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I BAMBINI E LA GESTIONE DEL DENARO

22 Giu

Dialogo tra due bambini di nove – dieci anni arrivati in bicicletta davanti a una macchina su strada che distribuisce l’acqua a cinque centesimi al litro.

Francesco, dobbiamo farci la tessera per non girare sempre con gli spiccioli in tasca”.

Hai ragione, Nicola, però per comprarla ci vogliono tre euro…”.

Allora, uno ne metto io, l’altro tu, e poi domandiamo a Giovanni se vuol partecipare con il terzo euro”.

Il tutto davanti al cartello che informa che la tessera, anonima, è in vendita a tre euro con tre, euro di ricarica, praticamene gratis”.

Errori di valutazione in cui incorrono spesso anche molti adulti.

I TAMBURI DELLA PIOGGIA

2 Nov

Tra due giorni, dopo Ognissanti e i defunti, celebreremo il giorno delle Forze Armate, quello che fino a poco tempo fa era l’Anniversario della Vittoria, risalente al 1918. Dell’anniversario ho un ricordo perché in quarta e quinta elementare andavo con la scuola in treno a Redipuglia con il mio mazzetto di fiori, due garofani uno bianco e uno rosso, con il verde. Anche se come ogni bambino ero più interessato alla gita in treno che all’evento.

Parlare di guerra ha un senso solamente se si guarda alla pace. I tamburi della pioggia di Ismail Kadaré è un libro che comperai anni fa in un’edicola a San Pietro in Bevagna (da quelle parti purtroppo non ci sono librerie nel senso proprio del termine).

Parla della rivolta degli albanesi contro i turchi, una delle tante, nel XV secolo a seguito di Giorgio Castriota, detto Scanderberg.

Lo comperai perché prima della rivoluzione degli anni 90 dal trullo potevo ascoltare i notiziari quotidiani in lingua italiana alle 07:00 e alle 19:00 composti secondo lo stereotipo dei regimi totalitaristi da marcetta, noi siamo i migliori, gli americani sono la peste, marcetta – su noi italiani solitamente poco o niente perché “non si sa mai” -, ma soprattutto per leggere un libro su un pezzo di storia dell’Albania scritto da un albanese.

È un romanzo di guerra, non nella nostra tradizione comune che va da Addio alle armi o Niente di nuovo sul fronte e altri fino purtroppo ai giorni nostri, ma che si avvicina al Ponte sulla Drina di Ivo Andrić, che comunque vale la pena di essere letto per capire un po’ di più dei nostri vicini.

P.s. Quando sono a Trieste i riferimenti geografici sono Austria, Croazia e Slovenia che diventano inevitabilmente Albania, Grecia, Turchia, anche nei “discorsi a tavola” quando sono al trullo.

FRUGALITÀ

12 Ott

Questo è il debito pubblico dell’Italia aggiornato continuamente. “Chi sta in alto”, per riprendere la celebre espressione di Bertold Brecht nel suo Breviario tedesco, dovrebbe porsi più di qualche domanda. Ovviiamente è espresso in euro, fosse in lire sarebbe una numero di diciasette cifre che neanche Paperon de Paperoni se lo sogna.

Finirà che anche l’Italia sarà iscritta nella lista di quei paesi insolventi ai quali il debito pubblico è condonato perché comunque non sono in grado di abbassarlo?

Nel mio piccolo non faccio mai i conti senza l’oste e nelle spese ho adottato il criterio della frugalità. Frugalità, che spesso rammentiamo per la locuzione “pranzo frugale” non è sinonimo di miseria, ma di sana gestione. Non prevede eccessive rinunce ma scelte oculate e alla lunga è vincente.

Lascio agli analisti economici e ai sociologi l’analisi della recessione che stiamo vivendo e delle sue conseguenze, ma risparmiare si può, senza necessariamente contribuire a quell’altro insano fenomeno che è la deflazione.

Forse andando a rileggere e prendere come esempio i gesti spontanei dei primi presidenti della Repubblica, la cui spesa oculata ha come simbolo storico la mela di Luigi Einaudi.

Cero, lo stile di vita dal dopoguerra è cambiato ma, pur essendo passati dalla 600 alla monovolume, alcuni risparmi possono e debbono essere fatti.

È questo il senso della frugalità, a tutti i livelli.

AD IMPERITURA MEMORIA

20 Lug

Continua a essere alta sul Piccolo di Trieste, a p. 18, l’attenzione alle vicende legate al restauro del Sacrario Mariano di Monte Grisa e il buco di 300.000 euro, di cui ho già scritto ieri  con le  opposte fazioni, coloro che ricordano l’episodio della peccatrice che unse i piedi di Gesù con l’olio di nardo, un unguento molto costoso, e coloro che pongono invece l’enfasi sulla crisi economica che sta attraversando la città con il calo del 37,6% delle assunzioni in Friuli Venezia Giulia.

A me torna in mente una parabola di Gesù legata al denaro, “Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda un’ambasceria per la pace. Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo” (Matteo 14:28-33, enfasi mia).

Più volte nel Nuovo Testamento si parla di denaro, che non è negativo in sé come ha detto qualcuno chiamandolo “sterco del demonio” ma nell’uso che se ne fa, perché non è il denaro ma l’amore per esso, la cupidigia, ad essere origine di ogni male.

Va da sé che chi amministra il denaro deve saperlo fare, o avere l’avvedutezza di farsi aiutare.

L’appello di Luigi Moro ai triestini, cattolici e non, è una cosa, ma la promessa di incidere il nome di chi donerà più di mille euro e sarà “ricordato in eterno” – capisco il tono iperbolico della promessa ma un prete dovrebbe scegliere le parole giuste, considerando che anche il tempio di monte Grisa prima o poi finirà – cosa che peraltro rammenta i mattoni di San Francesco, finiti in tribunale, ma questo è un altro discorso, più che far leva sulla carità la fa sulla voglia di celebrità, è un’altra cosa.

Ho sempre pensato che per rimpinguare le casse della Motorizzazione civile in Italia basterebbe introdurre le targhe personalizzate, come in Canada, negli Stati Uniti e nelle vicine Austria, Croazia e Slovenia. Posto 100 il costo di un’immatricolazione far pagare 500 per la targa personalizzata, e con la vanità degli italiani sarebbe cosa facile. Ma ciò non ha nulla a che vedere con la fede e con il sacro.

Di denaro, purtroppo, si ha memoria per la vendita delle indulgenze, cioè del perdono dei peccati, per la costruzione della cattedrale di San Pietro, cosa che gli apostoli condannarono già all’inizio della chiesa quando un certo Simone Mago, visti i miracoli che essi compivano, offrì del denaro per acquistare quel potere.

D’accordo, avere un nome inciso da qualche parte nel santuario di Monte Risa è molto diverso da acquistare il perdono dei peccati, ma mischiare il denaro con le cose di Dio è sempre pericoloso, così come lo è confondere spritualità con celebrità.

FRUGALITÀ

4 Giu

Questo è il debito pubblico dell’Italia aggiornato continuamente. “Chi sta in alto”, per riprendere la celebre espressione di Bertold Brecht nel suo Breviario tedesco, dovrebbe porsi più di qualche domanda. Ovviiamente è espresso in euro, fosse in lire sarebbe una numero di diciasette cifre che neanche Paperon de Paperoni se lo sogna.

Finirà che anche l’Italia sarà iscritta nella lista di quei paesi insolventi ai quali il debito pubblico è condonato perché comunque non sono in grado di abbassarlo?

Nel mio piccolo non faccio mai i conti senza l’oste e nelle spese ho adottato il criterio della frugalità. Frugalità, che spesso rammentiamo per la locuzione “pranzo frugale” non è sinonimo di miseria, ma di sana gestione. Non prevede eccessive rinunce ma scelte oculate e alla lunga è vincente.

Lascio agli analisti economici e ai sociologi l’analisi della recessione che stiamo vivendo e delle sue conseguenze, ma risparmiare si può, senza necessariamente contribuire a quell’altro insano fenomeno che è la deflazione.

Forse andando a rileggere e prendere come esempio i gesti spontanei dei primi presidenti della Repubblica, la cui spesa oculata ha come simbolo storico la mela di Luigi Einaudi.

Cero, lo stile di vita dal dopoguerra è cambiato ma, pur essendo passati dalla 600 alla monovolume, alcuni risparmi possono e debbono essere fatti.

È questo il senso della frugalità, a tutti i livelli.

DUE PENNY

10 Apr

La cattedrale” di Mary Poppins è una canzone conosciuta da quasi tutti.

Forse meno nota è la risposta data da Pietro Angelerio del Morrone, dimessosi dalla carica di papa, a Bonifacio VIII, immaginata da Ignazio Silone e scritta nel romanzo L’avventura di un povero cristiano (dove cristiano ha il significato di credente ma anche di persona, come si usa nei dialetti del Mezzogiorno), a proposito della dipendenza delle anime dalle istituzioni e dal denaro.

Pier Celestino a Bonifazio VIII, “Santità, se voi vi affacciate a quella finestra, vedrete sulla scalinata della cattedrale una vecchietta cenciosa, una mendicante, un essere di nessun conto nella vita di questo mondo, che sta lì dalla mattina alla sera. Ma tra un milione di anni, o tra mille milioni di anni, la sua anima esisterà ancora, perché Dio l’ha creata immortale. Mentre il regno di Napoli, quello di Francia, quello d’Inghilterra, tutti gli altri regni, con i loro eserciti, i loro tribunali, le loro fanfare e il resto, saranno tornati nel nulla”.

Sgombriamo il campo da fraintendimenti, il denaro non è lo sterco del demonio, come ha affermato qualcuno, tanto meno l’origine di ogni male, mentre lo è l’amore del denaro, che è un’altra cosa.

Così come l’invito “vendi tutto ciò che hai e dallo ai poveri” fu rivolto da Gesù al giovane ricco perché la ricchezza, l’amore per il denaro, era il suo ostacolo al giusto rapporto con Dio, mentre per me o per voi può essere un altro.

Il vangelo non condanna la ricchezza in quanto tale, ma l’uso distorto che se ne fa, come nell’invettiva di Giacomo “Guai a voi ricchi oppressori…” l’enfasi non è sulla ricchezza ma sull’oppressione dei lavoratori.

Sarà per questo motivo che Gesù, parlando della separazione tra le cose di fede e del resto della vita, indicò l’effige di Cesare su una moneta e disse “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Di Dio” e uno dei nomi del Maligno è Mammona, il denaro “Nessuno può servire due padroni”.

Tornando alla nosta cara Mary Poppins, insegniamo queste cose ai nostri bambini come ha fatto il banchiere e padre dei due bambini Mr. George W. Banks , facendo loro comprendere il valore delle cose, non il loro prezzo, perché le cose migliori, come l’amore e la solidarietà hanno un’immenso valore ma non hanno prezzo, e poi andiamo a far volare un aquilone!

SPESE PER LA CANONIZZAZIONE?

11 Mar

Difficile, anche in vista del 500° anniversario della Riforma, originata dal monaco agostiniano Martin Lutero anche perché disgustato dalla vendita delle indulgenze, leggere che il Vaticano chiede ancora denaro, fino a 250.000 euro, per le sue cause di santificazione, quando la Scrittura dice chiaramente che siamo salvati per grazia e non per opere, e meno che mai per denaro.

C’era un uomo, Simone Mago che, visti i miracoli degli apostoli, offrì loro del denaro e ne ricevette una dura risposta da Pietro , “Il tuo denaro vada con te in perdizione, perché hai osato pensare di acquistare con denaro il dono di Dio”. (Atti 8:9-24).

Come a dire che niente ma proprio niente della gratuità dei doni del Signore può essere oggetto di passaggi di denaro, neppure sotto forma di rimborso spese.

Chi e come santifica è, poi, un discorso a parte più volte affrontato.