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COSTITUZIONE

5 Dic

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Ora che col 59,11% abbiamo deciso di confermarla, diamoci da fare affinché, già dall’artico 1, sia attuata appieno.

I mezzi ci sono, altro che chiacchiere!

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SE PROPRIO DOBBIAMO

4 Dic

pacchetto-regaloQuello dei regali a natale ormai è un obbligo sociale – un po’ come la visita ai parenti quando si torna in paese, che se vai da uno si offende l’altro – a cui sempre più persone tendono a sottrarsi, come abbiamo scelto di fare anche noi da molto tempo.

Personalmente, bambini a parte, ritengo che i regali non debbano rispettare date fisse, a parte il compleanno che è una data soggettiva, ma nella coppia e, perché no?, anche verso  amici con cui si ha uno stretto rapporto, i regali vadano fatti a sorpresa, senza alcun obbligo di reciprocità, ma solo perché si è visto qualcosa di particolare, non necessariamente costoso, e si è pensato che al/la nostr* partner o a quel/la particolare amic* avrebbe fatto piacere riceverla, in una data qualsiasi dove una persona non si aspetta niente di particolare. Con ciò non escludo assolutamente, per non cadere nell’estremo opposto, quelle le ritualità per cui ad un invito a pranzo ci si presenta con un mazzo di fiori per la signora o con una bottiglia di buon vino.

Sulla valenza dei regali un bel saggio è quello scritto dal filoso Theodor W. Adorno in “”Meditazioni sulla vita offesa” e ben riproposto da Barbara Spinelli anni fa in questo articolo.

La “mercificazione del regalo”, e uso questo termine pensando a tutto ciò che ai tempi di Adorno non era ancora stato pensato, come per esempio la facoltà di pagare un sovrapprezzo per avere la priorità in una fila al museo o ad uno spettacolo, ha raggiunto il suo apice con l’espandersi delle “carte regalo” (gift card, in inglese), come a dire che per me tu vali 25, 50, 100 euro, e poi “veditela tu”. Si può regalare una ricarica telefonica solo ad un/a adolescente, ma verso un adulto è squalificante.

Personalmente io regalo anche i miei libri usati, perché ciò vuol dire sia che li ho letti  sia che conosco i gusti delle persone che li ricevono.

Anche le aziende hanno cominciato a tagliare i regali anche perché molti si trovavano con sei o sette agende sul tavolo. Più di qualche azienda e qualche liber* professionista, nei biglietti di auguri che debbono mandare, anche per una questione di immagine, aggiungono il nome e il numero di c/c di una Onlus alla quale destinare i denari spesi eventualmente per il regalo.

Si dice sempre “basta il pensiero”. Basterebbe pensare a quanta verità c’è dietro questa espressione, che non esclude un regalo fisico, purché di costo contenuto, ma dice soprattutto che a e da una persona a cui si vuol bene prima di esso basta un sorriso, una telefonata, la rassicurazione che quando serve lei c’è, e viceversa.

DI MINESTRE E PRIMOGENITURE

17 Gen

Molti conoscono l’espressione “cedere qualcosa per un piatto di lenticchie” ma forse non tutti sanno che deriva dai tempi in cui la primogenitura era un valore, per l’eredità ma soprattutto, presso gli ebrei, per una benedizione particolare.

Ecco come andò.

“I due bambini crebbero. Esaú divenne un esperto cacciatore, un uomo della steppa, e Giacobbe un uomo tranquillo che se ne stava nelle tende. Isacco amava Esaú, perché la cacciagione era di suo gusto. Rebecca invece amava Giacobbe. Or mentre Giacobbe faceva cuocere una minestra, Esaú sopraggiunse dai campi, tutto stanco. Esaú disse a Giacobbe: «Dammi per favore da mangiare un po’ di questa minestra rossa, perché sono stanco». Perciò fu chiamato Edom [tutti i nomi avevano un significato]. Giacobbe gli rispose: «Vendimi prima di tutto la tua primogenitura». Esaú disse: «Ecco, io sto morendo; a che mi serve la primogenitura?» Giacobbe disse: «Prima, giuramelo». Esaú glielo giurò e vendette la sua primogenitura a Giacobbe. Allora Giacobbe diede a Esaú del pane e della minestra di lenticchie. Egli mangiò e bevve; poi si alzò, e se ne andò. (Genesi 25:27-34).

Lo scrittore conclude la narrazione con un commento molto amaro,”Fu in questo modo che Esaú disprezzò la primogenitura”.

Ci sia da monito per quando sottovalutiamo, trascuriamo o addirittura nascondiamo i doni che il Signore ci ha dato e continua a darci anziché farli fruttare.