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PAROLE IMPRONUNCIABILI?

31 Mag

Oggigiorno, salvo che in qualche ambiente, si può parlare di tutto nei termini corretti e nei momenti giusti, anche con i bambini, basta farlo con linguaggio e esempi rapportati alla loro età. Le figlie adolescenti di un mio amico, che lui chiamava “aspiranti donne”, un giorno gli chiesero perché non esiste un “linguaggio da tavola” per gli organi sessuali, una via di mezzo tra lo scientifico e il volgare. Gli adolescenti ci guardano e soprattutto riflettono, anche se molti non lo ammettono volentieri e sta a noi adulti trovare il giusto canale di comunicazione.

Nuovi termini sono entrati per la crudezza della realtà quotidiana, alcuni nuovi come femminicidio e stalking, altri già esistenti ma poco usati come stupro. Termini che rammentiamo anche nei pochi giorni in cui non accade nulla non per non dimenticarcene, ma come atto di accusa verso una società incapace che permette questi gesti.

Qualche anno fa il programma di un teatro era espresso tutto in italiano, compreso il Tristan und Isolde di Richard Wagner tradotto Tristano e Isotta, con la sola eccezione di The Rape of Lucretia, opera minore di William Shakespeare, forse perché chi l’aveva composto avrà pensato che la traduzione letterale “Lo stupro di Lucrezia” mal si addiceva alle locandine e ai cartelloni 150 x 200 davanti al teatro, forse dimenticando l’esistenza del titolo in italiano, più leggero nei termini ma uguale nella sostanza, “Lucrezia violata”, con cui l’opera è conosciuta in italiano.

Se non che quell’unico titolo in inglese in un cartellone tutto in italiano come spesso accade ottenne l’effetto delle stonature che attraggono l’attenzione, come in quei servizi televisivi nei quali schermano nell’audio o nella didascalia alcune parole ben comprensibili dal contesto.

Un po’ come La scritta invincibile raccontata da Bertold Brecht.

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