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SUL FORESTIERO

3 Apr

Quando un forestiero dimorerà presso di voi nella vostra terra, non lo opprimerete. Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso, perché anche voi siete stati forestieri in terra d’Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio”. (Levitico 17:33-34)
Benjamin Netanyahu non trova il tempo per leggere la Torah?

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CINQUE DONNE

25 Feb

Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abramo. Così comincia la genealogia di Gesù secondo Matteo, che parte da Abramo, capostipite degli ebrei. Una genealogia incompleta e simbolica, divisa in tre gruppi di sedici persone.

In tutta questa lista di nomi di uomini – sono essi quelli che contano – sono nominate cinque donne, Tamàr, Racàb, Ruth, la “vedova di Uria” e Maria di Nazareth. Donne sicuramente diverse tra di loro, per epoche e destini, ma lasciano un segno nella storia di Israele. Sappiamo che quella biblica non è solo una storia di gente per bene, almeno secondo il giudizio comune. Pensiamo alla facilità con cui Esaù cedette la primogenitura, il racconto del fatto si conclude con la considerazione “Tanto poco stimò Esaù la primogenitura”, o l’inganno con cui Giacobbe estorse la benedizione dal padre Isacco.

La prima donna, Tamàr, era la moglie che Giuda, fratello di quel Giuseppe venduto per invidia a una carovana di egiziani, aveva preso per il primogenito Er, come leggiamo in Genesi 38. Dopo la morte dei primi due figli, Giuda licenziò Tamar, che avrebbe avuto il diritto di sposare il più giovane, invitandola a tornare a casa di suo padre come vedova, per paura che anche il terzo figlio morisse. Che le donne portino sfortuna!? Tamar, per rivendicare il suo diritto, un giorno che Giuda salì dalle sue parti, si coprì fingendosi prostituta per passare una notte con lui nel tentativo, riuscito, di rimanere incinta di lui. Giuda fece una pessima figura, ma da quell’incontro nacquero due gemelli, il primo dei quali fu chiamato Perez, che ritroviamo in Matteo 1 con il nome di Farez.

La seconda donna della genealogia è Racàb. Di lei leggiamo in Giosuè 2, quando nascose gli esploratori mandati a Gerico da Giosuè. Potremmo avere molto da dire su questo tradimento verso il re di Gerico, che ella mise in atto per salvare la sua famiglia, ma la Scrittura ci dice che lo fece perché aveva riconosciuto la sovranità del Signore.

Di Ruth potremmo anche non parlare, tanto è famosa la sua promessa, “Ma Ruth replicò: “Non insistere con me che ti abbandoni e torni indietro senza di te, perché dove andrai tu, andrò anch’io, e dove ti fermerai, mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio. Dove morirai tu, morirò anch’io e lì sarò sepolta. Il Signore mi faccia questo male e altro ancora, se altra cosa, che non sia la morte, mi separerà da te”. Spesso è usato nei matrimoni, in realtà è detto, cosa non da poco, da una nuora a una suocera!

Tornate assieme al paese di Bet Lehem – che conosciamo meglio con il nome di Betlemme – Ruth comincia a lavorare come spigolatrice per Booz, un coltivatore del posto che scopriremo essere suo parente alla lontana. Questi la prende in ben volere perché ha udito parlare della sua fedeltà alla suocera, e finisce per sposarla.

È interessante notare che una storia da cronaca rosa come questa sia stata inserita nel canone ebraico, così come è stato inserito il Cantico dei Cantici, che, prima di una eventuale lettura in chiave spirituale, è una bella storia d’amore che sarà servita di insegnamento ai giovani.

Alla nascita del figlio di Booz e Ruth,le donne dissero a Noemi: “Benedetto il Signore, il quale oggi non ti ha fatto mancare uno che esercitasse il diritto di riscatto. Il suo nome sarà ricordato in Israele! Egli sarà il tuo consolatore e il sostegno della tua vecchiaia, perché lo ha partorito tua nuora, che ti ama e che vale per te più di sette figli”. Noemi prese il bambino, se lo pose in grembo e gli fece da nutrice. Le vicine gli cercavano un nome e dicevano: “È nato un figlio a Noemi!”. E lo chiamarono Obed. Egli fu il padre di Iesse, padre di Davide.

La storia di Betsabea, che Matteo non chiama per nome ma ricorda come “moglie di Uria”, è una storia triste fatta di meschinità e di abuso di potere, degna più degli imperatori romani che di un re di Israele. Qualcuno ha ricordato che è anche molto attuale, ma non è questo il punto che ci interessa.

Il re Davide, quello che da giovane fu scelto per la successione a Saul e che con un colpo netto di fionda uccise il gigante Golia, quello che ci ha lasciato gran parte dei centocinquanta salmi, fu artefice di un omicidio per riparare all’avventura di una notte, provocando la morte del marito di lei. Più avanti, messo di fronte all’evidenza del suo peccato da Nathan, se ne pentì, non però senza conseguenze.

L’ultima donna in ordine di tempo è Maria di Nazareth, di cui gli evangelici, per reazione a chi ne parla troppo, parlano poco.

Di lei sappiamo che era una tra le tante ragazze di Israele che speravano di dare alla luce il messia che doveva venire e per questo l’angelo Gabriele la chiama “favorita dalla grazia” e lei dice di se stessa “tutte le generazioni mi chiameranno beata”. Tanto per chiarirci le idee gli ebrei di quel momento non avevano del Messia l’idea che ci ha proposto Gesù, ma piuttosto una guida che li avesse liberati definitivamente dai romani.

I vangeli di questa donna dicono poco. Dopo gli avvenimenti della nascita, ricordati da Matteo e da Luca, la incontriamo a Gerusalemme quando Gesù a dodici anni si mette a discutere con i dottori, alle nozze di Canan, un paio di volte assieme agli altri figli a cercare Gesù, in ultimo sotto la croce e nel cenacolo alla discesa dello Spirito Santo. Di più non dice neanche l’apostolo Giovanni, cui era stata affidata se non materialmente almeno spiritualmente da Gesù sulla croce e che ha scritto il suo vangelo negli anni novanta.

Ma quello che più ci interessa di lei è il suo sì incondizionato, che non va sottovalutato. Se da una parte è un sì di meraviglia e di gioia per essere stata scelta tra tutte le giovani donne d’Israele per dare alla luce il Messia, è anche un sì di completa disponibilità, “ecco la serva del Signore, si faccia di me come hai detto tu”.

Un sì che, dopo la dipartita dell’angelo, forse le ha pesato per le conseguenze alle quali si esponeva. Maria era già fidanzata con Giuseppe, fatto che a quel tempo aveva un significato. Avrebbe dovuto chiedere il permesso a lui, e non rispondere di getto. Tutte cose secondarie rispetto all’annuncio dell’angelo, ma che la mettevano fuori dalla norma.

L’insegnamento che queste cinque donne inserite nella genealogia di Gesù ci danno è che le norme ci sono e vanno osservate, però con le dovute eccezioni.

Il comportamento di due di loro non è proprio esemplare, Tamar si spaccia per prostituta, Betsabea si concede a Davide tradendo il marito. Maria, come abbiamo appena visto, contravviene ad altre regole sociali. Quattro su cinque, inoltre, sono straniere.

È questo che dobbiamo imparare dalla genealogia secondo Matteo, che Gesù rompe gli schemi ancora prima di nascere.

I BUONI CONSIGLI

17 Feb

Si sa che la gente dà buoni consigli

sentendosi come Gesù nel Tempio

si sa che la gente dà buoni consigli

se non può dare cattivo esempio.

Così una vecchia mai stata moglie

senza mai figli, senza più voglie

si prese la briga e di certo il gusto

di dare a tutte il consiglio giusto”.

Questa è l’invettiva di Fabrizio De André, credente a modo suo, contro i consigli non richiesti in Boccadirosa. Sul fatto che ella  sia stata una prostituta vedremo più in là.

In questo mondo di libere opinioni sono sorti opinionisti di ogni sorta, sia tra gli influencer nei Social Media sia nelle televisioni e nella carta stampata, amplificando il vecchio concetto di “l’han detto in tivù”. Di fronte a un un twitt, un post ma anche un articolo dovrebbe esserci una persona che analizzi la notizia, ma che spesso la subisce acriticamente.

Molti opinionisti sono diventati, o almeno ne sono convinti, dei tuttologhi che spaziano dai vari masterchef alla mafia alle questioni biotetiche senza averne alcuna competenza. Un po’ come quando domandano il parere su un tema di attualità ad un attore solo perché casualmente ha interpretato un ruolo in un film sull’argomento.

Quindi, come le cagnette cui Boccadirosa aveva sottratto l’osso molti, troppi, ma fortunatamente non tutti, si sentono in dovere ma anche in diritto di intervenire, esprimere un’opinione ma anche dare consigli su un argomento di cui se va bene hanno letto qualcosa.

Un consiglio va dato solo su richiesta, altrimenti è un’intrusione nella vita di un’altra persona, mancandole di quel rispetto che è alla base delle relazioni con l’altro.

Quanto a Boccadirosa e il suo mestiere, sia l’Antico sia il Nuovo Testamento condannano la prostituzione, ma la donna che gli uomini volevano lapidare fu congedata da Gesù con un amorevole “Neanch’io ti condanno, va e non peccare più” (Giovanni 8), e ai sacerdoti e agli anziani del popolo che lo interrogavano per provocarlo rispose “In verità vi dico: “I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. E` venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli”” (Matteo 21:31-32).

Monito per coloro che hanno sempre una pietra o un giudizio pronti in tasca, invece di contare fino a dieci e se è il caso tacere.

APPROFITTARE DELL’IGNORANZA DELLA GENTE

25 Dic

 Dall’omelia di Bergoglio il 24 sera.

Andiamo indietro di alcuni versetti. Per decreto dell’imperatore, Maria e Giuseppe si videro obbligati a partire. Dovettero lasciare la loro gente, la loro casa, la loro terra e mettersi in cammino per essere censiti. Un tragitto per niente comodo né facile per una giovane coppia che stava per avere un bambino: si trovavano costretti a lasciare la loro terra. Nel cuore erano pieni di speranza e di futuro a causa del bambino che stava per venire; i loro passi invece erano carichi delle incertezze e dei pericoli propri di chi deve lasciare la sua casa”.

Durante i censimenti le persone tornavano alla propria città di origine. Giuseppe e Maria non erano migranti nel senso tecnico perché dalla Galilea dove Giuseppe lavorava si spostarono temporaneamente in Giudea (casomai Giuseppe sarebbe stato un migrante per lavoro dalla Giudea alla Galilea). Lasciarono la loro casa temporaneamente per poi farvi ritorno. Se proprio vogliamo chiamarli migranti possiamo farlo in relazione alla successiva fuga in Egitto, ma non al censimento.

E proprio lì, in quella realtà che era una sfida, Maria ci ha regalato l’Emmanuele. Il Figlio di Dio dovette nascere in una stalla perché i suoi non avevano spazio per Lui. «Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto»” (Gv 1,11)

Questo passo del Vangelo di Giovanni, che assieme a quello di Marco non tratta la natività, ha una forte valenza spirituale in relazione non alla nascita di Gesù ma al rifiuto della maggior parte di Israele di riconoscerlo come il Messia.

Maria e Giuseppe, per i quali non c’era posto”

Non c’era posto per loro non perché la cittadina era affollata per il censimento ma perché nessun luogo pubblico avrebbe accettato una gestante agli ultimi giorni e di conseguenza una puerpera in vista della sua impurità (Levitico 12:1-5).

Un tanto per una corretta esegesi delle Scritture ed evitare che qualcuno le strumentalizzi per dire ciò che non dicono.

Qui il testo integrale riportato da TusciaWeb.

CHI DI VOI (SIGNORI UOMINI)

26 Nov

E tornarono ciascuno a casa sua. Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. Ma all’alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”. Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”. Ed essa rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù le disse: “Neanch’io ti condanno; va e non peccare più”. (Giovanni 7:59 – 8:11)

Questo è uno dei brani più famosi del Nuovo Testamento, per quel “Chi di voi è senza peccato…”, usato come metafora in altri contesti.

Il protagonista non è l’adultera al centro della scena, che gli scribi e i farisei portarono a Gesù chiedendogli cosa fare di lei, perché nella loro domanda domanda era già insita la riposta.

Gesù non presta loro attenzione e solo sulle loro insistente dà la famosa autorizzazione che mette in crisi le coscienze degli uomini perché fingono di non rammentare che anche l’uomo dev’essere lapidato e uno alla volta, cominciando dai più anziani, se ne vanno. Ma neppure questo, anche e se importante, è il tema dell’episodio.

Ciò che conta veramente sono le parole di Gesù alla donna:Neppure io ti condanno, va e non peccare più”.

Nell’Antico Testamento, e Gesù è stato un ebreo vissuto nell’Antico Testamento salvo a ribaltarne le regole, era la donna a dover provare la propria innocenza cosa peraltro difficile perché la testimonianza di una donna non aveva valore.

Pare però che nel 2017 le cose non siano cambiate gran che se una donna vittima di una violenza è ancora costretta a provare la propria innocenza, e spesso le viene risposto che “se l’è cercata”.

LETTURA, STUDIO, PRATICA

19 Nov

Il merito di Martin Lutero fu di ricordare all’umanità che la Parola di Dio non è proprietà esclusiva di qualcuno ma è disponibile a tutti. Tanto per essere chiaro ne fece la prima traduzione in tedesco, seguito poco dopo da altri nelle loro lingue nazionali.

Il concetto di libero esame, dove libero vuol dire senza interpretazioni di parte, non può essere messo in pratica senza conoscere ciò che si deve esaminare.

La Parola di Dio va copiata, va letta, va studiata, va messa in pratica.

Va scritta, nel senso che, a cominciare dal re, ogni uomo doveva trascrivere una copia ad uso personale (Deuteronomio 17:18). Questa fase è ormai superata. Una copia della Bibbia si trova ormai a poco prezzo, ma resta l’ammonimento ad averla sempre a portata di mano, magari scaricata gratuitamente sullo smartphone.

La lettura della Bibbia, invece, non è un fatto secondario. È una cosa da fare con costanza, da fare da soli prima che in comunità. A prima vista può sembrare banale, superflua, anche perché subito dopo parleremo del fatto che la Parola va studiata. Leggere la Bibbia non è un atto liturgico, di abitudine, al contrario è una pratica che aiuta a “farla nostra”, a considerarla parte della nostra vita. Da molto tempo, per non disturbare chi ci sta vicino, non leggiamo più ad alta voce. Provate a farlo e ne gusterete i vantaggi, primo tra tutti quello di saper leggere in un’assemblea senza difficoltà. Come tutte le cose nuove richiede esercizio e applicazione.

Ricordiamo poi che è ispirato il testo, non le sue traduzioni e che nella nostra copia personale possiamo cambiare le parole difficili senza tradire il testo, salvo che non siano significative. Può essere utile per esempio cambiare fanciulla in ragazza o talamo in letto, per citare due parole che non usiamo più.

Gli ebrei dividono la Torah (che noi chiamiamo Pentateuco) in cinquanta parti da leggere durante il corso dell’anno. È interessante che, quando arrivano all’ultimo brano del Deuteronomio, finiscono la lettura con l’inizio della Genesi, per indicare continuità di una lettura senza interruzione.

Lo studio della Scrittura prima che comunitario deve essere personale. Delegare ad altra persona questo compito è rinunciare alla libertà che abbiamo di andare direttamente alla Parola di Dio ma è anche venir meno alla responsabilità che ogni singolo credente ha di confrontarsi con essa. Non si tratta di mancare di fiducia a nessuno.

L’applicazione nella vita pratica della Parola di Dio sembra non aver bisogno di commenti. La Parola di Dio è valida oggi come ieri. Un po’ più difficile potrebbe sembrare il suo confronto con i problemi di oggi. Per questo motivo bisogna studiarla e ricavarne non le indicazioni precise, che non ci sono, ma dei principi, che come tali sono sempre validi anche se la loro applicazione sarà diversa tra dieci o venti anni.

La Bibbia non è un testo monolitico. Va letta tenendo conto degli stili degli scrittori e dei generi letterari.

Non si può farne una lettura letterale perché il primo intoppo lo troviamo già in Genesi quando è detto che il Signore “prese l’uomo e lo mise nel giardino di Eden” oppure “poi udirono il rumore dei passi del Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno”.

Un errore che fanno gli ebrei è la proibizione che si sono imposti di pronunciare il tetragramma YHWH, senza considerare che la proibizione di pronunciare il nome di Dio è limitata alla pronuncia inutile, vana, e di certo la lettura della Bibbia non lo è.

Ragionando di queste cose gli ebrei prima e i cristiani del primo secolo dopo non si ponevano il grosso problema della società attuale di non avere tempo. Non è questione di non averlo, ma di non trovarlo.

È un tema che non affronto neppure, provate ad immaginare la vita quotidiana di una persona di allora, e vedrete che non era meno indaffarata della, ma avevano messo la Parola di Dio, nella teoria della lettura e dello studio e nella pratica della vita al primo posto.

Tutto, ma proprio tutto, era secondario e conseguente.

INCONTRI

3 Set

Nel sermone dal monte (Matteo 5) di fronte ad una folla Gesù ribaltò i valori della Legge precisando che non era venuto ad abolirla ma a dare ad essa quella spiritualità che va ben oltre la lettera. Era un ebreo e come tale frequentava il Tempio di Gerusalemme e le sinagoghe, prendendo la parola quando gliela offrivano o lo riteneva opportuno, come fece a Nazareth (Luca 4), cittadina  dove lo conoscevano tutti e per questo motivo non fu accettato  (“Nessun profeta è ben accetto a casa sua”).

Più che alle folle, però, egli si rivolgeva ai singoli, uno per uno, quei malati che era venuto a cercare, perché i sani non hanno bisogno del medico e coloro che ritenendosi tali non sanno che farsene.

Uno delle prime persone incontrate fu Nicodemo (Giovanni 3) uno dei capi dei giudei, che andò da lui di notte di nascosto per evitare un’eventuale brutta figura con i suoi pari. A fine colloquio Gesù in due parole gli riassunse tutta la rivelazione “Ciò è nato dalla carne è carne, bisogna che nasciate di Spirito”. “Il vento soffia dove vuole” gli disse anche “senti il suo suono ma non sai donde viene né dove va. Così è di chiunque è nato dallo Spirito”… lascia agire lo Spirito, Nicodemo, e dimentica il tuo essere maestro d’Israele che sotto sotto, vedi, ti ha procurato dei dubbi.

Maestro buono, che debbo fare per ereditare la vita eterna?”. Questo è il giovane ricco (Matteo 19), che con una captatio benevolentia, lo chiamò buono. Gesù, dopo avergli rammentato i comandamenti balisari gli disse “vendi ciò che hai e dallo ai poveri, poi vieni e seguimi”. Non perché la ricchezza è negativa in sé, ma perché essa per il giovane era l’ostacolo alla fede (“una cosa ti manca”). Sappiamo, infatti, che preferì tenersi strette le ricchezze.

Con la samaritana al pozzo (Giovanni 4) Gesù ruppe due tabù in un solo momento, parlando con straniera, ma sappiamo che egli non chiedeva il passaporto ai suoi interlocutori e, peggio ancora, parlando una donna, cosa che sorprese i suoi discepoli ma non lei. Dopo averle fatto notare il disordine nella sua vita (“hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non lo è”) le dissipò i dubbi sulla differenza tra samaritani e giudei, “i nostri padri… voi dite…”, il solito “noi contro voi”, dicendole che la divisione sarebbe terminata perché l’Eterno vuole adoratori in spirito e verità. La donna, sappiamo, corse a dirlo agli altri che vennero a verificare, perché la testimonianza di una donna non aveva valore.

Il centurione di Capernaum (Matteo 8), un altro straniero, che, credendo, disse a Gesù che bastava una parola anche a distanza. Gesù lo lodò per la sua fede superiore a quella di Israele.

La prostituta portatagli per la lapidazione. Non soffermiamoci solo al “chi è senza peccato scagli la prima pietra”, certo importante, ma consideriamo l’atto del perdono “va e non peccare più”. Tutti in Israele sapevano delle prostitute, e anche dove trovarle, così come tutti sapevano gli allevatori di maiali che esercitavano tale mestiere per venderli ai romani. Erano professioni tollerate per non far calare il PIL del paese, diremmo in termini moderni

Il nato cieco di Giovanni 9 è l’esempio della sincerità. Si domandavano perché fosse nato cieco. Di certo non per un suo peccato prenatale o perché avessero peccato i suoi genitori.  Quando però venne fermato e con insistenza interrogato  su chi l’avesse guarito, chiamando in causa anche i genitori, che si smarcarono, fino a portarlo davanti ai farisei ai quali egli rispose “Se sia un peccatore non lo so, so solo che prima non ci vedevo e ora ci vedo”, dando lode al Signore.

La peccatrice che gli lavò i piedi con l’olio di nardo misto alle sue lacrime (Marco 14). Quando si toccano i danari son sempre guai, allora come oggi, e ci fu chi lamentò lo spreco di un bene che si sarebbe potuto vendere e il ricavato darlo ai poveri. Gesù rispose, “I poveri li avete sempre con voi, lei ha scelto la cosa migliore”, aggiungendo, cosa di non poco conto “In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto”.

E si potrebbe continuare, con Maria Maddalena, lo storpio cui disse “Prendi la tua branda e cammina” l’emoroissa,che fu lodata per la sua umiltà, Natanaele che credette in Gesù sulla parola “Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!”, e ancora, in un elenco simile a quello delle persone di fede dell’Antico Testamento citate in Ebrei 11 fino a Pietro che, dopo essere stato perdonato, appena vide Giovanni chiese a Gesù: “Signore, che cosa sarà di lui?”. Gesù gli rispose: “Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi”. (Giovanni 21:21-22).

Questo per dire che la fede, seppur condivisa, è sempre una decisione e un conseguente stile di vita personali, e anche ciascuno dei cinquemila del sermone dal monte citato in apertura si interrogarono e personalmente decisero di credere in lui.