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COME VASI COMUNICANTI

19 Lug

Anni or sono, quando i rumeni venivano in massa a lavorare in Italia, un mio amico di madrelingua slovena che parla anche l’italiano e l’inglese, andò in camper fino in Moldavia.

Tornato, condivise con me le sue impressioni, come quando seppe di una donna moldava che tentava di vendere il figlio perché non poteva mantenerlo, ma anche dei moldavi che andavano a lavorare in Romania a fare quei lavori che i rumeni non vogliono più fare.

Morale: così come diciamo che c’è sempre qualcuno più a Nord, così c’è sempre qualcuno più povero di un altro.

Se solo riuscissimo a comprendere questa banale realtà ci accorgeremmo che viviamo su una Terra con i confini che a tutti gli effetti seguono la teoria dei vasi comunicanti e basta un niente che l'”acqua” si sposti da un Paese all’altro, e che i nostri giovani che vanno in cerca di lavoro all’estero sono a tutti gli effetti dei migranti, anche se la politica e l’informazione affibbiano questa etichetta solo a una determinata categoria di persone.

La seconda domenica di ottobre si svolgerà a Trieste la Regata Barcolana, il cui titolo molto significativo di quest’anno Siamo tutti sulla stessa barca non è piaciuto al vicesindaco di Trieste e al presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, pur se non si riferisce direttemente alla situazione politica.

P.s. Si è tanto parlato della distensione USA – Corea del Nord, ma poco si è detto della pacificazione, dopo venti anni di guerra dimentica dal mondo, tra Etiopia e Eritrea, eppure anche questo è segno tangibile di un cambiamento tra due Paesi dei quali si è ormai persa la memoria.

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I NUMERI DELLE MIGRAZIONI

15 Lug

Molti numeri della Scrittura sono simbolici, come il 3, 12, 40, 70 il 1000. La genealogia di Gesù secondo Matteo, che era esattore delle tasse, è composta da tre gruppi di quattordici persone. Gli ebrei non avevano l’esattezza numerica, né spesso geografica, che distingue l’epoca moderna. Era sufficiente sapere di chi fosse fosse figlio una persona, un po’ come si usa ancora nelle “ragionate” del nostro Sud, in cui si parla Vito il figlio come di Francesco, quei di o de che in certi casi sono entrati a fr parte del cognome nel senso moderno del termine, come il celeberrimo Cosimo (della famiglia) de’ Medici.

Ciò premesso torniamo al quesiti da me posti qualche giorno fa su quanti erano gli israeliti usciti dall’Egitto e quante furono le vittime della strage degli innocenti.

Come dovremmo sapere Giuseppe fu venduto dai suoi fratelli per invidia agli Ismaeliti,  e da questi condotto in Egitto. Per la capacità di interpretare i sogni fece quella che, in termini moderni, chiameremmo rapida carriera politica diventando in breve vice re dell’Egitto. Tempo dopo, in seguito ad una carestia suo padre Giacobbe e i suoi figli furono accolti in Egitto. Questi fatti sono raccontati alla fine del Genesi, dove ci vien detto che entrarono in Egitto 70 persone.

L’inizio dell’Esodo ci narra il cambio del Faraone e conseguente riduzione in schiavitù degli ebrei, la nascita di Mosè che fu portato a corte, la successiva presa di coscienza degli ebrei di essere un popolo, non ancora nazione, e la fuga dall’Egitto, cui parteciparono 600.000 persone. Considerato che tra l’entrata in Egitto e l’uscita passarono 15 generazioni è una cifra credibile. Quindi, quando usiamo l’iperbole “migrazioni bibliche”, possiamo riferirci all’evento oppure al fatto che migrarono nel deserto per quarant’anni, ma non al numero, tutto sommato esiguo.

Erode, spaventato dall’annuncio dei magi d’oriente che gli dissedero che andavano a cercare il re per onorarlo, ordinò l’uccisione dei bambini maschi al di sotto dei due anni. A Betlemme, non a Gerusalemme, la città del tempio. Betlemme, sicuramente importante dal punto di vista biblico perché città natale di Davide, all’epoca era poco più di un borgo, un po’ come Nazareth, quindi, anche ammettendo una certa mano pesante da parte dei soldati romani, arriviamo a 20, massimo 30 bambini. “Chi salva una vita salva il mondo intero”, recita un detto ebraico, e anche una sola vittima è un omicidio, ma qui stiamo parlando di meri numeri, per ridimensionare l’immaginario collettivo.

MIGRAZIONI INTERNE E ACCOGLIENZA

24 Giu

 

Il primo giugno di anni or sono andai a lavorare a Firenze. Il 24 del mese, giorno di San Giovanni con la mia fidanzata, attuale moglie, andai in gita nell’allora romantica Venezia, senza tornelli e negozi di cineserie varie.

Dopo pranzo mi ritrovai, senza farci caso, a ordinare due “affè”.

Belli quei posti che posti che ti fanno sentire a casa senza che te ne accorga. In una ventina di giorni, infatti, persi la c forte e iniziai a parlare all’impersonale “si va, si viene, si dice” (che tutto sommato può tornare utile: “Chi, noi? No, è un’affermazione di principio” 🙂 ”.