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SINTESI DELLA COMUNICAZIONE

15 Mag

Sia il vostro parlare sì, sì, no, no, perché il di più vien dal Maligno”.

Detto dal Figlio di Colui che dettò le dieci parole.

SULL’ADORAZIONE DELLE STATUE

14 Mag

Ascoltate la parola che il Signore vi rivolge, casa di Israele. Così dice il Signore: “Non imitate la condotta delle genti e non abbiate paura dei segni del cielo, perché le genti hanno paura di essi. Poiché ciò che è il terrore dei popoli è un nulla, non è che un legno tagliato nel bosco, opera delle mani di chi lavora con lascia. È ornato di argento e di oro, è fissato con chiodi e con martelli, perché non si muova. Gli idoli sono come uno spauracchio in un campo di cocomeri, non sanno parlare, bisogna portarli, perché non camminano. Non temeteli, perché non fanno alcun male, come non è loro potere fare il bene”.
Non sono come te, Signore; tu sei grande e grande la potenza del tuo nome. Chi non ti temerà, re delle nazioni? Questo ti conviene, poiché fra tutti i saggi delle nazioni e in tutti i loro regni nessuno è simile a te. Sono allo stesso tempo stolti e testardi; vana la loro dottrina, come un legno. Argento battuto e laminato portato da Tars
is e oro di Ofir, lavoro di artista e di mano di orafo, di porpora e di scarlatto è la loro veste: tutti lavori di abili artisti. Il Signore, invece, è il vero Dio, egli è Dio vivente e re eterno; al suo sdegno trema la terra, i popoli non resistono al suo furore. Direte loro: “Gli dei che non hanno fatto il cielo e la terra scompariranno dalla terra e sotto il cielo”. Egli ha formato la terra con potenza, ha fissato il mondo con sapienza, con intelligenza ha disteso i cieli. Al rombo della sua voce rumoreggiano le acque nel cielo. Egli fa salire le nubi dallestremità della terra, produce lampi per la pioggia e manda fuori il vento dalle sue riserve. Rimane inebetito ogni uomo, senza comprendere; resta confuso ogni orafo per i suoi idoli, poiché è menzogna ciò che ha fuso e non ha soffio vitale. Essi sono vanità, opere ridicole; al tempo del loro castigo periranno. Non è tale l’eredità di Giacobbe, perché egli ha formato ogni cosa. Israele è la tribù della sua eredità, Signore degli eserciti è il suo nome.

(Geremia 10:1-16)

http://www.lastampa.it/2017/05/12/vaticaninsider/ita/vaticano/la-preghiera-del-vescovo-vestito-di-bianco-abbatteremo-tutti-i-muri-WpqCS8XVrnEfiDaZ3RqGAK/pagina.html

A PROPOSITO DI MADONNE E SANTI

13 Mag

Poi ognuno trae le conclusioni che vuole.

CONFIDENZA DI ABRAMO

30 Apr

È usanza nei mercati settimanali anche se hanno sempre le stesse baracche con gli stessi mercanti contrattare sul prezzo. Praticamente poco più di un rito, un modo di socializzare,  perché si sa a priori che se un articolo c’è il cartello di venti euro tu lo porti via per quindici, come quei negozi, per esempio gli autoricambi, che alla cassa ti dicono, “Trentacinque euro, con lo sconto trenta” senza che tu lo chieda.

C’è un episodio nella vita di Abramo che sembra ricalcare queste scene, quando intercede con l’Eterno per la città di Sodoma, che l’Eterno aveva deciso di distruggere, come leggiamo più sopra nello stesso capitolo 18 di Genesi.

Quegli uomini partirono e andarono verso Sodoma, mentre Abramo stava ancora davanti al Signore. Abramo gli si avvicinò e gli disse: “Davvero sterminerai il giusto con l‘empio? Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? Lungi da te il far morire il giusto con l‘empio, così che il giusto sia trattato come l‘empio; lungi da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?”. Rispose il Signore: “Se a Sodoma troverò cinquanta giusti nell‘ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutta la città”. Abramo riprese e disse: “Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere… Forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la città?”. Rispose: “Non la distruggerò, se ve ne trovo quarantacinque”. Abramo riprese ancora a parlargli e disse: “Forse là se ne troveranno quaranta”. Rispose: “Non lo farò, per riguardo a quei quaranta”. Riprese: “Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta”. Rispose: “Non lo farò, se ve ne troverò trenta”. 31 Riprese: “Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse là se ne troveranno venti”. Rispose: “Non la distruggerò per riguardo a quei venti”. Riprese: “Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola; forse là se ne troveranno dieci”. Rispose: “Non la distruggerò per riguardo a quei dieci”. E il Signore, come ebbe finito di parlare con Abramo, se ne andò e Abramo ritornò alla sua abitazione”. (Genesi 18:22-31)

Questo colloquio non è però un mercanteggiare nel senso tecnico del termine, perché non si svolge tra pari e Abramo stesso riconosce la sua inferiorità “Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere…”, né un tirare l’Eterno per la giacca, per usare una metafora moderna.

Dimostra, invece tutta la libertà che Abramo sentiva di parlare con Dio, che non si era ancora manifestato come il Dio unico cosa che avrebbe iniziato a fare con Mosè però nel giusto timore che non è paura, “Non si adiri il mio Signore”.

Capacità che molti di noi hanno perso, pur sapendo di avere un rapporto con Dio molto migliore di quello goduto da Abramo, mediato non da un altro uomo ma da Gesù Cristo.

Riflettendo su questo episodio forse riscopriremo quella fede che, ci è stato detto, sposta le montagne.

DI MINESTRE E PRIMOGENITURE

1 Apr

Molti conoscono l’espressione “cedere qualcosa per un piatto di lenticchie” ma forse non tutti sanno che deriva dai tempi in cui la primogenitura era un valore, per l’eredità ma soprattutto, presso gli ebrei, per una benedizione particolare.

Ecco come andò.

I due bambini crebbero. Esaù divenne un esperto cacciatore, un uomo della steppa, e Giacobbe un uomo tranquillo che se ne stava nelle tende. Isacco amava Esaù, perché la cacciagione era di suo gusto. Rebecca invece amava Giacobbe. Or mentre Giacobbe faceva cuocere una minestra, Esaù sopraggiunse dai campi, tutto stanco. Esaù disse a Giacobbe: «Dammi per favore da mangiare un po’ di questa minestra rossa, perché sono stanco». Perciò fu chiamato Edom [tutti i nomi avevano un significato]. Giacobbe gli rispose: «Vendimi prima di tutto la tua primogenitura». Esaù disse: «Ecco, io sto morendo; a che mi serve la primogenitura?» Giacobbe disse: «Prima, giuramelo». Esaù glielo giurò e vendette la sua primogenitura a Giacobbe. Allora Giacobbe diede a Esaù del pane e della minestra di lenticchie. Egli mangiò e bevve; poi si alzò, e se ne andò. (Genesi 25:27-34).

Lo scrittore conclude la narrazione con un commento molto amaro,”Fu in questo modo che Esaù disprezzò la primogenitura”.

Ci sia da monito per quando sottovalutiamo, trascuriamo o addirittura nascondiamo i doni che il Signore ci ha dato e continua a darci anziché farli fruttare

NUMERI E DIRITTO D’AUTORE

5 Feb

Ventitré sono gli immaginari lettori a cui Giovannino Guareschi rivolgeva i suoi scritti, Ernest Hemingway, famoso per Addio alle armi (che poco ha a che fare con la prima guerra mondiale) Per chi suona la campana, e Il vecchio e il mare, ha scritto anche I quarantanove racconti, solo alcuni dei quali ha poi sviluppato in romanzi.

Numeri spaiati, senza alcun vero motivo men che meno mnemmonico.

I britannici fino a relativamente poco tempo fa suddividevano la sterlina in 1-20-12, provocando non poca confusione in noi abituati al sistema decimale e al più a quello sessagesimale per leggere le ore.

I numeri ebraici sono 1, 3, 7, 12, 40 e, come altri alfabeti erano indicati con le lettere. Il testo della Genesi e quindi di tutta la Bibbia comincia con “Bereshit”, che vuol dire “nel principio”” proprio per non usar l’Aleph corrispondente alla lettera greca alfa e alla nostra a, in segno si rispetto.

Il numero 7, che troviamo in Genesi come completamento della creazione e ha influenzato anche il nostro conteggio dei giorni della settimana (l’Italia, a differenza degli altri paesi, li conta dal lunedì alla domenica e non come dovrebbe essere dalla domenica al sabato). È usata nelle iperboli settanta e “settanta volte sette” che non vuol dire 490 ma “tanto”come il nostro mille in “grazie mille”.

12 i figli di Giuseppe e le tribù di Israele, poi gli apostoli. Niente a che vedere con il nostro calendario che originariamente aveva dieci mesi (tracce da settembre in poi),

40 gli anni dell’Esodo, i giorni del digiuno di Gesù nel deserto, il limite massimo delle punizioni corporali. Solitamente, come ci rammenta l’apostolo Paolo in 1a Corinzi 11:24, erano trentanove, per timore di sbagliare.

Poi c’è il 10, numero fuori standard nella mentalità ebraica, ma è quello dei comandamenti che troviamo in Esodo 20 o in Deuteronomio 5 e che dal greco chiamiamo anche “decalogo”, proprio come gli ebrei li chiamano “le dieci parole”.

Fuori standard perché dovevano essere ricordati e fatti propri, al di fuori dei numeri diciamo così normali.

Tornando al nostro Hemingway e ai suoi 49 racconti, le 50 sfumature che avrebbe tenuto banco sono arrivate molto dopo, cerchiamo di imitarlo e, quando diamo dei consigli, il più delle volte certo validi e qualificati, evitiamo espressioni come “I dieci comandamenti per/contro” o “il decalogo di…”., non per una questione di diritto d’autore, ma di rispetto.

Ci sono altri modi di affermare le proprie ragioni.

LO SPIRITO SOFFIA DOVE VUOLE

18 Dic

Molti in prossimità del Natale leggeranno o rileggeranno i racconti evangelici. Marco non cita la nascita di Gesù perché focalizza la sua narrazione sul servo dell’uomo di Isaia 53, e i servi non hanno genealogia. Matteo e Luca la trattano uno scrivendo agli ebrei e l’altro ai pagani, intrecciando i dati.

Giovanni, l’ultimo evangelista in ordine cronologico (90 – 100 d. C.), la riassume in pochi versi con il suo

“In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio” che richiama l’inizio della Genesi “In principio Dio creò…” e poi (versi 10 -14), ci informa che

Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l‘hanno accolto. A quanti però lhanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi (letteralmente “venne a porre la sua tenda tra di noi); e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità”.

Al capitolo 3 leggiamo il racconto dell’incontro notturno tra Gesù e Nicodemo, un dottore della legge, come tutto questo sia stato possibile, perché “lo Spirito soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito”

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. 17 Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. 18 Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio”.

Per questo è importante leggere il vangelo di Giovanni.

(La parola greca πνεῦμα vuol dir sia vento sia spirito).