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ESSENZIALE

2 Nov

ESSENZIALE

L’essenziale è invisibile agli occhi, ricorda la volpe al Piccolo Principe.

Di quanta roba inutile – “roba” nel senso verghiano nei Malavoglia – ci circondiamo? Inutile – inutile, nel senso che potremmo tranquillamente farne a meno o che, come troppo spesso succede, abbiamo comperato e non sappiamo più di avere a casa.

Ognuno faccia la propria lista, che non deve necessariamente di privazioni. Gesù, a chi obiettava che l’olio con cui la peccatrice gli ungeva i piedi asciugandoli con i capelli si sarebbe potuto vendere e il ricavato darlo ai poveri, rispose “Lasciatela fare, i poveri li avrete sempre con voi”. Frugalità non è sinonimo di povertà.

Scrive Luis Sepúlveda in Il potere dei sogni che ha fatto spazio nella sua biblioteca perché non ha senso tenere i libri di facile reperibilità.

Un buon esercizio è pensare a come riempiremmo la valigia per un volo low cost, dove si sa che le compagnie si rifanno sul peso dei bagagli. “Questo sì, questo no, questo non so, questo mi è proprio indispensabile, questo costa poco e lo ricompro all’arrivo”.

Finiremo col fare spazio a casa, o sugli scaffali della libreria, ma soprattutto nel nostro stile di vita educandoci ad un acquisto e ad un consumo più consapevoli che di questi tempi – a prescindere dalle possibilità economiche di ciascuno – non è da poco.

L’esempio attuale è la sostituzione della bottiglietta di plastica con la borraccia. Ci sono certo occasioni in cui non è possibile, anche se prima o poi diventerà un accessorio accettato come lo Smarty,  così come non è opportuno presentarsi ad un incontro con la borsa della spesa, ma nella maggior parte delle volte si può fare.

SBURTÀR RADICIO

16 Ott

Stamani, mentre ero in fila dalla nostra erbivendola di fiducia a comperare del radicchio, mi è sovvenuta l’espressione dialettale “sburtar radicio”, letteralmente “spingere radicchio”. Espressione scherzosa per indicare qualcuno che è morto: Te ga visto Mario? No, xè più de un mese che el xè a sburtar radicio” (“Hai visto Mario?” ”No, è morto da più di un mese “), perché notoriamente il radicchio esce da sottoterra e viene su.

Più che espressione scherzosa è un modo come un altro per parlare del tabù della morte.

Scrivo questa nota prima del 2 novembre. 🙂

DIO L’HA CREATA IMMORTALE

26 Set

Questo è un brano di fantasia, come tutti gli scritti che non appartengono alla saggistica, tratto dal romanzo L’avventura di un povero cristiano di Ignazio Silone che prende spunto dalla realtà.

L’autore immagina il dialogo tra Celestino V, il papa che come sappiamo si dimise e il suo successore Bonifacio VIII. Parlano dell’importanza delle Istituzioni  che Pier Celestino giudica transitorie e funzionali alla vita della persona umana. Come nella canzone “Dona anche tu” in Mary Poppins, egli addita una vecchietta socialmente inutile ma la vita della quale Gesù nel vangelo di Matteo disse valere più dei due passeri che si vendono per un soldo, perché Dio l’ha creata immortale.

Pensiamoci, quando siamo tentati di giudicare il prossimo.

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FINE DI UN’EPOCA

13 Apr

Tonino

All’universo mondo questo annuncio non dice niente, perché non stiamo parlando del Caffè Pedrocchi di Padova o del Caffè degli Specchi di Trieste con la sua splendida piazza dell’Unità d’Italia, ma la cessazione dell’attività del “Bar La Villa” (il bar dei giardinetti per capirci o meglio, proprio “da Tonino”), lascia un vuoto nelle abitudini, a cominciare dai bambini con il loro vai e vieni dalle altalene e gli scivoli chi per una caramella, chi per un bicchiere d’acqua o un pacchetto di patatine, ai passanti che entravano a leggere il giornale qualche volta a sbafo, fino ai vecchietti, che in un paese agricolo vestito da città si incontrano per discutere ogni giorno delle stesse cose: la previdenza, le semine, gli innesti e le potature, la siccità, che pronunciano sìccita, la morte di Vituccio o Nunziatina, che hanno appena letto sui manifesti mortuari, che erano ancora giovani, e che tutti pensavano essere in salute.

Costruiranno, si dice, un bar più moderno, e nell’attesa c’è chi migrerà verso un altro luogo e quanti, come i vecchi di Claudio Baglioni si siederanno sulle panchine, nei giorni di sereno, aspettando un amico che forse non si presenterà e nel dubbio si alzeranno e andranno a dare un’occhiata agli annunci pensando: “eppure l’ho visto ieri”.

Di sicuro, dopo cinquant’anni, non passerà più Tonino.

MEMORIE DI AZZURRO

8 Mar

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L’altra sera a cena con amici ci siamo trovati a parlare delle vacanze estive dai nonni.

Quelle descritte da Celentano in Azzurro, che io passavo spesso da mia nonna, con l’obbligo formale del riposino pomeridiano. Formale perché, per quell’accordo non scritto che si può stipulare con i nonni che sono più permissivi dei genitori ogni tanto, novello Tom Sawyer, lo trasgredivo saltando dalla finestra al pian terreno della villetta e via per i fatti miei!

Anche quel giorno che, cammina cammina sul lato sinistro della strada come mi avevano insegnato a scuola, percorsi cinque chilometri fino ad arrivare al paese vicino dove abitava uno zio mugnaio che aveva un mulino ad acqua, non proprio bianco come quello dei famosi biscotti e merendine, ma che mi affascinava ugualmente (forse già all’epoca mi stavo appassionando al tempo e il roteare della ruota mi ricordava un orologio). Interrogatomi sul cosa facessi lì e se mia nonna ne fosse al corrente, mio zio mi pagò il biglietto per il primo autobus di ritorno. Mia nonna non lo venne a sapere perché non aveva il telefono, neanche quello nero a muro con il disco.

Una signora più giovane  mi raccontò in altra occasione di come veniva mandata dai suoi nonni in Sardegna e di come era coccolata dalla nonna che ogni giorno ne trovava una nuova per farla mangiare, preparandole se necessario le tagliatelle a merenda. Suo nonno era un pastore, un pastore sardo di quelli che avevo visto sui libri delle elementari. Incuriosito, le chiesi se parlassero in dialetto o in italiano. Mi rispose che sì, qualche parola in dialetto usciva, ma parlavano in italiano perché a suo modo suo nonno era una persona colta. Quando recava il gregge al pascolo portava con sé un libro di un autore italiano, D’Annunzio, Manzoni o Verga, assieme a un piccolo dizionario nel quale cercava le parole che non conosceva e che annotava nei suoi marginalia.

Rimasi stupito e lei, a sua volta mi disse di esserlo stata quando, da adulta, vide il film tratto dal romanzo Padre Padrone di Gavino Ledda, che certo non corrispondeva all’immagine del pastore sardo da lei avuta da piccola.

Questo per dire che ci sono luoghi comuni e stereotipi che non sempre corrispondono alla realtà e che, pur traendo spunto da uno o più fatti veri,  non debbono essere presi per buoni ma verificati, e non rappresentano tutta una categoria di persone.

Come quella, fraintesa da molti, “contadino, scarpe grosse e cervello fino”. Scarpe grosse sicuramente, perché altrimenti affondano nel terreno bagnato, ma cervello fino non si riferisce ad una persona che senza intelletto ma piuttosto che sa ragionare, forse non sempre come i libri di scuola ma, si sa, i libri sono la forma scritta in bella copia della pratica.

STORIE DI MARE

27 Feb

Se solo mettessimo in pratica le cose di cui siamo convinti in teoria, metà del lavoro sarebbe fatto, perché leggere e studiare serve a capire, alzarsi ed agire, cominciando dalle famose piccole cose di ogni giorno, serve a dimostrare di aver capito.

“SÍ, MA GLI ALTRI GIORNI NO!”

19 Feb

Il merito di Charles S. Schulz, il “papà” dei Peanuts, è di aver messo i discorsi, le gioie e le tensioni degli adulti in bocca ai bambini con la stessa finzione scenica di molti racconti per ragazzi che in realtà sono rivolti agli adulti e, ogni tanto, aver affrontato quei temi seri che molte persone preferiscono rimandare o non vedere. Come in questa vignetta di uno dei tanti “dialoghi” tra Charlie Brown e Snoopy.

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Il tema della morte è spesso evitato anche dai credenti, eppure essa non è in contrapposizione alla vita ma alla nascita. È un passaggio della vita che, fino al ritorno del Signore tutti affronteremo.

Un giorno ci toccherà morire”, dice pensieroso Charlie Brown. La replica di Snoopy “Certo, però gli altri giorni no”, racchiude in modo semplice la certezza del credente che si basa sulla promessa di Gesù “Chi crede in me anche se muoia vivrà” (Giovanni 11:25). Passiamo sì attraverso la morte fisica, ma per cominciare a vivere in un altro stato, quello spirituale che oggi possiamo solo immaginare e sul quale molti hanno fatto inutili speculazioni, un po’ come voler spiegare ad un bambino la sfericità della terra.

C’è solo una morte che dobbiamo temere, quella che nel Cantico di frate Sole Francesco d’Assisi chiama “morte seconda”, distinguendola da quella corporale che chiama sorella.

Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no ‘l farrà male”.