Archivio | luglio, 2018

TUTTI SULLA STESSA BARCA

30 Lug

La prima volta che vidi un’agente con la mitraglietta fu davanti a Montecitorio, non eravamo abituati e mi fece pensare. Il servizio femminile era cominciato da poco.

La prima volta che vidi un’avvocata italiana con il velo fu durante il processo contro un uomo che nel pordenonese aveva ucciso la figlia che secondo lui si era adeguata troppo ai costumi occidentali.

La prima volta che feci caso a un carabiniere di colore fu il corazziere che hanno fatto vedere di guardia al Presidente della Repubblica.

Forse ne avrò visti prima, ma non ne ho mai fatto caso, così come non ho badato troppo alle differenze tra me e i miei due amici, uno filippino e l’altro nigeriano, ora tornati nei loro paesi, o alla signora con il velo addetta all’assistenza utenti della mia biblioteca di riferimento.

Non me ne faccio un vanto, se non per il fatto che esser vissuto a otto chilometri dal confine con l’allora ex Jugoslavia che gli americani di Aviano consideravano comunista e per noi era il confine più bucato d’Europa mi ha fatto capire la necessità dell’inglese come lingua franca e mi ha insegnato la comprensione dell’Altro, che può non pensarla come me.

Leggo molti twitt di solidarietà a Daisy Osakue che pongono l’enfasi sulla sua nazionalità. Li comprendo in questo momento di forte carica emotiva, come comprendo chi esalta le sue doti sportive, ma se fosse stata straniera, come i miei due amici, sarebbe cambiato qualcosa?

Quando capiremo, non lo chiedo ai violenti ma a tutti coloro che pensano che, come è scritto nel sottotitolo del libro Stranieri alle porte di Zygmund Baumand “Noi siamo un solo pianeta, una sola umanità”.

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LE SPIAGGE DI SALEM

29 Lug

Con lo stanziamento di 2.500.000 denari dei contribuenti è partita ufficialmente la caccia alle streghe 2018. No, questa volta presi di mira non sono le donne di Salem, ma i venditori abusi, i “marocchini” (anche se per la maggior parte sono senegalesi), i “vu’ cumprà”, chiamateli come volete tano l’offesa non cambia, i “cocco bello” perfettamente italiani su 54 spiagge italiane.

In alcune città sono da tempo scattati i DASPO che vietano la presenza di venditori di libri e artisti di strada nel centro ma non nelle periferie, come se i diritti dei cittadini non fossero tutti uguali.

Guardateli da vicino questi venditori e chiedetevi se si divertono a camminare con i loro fardelli sulla sabbia. Ne arriva uno ogni dieci minuti, nella mia esperienza ne ho visto solo uno, che vendeva orologi patacca e pseudo occhiali da sole insistere, gli altri si fermano un po’ e poi tirano dritto, una incessante carovana di cammelli umani dalle dieci alle quindici. Nessuno, però, fa caso ai clienti, la maggior parte donne, che per un niente si portano via un cappello o un pareo. Vale anche in questo caso il principio del commercio, che se non ci fosse la domanda non ci sarebbe l’offerta.

Ma voi li avete visti questi giovani di colore che dopo aver sfacchinato tutto il giorno su e giù sulla spiaggia vanno, come le prostitute a fine lavoro, ad aspettare il furgone del protettore che incassa i guadagni e li porta ai loro miseri ricoveri? Io, se ve lo racconto, li ho visti e mi è venuto spontaneo questo parallelismo.

Colpire il piccolo senza cercare e colpire il grande non serve a nulla, perché fuori dalle metropolitane di Milano e Roma, nelle giornate di pioggia, troveremo sempre chi ci venderà un ombrello di qualità usa e getta per cinque euro.

SCRITTURA, GENERI LETTERARI E COSTUMI SESSUALI

29 Lug

La  Bibbia non è una Wikipedia spirituale, ma una raccolta di comandamenti e principi scritti secondo i generi letterari e i diversi momenti in cui vissero i redattori. Non possiamo, quindi, aspettarci di inserire una parola e trovare una risposta. Non troveremo nulla a proposito di “droga”, se non il comando di rispettare il proprio corpo. Alcune delle tematiche che ci troviamo ad affrontare oggi non sono trattate esplicitamente  perché il problema non si poneva. Ma possiamo dedurre delle linee guida.

I costumi sessuali, prima e dopo la costituzione del popolo di Israele, che coincide con l’esodo dall’Egitto e la consegna dei dieci comandamenti, sono stati differenti nel tempo.

Alla creazione dell’uomo e della donna troviamo il comando “crescete e siate molti” che in un mondo di 7 miliardi di persone deve essere certamente ridimensionato.

Lot, a chi vuole abusare dei suoi ospiti, offre le figlie vergini, perché il dovere dell’ospitalità era prioritario. A noi può non piacere ma le figlie erano proprietà del padre, e poi la moglie del marito.

Le figlie di Lot, a loro volta, per assicurare una discendenza al loro padre avanti in età, vanno una sera una e poi l’altra a letto con lui, praticando l’incesto che più tardi sarà vietato.

Abramo, per giustificarsi, dice che Sara è sua sorella, il che è una mezza verità.

Sara, che era sterile, offre a Abramo la sua schiava affinché egli abbia un figlio da lei. Non si trattava di adulterio, anche perché la moglie era consenziente, ma di una prassi.

La vedova senza prole andava in sposa ad un cognato, e il primo figlio sarebbe stato considerato figlio del morto per proseguire la discendenza. Era la legge del levirato.

Gli esempi potrebbero continuare.

Nella Scrittura non si trova alcun riferimento alla fecondazione eterologa nel senso moderno del termine perché, ovviamente, la scienza non la conosceva, però possiamo vederla nella scelta fatta da Sara già citata.

Tornano alle ricorrenti nella stampa estiva delle affermazioni polemiche , come quella che tira in ballo la fecondazione di Maria di Nazareth. Si tratta di un miracolo, come miracolo è stata la gestazione di Sara in età non più fertile e altri casi. Certo, si è liberi o meno di crederci, ma non di farne un uso strumentale.

La Bibbia non parla neppure di convivenza in contrapposizione al matrimonio, perché la convivenza stabile dopo una era il matrimonio, senza altre cerimonie.

Non autorizza neppure la pratica dell’aborto – pratica invece abbastanza comune tra la nobiltà romana (da cui il termine taglio cesareo) – e ne parla solo fatto naturale o conseguenza di un incidente.

Prima di chiedere forzatamente un avallo o una negazione dalle Scritture, spesso in tono di sfida, è opportuno valutare questi elementi.

LA LUNA ROSSA E IL LUPO CATTIVO

28 Lug

Passata la sbornia, più o meno culturale, più o meno folcloristica, più o meno narcisistica, perché diciamolo pure che, con l’andazzo che tira molti si saranno fatti un sefie con la luna rossa, come resistere?, resta un commento sulla canzone come mi è stato raccontato da una signora.

Quand’era piccola suo papà le intonava la canzone Luna rossa pensando di farla contenta con il verso “E ‘a luna rossa mme parla ‘e te”, come io ho fatto tante volte con mia figlia da piccola in inverno prendendole la mano e cantandole “che gelida manina…”.

La signora mi ha detto che ogni volta si metteva a piangere non per quel verso, ma per quelli che lo precedono

Vaco distrattamente abbandunato…
Ll’uocchie sott”o cappiello annascunnute,
mane ‘int”a sacca e bávero aizato…
Vaco siscanno ê stelle ca só’ asciute…
Fischio…………………….

rimanendo terrorrizzata al pensiero dell’esistenza di quell’uomo con gli occhi nascosti sotto il cappello, le mani in tasca e il bavero rialzato che fischiava.

Molti bambini sono stati messi a tacere con la minaccia, a seconda delle tradizioni locali, dell’arrivo del lupo cattivo, dell’uomo nero, di cappello sporco. Quante mamme, cantando la celeberrima “inna nanna, ninna o”, hanno pensato alla minaccia dell’abbandono insita nell’incipit “questo bimbo a chi lo do”?

Ma forse i bambini non ci hanno mai badato, seguendo la cantilena senza far caso alle parole… tanto meglio, perché Gilbert Keith Chesteron ci ha insegnato che le fiabe non raccontano ai bambini che i draghi esistono. I bambini sanno già che i draghi esistono. Le fiabe raccontano ai bambini che i draghi possono essere uccisi.

SIAMO TUTTI MASTERSCEF

26 Lug

Tornando in due coppie dal supermercato, le signore disquisivano sulle varie pietanze – ed è già buono che per una volta non parlassero di allergie e cose del genere – “tu come cucini questo e tu cosa ci metti in quest’altro” e sul fatto che molti mariti dicono che “come la mamma preparava la parmigiana…”, senza rendersi conto che questa affermazione è tra le principali cause di divorzio in Italia. 🙂

Io, flemmatico, mi introdussi nel discorso con un secco “Sí, ma il tonno in scatola come lo presento io non lo fa nessun altro!”.

MEMORIE DI AZZURRO

23 Lug

mulinoadacqua

L’altra sera a cena con amici ci siamo trovati a parlare delle vacanze estive dai nonni.

Quelle descritte da Celentano in Azzurro, che io passavo spesso da mia nonna, con l’obbligo formale del riposino pomeridiano. Formale perché, per quell’accordo non scritto che si può stipulare con i nonni che sono più permissivi dei genitori, ogni tanto, novello Tom Sawyer, lo trasgredivo saltando dalla finestra al pian terreno della villetta e via per i fatti miei!

Anche quel giorno che, cammina cammina sul lato sinistro della strada come mi avevano insegnato a scuola, percorsi cinque chilometri fino ad arrivare al paese vicino dove abitava uno zio mugnaio che aveva un mulino ad acqua, non proprio bianco come quello dei famosi biscotti e merendine, ma che mi affascinava ugualmente (forse già all’epoca mi stavo appassionando al tempo e il roteare della ruota mi ricordava un orologio). Interrogatomi sul cosa facessi lì e se mia nonna ne fosse al corrente, mio zio mi pagò il biglietto per il primo autobus di ritorno. Mia nonna non lo venne a sapere perché non aveva il telefono, neanche quello nero a muro con il disco.

Una signora più giovane mi ha raccontato in altra occasion di come veniva mandata dai suoi nonni in Sardegna e di come era coccolata dalla nonna che ogni giorno ne trovava una nuova per farla mangiare, preparandole se necessario le tagliatelle a merenda. Suo nonno era un pastore, un pastore sardo di quelli che avevo visto sui libri delle elementari. Incuriosito, le ho chiesto se parlassero in dialetto o in italiano. Mi ha risposto che sì, qualche parola in dialetto usciva, ma parlavano in italiano perché a suo modo suo nonno era una persona colta. Quando recava il gregge al pascolo portava con sé un libro di un autore italiano, D’Annunzio, Verga o qualche altro, assieme a un piccolo dizionario nel quale cercava le parole che non conosceva e scriveva i suoi marginalia.

Sono rimasto stupito e lei, a sua volta mi ha detto di esserlo stata quando, da adulta, ha visto il film tratto dal romanzo Padre Padrone di Gavino Ledda, che certo non corrispondeva all’immagine del pastore sardo avuta da piccola.

Questo per dire che ci sono luoghi comuni e stereotipi che non sempre corrispondono alla realtà, che non debbono essere presi per buoni ma verificati, e facilmente si trova che derivano da chiacchiere popolari senza fondamento.

Come quella, fraintesa da molti, “contadino, scarpe grosse e cervello fino”. Scarpe grosse sicuramente, perché altrimenti affonda nel terreno bagnato, ma cervello fino non si riferisce ad una persona che non ci arriva ma piuttosto che sa ragionare. Forse non sempre come i libri di scuola ma, si sa, i libri sono la forma scritta in bella copia della pratica.

CHI DI VOI (SIGNORI UOMINI)?

22 Lug

E tornarono ciascuno a casa sua. Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. Ma all’alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”. Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”. Ed essa rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù le disse: “Neanch’io ti condanno; va e non peccare più”. (Giovanni 7:59 – 8:11)

Questo è uno dei brani più famosi del Nuovo Testamento, per quel “Chi di voi è senza peccato…”, usato come metafora in altri contesti.

Il protagonista non è l’adultera al centro della scena, che gli scribi e i farisei portarono a Gesù chiedendogli cosa fare di lei, perché nella loro domanda domanda era già insita la riposta.

Gesù non presta loro attenzione e solo sulle loro insistente dà la famosa autorizzazione che mette in crisi le coscienze degli uomini perché fingono di non rammentare che anche l’uomo doveva essere lapidato e uno alla volta, cominciando dai più anziani, se ne vanno. Ma neppure questo, anche e se importante, è il tema dell’episodio.

Ciò che conta veramente sono le parole di Gesù alla donna:Neppure io ti condanno, va e non peccare più”.

Nell’Antico Testamento, e Gesù è stato un ebreo vissuto nell’Antico Testamento salvo a ribaltarne le regole, era la donna a dover provare la propria innocenza cosa peraltro difficile perché la testimonianza di una donna non aveva valore.

Questo è un pensiero che ripropongo di tanto in tanto, perché pare proprio che nel 2018 le cose non siano cambiate gran che se una donna vittima di una violenza è ancora costretta a provare la propria innocenza, e spesso le viene risposto che “se l’è cercata”.