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DELLE TRADUZIONI E DEI LORO LIMITI

11 Dic

La lettura del libro XXIV dell’Iliade ieri a Trieste in occasione della Giornata mondiale per i diritti umani non è stata fatta sulla traduzione di Vincenzo Monti sulla quale ho studiato e sudato io, a forza di parafrasi e versioni in prosa alla ricerca del significato di parole incomprensibili, ma su una più moderna.

Questi sono i primi sette versi del libro XXIV nelle traduzioni di Vincenzo Monti (1810) e di Clara Calzecchi Onesti (1950):

“Finiti i ludi, s’avviâr le sciolteTurbe alle navi per diverse vie,

E preso il cibo, a placido riposo

S’abbandonâr. Ma memore il Pelíde

Dell’amato compagno, in nuovo piantoScioglieasi, nè serrar poteagli il sonno,

Di tutte cure domator, le ciglia”.

“Poi l’assemblea si sciolse e tra le rapide navi la gente

si sparse; e gli altri alla cena provvider e a godere del sonno soave; ma Achille

piangeva ricordando il suo amico, non lo vinceva

il sonno che tutto doma, si rivoltava di qua e di là,

rimpiangendo la forza di Patroclo e la nobile furia

di quanti dolori aveva con lui dipanato e patito”.

Tradurre, rendere fedelmente il pensiero e non le singole parole, da una lingua all’altra è sempre cosa impegnativa soprattutto quando si ha a che fare con le lingue cosiddette morte, in realtà più vive che mai. Sul tema della traduzione molto si è scritto ed è reperibile anche in internet, a cui rimando.

Per comprendere un testo, se non si conosce la lingua originale, bisogna per forza riferirsi ad almeno due traduzioni accurate, anche se possono sembrarci differenti, come i versi che ho proposto.

Di recente Oscar Mondadori ha pubblicato una nuova traduzione dell’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Master, specificando nella presentazione che sono stati corretti alcuni errori. Questo non vuol dire mandare in soffitta la traduzione classica di Fernanda Pivano, ma riconoscerne i limiti.

L’invito è a non rimanere attaccati a una traduzione, per motivi affettivi o peggio, per il si è sempre letto così. Ciò vale anche per quei credenti evangelici e protestanti che, inconsciamente, ritengo valida solo la traduzione Riveduta della Bibbia.

Sacro è il testo, non la sua traduzione.

DI SUPERMERCATI E FISCHIETTI

21 Giu

Qualche anno fa scrissi della mia resa a pronunciare correttamente “Auchan” (il supermercato) quando tutti in città lo pronunciano “auscian”, all’italiana.

Questo è lo scontrino del Caffè Sifflet, parola francese che significa fischietto, e che, per coerenza così viene chiamato, “Ciao, ci vediamo alle sei da Fischietto?”, che io pensavo fosse, come si usa da queste parti, il soprannome affibiato al titolare.

“Vox populi vox dei” linguistica? 🙂

Fischietto