Archivio | estate RSS feed for this section

LAMENTO NOTTURNO DI UN CITTADINO INSONNE DELL’EUROPA

12 Ott

Dramma in un atto, ma molto lungo.

Scena unica: una stanza da letto qualunque  in Italia, intorno alle due (no, non alle quattordici!).

“Sento ronzare una zanzara”

“L’ho uccisa”

“Allora erano due!” 😦

Arrivati al 12 ottobre, come gli americani hanno inventato il brunch propongo l’unificazione di estate e autunno in estunno. Forse l’Accademia della Crusca non è d’accordo, ma rende l’idea, perché se va avanti così arriviamo direttamente all’estate di San Martino e te la puoi scordare la nebbia agli irti colli.

Annunci

I TEDESCHI CI GUARD(AV)ANO

29 Ago

Narra una storiella che quando negli anni ‘60 i pugliesi emigrati a lavorare alla Volkswagen furono notati dai colleghi tedeschi mentre ammorbidivano le frise i tedeschi dissero l’un l’altro: “Però, che puliti questi italiani, lavano anche il pane!”

La frisa (o spaccatella a secondo delle parlate locali), è un pane pugliese indurito al forno per garantirne a lungo la conservazione e, una volta bagnato in acqua, condito con pomodoro, una goccia d’olio evo e origano, che serviva ai contadini per spezzare la fame. Ora i tempi sono cambiati e si usano come salutare snack a mezza mattina (ovviamente a casa).

Frisa_ClaudiaCanepa

(foto di Claudia Canepa su flick)

Questo negli anni ‘60, ma chissà se i tedeschi a vedere che i pugliesi “stirano” anche le porte, come ho visto fare da un falegname l’altro giorno esclamerebbero “puliti e pure ordinati!”. 🙂

Stiroporta

LE SPIAGGE DI SALEM

29 Lug

Con lo stanziamento di 2.500.000 denari dei contribuenti è partita ufficialmente la caccia alle streghe 2018. No, questa volta presi di mira non sono le donne di Salem, ma i venditori abusi, i “marocchini” (anche se per la maggior parte sono senegalesi), i “vu’ cumprà”, chiamateli come volete tano l’offesa non cambia, i “cocco bello” perfettamente italiani su 54 spiagge italiane.

In alcune città sono da tempo scattati i DASPO che vietano la presenza di venditori di libri e artisti di strada nel centro ma non nelle periferie, come se i diritti dei cittadini non fossero tutti uguali.

Guardateli da vicino questi venditori e chiedetevi se si divertono a camminare con i loro fardelli sulla sabbia. Ne arriva uno ogni dieci minuti, nella mia esperienza ne ho visto solo uno, che vendeva orologi patacca e pseudo occhiali da sole insistere, gli altri si fermano un po’ e poi tirano dritto, una incessante carovana di cammelli umani dalle dieci alle quindici. Nessuno, però, fa caso ai clienti, la maggior parte donne, che per un niente si portano via un cappello o un pareo. Vale anche in questo caso il principio del commercio, che se non ci fosse la domanda non ci sarebbe l’offerta.

Ma voi li avete visti questi giovani di colore che dopo aver sfacchinato tutto il giorno su e giù sulla spiaggia vanno, come le prostitute a fine lavoro, ad aspettare il furgone del protettore che incassa i guadagni e li porta ai loro miseri ricoveri? Io, se ve lo racconto, li ho visti e mi è venuto spontaneo questo parallelismo.

Colpire il piccolo senza cercare e colpire il grande non serve a nulla, perché fuori dalle metropolitane di Milano e Roma, nelle giornate di pioggia, troveremo sempre chi ci venderà un ombrello di qualità usa e getta per cinque euro.

LA LUNA ROSSA E IL LUPO CATTIVO

28 Lug

Passata la sbornia, più o meno culturale, più o meno folcloristica, più o meno narcisistica, perché diciamolo pure che, con l’andazzo che tira molti si saranno fatti un sefie con la luna rossa, come resistere?, resta un commento sulla canzone come mi è stato raccontato da una signora.

Quand’era piccola suo papà le intonava la canzone Luna rossa pensando di farla contenta con il verso “E ‘a luna rossa mme parla ‘e te”, come io ho fatto tante volte con mia figlia da piccola in inverno prendendole la mano e cantandole “che gelida manina…”.

La signora mi ha detto che ogni volta si metteva a piangere non per quel verso, ma per quelli che lo precedono

Vaco distrattamente abbandunato…
Ll’uocchie sott”o cappiello annascunnute,
mane ‘int”a sacca e bávero aizato…
Vaco siscanno ê stelle ca só’ asciute…
Fischio…………………….

rimanendo terrorrizzata al pensiero dell’esistenza di quell’uomo con gli occhi nascosti sotto il cappello, le mani in tasca e il bavero rialzato che fischiava.

Molti bambini sono stati messi a tacere con la minaccia, a seconda delle tradizioni locali, dell’arrivo del lupo cattivo, dell’uomo nero, di cappello sporco. Quante mamme, cantando la celeberrima “inna nanna, ninna o”, hanno pensato alla minaccia dell’abbandono insita nell’incipit “questo bimbo a chi lo do”?

Ma forse i bambini non ci hanno mai badato, seguendo la cantilena senza far caso alle parole… tanto meglio, perché Gilbert Keith Chesteron ci ha insegnato che le fiabe non raccontano ai bambini che i draghi esistono. I bambini sanno già che i draghi esistono. Le fiabe raccontano ai bambini che i draghi possono essere uccisi.

MEMORIE DI AZZURRO

23 Lug

mulinoadacqua

L’altra sera a cena con amici ci siamo trovati a parlare delle vacanze estive dai nonni.

Quelle descritte da Celentano in Azzurro, che io passavo spesso da mia nonna, con l’obbligo formale del riposino pomeridiano. Formale perché, per quell’accordo non scritto che si può stipulare con i nonni che sono più permissivi dei genitori, ogni tanto, novello Tom Sawyer, lo trasgredivo saltando dalla finestra al pian terreno della villetta e via per i fatti miei!

Anche quel giorno che, cammina cammina sul lato sinistro della strada come mi avevano insegnato a scuola, percorsi cinque chilometri fino ad arrivare al paese vicino dove abitava uno zio mugnaio che aveva un mulino ad acqua, non proprio bianco come quello dei famosi biscotti e merendine, ma che mi affascinava ugualmente (forse già all’epoca mi stavo appassionando al tempo e il roteare della ruota mi ricordava un orologio). Interrogatomi sul cosa facessi lì e se mia nonna ne fosse al corrente, mio zio mi pagò il biglietto per il primo autobus di ritorno. Mia nonna non lo venne a sapere perché non aveva il telefono, neanche quello nero a muro con il disco.

Una signora più giovane mi ha raccontato in altra occasion di come veniva mandata dai suoi nonni in Sardegna e di come era coccolata dalla nonna che ogni giorno ne trovava una nuova per farla mangiare, preparandole se necessario le tagliatelle a merenda. Suo nonno era un pastore, un pastore sardo di quelli che avevo visto sui libri delle elementari. Incuriosito, le ho chiesto se parlassero in dialetto o in italiano. Mi ha risposto che sì, qualche parola in dialetto usciva, ma parlavano in italiano perché a suo modo suo nonno era una persona colta. Quando recava il gregge al pascolo portava con sé un libro di un autore italiano, D’Annunzio, Verga o qualche altro, assieme a un piccolo dizionario nel quale cercava le parole che non conosceva e scriveva i suoi marginalia.

Sono rimasto stupito e lei, a sua volta mi ha detto di esserlo stata quando, da adulta, ha visto il film tratto dal romanzo Padre Padrone di Gavino Ledda, che certo non corrispondeva all’immagine del pastore sardo avuta da piccola.

Questo per dire che ci sono luoghi comuni e stereotipi che non sempre corrispondono alla realtà, che non debbono essere presi per buoni ma verificati, e facilmente si trova che derivano da chiacchiere popolari senza fondamento.

Come quella, fraintesa da molti, “contadino, scarpe grosse e cervello fino”. Scarpe grosse sicuramente, perché altrimenti affonda nel terreno bagnato, ma cervello fino non si riferisce ad una persona che non ci arriva ma piuttosto che sa ragionare. Forse non sempre come i libri di scuola ma, si sa, i libri sono la forma scritta in bella copia della pratica.

DI ESTATE, FORMICHE E SANA PIGRIZIA

21 Giu

Nell’immaginario collettivo, sulla scia di Esopo, la formica è una lavoratrice indefessa messa in contrapposizione alla cicala che passa tutto il giorno a “cantare”.

Fortuna che a mettere le cose a posto ci ha pensato Konrad Lorenz che ne L’anello di Re Salomone spiega che le formiche lavorano solo due ore al giorno e siamo noi a pensare che siano sempre le stesse perché non le distinguiamo.

Almeno in vacanza prendiamo esempio dalle formiche di Lorenz e non da quelle di Esopo!

OLTRE LA CRONACA

9 Giu

Poiché giornali, editori e altri proporranno, alcuni l’hanno già fatto, le famose liste dei “libri sotto l’ombrellone”, perché non pensare anche a quelli che fanno vedere le realtà scomode delle comunità, che possono essere i paesi a cui fanno ritorno gli emigrati per lavoro, nei quali tutti sanno tutto di tutti spesso più degli interessati, ma anche quelle comunità stagionali come le spiagge, dove anno dopo anno si ritrovano gli stessi bagnanti e, giocoforza i loro figli almeno fino a una certa età?

Non necessariamente tradimenti, materiale per i “patinati” specializzati in questo, ma le piccole storie comuni che quando passano di bocca in bocca possono ingrandirsi fino a logorare una comunità. Per comprendere cos’è un pettegolezzo e quali sono i suoi effetti basta ascoltare la famosa romanza del Barbiere di Siviglia.

Un libro famoso e simbolico di questa realtà, ambientato nell’America degli anni venti è Antologia di Spoon River, di Edgard L. Master, che magistralmente mette le reciproche critiche in epitaffi sulle tombe del paese.