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POLITICAMENTE SCORRETTO?

27 Gen

Non si può ricordare per decreto, anche perché dopo Auschwitz ci sono state le stragi di Sabra e Shatila, Srebrenica, le Torri Gemelle, Aleppo, e le molte altre che il nostro mondo occidentale non considera degne di memoria, comprese quelle nei Paesi mussulmani da parte dell’Isis.

L’Olocausto ha coinvolto loro malgrado non solo gli ebrei e che essi chiamano Shoah e ricordano in aprile, ma anche i minorati mentali, gli omosessuali e i Testimoni di Geova.

Ieri mattina la trasmissione Unomattina di Rai1 ha fatto vedere la Risiera di San Sabba, a Trieste, unico campo di sterminio in Italia. Non è Auschwitz, ma per entrarci bisogna comunque essere preparati e alcuni miei ospiti hanno preferito non farlo. Sempre da Trieste, da quella che con orgoglio definiamo la più grande piazza d’Italia sul mare, il 18 settembre del 1938 furono promulgate le Leggi razziali.

A due chilometri in linea d’aria da casa mia, definisco la Risiera “monumento alla stupidità umana”, perché Konrad Lorenz ci ha insegnato che solo l’uomo e la formica uccidono i membri della propria specie, ma a differenze di essa, l’uomo è un essere pensante e lo fa con malvagità.

Come non rammentare però i muri e i cavalli di Frisia che stanno sorgendo qua e là in Europa, Israele, Stati Uniti, spesso anche tra me e te, ma soprattutto quanti esseri umani stanno morendo ora in terra e in mare per fuggire a genocidi molto più attuali?

Forse, spiegando ai giovani il perché di queste cose che vedono quotidianamente nei tg, riuscirebbero a capire di più anche un fatto così tragico ma da loro lontano nel tempo.

Senza dimenticare, perché come ha detto il presidente Sergio Mattarella l’Olocausto è una macchia indelebile nella storia dell’Italia.

Elena Loewenthal, ebrea, con molta classe e in modo politicamente scorretto spiega perché secondo lei non ha più senso celebrare la giornata della memoria.

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RIFLETTENDO SU MATERA

18 Gen

Chi mercoledì sera ha visto lo stupendo documentario di Alberto Angela sui sassi di Matera forse sarà rimasto sorpreso dal fatto che delle famiglie abbiano vissuto nelle grotte fino al 1954, quando con un’ordinanza furono fatte trasferire coercitivamente nelle case popolari.

Coercitivamente perché chi teneva nella grotta l’asino o le galline non lo avrebbe più potuto fare.

Chi solo sessant’anni fa è nato in città in famiglia borghese, come si diceva allora, fin da piccolo ha saputo che l’acqua si aveva girando la manopola del rubinetto e la luce girando la farfalla dell’interruttore di porcellana, senza porsi il problema da dove e come venissero l’acqua e l’elettricità.

Ben diverso il risveglio di chi aveva il lume a petrolio e attingeva l’acqua al pozzo o dalla cisterna e qualche mattina d’inverno doveva letteralmente rompere il ghiaccio per sciacquarsi almeno il viso, come il famoso ragazzo della via Gluck.

Non sto parlando dei tempi di Garibaldi, ma di appena settanta anni fa.

Un po’ più distanti nello spazio ma più vicini nel tempo sono i mille e cinquecento Palestinesi in Cisgiordania che vivono nelle grotte a causa delle demolizioni da parte degli Israeliani, come riporta anche David Grossman, scrittore israeliano, nel libro La guerra che non si può vincere.

Scrivo questo post nel mio studio a mio agio con 20 gradi e 50% di umidità ma pensando a tutti i conflitti nel mondo e al fatto che ci sono due uomini che hanno discusso a distanza su chi dei due avesse il bottone più grosso.

Augurandoci che tutto rimanga allo stato di battaglia verbale, penso a Matera che da città di rifugio si è sollevata tanto da essere la Capitale della cultura 2019 e alle tante Matere che, in caso nefasto, potrebbero sorgere.

MI PIACEREBBE

4 Gen

Mi piacerebbe che, in quest’anno appena iniziato, si tornasse a dire inventare e non creare, si parlasse di consigli e non di decalogo, lasciando la creazione e i comandamenti al legittimo Proprietario, così come si evitasse di dire “salvo per miracolo”, lasciando l’idea di un Dio o distratto o che fa preferenze, “Tizio sì, Caio no”

Mi piacerebbe una maggior coerenza nel rispetto per l’ambiente, se il riscaldamento domestico dopo il traffico urbano è uno dei maggiori imputati, non si possono rilasciare deroghe per i fuochi epifanici, retaggio di una credenza si spera ormai superata ma di certo con effetti dannosi per l’ambiente.

Mi piacerebbe che il costo dei sacchetti nei mercati, oltre a chiarire se si tratta di una direttiva quindi vincolante o di una raccomandazione quindi facoltativa, venga riassorbito dall’accisa della guerra in Abissinia del 1935. Perché gli italiani, o almeno io, sono stufi di pagare gabelle di qua e di là senza che ne sia chiarito lo scopo, anche perché la salvaguardia dell’ambiente non riguarda solo il Mezzogiorno, decreto legge nelle pieghe del quale è stato inserito.

Mi piacerebbero altre cose, ma facciamo un po’ alla volta.

SCORRERE DEL TEMPO

31 Dic

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In lingua inglese ciò che è trascorso anche da un secondo si esprime al passato remoto e in lingua ebraica non esiste il tempo presente, che si esprime al futuro. La vita è fatta di attimi, come il carpe diem latino.

Teniamone conto, mentre facciamo programmi e progetti per i prossimi 365 giorni.

 

L’ALTRO ASPETTO DEL NATALE

25 Dic

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Non riguarda tanto chi non ti ha fatto gli auguri ma quanto chi ti ha mandato un  messaggio di auguri dopo che non si è fatto vivo tutto l’anno o, peggio, coloro che ti hanno inserito in una lista e li hanno mandati a tutta la loro rubrica, praticamente mandandoli non a te ma al tuo numero.

 

BAMBOCCIONI, GENITORI E NONNI

24 Dic

“FIGLI, DA BONUS BEBE’ A RAGAZZI LAVORATORI – L’assegno per i nuovi nati da 80 euro al mese viene rinnovato per il 2018 ma solo per il primo anno di vita del bambino. E’ destinato alle famiglie con un reddito Isee sotto i 25.000 euro l’anno. Dal 2019 sale invece a 4.000 euro il tetto di reddito entro il quale i ragazzi fino a 24 anni che lavorano sono considerati ancora fiscalmente a carico della famiglia”. (da Repubblica.it, enfasi mia).

Io ho cominciato a lavorare a 24 anni con uno stipendio che, se non mi permetteva di comperare casa mi permetteva di prenderla in affitto e vivere autonomamente.

Con questa decisione il Ministero delle Finanze ha di fatto preso atto che la paga normale di un ventiquatrenne è di € 307,69 (calcolato su tredici mensilità), di certo insufficiente per l’autonomia finanziaria e per “metter su casa”, come si diceva una volta.

Quindi essere bamboccioni, come inopportunamente il ministro Tommaso Padoa Schioppa definì i giovani italiani il 4 ottobre di dieci anni fa, non è una scelta ma un obbligo di sopravvivenza.

Ciò che però non trovo nella Legge di stabilità sono gli incentivi per l’assunzione degli over 35 rimasti senza lavoro e gli sgravi fiscali per i genitori e i nonni, e sono tanti, che sostengono i figli con parte dei loro stipendi e pensioni.

Che questa realtà sia sfuggita al ministero?

C’è ancora qualcuno che si scandalizza per gli inviti ai giovani a lasciare questo Paese?

GERUSALEMME E DINTORNI

7 Dic

PalestinaIsraele ha una storia lunga e nel contempo breve. L’Israele biblico, promesso a Abramo e realizzatosi prima con la presa di coscienza degli ebrei di essere un popolo, in fuga dall’Egitto guidati da Mosè, e arrivati in Canan, l’odierna Palestina, sotto la guida di Giosuè. Terminò (e dal punto di vista cristiano aveva terminato la sua funzione profetica alla morte di Gesù di Nazareth) con la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 d. C., con la presa di Masada nel 73, e per ultimo nel 135 quando i Romani, per essere chiari, cambiarono il nome di Gerusalemme in Ælia Capitolina.

La storia poi continua con la dominazione musulmana, le crociate e altri avvenimenti che non riguardano più il popolo di Israele, ormai nella diaspora, che vuol dire dispersione, che tra gli altri eventi ha visto gli ebrei, popolo non più nazione, sottoposti assieme ad altri all’Inquisizione, chiusi in ghetti, allo sterminio nazista, che loro chiamano Shoa, alla colonizzazione inglese della Palestina e, finalmente, con la Risoluzione Onu n. 181 del 1947 che stabilì di dividere il territorio in due stati.

Il 1° maggio 1948 è sorto il nuovo stato di Israele, che si differenzia molto da quello biblico.

Il resto è storia moderna che si può trovare facilmente in internet e della quale, tra gli altri, scrivono spesso, con obiettività, gli scrittori ebrei David Grossman e Amos Oz.

In italiano chiamiamo israeliti i componenti dell’Israele biblico, israeliani i cittadini dell’Israele moderno che, a differenza del primo, non sono tutti ebrei.

Abbiamo visto troppe volte sterminare popoli, pensiamo agli atzechi e ai maya o anche solo cancellare i loro nomi dalle carte e dalle realtà geografiche, pensiamo agli nativi d’America o, più vicini a noi, agli armeni, per accettare che ciò sia fatto di nuovo, in nome di un’ideologia.