Archivio | maggio, 2018

PAROLE IMPRONUNCIABILI?

31 Mag

Oggigiorno, salvo che in qualche ambiente, si può parlare di tutto nei termini corretti e nei momenti giusti, anche con i bambini, basta farlo con linguaggio e esempi rapportati alla loro età. Le figlie adolescenti di un mio amico, che lui chiamava “aspiranti donne”, un giorno gli chiesero perché non esiste un “linguaggio da tavola” per gli organi sessuali, una via di mezzo tra lo scientifico e il volgare. Gli adolescenti ci guardano e soprattutto riflettono, anche se molti non lo ammettono volentieri e sta a noi adulti trovare il giusto canale di comunicazione.

Nuovi termini sono entrati per la crudezza della realtà quotidiana, alcuni nuovi come femminicidio e stalking, altri già esistenti ma poco usati come stupro. Termini che rammentiamo anche nei pochi giorni in cui non accade nulla non per non dimenticarcene, ma come atto di accusa verso una società incapace che permette questi gesti.

Qualche anno fa il programma di un teatro era espresso tutto in italiano, compreso il Tristan und Isolde di Richard Wagner tradotto Tristano e Isotta, con la sola eccezione di The Rape of Lucretia, opera minore di William Shakespeare, forse perché chi l’aveva composto avrà pensato che la traduzione letterale “Lo stupro di Lucrezia” mal si addiceva alle locandine e ai cartelloni 150 x 200 davanti al teatro, forse dimenticando l’esistenza del titolo in italiano, più leggero nei termini ma uguale nella sostanza, “Lucrezia violata”, con cui l’opera è conosciuta in italiano.

Se non che quell’unico titolo in inglese in un cartellone tutto in italiano come spesso accade ottenne l’effetto delle stonature che attraggono l’attenzione, come in quei servizi televisivi nei quali schermano nell’audio o nella didascalia alcune parole ben comprensibili dal contesto.

Un po’ come La scritta invincibile raccontata da Bertold Brecht.

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NEI DINTORNI DEL GDPR

25 Mag

Dunque…

il 25 gennaio di qualche anno fa è nata una mia nipote,

il 25 aprile la Libertà,

il 25 dicembre, secondo la tradizione, Gesù di Nazareth.

Restavano liberi altri otto mesi, ma un mio nipote che lavora nell’informatica ha pensato bene di nascere il 25 maggio, così sarà ricordato come quello del GPDR, che pare tanto un nome avocalico di una lingua slava.

Ognuno si sceglie gli acronimi che crede. 🙂

Auguri, Pa’!

A NORD DI NESSUN SUD

23 Mag

Nel sermone dal monte Gesù di Nazareth tra le altre cose dice:

“Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”, richiamando il comando in Levitico 19:18 “Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Matteo 5:43).

La seconda parte, odierai il tuo nemico, non trova spazio nelle Scritture, ma è un’aggiunta di comodo dei rabbini che circolava all’epoca di Gesù. In Levitico 19, ai versetti 33-34, troviamo invece scritto “Quando un forestiero dimorerà presso di voi nella vostra terra, non lo opprimerete. Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso, perché anche voi siete stati forestieri in terra d’Egitto”.

Le mie citazioni sono come quasi sempre dalla traduzione ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana. Sembra strano che un leader politico non le conosca, come ha dimostra nel suo show del febbraio scorso, “Gli ultimi saranno i primi”. Così Matteo Salvini in piazza Duomo sul palco di “Prima gli italiani. Ora o mai più, mostrando un rosario e citando “un Matteo più importante di me, che non è Renzi“. “Me lo ha regalato un don, fatto da una donna che combatte in strada, e non lo mollo più”, ha detto il leader della Lega. Il Matteo più importante di lui è con tutta evidenza l’evangelista della mia prima citazione.

Non si possono estrapolare le frasi della Bibbia che fanno comodo, facendo loro dire ciò che non dicono.

I nostri nonni o genitori come gli ebrei della Bibbia (che andarono in Egitto in seguito a una carestia) sono stati forestieri per lavoro in Belgio, Germania, Sud America e Australia, e hanno sbattuto il naso di fronte a molti cartelli “È vietato l’ingresso ai cani e agli italiani”. Senza andare all’estero basterà ricordare i cartelli “Non si fitta ai meridionali” a Torino, dove molti andavano a lavorare alla Fiat. Quei terroni i nonni dei quali furono mandati a combattere sul fronte nordorientale della prima guerra mondiale, senza sapere perché (“lì, dove le pietre le chiamano sassi”, come diceva un mio amico pugliese).

Prima – avverbio di tempo – ha senso solo se c’è un dopo, altrimenti in italiano si dice solamente, e di fronte alle chiusure spesso pretestuose, come sta succedendo a Monfalcone, con impedimenti burocratici contro la costruzione del centro islamico e il diniego della erezione di tre gazebo per la festa della fine del Ramadan perché è un evento contrario all’identità locale, quando poi scopri che nelle sagre – autorizzate – trovi dalla cucina romana a quella australiana (notizia di oggi è che anche il comune di Pordenone autorizza solo i cibi autoctoni).

Un vero peccato perché la vicina Trieste è sempre stata un melting pot, una fucina di interscambio di idee il cui unico ostacolo può eventualmente essere quello linguistico (all’inizio dello scorso secolo, invece, la borghesia parlava indifferentemente italiano, sloveno e tedesco). Certo dispetti di frontiera ce ne sono stati, ce ne sono e ce ne saranno prima con la Jugoslavia e ora con la Slovenia ma sono fenomeni fisiologici che non minano la convivenza. Trieste aveva (da molti anni è chiuso ma dall’esterno si vede la mezzaluna) anche il cimitero turco, proprietà del consolato della Turchia, ma dove turco va letto piuttosto nel senso di musulmano come nel detto di quando Dubrovnik era italiana e si chiamava Ragusa: “No semo (siamo) né turchi né ebrei, semo nobili ragusei”.

Le statistiche ci dicono che la paura del diverso e il numero dei reati anche a sfondo sessuale commessi dagli stranieri sono in numero molto inferiore rispetto a quello che il martellamento dei media vuol farci credere. Ci sono zone critiche, nessuno lo nega, ma la microcriminalità quotidiana è anche italiana.

Se invece di imporre divieti, alimentare paure, guardare all’altro con diffidenza, cominciassimo a parlargli, anzi, a parlarci l’un l’altro? Scopriremmo, come ha la fortuna di fare chi lavora nei centri di ricerca internazionali di Trieste (Area Science Park, Ictp, MIB, Sissa e altri) o chi studia al Collegio del Mondo Unito di Duino, che le differenze ci sono – d’altronde sai che noia se fossimo tutti uguali! – che l’altro è prima di tutto una persona e come tale va rispettata, ma soprattutto che un cinese e un medio orientale hanno uno humor diverso dal nostro ma fondamentalmente ridono o piangono come noi.

Il titolo del celebre libro di Charles Bukowski A sud di nessun nord dovrebbe rammentarci che siamo sempre il Nord e noi in Italia il Sud di qualcun altro. Certamente della Finlandia, ma anche della Germania, e della Francia che non ci impone terrore o diffidenza ma ci sta mettendo i piedi in testa dal punto di vista economico.

C’è da riflettere.

ORAZIO

20 Mag

Nome maschile, dal latino Horatius.

A quanti ricordano i loro studi di storia ne tornano in mente almeno due:

Orazio Coclide, per il suo nome strano. Eroe mitico romano del V secolo che difese da solo il ponte che conduceva a Roma contro l’attacco degli Etruschi guidati da Porsenna. Forse per non distrarre l’enfasi dalla battaglia gli insegnanti non ci dissero che coclide, più banalmente, vuol dire orbo.

Gli Orazi e Curiazi, dei primi era discende anche l’Orazio appena descritto, secondo Tito Livio erano due famiglie di cugini che troviamo nel mito di Romolo, fondatore di Roma, nella guerra che li vide gli un gli uni a difesa di Roma gli altri di Albalonga. La realtà storica è un po’ diversa ma a distanza di tanti anni perché scomodarla?

Coloro che hanno studiano al liceo classico non possono non aver incontrato Quinto Orazio Flacco, uno dei maggiori poeti dell’antichità. Epicureo, sempre alla ricerca del significato della vita, e ciò dovrebbe bastare a rivalutarlo e a farci riflettere.

L’Orazio più famoso è però colui che compare nell’Amleto di Shakespeare. È lui che, nella tragedia del principe al quale lo zio aveva ucciso il padre per impossessarsi del trono e che aveva sposato la madre senza rispettare i tempi del lutto, gli è sempre vicino, come amico, consigliere e spalla. Senza di lui l’opera sarebbe monca.

La figura di Orazio nell’Amleto deve farci riflettere non tanto sul suo ruolo istituzionale, quanto a quello di amico e di confidente di cui, in determinati momenti della vita ognuno di noi ha bisogno.

Amico non è colui che c’è sempre, ma sai che quando serve c’è, e non è un gioco di parole.

IL PADRE DELLA SPOSA

19 Mag

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Dunque, alle 12:30 di oggi (11:30 in Inghilterra), immagino molte persone davanti al televisore per vedere l’ennesimo “matrimonio dell’anno” del quale molti sanno già quasi tutto se non proprio tutto. A proposito, che tempo fa a Londra?

Che la new entry abbia scardinato le già deboli tradizioni della famiglia reale è ormai un dato di cui hanno parlato e scritto in molti.

Restava da sciogliere il nodo del padre della sposa, Mr. Thomas Markle, non gradito alla famiglia reale ma ufficialmente in convalescenza. Nodo che è stato sciolto traendo dal cilindro il coniglio nelle vesti del povero principe Filippo, generando così un corto circuito.

Probabilmente è la prima volta che una sposa è accompagnata all’altare da un parente dello sposo. Domandiamoci, era proprio necessario?

Per i pochi che non lo sapessero ancora, l’usanza che vede il padre accompagnare la sposa al braccio e consegnarla fisicamente nella mano dello sposo risale a epoche nelle quali la donna era considerata una proprietà tra le altre – lo stesso decimo comandamento (Esodo 20:17) annovera la moglie del prossimo tra le proprietà – e che, in quanto tale, passava dai beni di una famiglia a quelli di un’altra. Una donna oggetto, per dirla in parole moderne.

Siamo sicuri che Meghan Markle non sia in grado di andare incontro allo sposo da sola? Più in generale, quand’è che le donne smetteranno questa usanza che le vede oggetto di proprietà e nella cerimonia, civile o religiosa che sia, dimostreranno di essere delle persone indipendenti?

SICUREZZA

17 Mag

Sicurezza non significa soltanto un esercito forte. Sicurezza, nella sua accezione più ampia, significa anche un’economia forte e stabile, una riduzione del divario sociale e una crescita della coesione interna, un buon sistema educativo, la legalità, l’identificazione dei diversi gruppi sociali con lo Stato e i suoi obiettivi,la scelta dalla parte delle élites di restare nel paese e contribuire al suo progresso…”

Scritto da David Grossman nel 2004 a proposito di Israele in “Con gli occhi del nemico”, ma a mio parere fotocopiabile per l’Italia nel 2018.

Memo per il prossimo governo.

BAMBINI

16 Mag

Beato chi afferrerà i tuoi piccoli
e li sfracellerà contro la pietra.”
Questi versi che chiudono ill salmo 137, per il suo desiderio di vendetta è recitato con disagio e a bassa voce dagli ebrei moderati, ma è tornato tristemente di attualità da quando lo stato si Israele uccide anche i bambini e non ha altro da aggiungre se non che di mattina dovrebbero essere a scuola.
Lasciate i bambini fuori dalle guerre!