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IL MODELLO DI VITA ESISTE GIÀ

25 Dic

Non si può non notare lo scarto tra il dire e il fare nell’omelia della vigilia di Natale di Bergoglio, quando «lancia un nuovo modello di vita: non divorare e accaparrare, ma condividere e donare». Cosa dire di quanta ricchezza è custodita inutilmente in Vaticano e nelle varie basiliche piene di inutili ex voto? Non può predicare una chiesa povera senza agire in coerenza con ciò che dice”. “Pietro non aveva il bancomat” disse una volta , ma neppure lo Ior e le partecipazioni nelle multinazionali. Se non si è coerenti con ciò che si dice le parole non hanno alcun valore.

Gesù rovesciò i banchi del mercanti del Tempio che avevano trasformato il servizio di cambiavalute e di venditori di colombe in un business, esortò a non farsi tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine distruggono, lodò la vedova che diede tutti i suoi averi al Tempio, e ammonì, a proposito degli scribi e dei farisei: “Fate come dicono e non fate come fanno”.

Sono lontane, ma soltanto nel tempo, le figure di Francesco d’Assisi, tanto rammentato per il presepe e molto meno per il suo stile di vita, e di Martin Lutero, scandalizzato dalla vendita delle indulgenze.

Frugalità non è sinonimo di povertà, ma uno stile di vita da adottare per essere credibili.

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EMILIO BRENTANI, LE DONNE E I GIOCATTOLI

19 Dic

Emilio Brentani, protagonista del romanzo Senilità di Italo Svevo di cui oggi ricorre l’anniversario della nascita, novello don Rodrigo, ma molto più pavido, si era invaghito di Angiolina la protagonista femminile.

Subito, con le prime parole che le rivolse, volle avvisarla che non intendeva compromettersi in una relazione troppo seria. Parlò cioè a un dipresso così: – T’amo molto e per il tuo bene desidero ci si metta d’accordo di andare molto cauti. – La parola era tanto prudente ch’era difficile di crederla detta per amore altrui, e un po’ più franca avrebbe dovuto suonare così: – Mi piaci molto, ma nella mia vita non potrai essere giammai più importante di un giocattolo. Ho altri doveri io, la mia carriera, la mia famiglia.

La sua famiglia? Una sola sorella non ingombrante né fisicamente né moralmente, piccola e pallida, di qualche anno più giovane di lui, ma più vecchia per carattere o forse per destino. Dei due, era lui l’egoista, il giovane; ella viveva per lui come una madre dimentica di se stessa, ma ciò non impediva a lui di parlarne come di un altro destino importante legato al suo e che pesava sul suo, e così, sentendosi le spalle gravate di tanta responsabilità, egli traversava la vita cauto, lasciando da parte tutti i pericoli ma anche il godimento, la felicità. A trentacinque anni si ritrovava nell’anima la brama insoddisfatta di piaceri e di amore, e già l’amarezza di non averne goduto, e nel cervello una grande paura di se stesso e della debolezza del proprio carattere, invero piuttosto sospettata che saputa per esperienza”.

Più tardi – ma questo Italo Svevo non poteva saperlo – Patti Pravo nella sua canzone La bambola, chiarì il punto di vista delle donne, ma molti uomini la pensano ancora come l’Emilio di Italo Svevo. 😦

L’ESSENZIALE

5 Dic

Riflesione prenatalizia.

Di quanta roba inutile – “roba” nel senso verghiano de I Malavoglia – ci circondiamo? Inutile-inutile, della quale potremmo tranquillamente fare a meno, o che, come spesso succede, abbiamo comperato e non sappiamo più di avere a casa.

Ognuno faccia la propria lista, che non deve necessariamente di privazioni. Gesù, a chi obiettava che l’olio con cui la peccatrice gli ungeva i piedi asciugandoli con i capelli si sarebbe potuto vendere e il ricavato darlo ai poveri, rispose “Lasciatela fare, i poveri li avrete sempre con voi”.

Scrive Luis Sepúlveda in Il potere dei sogni che ha fatto spazio nella sua biblioteca perché non ha senso tenere i libri di facile reperibilità nelle biblioteche pubbliche (quanti di noi hanno l’ingombro dei tre o quattro centimetri di costola de Il nome della rosa 🙂 ).

Un buon esercizio è pensare a come riempiremmo la valigia per un volo low cost, perché si sa che le compagnie si rifanno sul peso dei bagagli. “Questo sì, questo no, questo non so, questo mi è proprio indispensabile, questo costa poco e lo ricompro all’arrivo”.

Finiremo con il fare spazio a casa, o sugli scaffali della libreria, ma soprattutto nel nostro stile di vita educandoci ad acquisti e a un consumo più responsabile. Il che di questi tempi – a prescindere dalle possibilità economiche di ciascuno – non è da poco.

Passando dalla modalità dell’avere a quella dell’essere.

ALTA FINANZA NEL MIO PICCOLO

11 Mag

Ho ricevuto in resto una moneta da due euro del Principato di Monaco.

2euromonaco

Ben poca cosa perché il valore numismatico è di sei.

All’epoca dei mini assegni ebbi tra le mani uno da 100 liew quotato 80.000, me ne offrirono 60.000, rifiutai e, passata la moda, mi è rimasto tra i ricordi di quell’epoca, intonso e invenduto.

Il colpaccio però lo feci negli ultimi anni delle lire quando, durante una visita, acquistai una scheda telefonica da 10.000 lire del Vaticano.

Misi l’annuncio sul giornalino gratuito della città. Il giorno dopo ricevetti una telefonata, ci incontrammo in un bar e fui pagato 170.000 lire sull’unghia.

P.s. Non gioco in borsa, perderei tutto, e gioco a carte nelle sere d’estate rigorosamente senza soldi.

BUCCE DI CIPOLLA

7 Mag

Gli ebrei pagavano la decima dei loro averi prima al Tempio di Gerusalemme, ora lo fanno alla sinagoga, e in Italia possono detrarre questa spesa dalla dichiarazione dei redditi.

Dovrai prelevare la decima da tutto il frutto della tua sementa, che il campo produce ogni anno. Mangerai davanti al Signore tuo Dio, nel luogo dove avrà scelto come sede del suo nome, la decima del tuo frumento, del tuo mosto, del tuo olio e i primi parti del tuo bestiame grosso e minuto, perché tu impari a temere sempre il Signore tuo Dio”. (Deuteronomio 14:22-23)

Un rabbino, quindi “parte in causa”, me la spiegò così:

Prendiamo dieci cipolle, per praticità tutte da un etto, tu come faresti?”

Nove cipolle a me e una all’Eterno”

Poiché nella Torah è detto di dare all’Eterno le primizie, alcuni offrono all’Eterno un etto di bucce di cipolle e trattengono per sé il resto, perché senza dubbio la buccia è “la primizia” della cipolla”.

A significare quanti – non solo ebrei – addomesticano a loro vantaggio i comandi di Dio”.

Questo, ovviamente, vale anche nella società e nei confronti del fisco ogni volta che interpretiamo qualcosa a nostro vantaggio e a svantaggio dell’altro.

I BAMBINI E LA GESTIONE DEL DENARO

22 Giu

Dialogo tra due bambini di nove – dieci anni arrivati in bicicletta davanti a una macchina su strada che distribuisce l’acqua a cinque centesimi al litro.

Francesco, dobbiamo farci la tessera per non girare sempre con gli spiccioli in tasca”.

Hai ragione, Nicola, però per comprarla ci vogliono tre euro…”.

Allora, uno ne metto io, l’altro tu, e poi domandiamo a Giovanni se vuol partecipare con il terzo euro”.

Il tutto davanti al cartello che informa che la tessera, anonima, è in vendita a tre euro con tre, euro di ricarica, praticamene gratis”.

Errori di valutazione in cui incorrono spesso anche molti adulti.

I TAMBURI DELLA PIOGGIA

2 Nov

Tra due giorni, dopo Ognissanti e i defunti, celebreremo il giorno delle Forze Armate, quello che fino a poco tempo fa era l’Anniversario della Vittoria, risalente al 1918. Dell’anniversario ho un ricordo perché in quarta e quinta elementare andavo con la scuola in treno a Redipuglia con il mio mazzetto di fiori, due garofani uno bianco e uno rosso, con il verde. Anche se come ogni bambino ero più interessato alla gita in treno che all’evento.

Parlare di guerra ha un senso solamente se si guarda alla pace. I tamburi della pioggia di Ismail Kadaré è un libro che comperai anni fa in un’edicola a San Pietro in Bevagna (da quelle parti purtroppo non ci sono librerie nel senso proprio del termine).

Parla della rivolta degli albanesi contro i turchi, una delle tante, nel XV secolo a seguito di Giorgio Castriota, detto Scanderberg.

Lo comperai perché prima della rivoluzione degli anni 90 dal trullo potevo ascoltare i notiziari quotidiani in lingua italiana alle 07:00 e alle 19:00 composti secondo lo stereotipo dei regimi totalitaristi da marcetta, noi siamo i migliori, gli americani sono la peste, marcetta – su noi italiani solitamente poco o niente perché “non si sa mai” -, ma soprattutto per leggere un libro su un pezzo di storia dell’Albania scritto da un albanese.

È un romanzo di guerra, non nella nostra tradizione comune che va da Addio alle armi o Niente di nuovo sul fronte e altri fino purtroppo ai giorni nostri, ma che si avvicina al Ponte sulla Drina di Ivo Andrić, che comunque vale la pena di essere letto per capire un po’ di più dei nostri vicini.

P.s. Quando sono a Trieste i riferimenti geografici sono Austria, Croazia e Slovenia che diventano inevitabilmente Albania, Grecia, Turchia, anche nei “discorsi a tavola” quando sono al trullo.