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CERTEZZE

23 Feb

Da questo conosceremo che siamo nella verità e renderemo sicuri i nostri cuori davanti a lui. Poiché se il nostro cuore ci condanna, Dio è piú grande del nostro cuore e conosce ogni cosa” (1a Giovanni 3:19-20).

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VIVERE LA VITA, CON GIOIA

30 Gen

Di Massimo Recalcati sto leggendo Contro il sacrificio. Al di là del fantasma sacrificale, in cui spiega che quella sacrificale è una pratica solo umana e che al giorno d’oggi non ha più senso.

Non è un “libro da spiaggia o sotto l’albero”, ma come sempre l’autore è preciso nell’analizzare come le diverse persone affrontino il sacrificio.

In particolare parlando di Bernardo di Chiaravalle fondatore dell’ordine dei Cistercensi che vedeva nel cibo solo una necessità fisica a cui togliere ogni piacere, e che per questo fu richiamato anche da Tommaso d’Aquino, conclude “Qui non c’è più alcuna traccia dell’amore di Cristo per la vita…”. Rammentiamo che la prima uscita pubblica di Gesù fu durante una festa, le nozze di Cana.

Molto interessante è la risposta avuta da ragazzo dal padre, fioraio, nei confronti del dolore e della morte: “La malattia fa parte della vita, ma non devi avere paura”.

Qui la presentazione del libro a QuanteStorie di Rai3

IL VALORE DI UNA FAMIGLIA PER BENE

3 Dic

“Ascolta, figlio mio, l’istruzione di tuo padre e non disprezzare l’insegnamento di tua madre, perché saranno una corona graziosa sul tuo capo e monili per il tuo collo”. (Proverbi 1:8).

Questa è una raccomandazione che percorre tutta la Scrittura. Chi di noi, da piccolo, non si è sentito dire dai genitori la raccomandazione di frequentare i ragazzi più bravi di lui?

Il magistrato Nicola Gratteri, fino al settimo minuto di questa intervista, dà ragione della sua educazione in una delle zone più a rischio dell’Italia, delle sue scelte e di come tutto ciò che facciamo in pubblico è oggetto di attenzione, da parte di tutti nei piccoli paesi ma anche nei rioni delle grandi città e negli ambienti che frequentiamo, lo “zitti zitti in mezzo alla piazza”. Scelte di vita che, forse non così rigide, ci riguardano tutti.

L’IMPROVVISA FRETTA SUL FINE VITA

17 Nov

Questo, così come appare sull’Osservatore Romano, e non altri è il messaggio che Bergoglio ha mandato a Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita e a tutti i partecipanti al Meeting Regionale Europeo della World Medical Association sulle questioni del cosiddetto “fine-vita”, organizzato presso l’Aula Vecchia del Sinodo in Vaticano il 16 e 17 novembre 2017.

Rattrista notare come alcuni politici, giornali e opinionisti lo hanno strumentalizzato con dei virgolettati che tali non sono o stravolgendo le parole, ma anche da cittadino di uno stato laico leggere di politici che cavalcano l’onda dicendo che c’è fretta di approvare la legge dopo anni di letargo in Parlamento, solo perché si è espresso il massimo esponente di una chiesa.

CAMBIARE FA BENE

30 Ago

C’era una volta… un re, diranno i miei piccoli lettori.

No, cari bambini, c’era una volta un pezzo di legno”.

Questo è l’incipit di Pinocchio (tagliato dalla Walt Disney, ma questa è un’altra storia), che molti conoscono.

Cosi come quasi tutti, pur non conoscendo Shakespeare e tanto meno la tragedia del principe di Danimarca, hanno prima o poi avuto un dubbio amletico e hanno detto forse la famosa frase “Essere o non essere, questo è il problema”.

Agostino Lombardo, nella sua traduzione dell’opera, ce la propone in altro modo

Amleto

che, senza entrare in analisi linguistiche o delle tecniche di traduzione, sicuramente è innovativo per gli italiani.

Fernando Savater, filosofo spagnolo, nel saggio Etica per un figlio ci evidenzia l’impossibilità della vita se dovessimo pensare e prendere una decisione su tutto ma proprio tutto ciò che facciamo, come mettere il piede destro davanti al sinistro e in sequenza il sinistro davanti al destro per camminare. Ci abbiamo pensato a lungo e abbiamo imparato come si fa da piccoli quando con nostro stupore ci siamo trovati a camminare in posizione eretta e, fatta!, non ci pensiamo più.

Ci sono altre cose, però, che facciamo per abitudine e che gli psicologi affermano che è utile cambiare, come variare il percorso abituale casa-lavoro-casa, per non cadere nelle fossilizzazioni che giustificano, alla lunga, il “si è sempre fatto così” e mortificano l’inventiva.

Rompere gli schemi restando nel buon gusto e nella legalità è un buon esercizio personale, non di ostentazione, come capitò a quel docente che, in cerca di originalità disse “Dal mio angolo di guardatura” e che, dopo un attimo di perplessità da parte dei discenti, ricevette in cambio una fragorosa risata.

SOGNARE COSTA

28 Ago

Oggi è l’anniversario di “I have a dream”, il tanto celebre quanto inascoltato discorso sulla convivenza e sulla parità di Martin Luther King tornato di attualità, se mai non lo è stato, dopo i fatti di Charlottesville. A nulla è valso agli Stati Uniti aver avuto per otto anni una persona di colore come presidente. Lo stesso presidente di tutti che non si è speso particolarmente per le persone di colore, ma che ha invitato a leggere il romanzo di Harper Lee Il buio oltre la siepe, uno dei più celebri manifesti contro il razzismo.

Discorso al quale Rai3 ha dedicato una puntata del proramma “Grandi discorsi della storia”.

Disprezzo per il diverso che non serve andare negli Stati Uniti per trovarlo, che non si esprime solo verso la persona di colore, ma anche contro quella di un’altra etnia, di un’altra fede politica o religiosa, chi conduce una vita sessuale diversa dai presunti standard, il disabile, la donna, il meridionale. Dimensioni nostrane di razzismo quotidiano che nel 2017 speravamo lontane.

Sognare costa, non solo per le delusioni del primo amore delle (e degli) adolescenti, o per le questioni di principio e la conservazione dei diritti acquisiti giorno dopo giorno sempre più erosi a piccole dosi.

Costa lottare per gli ideali in cui si crede, con fermezza e costanza, spesso contro corrente come salmoni che risalgono i fiumi contro ogni apparente logica.

Costa perché, così come non “si nasce imparati” nella società di oggi, salvo gli affetti, niente ci è dato gratis.

ANZIANI

27 Ago

Vecchie sono le cose, le persone sono anziane. Siamo vecchi per i bambini, come quando, ospite di amici, la loro figlia di dieci anni vide un divo in televisione e commentò, “Quarant’anni, ma come li porta bene!”. Io e suo padre ci scambiammo un’occhiata come a dire, “Perché, noi?”.

Portare i capelli o la barba bianchi era un punto d’onore nelle società in cui l’anziano era un punto di riferimento, pensiamo al Sinedrio ebraico, al Senato romano o più semplicemente agli anziani delle piccole comunità. Giusti o (più spesso) sbagliati che siano si parla dei consigli della nonna, non della mamma.

Mi ha colpito, rileggendo la fine del vangelo di Giovanni (21:18-22), la gentilezza con la quale Gesù parla della vecchiaia di Pietro,

In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi”. Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: “Seguimi”.Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: “Signore, chi è che ti tradisce?”. Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: “Signore, che cosa sarà di lui?”. Gesù gli rispose: “Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi””.

Nell’arco di pochi decenni i cambiamenti della società hanno relegato gli anziani ad un ruolo marginale, spesso ad essere un peso. La scomparsa della famiglia patriarcale, nella quale i genitori continuavano ad avere un proprio seppur diverso ruolo, e spesso quando uno dei due rimaneva vedovo entrava nel nucleo familiare di un figlio o di una figlia. L’esempio dei nonni, si sa, è un valore aggiunto nella crescita dei figli al punto che in un mondo che bada al profitto e monetizza tutto si è calcolato anche quando incida il loro contributo sul PIL nazionale.

Ci sono “anziani ancora giovani e giovani nati vecchi”. Tra i primi c’è una mia zia che dice “quand’ero più giovane”, dimostrando di sentirsi piena di vita nonostante i suoi acciacchi. Non sempre infatti l’allungamento della vita si accompagna al mantenimento della prestanza fisica, e allora cominciano i guai. Può bastare una banale caduta tra le mura di casa per cambiare in peggio la vita di una persona, di quelle persone che fino al giorno prima vivevano da sole ed erano autosufficienti.

La nostra società, dopo quella della colf, è riuscita ad inventare la figura della badante – al femminile perché generalmente svolta da donne – che già nel termine è negativa. Non colei che accudisce, si prende cura, ma colei “che bada” ad una persona non autosufficiente. Come sappiamo spesso con difficoltà di inserimento perché vista dall’anzian* che ha le sue legittime abitudini come un corpo estraneo, e altrettante difficoltà di comunicazione quando, straniera, si esprime male in italiano.

Gli anziani da punto di riferimento quali erano sono diventati per molti un peso, “qualcosa” da sistemare da qualche parte prima di andare in ferie, come cantava scherzosamente ma non troppo Domenico Modugno in Il vecchietto dove lo metto? o nella splendida descrizione che ne fa Claudio Baglioni in I Vecchi.

Eppure gli anziani, nel bene e nel male, sono la nostra memoria storica vivente, quelli che hanno vissuto le guerre, l’industrializzazione del Paese, la televisione in bianco e nero con Lascia o raddoppia e Non è mai troppo tardi, della lira, prima del regno e poi della repubblica, il telefono a disco con le interurbane. Non mettiamoli da parte anche perché potrebbe capitare, in un futuro, di essere noi al loro posto e visti i tempi che corrono non è detto che ce la passeremo meglio. Un invito ai giovani. Parlate con i vostri nonni, anche se spesso si ripetono. Li farete sentire utili e vi trasmetteranno i loro ricordi, le loro emozioni, certamente diverse dalle vostre. Se ne siete capaci, riportate in scritto questi colloqui, che, rileggendoli, vi gratificheranno più in là nella vita.