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L’IMPROVVISA FRETTA SUL FINE VITA

17 Nov

Questo, così come appare sull’Osservatore Romano, e non altri è il messaggio che Bergoglio ha mandato a Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita e a tutti i partecipanti al Meeting Regionale Europeo della World Medical Association sulle questioni del cosiddetto “fine-vita”, organizzato presso l’Aula Vecchia del Sinodo in Vaticano il 16 e 17 novembre 2017.

Rattrista notare come alcuni politici, giornali e opinionisti lo hanno strumentalizzato con dei virgolettati che tali non sono o stravolgendo le parole, ma anche da cittadino di uno stato laico leggere di politici che cavalcano l’onda dicendo che c’è fretta di approvare la legge dopo anni di letargo in Parlamento, solo perché si è espresso il massimo esponente di una chiesa.

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CAMBIARE FA BENE

30 Ago

C’era una volta… un re, diranno i miei piccoli lettori.

No, cari bambini, c’era una volta un pezzo di legno”.

Questo è l’incipit di Pinocchio (tagliato dalla Walt Disney, ma questa è un’altra storia), che molti conoscono.

Cosi come quasi tutti, pur non conoscendo Shakespeare e tanto meno la tragedia del principe di Danimarca, hanno prima o poi avuto un dubbio amletico e hanno detto forse la famosa frase “Essere o non essere, questo è il problema”.

Agostino Lombardo, nella sua traduzione dell’opera, ce la propone in altro modo

Amleto

che, senza entrare in analisi linguistiche o delle tecniche di traduzione, sicuramente è innovativo per gli italiani.

Fernando Savater, filosofo spagnolo, nel saggio Etica per un figlio ci evidenzia l’impossibilità della vita se dovessimo pensare e prendere una decisione su tutto ma proprio tutto ciò che facciamo, come mettere il piede destro davanti al sinistro e in sequenza il sinistro davanti al destro per camminare. Ci abbiamo pensato a lungo e abbiamo imparato come si fa da piccoli quando con nostro stupore ci siamo trovati a camminare in posizione eretta e, fatta!, non ci pensiamo più.

Ci sono altre cose, però, che facciamo per abitudine e che gli psicologi affermano che è utile cambiare, come variare il percorso abituale casa-lavoro-casa, per non cadere nelle fossilizzazioni che giustificano, alla lunga, il “si è sempre fatto così” e mortificano l’inventiva.

Rompere gli schemi restando nel buon gusto e nella legalità è un buon esercizio personale, non di ostentazione, come capitò a quel docente che, in cerca di originalità disse “Dal mio angolo di guardatura” e che, dopo un attimo di perplessità da parte dei discenti, ricevette in cambio una fragorosa risata.

SOGNARE COSTA

28 Ago

Oggi è l’anniversario di “I have a dream”, il tanto celebre quanto inascoltato discorso sulla convivenza e sulla parità di Martin Luther King tornato di attualità, se mai non lo è stato, dopo i fatti di Charlottesville. A nulla è valso agli Stati Uniti aver avuto per otto anni una persona di colore come presidente. Lo stesso presidente di tutti che non si è speso particolarmente per le persone di colore, ma che ha invitato a leggere il romanzo di Harper Lee Il buio oltre la siepe, uno dei più celebri manifesti contro il razzismo.

Discorso al quale Rai3 ha dedicato una puntata del proramma “Grandi discorsi della storia”.

Disprezzo per il diverso che non serve andare negli Stati Uniti per trovarlo, che non si esprime solo verso la persona di colore, ma anche contro quella di un’altra etnia, di un’altra fede politica o religiosa, chi conduce una vita sessuale diversa dai presunti standard, il disabile, la donna, il meridionale. Dimensioni nostrane di razzismo quotidiano che nel 2017 speravamo lontane.

Sognare costa, non solo per le delusioni del primo amore delle (e degli) adolescenti, o per le questioni di principio e la conservazione dei diritti acquisiti giorno dopo giorno sempre più erosi a piccole dosi.

Costa lottare per gli ideali in cui si crede, con fermezza e costanza, spesso contro corrente come salmoni che risalgono i fiumi contro ogni apparente logica.

Costa perché, così come non “si nasce imparati” nella società di oggi, salvo gli affetti, niente ci è dato gratis.

ANZIANI

27 Ago

Vecchie sono le cose, le persone sono anziane. Siamo vecchi per i bambini, come quando, ospite di amici, la loro figlia di dieci anni vide un divo in televisione e commentò, “Quarant’anni, ma come li porta bene!”. Io e suo padre ci scambiammo un’occhiata come a dire, “Perché, noi?”.

Portare i capelli o la barba bianchi era un punto d’onore nelle società in cui l’anziano era un punto di riferimento, pensiamo al Sinedrio ebraico, al Senato romano o più semplicemente agli anziani delle piccole comunità. Giusti o (più spesso) sbagliati che siano si parla dei consigli della nonna, non della mamma.

Mi ha colpito, rileggendo la fine del vangelo di Giovanni (21:18-22), la gentilezza con la quale Gesù parla della vecchiaia di Pietro,

In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi”. Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: “Seguimi”.Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: “Signore, chi è che ti tradisce?”. Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: “Signore, che cosa sarà di lui?”. Gesù gli rispose: “Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi””.

Nell’arco di pochi decenni i cambiamenti della società hanno relegato gli anziani ad un ruolo marginale, spesso ad essere un peso. La scomparsa della famiglia patriarcale, nella quale i genitori continuavano ad avere un proprio seppur diverso ruolo, e spesso quando uno dei due rimaneva vedovo entrava nel nucleo familiare di un figlio o di una figlia. L’esempio dei nonni, si sa, è un valore aggiunto nella crescita dei figli al punto che in un mondo che bada al profitto e monetizza tutto si è calcolato anche quando incida il loro contributo sul PIL nazionale.

Ci sono “anziani ancora giovani e giovani nati vecchi”. Tra i primi c’è una mia zia che dice “quand’ero più giovane”, dimostrando di sentirsi piena di vita nonostante i suoi acciacchi. Non sempre infatti l’allungamento della vita si accompagna al mantenimento della prestanza fisica, e allora cominciano i guai. Può bastare una banale caduta tra le mura di casa per cambiare in peggio la vita di una persona, di quelle persone che fino al giorno prima vivevano da sole ed erano autosufficienti.

La nostra società, dopo quella della colf, è riuscita ad inventare la figura della badante – al femminile perché generalmente svolta da donne – che già nel termine è negativa. Non colei che accudisce, si prende cura, ma colei “che bada” ad una persona non autosufficiente. Come sappiamo spesso con difficoltà di inserimento perché vista dall’anzian* che ha le sue legittime abitudini come un corpo estraneo, e altrettante difficoltà di comunicazione quando, straniera, si esprime male in italiano.

Gli anziani da punto di riferimento quali erano sono diventati per molti un peso, “qualcosa” da sistemare da qualche parte prima di andare in ferie, come cantava scherzosamente ma non troppo Domenico Modugno in Il vecchietto dove lo metto? o nella splendida descrizione che ne fa Claudio Baglioni in I Vecchi.

Eppure gli anziani, nel bene e nel male, sono la nostra memoria storica vivente, quelli che hanno vissuto le guerre, l’industrializzazione del Paese, la televisione in bianco e nero con Lascia o raddoppia e Non è mai troppo tardi, della lira, prima del regno e poi della repubblica, il telefono a disco con le interurbane. Non mettiamoli da parte anche perché potrebbe capitare, in un futuro, di essere noi al loro posto e visti i tempi che corrono non è detto che ce la passeremo meglio. Un invito ai giovani. Parlate con i vostri nonni, anche se spesso si ripetono. Li farete sentire utili e vi trasmetteranno i loro ricordi, le loro emozioni, certamente diverse dalle vostre. Se ne siete capaci, riportate in scritto questi colloqui, che, rileggendoli, vi gratificheranno più in là nella vita.

DI PIUME E DI CADUTE

18 Ago

piuma Continua a leggere

ESERCIZIO DI STILE

12 Ago

 

 

clessidra

Per ogni cosa c`è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.

C`è un tempo per ___ e un tempo per ___,

un tempo per ___ e un tempo per ___.

un tempo per ___ e un tempo per ___,

un tempo per ___ e un tempo per ___.

un tempo per ___ e un tempo per ___,

un tempo per ___ e un tempo per ___.

un tempo per ___ e un tempo per ___,

un tempo per ___ e un tempo per ___.

un tempo per ___ e un tempo per ___,

un tempo per ___ e un tempo per___.

un tempo per ___ e un tempo per ___,

un tempo per ___ e un tempo per ___.

un tempo per __ e un tempo per ___,

un tempo per ___ e un tempo per ___.

Questo è il celeberrimo elenco sui momenti della vita proposto da Qohelet (Ecclesiaste) 3, senza le antitesi, che dovrà mettere ciascuno di voi, generando più o meno inconscia-mente una propria scala di priorità.

Il concetto di tempo è squisitamente soggettivo, e ciò spesso provoca delle incompren-sioni, e forse di queste dobbiamo tener conto quando gestiamo il tempo che riteniamo essere nostro ma nostro non è poiché la vita umana è fatta di relazioni.

Aiutino. Sempre da Qohelet 3, “Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo, ha messo la nozione dell`eternità nel loro cuore, senza però che gli uomini possano capire l`opera compiuta dall’Eterno dal principio alla fine”, e scusate se è poco.

ESSERE

26 Giu

Puliti dentro e belli fuori” è la pubblicità di una nota acqua minerale. “Stare bene con se stessa” è la pubblicità di un deodorante che si rivolge alle donne e, in coda “anche per lui”, tanto per non smentire lo stereotipo che considera l’igiene personale una questione prevalentemente femminile.

Puliti dentro e belli fuori dovrebbe invece rammentare il monito di Gesù contro gli scribi e i farisei, che ha definito “sepolcri imbiancati”.

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità” (Matteo 23:27,28).

Allo stesso modo, stare bene con se stessi più che allo stato fisico, che comunque non va trascurato, dovrebbe essere riferito alla serenità d’animo.