italiani che lo abbia fatto in veste istituzionale e che in tal modo voglia imporre la sua fede a tutti gli italiani, con l’appoggio esplicito di Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia, che dice che i politici devono prendere esempio.

I sociologi stimano che in Italia, per per gli scandali dello IOR ma soprattutto della pedofilia, i cattolici sono in costante calo. Una chiesa che veramente volesse agire in trasparenza non darebbe i numeri gonfiati da quanti sono stati battezzati da bambini ma di quanti ne fanno realmente parte. Un parametro, ma non l’unico, è quello di quanti versano alla Cei l’otto per mille.

Gli aspetti pratici di questa presa di posizione governativa sono sotto gli occhi di chiunque voglia guardare: tra gli altri, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole italiane e non della storia delle religioni utile soprattutto in questo momento di forti mutamenti sociale, i continui boicottaggi all’interruzione volontaria della gravidanza e a una corretta educazione di genere a prevenzione tra i giovani dei crescenti fenomeni di violenza sulle donne, temi delicati che la Chiesa cattolica fa entrare nei suoi “principi non negoziabili”, e l’elenco potrebbe continuare. Suoi, ma non di uno stato laico. Le spese di ogni spostamento del capo della Santa Sede, stato estero come la Repubblica di San Marino, di cui il contribuente non ha evidenza, in forza di un concordato ormai vecchio come le carrozze a cavalli e che andrebbe abolito. Il monopolio delle reti Rai1 e Radio Ra1 dal sabato pomeriggio alla domenica mattina, con trasmissioni come “A sua immagine” e la messa, che i cattolici possono seguire sulla rete della Cei TV2000, mentre assistiamo al confinamento del Culto evangelico su Radio Rai1 alle 06:35 e della Rubrica Protestantesimo intorno all’una di notte. Qualcosa è trasmesso dell’ebraismo, praticamente nulla del buddismo e della religione mussulmana.

Tutto ciò a discapito della libertà di informazione, ma soprattutto in sprezzo al pluralismo religioso.

Stiamo pian piano sempre più scivolando verso una repubblica teocratica, basata non sugli insegnamenti evangelici, ma sull’interpretazione che la Chiesa cattolica ne fa?

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L’IMPROVVISA FRETTA SUL FINE VITA

17 Nov

Questo, così come appare sull’Osservatore Romano, e non altri è il messaggio che Bergoglio ha mandato a Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita e a tutti i partecipanti al Meeting Regionale Europeo della World Medical Association sulle questioni del cosiddetto “fine-vita”, organizzato presso l’Aula Vecchia del Sinodo in Vaticano il 16 e 17 novembre 2017.

Rattrista notare come alcuni politici, giornali e opinionisti lo hanno strumentalizzato con dei virgolettati che tali non sono o stravolgendo le parole, ma anche da cittadino di uno stato laico leggere di politici che cavalcano l’onda dicendo che c’è fretta di approvare la legge dopo anni di letargo in Parlamento, solo perché si è espresso il massimo esponente di una chiesa.

LAICITÀ DOVE SEI?

20 Set

xxsettembre

In un paese dove si festeggia anche la Befana (prima abolita poi reintegrata su sollecitazione dei cittadini di Roma) non una parola dalle Istituzioni sull’anniversario della breccia di Porta di Pia, che è una delle tappe fondamentali dell’unità d’Italia.

Qualcuno forse sbadatamente si sarà chiesto perché oggi gli autobus urbani hanno la bandiera.

A Trieste, il viale dell’Acquedotto,  chiamato così per la presenza di acqua setterranea come in via del Torrente, via Settefontane e altri toponimi,  ha cambiato nome diventando Viale XX Settembre.

Al di là dell’ufficialità è diventato tout court il “Viale”, primo tra altri, segno di indifferenza ma anche di ignoranza della storia.

In questi casi si parla di “politicamente corretto” per non urtare l’”Oltretevere”? Eppure il presidente del Consiglio, lo scorso febbraio in occasione della votzione in Parlamento sulle unioni civili, aveva dato un segnale forte e inequivocabile.

(Ai distratti rammento che c’è una via XX Settembre anche a Roma)

 

LAICITÀ VO INVANO CERCANDO

25 Giu

Nella sua prima uscita come sindaca di Roma Virginia Raggi è stata ripresa accanto ad un porporato. Vedremo se riuscirà nel non facile compito, inserito nel suo programma elettorale, di far pagare l’Imu al Vaticano per le tante proprietà presenti sul territorio di Roma non identificabili come edifici di culto.

Lascia molto perplessi, oggi, la notizia dell’accordo tra Giuseppe Sala e Angelo Scola per la costruzione della moschea di Milano, promessa non mantenuta dall’amministrazione Pisapia – in Italia siamo abituati alle promesse dimenticate – e sull’intento comune di garantire il diritto di culto a tutte le fedi, compresa quella islamica.

Oltre al gesto di per sé significativo dell’incontro avvenuto in curia e non in municipio, il sindaco di un comune dovrebbe sapere che gli articoli 8 e 19 della Costituzione della Repubblica Italiana garantiscono libertà di culto, purché non contrario alla pubblica morale, senza dover chiedere il benestare alla Curia vescovile cattolica.

Dubito che in Italia, avremo mai quella laicità che anche il presidente del consiglio aveva richiamato in occasione della legge sulle unioni civili.

Una laicità non offensiva, che non c’entra nulla con i crocefissi e le recite di natale, ma che sappia dire in modo chiaro e univoco e non tra le righe o tra le pieghe della legge, “tu comandi là ma qui comando io, perché sono io che rappresento i cittadini e sono io che vesto la fascia tricolore”.

INIZIA LA PROPAGANDA

20 Mar

Dopo dalla morte di Eluana Englaro, nel 2009, e molti anni di silenzio da parte delle Istituzioni a proposito delle dichiarazioni anticipate di trattamento, le commissioni Affari sociali e Giustizia di Montecitorio hanno iniziato la discussione delle quattro proposte di legge sull’eutanasia.

A qualche giorno di distanza Angelo Bagnasco interviene oggi proponendo nelle pagine di Repubblica.it le sue linee guida, citando parzialmente la Costituzione italiana – che però all’articolo 32 recita “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

La Costituzione italiana non impone, la Cei pare lo voglia fare anche a chi non è membro della Chiesa Cattolica riproponendo i suoi  principi non negoziabili  che ormai tutti conoscono.

Ci aspettiamo che i “consigli”,  magari a qualche persona particolare ma senza farne il nome, com’è costume, da ora all’eventuale legiferazione saranno ancora molti.