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DI IPOCRISIE, PAGLIUZZE E “MA”.

16 Set

“Guai a voi scribi e farisei ipocriti!” è un’invettiva di Gesù che percorre tutti i vangeli.

Gli scribi, pur in un popolo acculturato come quello ebraico, si erano arrogati il diritto di essere i custodi della Parola, fino al punto di cambiarla negli insegnamenti, come nell’espressione “ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico”. La seconda parte, odia il tuo nemico, non trova spazio nell’Antico Testamento, che al contrario ordina di ospitare lo straniero.

I farisei si erano arrogati il diritto di vigilare sull’osservanza della Legge, arrivando però al punto di stravolgerla e cambiarne il significato, come nella rigida osservanza del sabato fine a se stessa.

Questi, in estrema sintesi, gli scribi e i farisei. Andiamo però a leggere il sermone dal monte secondo Matteo (capitoli 5, 6 e 7) e troveremo che ipocriti non sono solo gli appartenenti a queste due categorie di persone.

Li troviamo tra coloro che annunciano ai quattro venti che fanno l’elemosina, nentre questa deve essere fatta con discrezione;

tra coloro che pregano in piedi nelle sinagoghe o negli angoli delle piazze, mentre la preghiera richiede riservatezza;

tra coloro che ostentano il proprio digiuno;

tra coloro che giudicano gli altri senza aver prima dato un’occhiata al loro specchio interiore.

Fin qui il sermone dal monte, ma esaminando se stesso ognuno può trovare una propria forma di ipocrisia da cui guarire, quando, per esempio,

parliamo male, a torto o a ragione, di una terza persona guardandoci bene dal farne il nome;

usiamo le espressioni “virgola ma”, “non sono razzista, ma…”, “non sono omofobo, ma…”; che preludono all’esatto contrario;

diciamo “da cristiano farei così”, come se il cristiano avesse piú di una morale.

Ognuno di noi è una persona unica, e ognuno di noi deve cercare le proprie ipocrisie per poterle eliminare, come il famoso giovane ricco al quale Gesù, e solo a lui perché la ricchezza se mal gestita può essere un ostacolo ma non è un peccato, visto il suo attaccamento al denaro disse: “Una sola cosa ti manca, vendi ciò che hai e il ricavato dallo ai poveri, poi vieni e seguimi”. Sappiamo però come andò a finire.

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L’ALTRO

3 Set

Nel sermone dal monte Gesù di Nazareth tra le altre cose dice: Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”, richiamando il comando in Levitico 19:18 “Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Matteo 5:4)

La sconda parte, odierai il tuo nemico, non trova spazio nelle Scritture, ma è un’aggiunta di comodo dei rabbini che circolava all’epoca di Gesù. In Levitico 19, ai versetti 33-34, troviamo invece scritto “Quando un forestiero dimorerà presso di voi nella vostra terra, non lo opprimerete. Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso, perché anche voi siete stati forestieri in terra d’Egitto”.

Le mie citazioni sono quasi sempre dalla traduzione ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana. Sembra strano che un leader politico non le conosca, come ha dimostra nel suo show del febbraio scorso, “Gli ultimi saranno i primi”. Così Matteo Salvini in piazza Duomo sul palco di “Prima gli italiani. Ora o mai più, mostrando un rosario e citando “un Matteo più importante di me, che non è Renzi“. “Me lo ha regalato un don, fatto da una donna che combatte in strada, e non lo mollo più”, ha detto il leader della Lega. Il Matteo più importante di lui è con tutta evidenza l’evangelista della mia prima citazione.

Non si possono estrapolare le frasi della Bibbia che fanno comodo, facendo loro dire ciò che non dicono.

I nostri nonni o genitori, come gli ebrei della Bibbia (che andarono in Egitto in seguito a una carestia), sono stati forestieri per lavoro in Belgio, Germania, Sud America e Australia, e hanno sbattuto il naso di fronte a molti cartelli “È vietato l’ingresso ai cani e agli italiani”. Senza andare all’estero basterà ricordare i cartelli “Non si fitta ai meridionali” a Torino, dove molti andavano a lavorare alla Fiat, quei terroni i nonni dei quali furono mandati a combattere sul fronte nordorientale della Ia guerra mondiale, senza sapere perché (“lì, dove le pietre le chiamano sassi”, come diceva un mio amico pugliese).

Prima – avverbio di tempo – ha senso solo se c’è un dopo, altrimenti in italiano si dice solamente, e di fronte alle chiusure spesso pretestuose, come sta succedendo a Monfalcone, con impedimenti burocratici contro la costruzione del centro islamico e il diniego della erezione di tre gazebo per la festa della fine del Ramadan perché è un evento contrario all’identità locale, quando poi scopri che nelle sagre – autorizzate – trovi dalla cucina romana a quella australiana (notizia di oggi è che anche il comune di Pordenone autorizza solo i cibi autoctoni) e tutta la polemica che ne è sortita dalla “quota 45” dei bambini stranieri, che a Monfalcone sono quasi esclusivamente bengalesi

Un vero peccato perché la vicina Trieste è sempre stata un meltin pot, una fucina di interscambio di idee il cui unico ostacolo poteva eventualmente essere quello linguistico (all’inizio dello scorso secolo, invece, la borghesia parlava indifferentemente italiano, sloveno e tedesco). Certo, “dispetti” di frontiera ce ne sono stati, ce ne sono e ce ne saranno prima con la Jugoslavia e ora con la Slovenia ma sono fenomeni fisiologici che non minano la convivenza. Trieste aveva (da molti anni è chiuso ma dall’esterno si vede la mezzaluna) anche il cimitero turco, proprietà del consolato della Turchia, ma dove turco va letto piuttosto nel senso di musulmano come nel detto di quando Dubrovnik era italiana e si chiamava Ragusa: “No semo (siamo) né turchi né ebrei, semo nobili ragusei”

Le statistiche ci dicono che la paura del diverso e il numero dei reati anche a sfondo sessuale commessi dagli stranieri sono in numero molto inferiore rispetto a quello che il martellamento dei media vuol farci credere. Certo, ci sono zone critiche, ma la microcriminalità quotidiana è anche italiana.

Se invece di imporre divieti, alimentare paure, guardare all’altro con diffidenza, cominciassimo a parlargli, anzi, a parlarci l’un l’altro? Scopriremmo, come ha la fortuna di fare chi lavora nei centri di ricerca internazionali di Trieste (Ictp, Sissa e altri) o chi studia al Collegio del Mondo Unito di Duino, che le differenze ci sono – d’altronde sai che noia se fossimo tutti uguali! – che l’altro è prima di tutto una persona e come tale va rispettata, ma soprattutto che un cinese e un medio orientale hanno uno humor diverso dal nostro ma, fondamentalmente ridono o piangono come noi.

Il titolo del celebre libro di Charles Bukowski A sud di nessun nord dovrebbe rammentarci che siamo sempre il Nord e noi in Italia il Sud di qualcun altro. Certamente della Finlandia, ma anche della Germania e della Francia, che non ci impone terrore o diffidenza, ma ci sta mettendo i piedi in testa dal punto di vista economico.

C’è da riflettere.

SCRITTURA, GENERI LETTERARI E COSTUMI SESSUALI

2 Set

La Bibbia non è una Wikipedia spirituale, ma una raccolta di comandamenti e principi scritti secondo i generi letterari e i diversi momenti in cui vissero i redattori. Non possiamo, quindi, aspettarci di inserire una parola e trovare una risposta. Non troveremo nulla a proposito di “droga”, se non il comando di rispettare il proprio corpo. Alcune delle tematiche che ci troviamo ad affrontare oggi non sono trattate esplicitamente perché il problema non si poneva. Ma possiamo dedurre delle linee guida.

I costumi sessuali, prima e dopo la costituzione del popolo di Israele, che coincide con l’esodo dall’Egitto e la consegna dei dieci comandamenti, sono stati differenti nel tempo.

Alla creazione dell’uomo e della donna troviamo il comando “crescete e moltiplicatevi (letteralmente “crescete e siate molti)” che in un mondo di sette miliardi di persone va certamente ridimensionato.

Lot, a chi vuole abusare dei suoi ospiti, offre le figlie vergini. Sceglie cioè il male minore. A noi può non piacere ma le figlie erano proprietà del padre, e poi la moglie del marito.

Abramo, per giustificarsi, dice che Sara è sua sorella, il che è una mezza verità.

Sara, che era sterile, offre a Abramo la sua schiava affinché egli abbia un figlio da lei. Non si è trattato di adulterio, anche perché la moglie era conserziente, ma di una prassi.

La vedova senza prole andava in sposa ad un cognato, e il primo figlio sarebbe stato considerato figlio del morto per proseguire la discendenza. Questa prassi si chiamava “legge del levirato “.

Gli esempi potrebbero continuare.

Nella Scrittura non si trova alcun riferimento alla fecondazione eterologa nel senso moderno del termine perché, ovviamente, la scienza non la conosceva.

Però in un certo senso possiamo vederla nella scelta fatta da Sara e nella legge del levirato.

Leggo ciclicamente delle affermazioni polemiche, come quella che tira in ballo la fecondazione di Maria di Nazareth. Si è trattato di un miracolo, come miracolo è stata la gestazione di Sara in età non più fertile e altri casi. Certo, si è liberi o meno di crederci, ma non di farne un uso strumentale. Diverso è il fatto della sua perenne verginità, sia perché contraria ai costumi ebraici che volevano famiglie numerose, perché non se ne fa traccia nei vangeli nei quali invece vengono citati per nome i fratelli di Gesù, assieme alle sorelle, che l’editoria cattolica fino agli anni ’70 aveva cambiato in cugini e cugine (ora è rimasto nelle note).

La Bibbia non parla neppure di convivenza in contrapposizione al matrimonio, perché la convivenza stabile “era” il matrimonio. Non esisteva un termine per marito e moglie ma erano chiamati uomo e donna.

Non autorizza neppure la pratica dell’aborto – pratica invece abbastanza comune tra la nobiltà romana (da cui il termine “taglio cesareo”) – e ne parla solo come fatto incidentale.

Prima di chiedere per forza un avvallo o una negazione dalle Scritture, spesso in tono di sfida, è opportuno valutare questi elementi.

SENZA “NÍ” E SENZA FORSE

26 Ago

Nei capitoli 34 e seguenti del 2° libro delle Cronache, nella Bibbia, è raccontata la riforma di Giosia, il re che accortosi che Israele con le sue tradizioni e i suoi insegnamenti si era allontanato dalla volontà del Signore non cominciò a tergiversare con i “nì” e con “i dobbiamo verificare” ma “senza se e senza ma”, distrusse tutto ciò che era contrario alla volontà dell’Eterno, compreso il serpente di rame dell’Esodo che il Catechismo della Chiesa cattolica porta a scusa dell’uso delle immagini, e ricominciò tutto di nuovo.

L’unica azione che Bergoglio può fare per combattere in modo concreto la pedofilia ormai radicata nella sua chiesa è imitare il re Giosia demolendo gli intrighi di corte a cominciare dal potere temporale che detiene nella forma di uno stato indipendente e sovrano con tutta la sua burocrazia e i suoi interessi che contrastano con il monito di Gesù di Nazareth “date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” e, smesso l’abito bianco e vestito l’abito del pentimento, ricominciare dall’attuazione dei vangeli, che non prevedono né una chiesa gerarchica, né il sacerdozio, né un celibato forzato introdotto con il Concilio di Trento, perché mentre dell’apostolo Paolo aveva scelto la vita da single senza imporla a nessuno e a proposito del matrimonio scrive invece “meglio sposarsi che ardere”, l’apostolo Pietro, dal quale i papi affermano discendere la loro autorità, aveva una suocera, né in tutti i vangeli, gli Atti degli Apostoli e le sue lettere, ci viene detto che l’ha lasciata per la predicazione o è morta.

Altrimenti alla prossima occasione rileggeremo dei vari mea culpa e delle varie promesse prive però di punti programmatici. Punto e a capo di un film già visto.

SCRITTURA, GENERI LETTERARI E COSTUMI SESSUALI

29 Lug

La  Bibbia non è una Wikipedia spirituale, ma una raccolta di comandamenti e principi scritti secondo i generi letterari e i diversi momenti in cui vissero i redattori. Non possiamo, quindi, aspettarci di inserire una parola e trovare una risposta. Non troveremo nulla a proposito di “droga”, se non il comando di rispettare il proprio corpo. Alcune delle tematiche che ci troviamo ad affrontare oggi non sono trattate esplicitamente  perché il problema non si poneva. Ma possiamo dedurre delle linee guida.

I costumi sessuali, prima e dopo la costituzione del popolo di Israele, che coincide con l’esodo dall’Egitto e la consegna dei dieci comandamenti, sono stati differenti nel tempo.

Alla creazione dell’uomo e della donna troviamo il comando “crescete e siate molti” che in un mondo di 7 miliardi di persone deve essere certamente ridimensionato.

Lot, a chi vuole abusare dei suoi ospiti, offre le figlie vergini, perché il dovere dell’ospitalità era prioritario. A noi può non piacere ma le figlie erano proprietà del padre, e poi la moglie del marito.

Le figlie di Lot, a loro volta, per assicurare una discendenza al loro padre avanti in età, vanno una sera una e poi l’altra a letto con lui, praticando l’incesto che più tardi sarà vietato.

Abramo, per giustificarsi, dice che Sara è sua sorella, il che è una mezza verità.

Sara, che era sterile, offre a Abramo la sua schiava affinché egli abbia un figlio da lei. Non si trattava di adulterio, anche perché la moglie era consenziente, ma di una prassi.

La vedova senza prole andava in sposa ad un cognato, e il primo figlio sarebbe stato considerato figlio del morto per proseguire la discendenza. Era la legge del levirato.

Gli esempi potrebbero continuare.

Nella Scrittura non si trova alcun riferimento alla fecondazione eterologa nel senso moderno del termine perché, ovviamente, la scienza non la conosceva, però possiamo vederla nella scelta fatta da Sara già citata.

Tornano alle ricorrenti nella stampa estiva delle affermazioni polemiche , come quella che tira in ballo la fecondazione di Maria di Nazareth. Si tratta di un miracolo, come miracolo è stata la gestazione di Sara in età non più fertile e altri casi. Certo, si è liberi o meno di crederci, ma non di farne un uso strumentale.

La Bibbia non parla neppure di convivenza in contrapposizione al matrimonio, perché la convivenza stabile dopo una era il matrimonio, senza altre cerimonie.

Non autorizza neppure la pratica dell’aborto – pratica invece abbastanza comune tra la nobiltà romana (da cui il termine taglio cesareo) – e ne parla solo fatto naturale o conseguenza di un incidente.

Prima di chiedere forzatamente un avallo o una negazione dalle Scritture, spesso in tono di sfida, è opportuno valutare questi elementi.

CHI DI VOI (SIGNORI UOMINI)?

22 Lug

E tornarono ciascuno a casa sua. Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. Ma all’alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”. Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”. Ed essa rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù le disse: “Neanch’io ti condanno; va e non peccare più”. (Giovanni 7:59 – 8:11)

Questo è uno dei brani più famosi del Nuovo Testamento, per quel “Chi di voi è senza peccato…”, usato come metafora in altri contesti.

Il protagonista non è l’adultera al centro della scena, che gli scribi e i farisei portarono a Gesù chiedendogli cosa fare di lei, perché nella loro domanda domanda era già insita la riposta.

Gesù non presta loro attenzione e solo sulle loro insistente dà la famosa autorizzazione che mette in crisi le coscienze degli uomini perché fingono di non rammentare che anche l’uomo doveva essere lapidato e uno alla volta, cominciando dai più anziani, se ne vanno. Ma neppure questo, anche e se importante, è il tema dell’episodio.

Ciò che conta veramente sono le parole di Gesù alla donna:Neppure io ti condanno, va e non peccare più”.

Nell’Antico Testamento, e Gesù è stato un ebreo vissuto nell’Antico Testamento salvo a ribaltarne le regole, era la donna a dover provare la propria innocenza cosa peraltro difficile perché la testimonianza di una donna non aveva valore.

Questo è un pensiero che ripropongo di tanto in tanto, perché pare proprio che nel 2018 le cose non siano cambiate gran che se una donna vittima di una violenza è ancora costretta a provare la propria innocenza, e spesso le viene risposto che “se l’è cercata”.

I NUMERI DELLE MIGRAZIONI

15 Lug

Molti numeri della Scrittura sono simbolici, come il 3, 12, 40, 70 il 1000. La genealogia di Gesù secondo Matteo, che era esattore delle tasse, è composta da tre gruppi di quattordici persone. Gli ebrei non avevano l’esattezza numerica, né spesso geografica, che distingue l’epoca moderna. Era sufficiente sapere di chi fosse fosse figlio una persona, un po’ come si usa ancora nelle “ragionate” del nostro Sud, in cui si parla Vito il figlio come di Francesco, quei di o de che in certi casi sono entrati a fr parte del cognome nel senso moderno del termine, come il celeberrimo Cosimo (della famiglia) de’ Medici.

Ciò premesso torniamo al quesiti da me posti qualche giorno fa su quanti erano gli israeliti usciti dall’Egitto e quante furono le vittime della strage degli innocenti.

Come dovremmo sapere Giuseppe fu venduto dai suoi fratelli per invidia agli Ismaeliti,  e da questi condotto in Egitto. Per la capacità di interpretare i sogni fece quella che, in termini moderni, chiameremmo rapida carriera politica diventando in breve vice re dell’Egitto. Tempo dopo, in seguito ad una carestia suo padre Giacobbe e i suoi figli furono accolti in Egitto. Questi fatti sono raccontati alla fine del Genesi, dove ci vien detto che entrarono in Egitto 70 persone.

L’inizio dell’Esodo ci narra il cambio del Faraone e conseguente riduzione in schiavitù degli ebrei, la nascita di Mosè che fu portato a corte, la successiva presa di coscienza degli ebrei di essere un popolo, non ancora nazione, e la fuga dall’Egitto, cui parteciparono 600.000 persone. Considerato che tra l’entrata in Egitto e l’uscita passarono 15 generazioni è una cifra credibile. Quindi, quando usiamo l’iperbole “migrazioni bibliche”, possiamo riferirci all’evento oppure al fatto che migrarono nel deserto per quarant’anni, ma non al numero, tutto sommato esiguo.

Erode, spaventato dall’annuncio dei magi d’oriente che gli dissedero che andavano a cercare il re per onorarlo, ordinò l’uccisione dei bambini maschi al di sotto dei due anni. A Betlemme, non a Gerusalemme, la città del tempio. Betlemme, sicuramente importante dal punto di vista biblico perché città natale di Davide, all’epoca era poco più di un borgo, un po’ come Nazareth, quindi, anche ammettendo una certa mano pesante da parte dei soldati romani, arriviamo a 20, massimo 30 bambini. “Chi salva una vita salva il mondo intero”, recita un detto ebraico, e anche una sola vittima è un omicidio, ma qui stiamo parlando di meri numeri, per ridimensionare l’immaginario collettivo.