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INCONTRI

3 Set

Nel sermone dal monte (Matteo 5) di fronte ad una folla Gesù ribaltò i valori della Legge precisando che non era venuto ad abolirla ma a dare ad essa quella spiritualità che va ben oltre la lettera. Era un ebreo e come tale frequentava il Tempio di Gerusalemme e le sinagoghe, prendendo la parola quando gliela offrivano o lo riteneva opportuno, come fece a Nazareth (Luca 4), cittadina  dove lo conoscevano tutti e per questo motivo non fu accettato  (“Nessun profeta è ben accetto a casa sua”).

Più che alle folle, però, egli si rivolgeva ai singoli, uno per uno, quei malati che era venuto a cercare, perché i sani non hanno bisogno del medico e coloro che ritenendosi tali non sanno che farsene.

Uno delle prime persone incontrate fu Nicodemo (Giovanni 3) uno dei capi dei giudei, che andò da lui di notte di nascosto per evitare un’eventuale brutta figura con i suoi pari. A fine colloquio Gesù in due parole gli riassunse tutta la rivelazione “Ciò è nato dalla carne è carne, bisogna che nasciate di Spirito”. “Il vento soffia dove vuole” gli disse anche “senti il suo suono ma non sai donde viene né dove va. Così è di chiunque è nato dallo Spirito”… lascia agire lo Spirito, Nicodemo, e dimentica il tuo essere maestro d’Israele che sotto sotto, vedi, ti ha procurato dei dubbi.

Maestro buono, che debbo fare per ereditare la vita eterna?”. Questo è il giovane ricco (Matteo 19), che con una captatio benevolentia, lo chiamò buono. Gesù, dopo avergli rammentato i comandamenti balisari gli disse “vendi ciò che hai e dallo ai poveri, poi vieni e seguimi”. Non perché la ricchezza è negativa in sé, ma perché essa per il giovane era l’ostacolo alla fede (“una cosa ti manca”). Sappiamo, infatti, che preferì tenersi strette le ricchezze.

Con la samaritana al pozzo (Giovanni 4) Gesù ruppe due tabù in un solo momento, parlando con straniera, ma sappiamo che egli non chiedeva il passaporto ai suoi interlocutori e, peggio ancora, parlando una donna, cosa che sorprese i suoi discepoli ma non lei. Dopo averle fatto notare il disordine nella sua vita (“hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non lo è”) le dissipò i dubbi sulla differenza tra samaritani e giudei, “i nostri padri… voi dite…”, il solito “noi contro voi”, dicendole che la divisione sarebbe terminata perché l’Eterno vuole adoratori in spirito e verità. La donna, sappiamo, corse a dirlo agli altri che vennero a verificare, perché la testimonianza di una donna non aveva valore.

Il centurione di Capernaum (Matteo 8), un altro straniero, che, credendo, disse a Gesù che bastava una parola anche a distanza. Gesù lo lodò per la sua fede superiore a quella di Israele.

La prostituta portatagli per la lapidazione. Non soffermiamoci solo al “chi è senza peccato scagli la prima pietra”, certo importante, ma consideriamo l’atto del perdono “va e non peccare più”. Tutti in Israele sapevano delle prostitute, e anche dove trovarle, così come tutti sapevano gli allevatori di maiali che esercitavano tale mestiere per venderli ai romani. Erano professioni tollerate per non far calare il PIL del paese, diremmo in termini moderni

Il nato cieco di Giovanni 9 è l’esempio della sincerità. Si domandavano perché fosse nato cieco. Di certo non per un suo peccato prenatale o perché avessero peccato i suoi genitori.  Quando però venne fermato e con insistenza interrogato  su chi l’avesse guarito, chiamando in causa anche i genitori, che si smarcarono, fino a portarlo davanti ai farisei ai quali egli rispose “Se sia un peccatore non lo so, so solo che prima non ci vedevo e ora ci vedo”, dando lode al Signore.

La peccatrice che gli lavò i piedi con l’olio di nardo misto alle sue lacrime (Marco 14). Quando si toccano i danari son sempre guai, allora come oggi, e ci fu chi lamentò lo spreco di un bene che si sarebbe potuto vendere e il ricavato darlo ai poveri. Gesù rispose, “I poveri li avete sempre con voi, lei ha scelto la cosa migliore”, aggiungendo, cosa di non poco conto “In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto”.

E si potrebbe continuare, con Maria Maddalena, lo storpio cui disse “Prendi la tua branda e cammina” l’emoroissa,che fu lodata per la sua umiltà, Natanaele che credette in Gesù sulla parola “Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!”, e ancora, in un elenco simile a quello delle persone di fede dell’Antico Testamento citate in Ebrei 11 fino a Pietro che, dopo essere stato perdonato, appena vide Giovanni chiese a Gesù: “Signore, che cosa sarà di lui?”. Gesù gli rispose: “Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi”. (Giovanni 21:21-22).

Questo per dire che la fede, seppur condivisa, è sempre una decisione e un conseguente stile di vita personali, e anche ciascuno dei cinquemila del sermone dal monte citato in apertura si interrogarono e personalmente decisero di credere in lui.

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TU

13 Ago

Il profeta Giona fu mandato dall’Eterno a richiamare a ravvedimento la città di Ninive. Tralasciando per un attimo la giusta enfasi sul suo comportamento che lo portò a salpare per Tarsìs perché non riteneva giusta la decisione dell’Eterno, è molto importante la reazione dei niniviti.

“Fu rivolta a Giona una seconda volta questa parola del Signore: “Alzati, và a Ninive la grande città e annunzia loro quanto ti dirò”. Giona si alzò e andò a Ninive secondo la parola del Signore. Ninive era una città molto grande, di tre giornate di cammino. Giona cominciò a percorrere la città, per un giorno di cammino e predicava: “Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta”. I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, dal più grande al più piccolo. Giunta la notizia fino al re di Ninive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere.  Poi fu proclamato in Ninive questo decreto, per ordine del re e dei suoi grandi: “Uomini e animali, grandi e piccoli, non gustino nulla, non pascolino, non bevano acqua. Uomini e bestie si coprano di sacco e si invochi Dio con tutte le forze; ognuno si converta dalla sua condotta malvagia e dalla violenza che è nelle sue mani. Chi sa che Dio non cambi, si impietosisca, deponga il suo ardente sdegno sì che noi non moriamo?”. Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si impietosì riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece”. (Giona 3:1-10, enfasi mia).

È importante notare come la conversione fu un atto collettivo ma allo stesso tempo personale, perché non imposto, dei membri della città seguito e non preceduto dalla decisione del re, che, avutane notizia, proclamò il lutto cittadino forse per adeguarsi e far passare per sua la decisione.

Allo stesso modo i dieci comandamenti sono rivolti, prima che al popolo di Israele, alle singole persone,

“Dio allora pronunciò tutte queste parole: Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d`Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dei di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandi. Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano. Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro.  Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio. Non uccidere.  Non commettere adulterio. Non rubare.  Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo. Non desiderare la casa del tuo prossimo. Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo”.

Non dice “non vi farete” ma “non ti farai”, e questo va notato perché l’Esodo, come il resto dell’Antico Testamento è un patto tra l’Eterno e un popolo, prima che con la singola persona.

Ma in questo caso, prima di quando Gesù avrebbe rivalutato alcuni dei comandamenti nel sermone dal monte, c’è già un chiaro accenno alla responsabilità personale del singolo nei confronti dell’Eterno.

Del singolo, molto prima che qualcuno inventasse le chiese per come le conosciamo oggi.

I BUONI CONSIGLI

30 Lug

Si sa che la gente dà buoni consigli

sentendosi come Gesù nel Tempio

si sa che la gente dà buoni consigli

se non può dare cattivo esempio.

Così una vecchia mai stata moglie

senza mai figli, senza più voglie

si prese la briga e di certo il gusto

di dare a tutte il consiglio giusto”.

Questa è l’invettiva di Fabrizio De André, credente a modo suo, contro i consigli non richiesti in Boccadirosa. Sul fatto che questa  sia stata una prostituta vedremo più in là.

In questo mondo di libere opinioni sono sorti opinionisti di ogni sorta, sia tra gli influencer nei Social Media sia nelle televisioni e nella carta stampata, amplificando il vecchio concetto di “l’han detto in tivù”. Di fronte a un un twitt, un post ma anche un articolo dovrebbe esserci una persona che analizzi la notizia, ma che spesso la subisce acriticamente.

Molti opinionisti sono diventati, o almeno ne sono convinti, dei tuttologhi, che spaziano dai vari masterchef alla mafia alle questioni biotetiche senza averne alcuna competenza. Un po’ come quando domandano il parere su un tema di attualità ad un attore solo perché casualmente ha interpretato un ruolo in un film sull’argomento.

Quindi, come le cagnette cui Boccadirosa aveva sottratto l’osso molti, troppi, ma fortunatamente non tutti si sentono in dovere ma anche in diritto di intervenire, esprimere un’opinione ma anche dare consigli su un argomento di cui se va bene hanno letto qualcosa.

Un consiglio va dato solo su richiesta, altrimenti è un’intrusione nella vita di un’altra persona, mancandole di quel rispetto che è alla base delle relazioni con l’altra o l’altro.

Quanto a Boccadirosa e il suo mestiere, sia l’Antico sia il Nuovo Testamento condannano la prostituzione, ma la donna che gli uomini volevano lapidare fu congedata da Gesù con un amorevole “Neanch’io ti condanno, va e non peccare più” (Giovanni 8), e ai sacerdoti e agli anziani del popolo che lo interrogavano per provocarlo risposeIn verità vi dico: “I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. E` venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli”” (Matteo 21:31-32).

Monito per coloro che hanno sempre una pietra o un giudizio pronti in tasca, invece di contare fino a dieci e se è il caso tacere.

ESPRESSIONI DI RINGRAZIAMENTO

9 Lug

Questo, in sintesi, è l’ultimo atto della fuga degli Israeliani dall’Egitto:

Le acque tornarono e coprirono i carri, i cavalieri, tutto l’esercito di Faraone ch’erano entrati nel mare dietro agli Israeliti; e non ne scampò neppur uno. Ma i figliuoli d’Israele camminarono sull’asciutto in mezzo al mare, e le acque formavano come un muro alla loro destra e alla loro sinistra. Così, in quel giorno l’Eterno salvò Israele dalle mani degli Egiziani, e Israele vide sul lido del mare gli Egiziani morti. E Israele vide la gran potenza che l’Eterno aveva spiegata contro gli Egiziani; onde il popolo temette l’Eterno, e credette nell’Eterno e in Mosè suo servo.

Allora Mosè e i figliuoli d’Israele cantarono questo cantico all’Eterno, e dissero così: “Io canterò all’Eterno perché si è sommamente esaltato; ha precipitato in mare cavallo e cavaliere.

L’Eterno è la mia forza e l’oggetto del mio cantico; egli è stato la mia salvezza. Questo è il mio Dio, io lo glorificherò; è l’Iddio di mio padre, io lo esalterò

Questo cantarono gli Israeliti perché i cavalli di Faraone coi suoi carri e i suoi cavalieri erano entrati nel mare, e l’Eterno aveva fatto ritornar su loro le acque del mare, ma i figliuoli d’Israele aveano camminato in mezzo al mare, sull’asciutto.

E Maria, la profetessa, sorella d’Aronne, prese in mano il timpano, e tutte le donne uscirono dietro a lei con de’ timpani, danzando.

E Maria rispondeva ai figliuoli d’Israele: “Cantate all’Eterno, perché si è sommamente esaltato; ha precipitato in mare cavallo e cavaliere”. (Esodo, capitoli 14 e 15)

E Maria, la profetessa, sorella d’Aronne, prese in mano il timpano, e tutte le donne uscirono dietro a lei con de’ timpani, danzando.

Lezione: Ci sono modi diversi di ringraziare il Signore e di esprimere la gioia, Maria e le altre donne scelsero la danza.

FEDE E RELIGIONE

2 Lug

Fede e religione non sono sinonimi.

1 La fede è certezza delle cose che si sperano, di conoscere già le cose che non si vedono.
2 A causa di questa fede la Bibbia dà una buona testimonianza ad alcuni uomini del passato.
3 Perché abbiamo fede in Dio, noi comprendiamo che l’universo è stato creato dalla sua parola; così che le cose visibili non sono state fatte a partire da altre cose visibili.
4 Per fede, Abele offrì a Dio un sacrificio migliore di quello di Caino. A causa di questa fede Dio lo dichiarò uomo giusto e accettò i suoi doni. Per la sua fede, benché sia morto, Abele parla ancora.
5 Per fede, Enoc fu preso da Dio senza aver conosciuto la morte; come dice la Bibbia: nessuno lo trovò più, perché Dio lo portò via con sé. Prima di dire che fu portato via, la Bibbia dice che Enoc era vissuto come piace a Dio.
6 Ma nessuno può essere gradito a Dio se non ha la fede. Infatti chi si avvicina a Dio deve credere che Dio esiste e ricompensa quelli che lo cercano.
7 Per fede, Noè ascoltò gli avvertimenti di Dio a proposito di ciò che doveva accadere e che ancora non si vedeva. Fu ubbidiente e costruì l’arca nella quale si salvarono lui e la sua famiglia. Con la sua fede egli condannò il mondo, e per la sua fede Dio lo giudicò uomo giusto.
8 Per fede, Abramo ubbidì quando fu chiamato da Dio: e partì senza sapere dove andava, verso un paese che Dio gli avrebbe dato.
9 Ancora per fede, egli visse come uno straniero nel paese che Dio gli aveva promesso. Abitò sotto le tende, insieme a Isacco e Giacobbe, che pure avevano ricevuto la stessa promessa.
10 Infatti egli aspettava una città con solide fondamenta, quella città che solo Dio progetta e costruisce.
11 Per fede, Abramo diventò capace di essere padre, anche se ormai era troppo vecchio e sua moglie Sara non poteva avere figli. Ma egli fu sicuro che Dio avrebbe mantenuto la sua promessa.
12 Così, a partire da un solo uomo, che per di più era già come morto, nacque una moltitudine di gente: numerosa come le stelle del cielo, come gli infiniti granelli di sabbia lungo la riva del mare.
13 Nella fede morirono tutti questi uomini, senza ricevere i beni che Dio aveva promesso: li avevano visti e salutati solo da lontano. Essi hanno dichiarato di essere su questa terra come stranieri, in esilio.
14 Chi parla così dimostra di essere alla ricerca di una patria:
15 se avessero pensato a quel paese dal quale erano venuti, avrebbero avuto la possibilità di tornarvi;
16 essi invece desideravano una patria migliore, quella del cielo. E’ per questo che Dio non si vergogna di essere chiamato il loro Dio. Infatti egli ha preparato per loro una città.
17 Per fede, quando Dio lo mise alla prova, Abramo offrì a Dio, come un sacrificio, il figlio Isacco. Proprio lui che aveva ricevuto la promessa di Dio, offrì fiduciosamente il suo unico figlio.
18 Eppure Dio gli aveva detto: Per mezzo di Isacco tu avrai discendenti che porteranno il tuo nome.
19 Ma Abramo pensava che Dio è capace anche di far risuscitare i morti. Perciò Dio gli restituì il figlio e questo fatto ha il valore di un simbolo.
20 Per fede, Isacco diede ai suoi figli Giacobbe ed Esaù una benedizione che riguardava cose future.
21 Per fede, Giacobbe, poco prima di morire, benedisse i figli di Giuseppe; poi si appoggiò alla cima del suo bastone e adorò Dio.
22 Per fede, Giuseppe, alla fine della sua vita, disse che un giorno gli Ebrei sarebbero usciti dall’Egitto, e stabilì che cosa dovevano fare delle sue ossa.
23 Per fede, i genitori di Mosè, dopo la nascita, lo tennero nascosto tre mesi. Avevano visto che il bambino era molto bello, e non ebbero paura di disubbidire agli ordini del re.
24 Per fede, Mosè, quando fu adulto, non volle essere considerato figlio della figlia del re egiziano.
25 Egli preferì essere maltrattato insieme con il popolo di Dio, piuttosto che vivere bene per poco tempo, ma nel peccato.
26 Pensava che essere disprezzato come il Messia era una cosa più preziosa dei tesori degli Egiziani: infatti egli guardava sempre verso la ricompensa futura.
27 Per fede, Mosè partì dall’Egitto, senza aver paura dell’ira del re. Rimase fermo nella sua decisione, come se vedesse il Dio invisibile.
28 Per fede, egli celebrò la prima Pasqua e ordinò di mettere sangue sulle porte delle case, perché l’angelo sterminatore non uccidesse i figli primogeniti degli Ebrei.
29 Per fede, gli Ebrei attraversarono il mar Rosso come se fosse terra asciutta. Anche gli Egiziani tentarono di fare la stessa cosa, ma furono travolti dall’acqua.
30 Per fede, gli Ebrei girarono attorno alle mura di Gèrico, e alla fine esse crollarono.
31 Per fede, Raab, la prostituta, non morì con quelli che avevano disubbidito a Dio; perché aveva accolto con benevolenza gli esploratori mandati dagli Ebrei.
32 E che dirò ancora? Mi mancherebbe il tempo se volessi parlare di Gedeone, di Barak, di Sansone, di Iefte, di Davide, di Samuele e dei profeti.
33 Con la fede essi conquistarono paesi, praticarono la giustizia, ottennero ciò che Dio aveva loro promesso. Chiusero le fauci dei leoni,
34 riuscirono a spegnere fuochi violenti, evitarono di essere uccisi con la spada. Essi erano deboli e diventarono forti, furono potenti in battaglia e cacciarono indietro invasori stranieri.
35 Per fede, alcune donne riebbero i loro morti risuscitati. Altri furono torturati fino alla morte: ma rifiutarono di essere liberati, perché volevano arrivare a una vita migliore, dopo la risurrezione.
36 Altri ancora subirono offese e frustate, furono legati con catene e messi in prigione.
37 Furono massacrati a colpi di pietre, tagliati in due o uccisi con la spada. Oppure andavano in giro vestiti con pelle di pecora o di capra, poveri, perseguitati e maltrattati.
38 Il mondo non era degno di questi uomini! Essi andavano qua e là, nei deserti e sui monti; vivevano nelle caverne e nelle grotte della terra.
39 Tutti questi uomini, Dio li ha approvati a causa della loro fede. Eppure essi non hanno raggiunto ciò che Dio aveva promesso.
40 Infatti Dio aveva previsto per noi una realtà ancora migliore, e non ha voluto che essi giungessero alla meta senza di noi. (Lettera agli Ebrei, capitolo 11).

La religione invece è questo.

RAPPRESAGLIA

28 Giu

Ho segnalato l’intercessione di Abramo contro la distruzione di Sodoma e Gomorra come esempio di un abile mercanteggiare, tirare sul prezzo, tipico dei mercati in Medio Oriente ma anche del nostro Sud, tanto da considerarlo un fatto di costume, ma ancor più della confidenza di Abramo con l’Eterno. “Se ne trovi 50, se ne trovi 40 e via via fino a 10”.

Questo episodio si trova nel libro della Genesi, che gli ebrei chiamano secondo il loro uso di chiamare i libri biblici con i loro incipit “Nel principio”, al capitolo 18.

B’Tselem – The Israeli Information Center for Human Rights in the Occupied Territories riporta la notizia di una rappresaglia da parte di Israele contro una città di 10.000 abitanti.

Fenomeno di guerra, assieme alla decimazione e agli abusi sulle donne, sempre esistito. Episodi simili ci sono stati in Italia durante la seconda guerra mondiale durante l’occupazione tedesca in Italia.

Israele moderno è a tutti gli effetti una nazione laica, ciononostante non dovrebbe dimenticare le sue radici, nelle quali si di che che colui che pecca è quello che morrà e l’intercessione rammentata in apertura. Quale colpa hanno gli altri abitanti della città?

Qualcosa, evidentemente, è cambiato.

CINQUE DONNE

18 Giu

Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abrahamo”. Così comincia la storia di Gesù secondo Matteo, che inizia da Abramo, capostipite degli ebrei. Una genealogia incompleta e simbolica, divisa in tre gruppi di quattordici persone.

In tutta questa lista di nomi di uomini – sono loro quelli che contano! – sono nominate cinque donne, Tamàr, Racàb, Ruth, la “vedova di Uria” e Maria di Nazareth. Donne sicuramente diverse tra di loro, per epoca e per destino, ma che lasciano un segno nella storia di Israele.

Sappiamo che quella biblica non è una storia solo di gente per bene. Pensiamo alla facilità con cui Esaù cedette la primogenitura, il racconto del fatto si conclude con la considerazione “Tanto poco stimò Esaù la primogenitura”, o l’inganno con cui Giacobbe estorse la benedizione dal padre Isacco.

La prima donna, Tamar, era la moglie che Giuda, fratello di quel Giuseppe venduto per invidia a una carovana di egiziani, aveva preso per il primogenito Er, come leggiamo in Genesi 38. Dopo la morte di due dei tre figli, Giuda allontanò Tamar, che avrebbe avuto il diritto di sposare il più giovane in base alla legge del levirato, invitandola a tornare a casa di suo padre come vedova, per paura che anche anche il terzo figlio morisse. Che le donne portino sfortuna?!

Tamar, per rivendicare il suo diritto, un giorno in cui Giuda salì dalle sue parti, si finse prostituta per passare una notte con lui nel tentativo, riuscito, di rimanere incinta di lui. Giuda fece una pessima figura, ma da quell’incontro nacquero due gemelli, il primo dei quali fu chiamato Perez, che ritroviamo in Matteo 1 con il nome di Farez.

La seconda donna della genealogia è Racab. Di lei leggiamo, in Giosuè 2, che nascose gli esploratori mandati a Gerico da Giosuè. Potremmo avere molto da dire su questo tradimento verso il re di Gerico, che lei compì per mettere in salvo la sua famiglia, ma la Scrittura ci dice che lo fece perché aveva riconosciuto la sovranità del Signore.

Di Ruth potremmo anche non parlare, tanto è famosa la sua promessa, “Ma Ruth replicò: “Non insistere con me che ti abbandoni e torni indietro senza di te, perché dove andrai tu, andrò anch’io, e dove ti fermerai, mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio. Dove morirai tu, morirò anch’io e lì sarò sepolta. Il Signore mi faccia questo male e altro ancora, se altra cosa, che non sia la morte, mi separerà da te”. Questa promessa spesso è usata nei matrimoni, in realtà è fatta, cosa non da poco, da una nuora a una suocera!

Tornate assieme al paese di Bet Lehem – che conosciamo meglio con il nome di Betlemme – Ruth comincia a lavorare come spigolatrice per Booz, un coltivatore del posto che scopriremo essere suo parente alla lontana. Questi la prende in ben volere perché ha udito parlare della sua fedeltà alla suocera, e finisce con lo sposarla.

È interessante notare che una storia da “cronaca rosa” come questa è stata inserita nel canone ebraico, così come è stato inserito il Cantico dei Cantici, che, prima di un’eventuale lettura in chiave spirituale, è una bella storia d’amore di insegnamento ai giovani.

Alla nascita del figlio di Booz e Ruth, le donne dissero a Noemi: “Benedetto il Signore, il quale oggi non ti ha fatto mancare uno che esercitasse il diritto di riscatto. Il suo nome sarà ricordato in Israele! Egli sarà il tuo consolatore e il sostegno della tua vecchiaia, perché lo ha partorito tua nuora, che ti ama e che vale per te più di sette figli”. Noemi prese il bambino, se lo pose in grembo e gli fece da nutrice. Le vicine gli cercavano un nome e dicevano: “È nato un figlio a Noemi!”. E lo chiamarono Obed. Egli fu il padre di Iesse, padre di Davide.

La storia di Betsabea, che Matteo non chiama per nome, ma ricorda come “moglie di Uria”, è una storia triste fatta di meschinità e di abuso di potere, degna più degli imperatori romani (Svetonio, Vita dei cesari) che di un re di Israele.

Il re Davide, quello che da giovane fu scelto per la successione a Saul e che con un colpo netto di fionda uccise il gigante Golia, quello che ci ha lasciato gran parte dei centocinquanta salmi, fu artefice di un omicidio per riparare all’avventura di una notte, provocando la morte del marito di lei. 

Più avanti, messo di fronte all’evidenza del suo peccato dal profeta Nathan, se ne pentì, non però senza conseguenze.

L’ultima donna in ordine di tempo è Maria di Nazareth, di cui gli evangelici, per reazione a chi ne parla troppo, parlano poco.

Di lei sappiamo che era una tra le tante ragazze di Israele che speravano di dare alla luce il messia che doveva venire, per questo l’angelo Gabriele la chiama “favorita dalla grazia” e lei dice di se stessa “tutte le generazioni mi chiameranno beata”.  Tanto per chiarirci le idee gli ebrei di quel momento non avevano del messia l’idea che ci ha proposto Gesù, ma piuttosto una guida che li avesse liberati definitivamente dai Romani.

I vangeli di questa donna dicono poco. Dopo gli avvenimenti della nascita, ricordati da Matteo e da Luca, la incontriamo a Gerusalemme quando Gesù a dodici anni si mette a discutere con i dottori, alle nozze di Canan, un paio di volte assieme agli altri suoi figli a cercare Gesù, in ultimo sotto la croce e nel cenacolo alla discesa dello Spirito Santo. Di più non dice neanche l’apostolo Giovanni, cui era stata affidata se non materialmente almeno spiritualmente da Gesù sulla croce e che ha scritto il suo vangelo negli anni novanta. Sarà dichiarata assunta in cielo appena nel 1951.

Ma quello che più ci interessa di lei è il suo sì incondizionato, che non va sottovalutato. Se da una parte è un sì di meraviglia e di gioia per essere stata scelta tra tutte le giovani donne d’Israele per dare alla luce il Messia, è anche un sì di completa disponibilità, “ecco la serva del Signore, si faccia di me come hai detto tu”.

Un sì che, dopo la dipartita dell’angelo, sul momento forse le sarà pesato per le conseguenze alle quali si esponeva. Maria era già fidanzata con Giuseppe, e il fidanzamento era un contratto prematrimoniale vincolante. Avrebbe dovuto chiedere il permesso a lui, non rispondere di getto. Tutte cose secondarie rispetto all’annuncio dell’angelo, ma che la mettevano fuori dalla norma.

Il comportamento di due di queste cinque donne non è proprio esemplare, Tamàr si spaccia per prostituta, Betsabea si concede a Davide tradendo il marito. Maria, come abbiamo appena visto, contravviene ad altre regole sociali. Quattro su cinque, inoltre, sono straniere.

L’insegnamento che possiamo ricavarne è che le norme quando ci sono vanno osservate, però con le dovute eccezioni.