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500L E FIDUCIA

7 Lug

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Ho trovato questa fotografia in un blog americano che parlava di prossemica tra uomo e donna.

Con tutta evidenza non è l’interno di una Fiat 500L, di quelle con la “doppietta” com’era la mia, ma mi ha fatto rammentare un episodio di quando ero intorno ai vent’anni.

Andavo spesso a seguire delle conferenze con una mia amica (solo amica, perché avevo “messo gli occhi” su sua sorella, ma questa è un’altra storia). Qualche volta accadeva che, accompagnatala sotto casa, rimanevamo in doppia fila a discutere sulla conferenza appena seguita, incuranti di ciò che i passanti, e soprattutto i suoi vicini, potessero pensare.

Una volta in auto con lei mi capitò nel cambiare marcia di prendere il suo ginocchio sinistro anziché il pomello della leva del cambio.

Io diventai bianco, verde ma soprattutto rosso, lei invece, conoscendomi, non ne fece caso e minimizzò l’incidente facendo finta di nulla.

Il valore di un rapporto di fiducia.

BLOOM’S DAY A MODO MIO

16 Giu

Nell’immaginario collettivo l’Ulisse è noto per il suo primo punto fermo a pagina 5, da cui la definizione di una persona logorroica o che non lascia spazio al dialogo come di una che “parla come James Joyce nell’Ulisse”.

Anni or sono avemmo ospite a casa nostra per motivi di studio la figlia di nostri amici di Brindisi (poi scoprimmo che oltre che per motivi di studio lei era venuta anche per un ragazzo in regione, ma questa è un’altra storia 🙂 ).

Quando per lei fu tempo di tornare a casa, il padre ci mandò un assegno a parziale copertura delle spese. Per non entrare in quel vicolo cieco del “non dovevi” e dell’”insisto”, poiché la ragazza era un’appassionata lettrice, decidemmo di farle una sorpresa impiegando il denaro regalandole una valigia di libri.

Tra i libri non poteva certo mancare l’Ulisse di James Joyce (nell’edizione degli Oscar con il commentario) che però confezionammo in un pacchetto a parte con l’avvertenza in un bigliettino, “Da aprire tra qualche anno”.

Perché, diciamolo pure, l’Ulisse è un capolavoro della letteratura, ma una diciottenne ha diritto ad aspettare un po’ prima di affrontarlo.

Giacomo perdoni.

SIMBOLI

21 Apr

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Abito vicino a una stazione dei carabinieri e a due scuole.

La bandiera dei carabinieri è verde-bianca-rossa, quelle delle scuole, se non attorcigliate sui pennoni, verdi-grige-rosse.

La scuola italiana ha ancora problemi organizzativi ed economici (l’ormai famosa carta igienica portata da casa) ma se è vero che l’educazione e l’istruzione dei giovani passano anche per i simboli, le bandiere ingrigite dallo smog non aiutano certo a sviluppare quell’amor patrio – che non è xenofobia – ormai quasi assente in Italia.

RIPARTIRE PER ATTUARE

6 Dic

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Quasi tutta la giornata di ieri è stata dedicata più che alla bocciatura della riforma costituzionale alle dimissioni di Matteo Renzi. Dimissioni e crisi di governo che certo hanno un pesante riflesso sulla vita polita italiana e, in parte, dell’Unione Europea.

Resta però il fatto che il 60,1% ha ritenuto opportuno non accettare la riforma e mantenere la Costituzione del 1948 e relative modifiche. Che alcuni o molti abbiano votato no per antipatia a Maria Elena Boschi o a Matteo Renzi e il suo governo non deve distrarci.

Dunque, ricominciamo.

La Costituzione c’è. Ciò che è mancato e continua a mancare, come da quasi subito aveva denunciato Piero Calamamandrei ritardi riguardo all’applicazione dell’art. 34 sul diritto allo studio.

Chi deve darsi da fare, perché il futuro è più loro che delle persone avanti con l’età, è quel 70% di giovani che hanno preferito mantenere la Carta costituzionale del 1948.

Darsi da fare in tutte le sedi legali affinché i suoi principi siano attuati, cominciando col pretendere che, una volta emanata una legge questa non sia resa vana per la mancata emanazione dei decreti attuativi.

Mi vengono in mente, a solo titolo di esempio tra i molti altri, oltre al citato art. 34 e seguenti sul diritto allo studio

  • la pari dignità sociale, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni sociali e personali (art. 3)

  • l’inviolabilità della libertà personale (art. 13), la libertà di pensiero (art. 21) del nome (art. 28), particolare importante a cui pochi fanno caso.

  • la responsabilità penale personale (art. 27) e quella dei funzionari e dipendenti (art. 28), perché la libertà è fatta di diritti ma anche di doveri

  • il diritto alla famiglia (art. 29 e succ.) e alla salute (art. 32)

  • il diritto al lavoro, citato negli art. 35 e seguenti, in particolare l’art. 37, in cui compare per la prima volta la parola donna e dice che le donne hanno diritto alla parità di retribuzione. La costituzione non tutela le “quote rosa”, che son finite per confinare le donne in “riserve protette”, ma la parità di genere.

Questi sono solo alcuni articoli di un elenco certamente più lungo su cui lavorare e pretendere risposte.

Scherzosamente ieri qualcuno ha scritto che i diciottenni con il “bonus cultura” hanno comperato una copia della Costituzione. Per molti sarebbe un buon primo passo. Far politica non è solo candidarsi e essere eletti, ma anche tenersi informati, seguire gli eventi nel micro (la propria città) e nel macro (la nazione), rivendicando i propri diritti nelle sedi opportune.

Utopia? Sì, no, forse… non so dare una risposta, ma sono abituato ai refoli della Bora, vento gelido da Est-Nord-Est, che nei suoi mulinelli da dietro le spalle te lo trovi diritto in faccia. Parafrasando il “cambiaverso”, può cambiare anche il vento, e incanalarsi nella direzione giusta.

COSTITUZIONE

5 Dic

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Ora che col 59,11% abbiamo deciso di confermarla, diamoci da fare affinché, già dall’artico 1, sia attuata appieno.

I mezzi ci sono, altro che chiacchiere!

BUON ANNO!

12 Set

I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore

(Jaques Prevért, I ragazzi che si amano)

Auguri, pur tra le macerie di una scuola tutt’altro che buona, a quanti cominciano oggi l’anno scolastico, e a quanti lo inizieranno tra qualche giorno.

Perché una poesia di Jaques Prevért? Perché dall’amichett* della scuola dell’infanzia, al/la compagn* preferit* della scuola primaria ma anche al rifiuto dell’altro genere che “non capisce niente”, fino alle ore trascorse in bagno a lavarsi e farsi belli dai maschi che statisticamente ci arrivano più tardi, i grandi amori nascono a scuola, salvo poi morire e, eventualmente, risorgere in maniera più responsabile.

Dopo la polemica in una scuola media in Lombardia che pretende che i ragazzini siano accolti dai genitori all’uscita, salvo poi chiamarli bamboccioni qualche anno dopo, togliendo loro il gusto di arrivare un po’ tardi a casa perché hanno accompagnato qualcun*, è dietro l’angolo la polemica sul dress code, sulle gonne troppo corte delle ragazze e sui pantaloni troppo casual dei ragazzi.

Ragazze e ragazzi, godetevi queste ultime giornale di caldo vestendovi come volete, ma con gusto e rispetto per il prossimo e per il luogo che frequentate, che per voi è il luogo di lavoro.

Non servono polemiche, spesso fine a se stesse o alimentate da sentimenti preconcetti “noi contro loro”, né si risolvono i problemi con il famoso “qualche centimetro in più” di una gonna, di quelle poche ragazze che non vestono pantaloni.

Serve, piuttosto, una seria educazione di genere, che insegni il rispetto prima di tutto verso sé stessi e di riflesso verso il prossimo, verso l’altro genere del quale gli adolescenti, anche oggi, sanno in realtà ben poco, in un periodo della vita in cui gli ormoni sono mine vaganti.

Serve anche una seria educazione civica, che insegni alle e ai ragazzi ad essere le cittadine e i cittadini non “di domani” ma già di oggi, perché il primo diritto di autonomia si acquisisce a dodici anni entrando in un ascensore non accompagnati. A conoscere i fondamenti della Costituzione, fatta di diritti ma anche di doveri, e viceversa, di doveri ma anche di diritti.

Come ho scritto ieri, serve anche a sapere che l’ordine dei colori della nostra bandiera è, da sinistra a destra, verde, bianco e rosso. Le uniche bandiere sicuramente sempre pulite sono quelle delle stazioni dei carabinieri, e mi rattrista vedere molte scuole con “degli straccetti” verde, grigio, rosso, appesi con sciatteria al pennone.

Certo, non è questo il primo primo problema della scuola, ma proprio perché lavare una bandiera e esporla in ordine costa molto poco, se pretendiamo rispetto delle istituzioni dai ragazzi, dobbiamo dimostarlo loro anche in questi particolari.

Per il resto lasciamo che le ragazze e i ragazzi vivano la loro età, come scriveva Jaques Prevért, perché altrimenti è inutile raccontare loro la repressione subita da Giacomo Leopardi  e storie del genere.

Buon anno, ragazze e ragazzi, insegnanti e personale ausiliario comunque importante, con un pensiero particolare a quante e quanti inizieranno la scuola nelle zone del terremoto del centro Italia.

LA SCUOLA

23 Ago

Da insegnanti preparati vorrei che fossero insegnate

  1. Educazione civica, per formare un paese rispettoso
  2. Educazione di genere, per il reciproco rispetto (nel programma c’è ma è boicottata)
  3. Esegesi della Costituzione della Repubblica Italiana, perché non la si conosce
  4. Geografia, per sapere chi siamo e chi sono “gli altri”
  5. Storia delle religioni, per tentare di capire “gli altri”

…sempre che la scuola inizi regolarmente. 😦