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DEL RISPETTO E DEL DISSENSO VERSO L’AUTORITÀ COSTITUITA

30 Ago

Quello seguente, considerando anche ciò che sta succedendo in Italia, è uno dei passi più difficili del Nuovo Testamento

Ciascuno sia sottomesso alle autorità costituite. Infatti non c’è autorità se non da Dio: quelle che esistono sono stabilite da Dio. Quindi chi si oppone all’autorità, si oppone all’ordine stabilito da Dio. E quelli che si oppongono attireranno su di sé la condanna. I governanti infatti non sono da temere quando si fa il bene, ma quando si fa il male. Vuoi non aver paura dell’autorità? Fa’ il bene e ne avrai lode, poiché essa è al servizio di Dio per il tuo bene. Ma se fai il male, allora devi temere, perché non invano essa porta la spada; è infatti al servizio di Dio per la giusta condanna di chi fa il male. Perciò è necessario stare sottomessi, non solo per timore della punizione, ma anche per ragioni di coscienza. Per questo infatti voi pagate anche le tasse: quelli che svolgono questo compito sono a servizio di Dio. Rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto: a chi si devono le tasse, date le tasse; a chi l’imposta, l’imposta; a chi il timore, il timore; a chi il rispetto, il rispetto”. (Romani 13:1-7).

Va tenuto presente che Paolo le scrive nel primo secolo, nel quale concetti come la democrazia come la intendiamo ora erano tutti da inventare e certo l’Impero romano non andava per il sottile. Il suo motto era “divide et impera” anche se, in tempo di pace, bastava che i popoli soggetti riconoscessero la sua autorità e pagassero le tasse.

Lo stesso Gesù, nella famosa frase che segna la divisione tra ciò che riguarda la fede e il potere temporale “date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”, dice che le tasse debbono essere pagate e, durante uno degli interrogatori che precedettero la sua condanna a morte disse a Pilato che la sua autorità veniva dall’alto.

Senza autorità, senza regole, si scaderebbe velocemente nell’anarchia con tutte le conseguenze che possiamo immaginare e in parte vedere in alcuni Paesi africani nei quali le diverse tribù, i diversi gruppi di persone, sono antagonisti tra di loro.

La Scrittura non è un testo monolitico ma soprattutto non è un manuale o un codice da cui estrapolare questa o quella “verità” a seconda del momento.

A me piace far notare come, nell’elenco delle antitesi “C’è un tempo per…” di Qohelet 3, tutte le azioni sono espresse prima al positivo poi al negativo, salvo il “c’è un tempo per tacere e un tempo per parlare”.

Ecco, questo è il tempo “per parlare”, per far sentire la nostra voce di dissenso, anche con toni forti, purché nel rispetto della legalità.

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SICUREZZA

17 Mag

Sicurezza non significa soltanto un esercito forte. Sicurezza, nella sua accezione più ampia, significa anche un’economia forte e stabile, una riduzione del divario sociale e una crescita della coesione interna, un buon sistema educativo, la legalità, l’identificazione dei diversi gruppi sociali con lo Stato e i suoi obiettivi,la scelta dalla parte delle élites di restare nel paese e contribuire al suo progresso…”

Scritto da David Grossman nel 2004 a proposito di Israele in “Con gli occhi del nemico”, ma a mio parere fotocopiabile per l’Italia nel 2018.

Memo per il prossimo governo.

LA RIFORMA E LA SOCIETÀ

31 Ott

Documentazione sulle 95 tesi e sulla Riforma, di cui oggi si celebra il 500° anniversario, si può trovare con facilità.

Ciò che rattrista è che in Italia questa pietra miliare anche solo dal punto di vista sociale è ampiamente ignorata per l’ingombrante presenza del Vaticano che nel 1983, cinquecentenario della nascita di Lutero, inventò l’Anno santo straordinario per il 1950° anniversario della morte di Cristo (quando l’età di 33 anni è certificata solo dal gioco della tombola).

Ben pochi giornali ne hanno parlato, e mi sarei aspettato un saluto, che non c’è stato, da parte del Presidente della Repubblica, che ha celebrato la giornata mondiale del risparmio sul sito del Quirinale.

Tutto ciò ha delle ricadute sociali, a cominciare dalla scuola, con l’IRC e non della storia delle religioni in una realtà multienica, con l’educazione di genere, oggi tanto importante per formare degli uomini migliori, alle resistenze alle approvazioni delle leggi come le dichiarazioni finali di trattamento e l’eutanasia, fermi in qualche cassetto in parlamento dopo la “fiammata di legna secca” a seguito della morte della signora Englaro, gli ostacoli all’applicazione della Legge 194 e alla regolarizzazione della prostituzione, che in Italia non è reato e sarebbe un capitolo di entrata per l’Erario, mentre lo sono l’adescamento e lo sfruttamento e via dicendo.

Noi datiamo l’inizio dell’Evo Moderno con la scoperta dell’America, nei Paesi protestanti lo fanno con la Riforma.

Lutero contrasto la vendita delle indulgenze, e qualcuno dovrebbe pur ricordare il “vada il tuo denaro in perdizione con te” pronunciato dall’apostolo Pietro a Simon Mago che voleva comperare il potere di fare miracoli. Quando c’è di mezzo il denaro, i soldi, bisogna sempre stare attenti.

No, certo, nei Paesi protestanti non sono tutti eticamente perfetti, né come persone né come come aziende, come alcuni scandali recenti lo hanno messo in evidenza, ma rimangono delle eccezioni. Così come sono le eccezioni la raccomandazione e il “lei non sa chi sono io” tanto duri a morire da noi.

Nel protestantesimo, che su basi bibliche non conosce il sacerdozio inteso come mediazione, il rapporto con Dio è diretto ed è questo a fare la differenza.

UNITÀ NAZIONALE

2 Giu

Noi non siamo americani o francesi, che celebrano le loro feste nazionali rispettivamente il 4 e il 14 luglio. Celebrano con orgoglio, non fanno festa da scuola o dal lavoro magari per andare al mare.

La bandiera degli Stati Uniti è presente dentro e non solo fuori ogni edificio pubblico, anche nelle scuole per dare un segno agli studenti. Da noi c’è la foto del Presidente della Repubblica, che molti bambini non sanno chi è. All’esterno, accanto alla bandiera dell’Unione Europea c’è una bandiera spesso con i colori verde, grigio e rosso. Se vogliamo dare un insegnamento ai ragazzi anche attraverso i simboli, costa poco tenerla in ordine e ogni tanto lavarla.

È molto più facile trovarla, questa volta sì bella pulita, negli stadi di calcio in occasione di partite nazionali.

L’educazione civica è qualche volta insegnata assieme allo storia, ma pochi sanno cosa vuol dire essere una repubblica.

L’inno nazionale, ancora provvisorio, come molte delle realtà provvisorie della nostra vita da italiani, è conosciuto da pochi nella sua interezza. È composto di sei strofe di cui si canta solo la prima. A parte il recente episodio di ignoranza che ha contestato la frase “che schiava di Roma Iddio la creò”, alla quarta strofa recita “i figli d’Italia son tutti Balilla” che non si canta mai perché può provocare qualche imbarazzo, balilla erano chiamati i giovani nel ventennio fascista.

La frase che tristenente ci rappresenta è

Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi”.

Quando riusciremo a superare le nostre divisioni interne, la festa della repubblica assumerà tutto un altro significato.

SIMBOLI

21 Apr

bandiera_01

Abito vicino a una stazione dei carabinieri e a due scuole.

La bandiera dei carabinieri è verde-bianca-rossa, quelle delle scuole, se non attorcigliate sui pennoni, verdi-grige-rosse.

La scuola italiana ha ancora problemi organizzativi ed economici (l’ormai famosa carta igienica portata da casa) ma se è vero che l’educazione e l’istruzione dei giovani passano anche per i simboli, le bandiere ingrigite dallo smog non aiutano certo a sviluppare quell’amor patrio – che non è xenofobia – ormai quasi assente in Italia.

AGGIORNAMENTO SEMISERIO SULL’ITALIA

7 Dic

L’Italia è quella repubblica che, da Nord a Sud, nasce in territorio elvetico con Campione d’Italia, all’interno del suo territorio ha due nazioni indipendenti e sovrane, la Repubblica di San Marino e lo Stato della Città del Vaticano, cinque regioni autonome di cui una sola, il Friuli Venezia Giulia, senza province, due province autonome, quelle di Bolzano e Trento, e termina con Lampedusa a Sud di Malta.

Poi c’è il caso della regione Veneto che,  che a giorni alterni dimentica che il veneto è un dialetto e non una minoranza linguistica tutelata dall’articolo 6 della Costituzione che, all’articolo 5 definisce l’Italia una e indivisibile, salvo le autonomie locali, e non riconosce minoranze etniche.

Ma, del resto, abbiamo in circolazioni cinque modelli di targhe automobilistiche, abbiamo avuto la posta prioritaria senza quella normale, la benzina super senza quella normale, e forse ho dimenticato qualcosa.

COSTITUZIONE

5 Dic

CostituzioneItaliana.jpg

Ora che col 59,11% abbiamo deciso di confermarla, diamoci da fare affinché, già dall’artico 1, sia attuata appieno.

I mezzi ci sono, altro che chiacchiere!