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ROTTAMIAMO LE DONNE?

18 Feb

Nel principio Dio creò…” (Genesi 1:1), così cominciano le Scritture sacre per gli ebrei, limitatamente all’Antico Testamento, e per i cristiani anche per il Nuovo.

Poco più avanti troviamo la creazione dell’essere umano.

E Dio disse: “Facciamo l’essere umano a nostra immagine, a nostra impronta, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra”. Dio creò l’uomo a sua impronta; a impronta di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra (Genesi 1.26-28)

[…] allora il Signore Dio plasmò l’essere umano con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’essere umano divenne un essere vivente. (Genesi 2:7).

Qualcuno avrà notato che ho scritto “essere umano” e non “uomo”, perché a differenza dell’ebraico (lingua dell’Antico Testamento) e del greco (lingua del Nuovo Testamento), l’italiano non ha un termine neutro, se non “persona” o “essere umano”, termini generici che superano il maschile inclusivo della nostra lingua.

Quindi la creazione non riguarda l’uomo maschio ma l’essere umano. Il racconto di Genesi 1 specifica le due identità di genere, quello di Genesi 2, più avanti, narrerà la creazione della donna alla pari con l’uomo. In ebraico ciò viene rimarcato anche dall’uso delle stesso termine (hish, uomo e hisha, donna, come dire uomo e uoma).

Tutto, ma proprio tutto, ciò che è accaduto dopo è responsabilità degli appartenenti al genere maschile, con le loro prevaricazioni e, se del caso, anche una certa interpretazione disinvolta dei testi da parte di chi avrebbe dovuto osservarli e non manipolarli.

Sono cose che ben si sanno, o si dovrebbero sapere, dall’aver insegnato la Scrittura e in generale l’istruzione con poche eccezioni ai soli uomini, passando per Ipazia, assunta a simbolo delle vittime della misoginia, via via nei secoli.

Tanto che una bambina, alla fine di una mostra d’arte, chiese alla maestra, “Ma perché i nomi sono solo di uomini?”.

Gesù di Nazareth, al di là delle fantasie dei vangeli apocrifi, rivalutò le donne permettendo loro di seguirlo intrattendosi a parlare al pozzo con la samaritana (Giovanni 4:4-27). I suoi discepoli infatti non si meravigliarono che parlasse con una straniera ma con una donna (verso 27), e quando fece riporre le pietre a coloro che volevano lapidare l’adultera (non perché così voleva la Legge, ma per metterlo in difficoltà) (Giovanni (8:1-11).

Paolo apostolo, ingiustamente definito misogino, non sovvertì l’ordine sociale e disse che a quei tempi era opportuno che le donne tacessero nelle assemblee, perché avrebbero provocato confusione a causa dell’ignoranza in cui erano tenute e riconosce la patria potestà sulle figlie , così come sui figli, ma esprime il meglio del suo pensiero quando scrive che il marito è padrone del corpo della moglie ma anche viceversa (1a Corinzi 7:4). Questo sul piano sociale e di coppia, ma per quanto riguarda la spiritualità ricorda che “non c’è dunque più giudeo né greco, né schiavo né libero, né uomo né donna, ma tutti siete uguali” (Galati 3:28). Tentate di leggere questi passi con la mentalità del 1° secolo d. C.

Sì, certo, sappiamo di alcuni stimati teologi, tra i quali spicca Agostino d’Ipponia, che vedevano la donna solo come una consolazione dell’uomo e una fattrice, considerando l’atto sessuale una sorta di peccato giustificato ai soli fini della procreazione. La chiesa cattolica per molto tempo ha identificato il cosidetto peccato originale con l’atto sessuale, mettendo in crisi molte persone, per lo più donne.

Scrivo queste note, già scritte e riscritte più volte, in risposta alla dichiarazione di tempo fa del “Consiglio dell’Ideologia Islamica” che vede anti Islamica l’esistenza stessa delle donne.

E si parlava di Tommaso d’Aquino!

All’inizio di questa nota ho scritto che le Sacre Scritture sono tali per gli ebrei e i cristiani. L’ho precisato perché più di qualcuno insiste a parlare delle “tre religioni monoteistiche”.

A chi non ha dimestichezza con la Bibbia suggerisco di leggere la storia di Abramo, in Genesi, di come abbia avuto un figlio, Ismaele, dalla serva (tutto legale, a quei tempi, non è questo il punto), e successivamente l’erede, Isacco, dalla moglie.

La sua discendenza passa per Isacco e non Ismaele. Questi, allontanato assieme alla madre, formerà il popolo arabo (non ancora islamico).

L’Islam inizia nel 610 d. C. e si propone come una nuova rivelazione, che nulla ha a che fare con l’ebraismo e il cristianesimo, tanto è vero che manipola la stessa Scrittura, affermando che in Genesi Abramo sarebbe stato pronto a sacrificare Ismaele – che non era con lui! – anziché Isacco.

Del ruolo subordinato della donna nel pensiero islamico forse non occorre parlare, visto che nella sura (capitolo) “del Misericordioso” si parla del paradiso con le vergini a disposizione degli uomini.

Non stupisce pertanto una decisione come quella pakistana, ma fa male pensare a questa ulteriore umiliazione di tante donne e a come reagiranno i tanti musulmani onesti costretti loro malgrado ad adeguarsi.

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NATALE E DINTORNI

7 Gen

Avevo detto che il 7 gennaio avrei scritto del significato delle feste e delle superstizioni ad esse correlate, a partire da Halloween, che pare in Italia se ne sentisse proprio la necessità, passando per il colore del cappotto di Babbo Natale, i Krampus fino ai Fuochi epifanici e gli immancabili oroscopi tutti veritieri!

Non lo farò perché nel 2019 chi vuole sa come informarsi e perché c’è una gran parte di persone che comunque obiettano che “sono tradizioni, male non fanno, si fanno per gioco” senza pensare che sono state proprio molte tradizioni a distogliere dalla fede e a rovinare la società.

CULTURE DIVERSE

30 Dic

Si parla spesso di culture, integrazione e accettazione dell’altro.

Succede anche durante le feste, con il loro “simbolo laico” piú famoso, il panettone.

In famiglia c’è chi come me lo vuole classico, chi senza i canditi, chi senza le uvette, chi con le gocce di cioccolato, insomma la versione natalizia di “questa casa non è un ristorante!”

Poi succede che la squadra sportiva del nipote gli regala un panettone classico e il gioco è fatto, toccherà a me sacrificarmi, perché non il cibo si butta, vero? 🙂

“BIANCO NATAL”

20 Dic

(Pensiero pre natalizio)

Vorrei far riflettere coloro che cantano “Bianco Natal” o “Scende la neve”, oltre a rammentare che alla nascita di Gesù a Betlemme non nevicava, che potrebbe nevicare e comunque fa freddo tra i migranti in Bosnia, tra coloro che soffrono per la guerra in Siria, nello Yemen, sulla striscia di Gaza, ma anche sui senza tetto delle nostre città in Italia.

A loro vada il nostro pensiero perché Giuseppe, originario di Betlemme di Giuda non erano dei migranti né dei poveri, perché ci vien detto che egli era un carpentiere. Forse, a dispetto della tradizione, dovremmo rivedere alcuni canti. 🙂

DI PANE, CRISI E NUOVE POVERTÀ

17 Nov

Noi di città conosciamo poco il pane, al massimo, se siamo per strada di mattina presto prima del caos urbano, possiamo sentirne l’odore uscire dai forni a serranda ancora abbassata, senza pensare a quanti lavorano per farcelo trovare bello caldo e fragrante. Fare il pane, nella civiltà contadina, era una cosa comune, come rassettare la casa e cucinare. Lo si faceva una volta alla settimana perché a differenza di oggi il pane durava più giorni.

Dalla scelta della farina, e ancor prima dalla raccolta del grano, fino alla cottura in forno sono tutti passaggi pregni di significati che pian piano si sono persi.

Molti ricorderanno i versi della Spigolatrice di Sarpi di Luigi Mercantini, “Me ne andavo una mattina a spigolare…” per averli studiati a scuola. Gli insegnanti ponevano l’enfasi su quei trecento che erano giovani e sono morti senza preoccuparsi troppo della donna.

Spigolare è ciò che facevano i poveri anche in Italia fino a settanta/ottanta anni or sono andando nei campi a raccogliere le spighe rimaste a terra dopo la trebbiatura. Era un atto di umiltà perché bisognava chiedere e ottenere il permesso per fare una cosa semplice come raccogliere degli scarti. Gli spigolatori del duemila sono coloro che vanno a recuperare gli ortaggi nei cassonetti vicini ai supermercati e non solo.

Una spigolatrice famosa è Ruth, originaria di Betlemme, nella linea genealogica di Gesù, la cui storia possiamo leggere nel libro della Bibbia che porta il suo nome e in cui viene raccontato come un suo lontano parente al quale era piaciuta, la favorì in questo lavoro ordinando ai suoi servi di lasciare delle spighe in abbondanza quando passava lei a raccoglierle.

La sua storia è anche una smentita del luogo comune che vede suocera e nuora in perenne antagonismo, nella famosa promessa “Ma Ruth rispose: “Non insistere con me perché ti abbandoni e torni indietro senza di te; perché dove andrai tu andrò anch`io; dove ti fermerai mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio” (Ruth 1.16) (spesso impropriamente usata nei riti di matrimonio).

È forse in ricordo di Ruth, anche se la motivazione si era persa, che settanta, ottanta anni or sono nel primo anno di matrimonio in Salento le nuore usavano portare in dono alle suocere la vaccaredda

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 in segno sia di affetto sia di riconoscimento della sua autorità. Cose di altri tempi, si dirà oggi. La vaccaredda si portava anche al genitore rimasto vedovo, e si intendeva con questo gesto ripagare la mamma o il papà del latte che avevano donato alla figlia quando era piccola, durante l’allattamento. Scopriamo così l’arcano di questa forma strana che ricorda di mammelle e il gesto di riconoscenza verso i genitori che perdurava fino alla loro morte.

È famoso anche il pane di Altamura (non “tipo Altamura 🙂 )

panedialtamura

che possiede questa forma, come una mezzaluna ripiegata su se stessa, ma la dimensione della pezzatura, ovviamente, è molto più grande di quella pagnotta odorosa e fragrante, che le persone dolci di cuore donavano a chi se la passava male. Usanza che, sulla scia del caffè sospeso napoletano, si sta riproponendo proprio in questo periodo di crisi.

Nel fare il pane non potevano mancare i bambini, per i quali anche per tenerli fermi, a mo’ di regalo veniva confezionato lu pupo, a forma di babola, e sulla cui confezione e cottura i destinatari prestavano la massima attenzione.

Quella descritta è la tradizione salentina, con le sue varianti locali, ma il pane è da sempre presente nella nostra cultura, religiosa e laica.

Portare il pane a casa” è forse la locuzione più significativa, assieme a “non avere un tozzo di pane”.

Di pane parla Dante abituato da buon fiorentino al pane insipido, “Tu proverai, sí come sa di sale lo pane altrui/e come duro cale/ lo scender e ‘l salir per l’altrui scale” (Paradiso, XVII, 58) prefigurando il suo esilio.

Ignazio Silone in Vino e pane atira la nostra attenzione sul fatto che la maturazione del grano, elemento base il pane, dura nove mesi come la gestazione umana e Miriam Mafai in Pane nero ci racconta la ristrettezza della vita durante quella Seconda Guerra Mondiale che sarebbe dovuta concludersi in una decina di giorni.

Il pane non si getta, per rispetto a chi non ne ha, anche se c’è chi ha messo in giro la voce che i forni  buttano l’invenduto mentre se non tutti molti lo danno gratuitamente alle mense dei poveri. Si ricicla, una volta in campagna come mangime agli animali, ora nella cosiddetta “cucina povera”. Il pane a tavola non si taglia, si spezza, in ricordo dell’ultima cena.

Di pane, dei diversi tipi di pane, si dovrebbe parlare anche nei menù, così come si fa con i diversi tipi di pasta ma soprattutto con il vino.

Quanta tradizione, quanti significati in un alimento comune che diamo per scontato. Cominciando a pensarci, prima di andare a comperarlo, forse lo apprezzeremo di più.

Questo post nasce da una piacevole “ragionata”, come si dice al Sud, sulle tradizioni dei “tempi di prima”. La memoria non va mai cancellata, perché fa parte della nostra vita.

1° NOVEMBRE, I SANTI CHE NON TROVATE SUL CALENDARIO

1 Nov

  • San Dalo, parente di Infra Dito
    San Sonait, gelati
  • Sam Montana, altri gelati
  • San Crispino, gelato di
  • San Mona (…ldo), sul banco di una chiesa, che a Trieste insomma…
  • Sam Sung, patrono degli affetti da sindrome di monofobia e parente del Big Brother
  • Santana, band. A Trieste Sant’Anna, che essendo il cimitero non cantano
  • San Antonio e Santa Fe(derica), probabili fratelli in Texas
  • San Pierdarena, Genova, poi San Pdoria, Samp per gli amici
  • Santo & Jhonny, mitici
  • Sam Atorza, frazione di Duino Aurisina
  • San Gennaro, mai esistito, ma diglielo tu ai napoletani

DISUGUALI

10 Lug

Disuguale non è “differente” o “diverso”. Dis-uguali, uguali e nello stesso tempo diversi, non è un gioco di parole o un esercizio di stile, è il senso del “Dio creò l’essere umano a sua immagine, a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò” (Genesi 1.27).

Essere umano” e non “uomo”, come troviamo nelle traduzioni in italiano, rende l’idea di הָֽאָדָם֙ in ebraico e di ἄνθρωπον in greco, lingua della traduzione chiamata Settanta, cui fanno riferimento tutte le citazioni dell’Antico Testamento nel Nuovo .

Essere umano, dunque, unico, diviso nel verso successivo in due identità, maschile e femminile.  Lo stesso concetto è espresso nella narrazione di Genesi 2:18-25, ed è bene espresso nelle parole dell’uomo, “Allora l’uomo disse, “Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta”, senza alcuna pretesa di superiorità da parte dell’uomo. L’ebraico ha lo stesso termine per uomo e donna, declinato al maschile e al femminile (come i nostri cugino e cugina).

Dal punto di vista dell’ebraismo rabbinico non cambia gran che, perché la sottomissione della donna ha altre origini, e per un certo cristianesimo neppure perché si fa forza del castighi dopo il peccato in Eden “Alla donna disse, “Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà” (Genesi 3:16).

La storia, antica ma neppure quella recente recente, non si fa con i “se” e con i “ma”. Certo però che se per onestà si leggesse Genesi 1:27 per quello che dice e non per ciò che si vuole che dica, oggi come ieri le cose potrebbero cambiare, soprattutto per ciò che riguarda un presunto diritto di superiorità.