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METTERSI IN GIOCO

19 Giu

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Mettersi in gioco, ma non a un tavolo da poker.

Mettersi in gioco, superare i limiti auto imposti, che spesso sono scuse, essere convinti delle proprie idee e saperle difendere ma allo stesso tempo essere aperti al nuovo, alle idee dell’altro.

Mettersi in gioco, forse si può perdere, ma ci si può rialzare.

Mettersi in gioco, a stare fermi non si conclude nulla e si invecchia prima.

Mettersi in gioco, vivere!

Facile? Può darsi, io non l’ho scritto.

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ORAZIO

20 Mag

Nome maschile, dal latino Horatius.

A quanti ricordano i loro studi di storia ne tornano in mente almeno due:

Orazio Coclide, per il suo nome strano. Eroe mitico romano del V secolo che difese da solo il ponte che conduceva a Roma contro l’attacco degli Etruschi guidati da Porsenna. Forse per non distrarre l’enfasi dalla battaglia gli insegnanti non ci dissero che coclide, più banalmente, vuol dire orbo.

Gli Orazi e Curiazi, dei primi era discende anche l’Orazio appena descritto, secondo Tito Livio erano due famiglie di cugini che troviamo nel mito di Romolo, fondatore di Roma, nella guerra che li vide gli un gli uni a difesa di Roma gli altri di Albalonga. La realtà storica è un po’ diversa ma a distanza di tanti anni perché scomodarla?

Coloro che hanno studiano al liceo classico non possono non aver incontrato Quinto Orazio Flacco, uno dei maggiori poeti dell’antichità. Epicureo, sempre alla ricerca del significato della vita, e ciò dovrebbe bastare a rivalutarlo e a farci riflettere.

L’Orazio più famoso è però colui che compare nell’Amleto di Shakespeare. È lui che, nella tragedia del principe al quale lo zio aveva ucciso il padre per impossessarsi del trono e che aveva sposato la madre senza rispettare i tempi del lutto, gli è sempre vicino, come amico, consigliere e spalla. Senza di lui l’opera sarebbe monca.

La figura di Orazio nell’Amleto deve farci riflettere non tanto sul suo ruolo istituzionale, quanto a quello di amico e di confidente di cui, in determinati momenti della vita ognuno di noi ha bisogno.

Amico non è colui che c’è sempre, ma sai che quando serve c’è, e non è un gioco di parole.

DI PASSAPORTI E DI ETICHETTE

6 Mag

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Primož Trubar è una persona poco conosciuta in Italia, paese che non ha vissuto la Riforma. Nato nel 1508 in Carniola, nella attuale Slovenia, fu dapprima sacerdote cattolico e in seguito pastore luterano in Germania.

Si avvicinò al luteranesimo alla scuola del vescovo cattolico Pietro Bonomo, di Trieste. Fu contemporaneo anche di Pier Paolo Vergerio, teologo e vescovo cattolico italiano di Capodistria durante il dominio veneziano.

Fu un’importante figura nella storia slovena perché nel 1550 pubblicò il Catechismo, primo libro in sloveno dando ad esso la dignità di lingua, seguìto poi dall’Abbecedario e da un’altra ventina di libri, i più importanti dei quali furono il Nuovo Testamento e il libro dei Salmi. Fu per gli sloveni quello che Lutero fu per i tedeschi.

Prima della Riforma protestante iniziata nel 1517 con le novantacinque tesi affisse da Lutero e della reazione cattolica con la Controriforma del 1545, i cristiani di idee diverse si frequentavano, come dovrebbe essere naturale, senza guardare passaporti o etichette. Ciò che per estensione dovrebbe essere in tutti i rapporti della società.

DI FATTI E DI OPINIONI

2 Mag

Anni or sono aspettando l’autobus rimasi coinvolto da pedone in un incidente senza gravi conseguenze. La fermata era di fronte ad una strada con obbligo di svolta a destra.

Durante i rilievi un agente mi domandò se stessi alla destra o alla sinistra del palo della fermata e di descrivere la dinamica dell’accaduto.

Alla prima domanda non seppi rispondere, alla seconda risposi dicendo che una vettura che scendeva da quella strada si inserì nel traffico girando a sinistra, provocando il tamponamento da parte della moto che finì sul mio piede. L’agente mi smentì dicendo che in realtà la vettura aveva fatto un’inversione di marcia.

La mia versione era dovuta non tanto dal fatto che una persona che attende l’autobus facilmente non si guarda in giro ma fa attenzione alla sua sinistra per vedere se arriva, ma piuttosto perché, conoscendo bene quella strada non era facile pensare ad un’inversione di marcia. La vettura, infatti, non era di Trieste.

Questo per dire che una cosa è la realtà, un’altra è la rielaborazione che ciascuno di noi ne fa.

Tutte le informazioni che riceviamo sono filtrate dalle nostre convinzioni, etiche, filosofiche, politiche, religiose.

Dovremmo imparare a scindere le due cose per esaminare i fatti con obiettività, adattandoli solo dopo alle nostre convinzioni, oppure se è il caso, ad essere pronti a modificare le nostre convinzioni.

Altrimenti, per citare l’esempio forse più famoso, ci troveremmo ancora su una Terra piatta con il Sole che sorge e tramonta.

PERSONALITÀ

28 Apr

Quando capita, nei discorsi, cito tale Lucy van Pelt, e spesso mi chiedono chi sia.

Lucy”, rispondo “la sorella di Linus”. “Ah, ecco!”.

Lucy, antipatica, burbera, piena di sé, innamorata non corrisposta dell’aspirante pianista Schroeder, con il suo banchetto non di limonata come tutti i bambini americani ma di aiuto psicologico a 5 cent (se volete sostituite il nome e volgete gli aggettivi al maschile).

Lucy è unica, come me, come ciascuna e ciascuno di voi. Sarà per questo motivo che un giorno è sbottata con quel famoso

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Lucy non è  solo come la sorella di Linus, perché vive di vita propria, come accadde ad una copia di miei amici. Lui più famoso di lei che veniva citata spesso come “la moglie di Orazio”, finché, stufa di questa etichetta, una sera annunciò “urbi et orbi” “Io sono Giulia, non la moglie di Orazio!”.

È per questo motivo che sul mio biglietto da visita, oltre alla mia mitica barba, c’è il nome in grassetto e il cognome no. Perché anche il nome casale, o maritale per le donne sposate, è certamente utile ma secondario.

MI PIACEREBBE

4 Gen

Mi piacerebbe che, in quest’anno appena iniziato, si tornasse a dire inventare e non creare, si parlasse di consigli e non di decalogo, lasciando la creazione e i comandamenti al legittimo Proprietario, così come si evitasse di dire “salvo per miracolo”, lasciando l’idea di un Dio o distratto o che fa preferenze, “Tizio sì, Caio no”

Mi piacerebbe una maggior coerenza nel rispetto per l’ambiente, se il riscaldamento domestico dopo il traffico urbano è uno dei maggiori imputati, non si possono rilasciare deroghe per i fuochi epifanici, retaggio di una credenza si spera ormai superata ma di certo con effetti dannosi per l’ambiente.

Mi piacerebbe che il costo dei sacchetti nei mercati, oltre a chiarire se si tratta di una direttiva quindi vincolante o di una raccomandazione quindi facoltativa, venga riassorbito dall’accisa della guerra in Abissinia del 1935. Perché gli italiani, o almeno io, sono stufi di pagare gabelle di qua e di là senza che ne sia chiarito lo scopo, anche perché la salvaguardia dell’ambiente non riguarda solo il Mezzogiorno, decreto legge nelle pieghe del quale è stato inserito.

Mi piacerebbero altre cose, ma facciamo un po’ alla volta.

UNDICI DODICESIMI

14 Dic

All’età di  34 anni, il 14 dicembre, mi recai in ambulatorio per un prelievo di sangue. L’infermiera mi domandò l’età e risposi trentaquattro anni.

33 e 11/12” mi corresse lei.

Le sorrisi come a ringraziarla per la sua gentilezza. Oggi vado a fare un altro esame, chissà se si ripeterà. 🙂