Archive | cultura RSS feed for this section

SIMBOLI

21 Apr

bandiera_01

Abito vicino a una stazione dei carabinieri e a due scuole.

La bandiera dei carabinieri è verde-bianca-rossa, quelle delle scuole, se non attorcigliate sui pennoni, verdi-grige-rosse.

La scuola italiana ha ancora problemi organizzativi ed economici (l’ormai famosa carta igienica portata da casa) ma se è vero che l’educazione e l’istruzione dei giovani passano anche per i simboli, le bandiere ingrigite dallo smog non aiutano certo a sviluppare quell’amor patrio – che non è xenofobia – ormai quasi assente in Italia.

IL MASCHIO SI GIRA

15 Apr

tumblr_nt2lvbzWZc1soupk2o2_500

Oltre a qualche uomo che dimenticando il buon gusto cammina in città in pantaloncini, le signore cominciano a indossare le gonne segno evidente della primavera.

La minigonna ha da poco compiuto cinquant’anni. Dopo le prime normali perplessità è entrata nella nostra cultura e sta al buon gusto della ragazza o giovane donna indossarla appropriatamente, così come sta agli uomini non farci caso e guardare la persona, collega o passante casuale, senza desiderio.

Molti “maschi” italiani purtroppo sono ancora rappresentati dalla famosa fotografia di Mario De Biasi “Milano si gira” che ritrae la giovane Moira Orfei in piazza Duomo e tutti, fateci caso, proprio tutti gli uomini che si girano a guardarla.

Il brutto spettacolo sono loro.

“PIACERE, CRISTINA!”

6 Mar

Al cambio di casa, un vicino saluta la nuova venuta, “Buongiorno!… Signora o signorina?”.

“Piacere, Cristina”.

Un paio di giorni dopo, con malcelata insistenza, “Buongiorno, ma… debbo chiamarla signora o signorina?”.

“Buongiorno, gliel’ho detto” risponde con cortesia “mi chiamo Cristina”.

“Secondo me” ha commentato Cristina “voleva sapere se oltre la mia porta c’è un uomo”.

Perché il sessismo si nasconde, male, anche dietro le parole.

BARAK

13 Feb

In Terra degli uomini, il racconto di uno dei naufragi di Antoine Sant-Exupéry, l’autore racconta delle traversie della liberazione di uno schiavo, di come egli, dopo l’ebrezza della conquistata libertà avrebbe dovuto fare i conti in capo a tre mesi con la miseria di un un povero,ma libero. “Aveva il diritto di essere se stesso tra i suoi”.

– Su, vecchio Barak, va’ e sii uomo.

[…]

E noi facevamo gesti d’addio al nostro neonato di cinquant’anni, un po’ inquieti nel mandarlo verso il mondo

– Addio Barak!

– No.

– Come sarebbe a dire, no?

– Sono Mohammed ben Lhaoussin, Barak era il nome dello schiavo.

A differenza di noi, in cui è rimasta una traccia nel detto latino Nomen omen, il nome è un presagio, tra gli arabi così come tra gli ebrei il nome non viene imposto a caso o secondo la moda ma tenendo conto del suo significato. Durante la schiavitù Mohammed ben Lhaoussin non si sentiva una persona e poco gli importava se lo chiamavano Barak o in altro modo.

Dovremmo porre più attenzione anche noi, perché l’articolo 22 della Costituzione parla espressamente del diritto al nome. Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome”.

(RI)LEGGERE

31 Dic

Cominciamo il 2017 con la lettura dei vangeli. Solo i vangeli, fino al l’ascensione di Gesù nel capitolo 1 degli Atti degli Apostoli.

Non per sminuire il resto del Nuovo Testamento (Atti degli apostoli, lettere e Apocalisse), ma per riflettere su quello che è stato l’insegnamento di Gesù, sia pure mediato dalle scelte redazionali dai quattro evangelisti, prima dell’inizio della chiesa (e dei suoi primi problemi), e senza l’apporto culturale dell’apostolo Paolo che ha condizionato molto il cristianesimo al di fuori della Palestina.

Marco, il primo in ordine di tempo, ridotto all’essenziale, scrive per i non ebrei e tralascia tutti i riferimenti alla nascita perché vede in Gesù il servo dell’uomo profetizzato da Isaia nel capitolo 53. Pochi richiami all’Antico Testamento che i non ebrei non conoscevano.

Matteo, con i suoi frequenti richiami all’Antico Testamento, che non sono una ricerca di sicurezza ma la conferma del verificarsi delle profezie, si rivolge agli ebrei.

Luca, discepolo della seconda generazione, cioè non testimone diretto di Gesù, scrive quando cominciavano già a diffondersi racconti fantastici ma lontani dalla realtà. Dice di essersi a informato prima di scrivere un racconto ordinato a un Teofilo, che chiama eccellentissimo e che potrebbe essere chiunque sia “amico di Dio”, dal significato del nome in greco.

Giovanni, scrive per ultimo, nel 90 – 100 d. C., tralascia molte cose già scritte dagli altri, la stessa ultima cena e, ricalcando il prologo della Genesi “In principio Dio creò…”, ci fa vedere Gesù in un modo più spirituale.

Questi sono i vangeli tramandati dalla prima chiesa. Scritti in greco koinè, che più del latino era la lingua franca dell’Impero Romano, come l’inglese nel mondo del ventunesimo secolo.

Per il nuovo testamento non esiste un canone fissato da un’autorità come è stato per l’Antico Testamento a Jalma, in Palestina. Esistono, come ci informa Luca nel suo prologo, altri scritti del primo secolo riguardo la vita di Gesù, alcuni dei quali totalmente fantasiosi, un po’ come certa carta patinata di oggi.

Iniziare l’anno rileggendo, o per qualcuno leggendo per la prima volta i vangeli che conosce per averne sentito parlare o perché fanno parte della nostra cultura anche laica, pensiamo per esempio alla sfida di Gesù “Chi è senza peccato scagli la prima pietra” o al “Date a Cesare quel che è di Cesare”, citato spesso dimenticando il “Date a Dio quel che è di Dio”.

Una (ri)lettura che da una parte deve tener conto del fatto che i testi sono stati scritti nel linguaggio del tempo, diverso dal nostro, dall’altra deve essere fatta senza le nostre prevenzioni culturali, sapendo leggere i testi per portarli nella nostra realtà, riflettendo su quelli che sono gli insegnamenti di Gesù, che dice di non essere venuto per abolire la Legge di Mosè, ma per completarla ridonandole quell’aspetto spirituale secondo il quale l’uomo non è fatto per il sabato ma il sabato per l’uomo.

Leggerli per conto proprio, senza alcuna mediazione, perché sono testi alla portata di tutti, e per non ricadere nell’errore degli ebrei che avevano affidato l’interpretazione agli scribi e ai farisei. 

Rileggerli per scoprire, un’altra volta, cose nuove o forse solo dimenticate.

Buon anno!

TRE PUNTI DI VISTA SULLA GIOVINEZZA

11 Nov

Ho visto in uno scaffale di un supermercato il libro La storia dei Medici, a € 9,90, sconto 15%. Ovviamente non è la storia della famiglia Medici, ma il testo da cui è stato ricavato il film che, come molti altri, non è fedele alla realtà storica.

Nipote di Cosimo, Lorenzo de’ Medici, detto il Magnifico, è famoso per la la ripresa (ritornello) sulla giovinezza nella sua ballata La canzone di Bacco.

Quant’è bella giovinezza

che si fugge tuttavia!
Chi vuole esser lieto, sia,
di doman non c’è certezza.

Lorenzo de’ Medici, La canzone di Bacco.

È interessante confrontare il suo testo con altri due famosi, quello di Giacomo Leopardi, a torto considerato pessimista e quello di Qohelet (L’Ecclesiaste), che richiama alla responsabilità.

Garzoncello scherzoso,
cotesta età fiorita
è come un giorno d’allegrezza pieno,
giorno chiaro, sereno,
che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo’; ma la tua festa
ch’anco tardi a venir non ti sia grave.

Leopardi, Il sabato del villaggio.

Ricordati del tuo creatore nei giorni della tua giovinezza, prima che vengano i giorni tristi e giungano gli anni di cui dovrai dire: “Non ci provo alcun gusto”,
prima che si oscuri il sole, la luce, la luna e le stelle e ritornino le nubi dopo la pioggia;

quando tremeranno i custodi della casa e si curveranno i gagliardi e cesseranno di lavorare le donne che macinano, perché rimaste in poche, e si offuscheranno quelle che guardano dalle finestre

e si chiuderanno le porte sulla strada; quando si abbasserà il rumore della mola e si attenuerà il cinguettio degli uccelli e si affievoliranno tutti i toni del canto;
quando si avrà paura delle alture e degli spauracchi della strada; quando fiorirà il mandorlo e la locusta si trascinerà a stento e il cappero non avrà più effetto, poiché l‘uomo se ne va nella dimora eterna e i piagnoni si aggirano per la strada;
prima che si rompa il cordone dargento e la lucerna doro sinfranga e si rompa lanfora alla fonte e la carrucola cada nel pozzo
e ritorni la polvere alla terra, com’era prima, e lo spirito torni a Dio che lo ha dato.
Vanità delle vanità, dice Qohelet, e tutto è vanità.
Qohelet 12:1-8