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4 NOVEMBRE, IL GIORNO DOPO

5 Nov

Ieri, all’Altare della Patria e al Sacrario di Redipuglia prima, in piazza dell’Unità d’Italia a Trieste poi, si è ufficialmente concluso l’anno di celebrazioni delle Grande Guerra.

Sono trascorsi cento anni da quella che ancor oggi è chiamata la guerra di posizione più cruenta dell’epoca moderna. Forse in quest’anno i giovani hanno imparato qualcosa, gli adulti certamente no se in giro per il mondo ci sono più o meno 104 conflitti dichiarati e altri non dichiarati, come le frequenti e ripetute sospensioni dell’accordo di Schengen, se è vero che la violenza verbale fa male, in modo pur diverso, al pari di quella fisica.

Dopo la Grande Guerra ci sono state, cito a soldoni, la Seconda Guerra mondiale, la guerra in Vietnam, la guerra sottovalutata della ex Jugoslavia con l’assedio di Sarajevo, le due guerre del Golfo, la guerra tra Israele e Palestina, le guerre a lungo dimenticate dai media in Siria e Yemen, la guerra non dichiarata degli islamici.

I libri su cui riflettere non mancano, oltre al romantico Addio alle armi il più realistico Niente di nuovo sul fronte occidentale, il Diario di Anne Frank, Se questo è un uomo e La tregua, Il Sergente nella neve e Il ritorno, La guerra che non si può vincere e Con gli occhi del nemico, per citarne solo alcuni.

I grandi della Terra, però, continuano a non capire, a non voler smorzare il proprio ego, ad alzare la voce, a minacciare, ed è notizia di questi giorni la nuova tensione tra gli Stati Uniti e l’Iran.

Quindi è giusto onorare i morti e raccontare la storia ai giovani, affinché sappiano e forse riescano a costruire un mondo migliore ma ora per favore giriamo pagina.

La festività del 4 novembre, anche in linea con le trasformazioni dell’Europa, è stata mutata da anacronistica “giornata della vittoria” in “giorno dell’unità nazionale e giornata delle Forze Armate”.

Per questo motivo, pur riconoscendo il valore e l’abnegazione dei nostri soldati a fianco della Protezione Civile per far fronte alle calamità nazionali, come ha ricordato ieri il Presidente Mattarella, sono dell’opinione che il 2 giugno, “festa della Repubblica”, non vada celebrata con una sfilata militare, anche in ossequio all’art. 11 della Costituzione, ma con una sfilata di maestri, colf, operai, panettieri, imprenditori, muratori, fabbri (scritti in ordine sparso, aggiungete il mestiere o la professione che vi pare), perché sono questi, e non le Forze Armate come ha detto ieri la ministra Trenta nel suo discorso a Trieste, la spina dorsale del Paese.

Forse così i nostri figli e i nostri nipoti potranno sperare in un’Italia, in un’Europa, in un mondo migliori, anche con dei confini laddove siano opportuni, perché empatia non è il volemose bene a tutti i costi, ma il rispetto reciproco.

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LA DOMENICA DELLE SCOPE

12 Ago

Oggi è domenica 12 agosto e questa, assieme a quella di domani, sarà la vera notte delle Perseidi.

Lontano nella memoria, e sconosciuta ai più, è la domenica 13 agosto del 1950, passata tra gli atti minori della storia come la domenica delle scope.

Con la ridefinizione dei confini seguita alla Seconda Guerra Mondiale, la città di Gorizia fu letteralmente divisa in due, prima con dei cavalli di cavalli di Frisia poi con una cortina di ferro ben strutturata, della quale dopo l’ingresso della Slovenia nell’area Schengen rimane qualche metro a inutile monito del passato, visto che in Europa le cose si ripetono.

Cortina di ferro”, locuzione che fino a quasi trent’anni fa identificava il blocco dei Paesi comunisti satelliti dell’Unione Sovietica, seppure la Jugoslavia del maresciallo Tito e Cuba non fossero allineati.

Il 13 agosto 1950 un gruppo di italiani che furono costretti a passare “di là”, diventando così iugoslavi, ruppe gli argini e per un giorno tornarono in Italia, e acquistarono i beni di prima necessità difficilmente reperibili a Nova Gorica NovaGoriza, nei negozi che fino a sera attuarono un’apertura straordinaria, tra i quali le scope di saggina. L’evento è narrato nel blog ilpinguinoviaggiatore dal figlio di uno dei protagonisti.

Zone di confine nelle quali, nel corso di mezzo secolo, un persona si trovava facilmente a essere nata austroungarica, essere diventata italiana e poi iugoslava forse senza aver capito bene perché.

Più indietro nella storia, intorno al 25 dicembre 1914, il primo anno della Grande Guerra, sul fronte anglo-francese molti militari dei due Paesi cominciarono a scambiarsi dei regali e a organizzare perfino una partita di calcio, iniziative che furono duramente represse nel sangue dai rispettivi comandi ma che dimostrò, se ce ne fosse bisogno, che la guerra, quella che Jaque Prévert in Barbara chiama quelle cornerie, che follia, è organizzata da coloro che stanno a tavolino e che spesso i confini sono segnati con il righello senza tener conto delle realtà (date un’occhiata al perimetro del Texas o di alcuni stati africani, mi rifiuto di commentare quella regione della Turchia che vuole assomigliare a Batman 🙂 ). Questo episodio è ricordato come la tregua di Natale.

Quando udiamo l’espressione “essere nato col colore della pelle o nel posto sbagliato” pensiamo a questi due episodi. Solo così, forse, comprenderemo di far parte dello stesso mondo, della stessa umanità, come scrive Zygmund Bauman in Stranieri alle porte o che Siamo tutti sulla stessa barca, il motto molto significativo che Regata Barcolana ha scelto per l’edizione di quest’anno, riusciremo a guardare l’altro con occhi diversi.

BAMBINI

16 Mag

Beato chi afferrerà i tuoi piccoli
e li sfracellerà contro la pietra.”
Questi versi che chiudono ill salmo 137, per il suo desiderio di vendetta è recitato con disagio e a bassa voce dagli ebrei moderati, ma è tornato tristemente di attualità da quando lo stato si Israele uccide anche i bambini e non ha altro da aggiungre se non che di mattina dovrebbero essere a scuola.
Lasciate i bambini fuori dalle guerre!

 

LA GUERRA CHE VERRÀ

16 Apr

La guerra che verrà
non è la prima. Prima
ci sono state altre guerre.
Alla fine dell’ultima
c’erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Fra i vincitori
faceva la fame la povera gente
egualmente.

(Bertold Brecht)

Non occorre risalire a monte fino al primo omicidio, quello perpetrato da Caino su Abele. Bertold Brecht, assieme a Jacques Prevért con il suo “che follia la guerra” nella poesia Barbara, e la dichiarazione del bollettino di guerra  che dà il titolo al romanzo Niente di nuovo sul fronte occidentale di Erich Maria Remarque dovrebbero bastare.

Forse chi decide non ha molta dimestichezza con la letteratura.

SUL FORESTIERO

3 Apr

Quando un forestiero dimorerà presso di voi nella vostra terra, non lo opprimerete. Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso, perché anche voi siete stati forestieri in terra d’Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio”. (Levitico 17:33-34)
Benjamin Netanyahu non trova il tempo per leggere la Torah?

RIFLETTENDO SU MATERA

18 Gen

Chi mercoledì sera ha visto lo stupendo documentario di Alberto Angela sui sassi di Matera forse sarà rimasto sorpreso dal fatto che delle famiglie abbiano vissuto nelle grotte fino al 1954, quando con un’ordinanza furono fatte trasferire coercitivamente nelle case popolari.

Coercitivamente perché chi teneva nella grotta l’asino o le galline non lo avrebbe più potuto fare.

Chi solo sessant’anni fa è nato in città in famiglia borghese, come si diceva allora, fin da piccolo ha saputo che l’acqua si aveva girando la manopola del rubinetto e la luce girando la farfalla dell’interruttore di porcellana, senza porsi il problema da dove e come venissero l’acqua e l’elettricità.

Ben diverso il risveglio di chi aveva il lume a petrolio e attingeva l’acqua al pozzo o dalla cisterna e qualche mattina d’inverno doveva letteralmente rompere il ghiaccio per sciacquarsi almeno il viso, come il famoso ragazzo della via Gluck.

Non sto parlando dei tempi di Garibaldi, ma di appena settanta anni fa.

Un po’ più distanti nello spazio ma più vicini nel tempo sono i mille e cinquecento Palestinesi in Cisgiordania che vivono nelle grotte a causa delle demolizioni da parte degli Israeliani, come riporta anche David Grossman, scrittore israeliano, nel libro La guerra che non si può vincere.

Scrivo questo post nel mio studio a mio agio con 20 gradi e 50% di umidità ma pensando a tutti i conflitti nel mondo e al fatto che ci sono due uomini che hanno discusso a distanza su chi dei due avesse il bottone più grosso.

Augurandoci che tutto rimanga allo stato di battaglia verbale, penso a Matera che da città di rifugio si è sollevata tanto da essere la Capitale della cultura 2019 e alle tante Matere che, in caso nefasto, potrebbero sorgere.

GUERRA PREVENTIVA?

6 Ago

Guerra preventiva” è un’espressione che abbiamo imparato a conoscere con George Bush, e che neppure strateghi come Cesare o Adriano avevano pensato. Com’è andata a finire con i sospetti sull’Iraq è cosa nota.

Adesso la stessa guerra preventiva è minacciata daun altro presidente della nazione che settantadue anni fa sgnciò la prima bomba atomica sulle teste degli ignari cittadini di Hiroshima, che se la videro cadere sulle proprie teste.

Forse più che di guerra preventiva è più opportuno parlare di un “divide et impera”?