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TUTTI SULLA STESSA BARCA

30 Lug

La prima volta che vidi un’agente con la mitraglietta fu davanti a Montecitorio, non eravamo abituati e mi fece pensare. Il servizio femminile era cominciato da poco.

La prima volta che vidi un’avvocata italiana con il velo fu durante il processo contro un uomo che nel pordenonese aveva ucciso la figlia che secondo lui si era adeguata troppo ai costumi occidentali.

La prima volta che feci caso a un carabiniere di colore fu il corazziere che hanno fatto vedere di guardia al Presidente della Repubblica.

Forse ne avrò visti prima, ma non ne ho mai fatto caso, così come non ho badato troppo alle differenze tra me e i miei due amici, uno filippino e l’altro nigeriano, ora tornati nei loro paesi, o alla signora con il velo addetta all’assistenza utenti della mia biblioteca di riferimento.

Non me ne faccio un vanto, se non per il fatto che esser vissuto a otto chilometri dal confine con l’allora ex Jugoslavia che gli americani di Aviano consideravano comunista e per noi era il confine più bucato d’Europa mi ha fatto capire la necessità dell’inglese come lingua franca e mi ha insegnato la comprensione dell’Altro, che può non pensarla come me.

Leggo molti twitt di solidarietà a Daisy Osakue che pongono l’enfasi sulla sua nazionalità. Li comprendo in questo momento di forte carica emotiva, come comprendo chi esalta le sue doti sportive, ma se fosse stata straniera, come i miei due amici, sarebbe cambiato qualcosa?

Quando capiremo, non lo chiedo ai violenti ma a tutti coloro che pensano che, come è scritto nel sottotitolo del libro Stranieri alle porte di Zygmund Baumand “Noi siamo un solo pianeta, una sola umanità”.

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A PROPOSITO DI RAZZE

23 Ott

Nella rubrica “Pronto soccorso linguistico” di 1 Mattina in famiglia di Rai1, il professor Franco Sabatini (1h 50′ 43″) ha rammentato come su iniziativa dell’Università di Pavia sarà portata in Parlamento la richiesta di cancellazione della parola “razza” dall’articolo 3 della Costituzione in quanto, dal punto di vista scientifico, esistono le specie ma non le razze.

È una richiesta lecita, per togliere un’altra divisione che di fatto non esiste. Le “leggi razziali” furono emanate il 18 settembre 1938, con le conseguenze che sappiamo. Forse per questo motivo i padri costituenti citarono esplicitamente la razza tra gli elementi che non possono essere usati come discriminazione tra i cittadini.

Scientificamente, dunque, la “razza” non esiste e l’impegno, in questo particolare momento storico, dev’essere quello di considerare e educare a farlo, i bianchi, gialli, rossi o neri come appartenenti a pari titolo alla stessa specie umana, così come è sempre attento l’impegno a eliminare le altre discriminazioni.

RAZZISMO NON È

31 Ago

L’ICTP è uno dei centri scientifici di eccellenza internazionale sul territorio italiano.

Voluto e fondato dal Nobel per pakistano Abdus Salam si basa su un accordo tra due agenzie delle Nazioni Unite, L’UNESCO che tutti conosciamo e L’IAEA, Agenzia internazionale per l’energia atomica.

L’Onu ha chiesto all’Italia di indirizzare gli studenti di fisica nord coreani, in quanto nord coreani, verso altre discipline, come riferito ieri dal TGR FVG e dall’articolo di Giovanni Tomasini su Il Piccolo.

Sarebbe come vietare la vendita di fotocopiatrici perché potrebbero favorire la violazione del copyright o quella delle automobili perché potrebbero essere usate per compiere rapine e via discorrendo.

Razzismo non è solo quello contro il “diverso” ma, come la calunnia del Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini, può insinuarsi e si insinua in ogni dove.