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SPIEGARE LA REALTÀ CON I FUMETTI

24 Lug

 Ieri, pigramente sotto l’ombrellone, mi è capitato di leggere un episodio di Dylan Dog.

Non conoscevo il personaggio, come non conosco Tex Willer… può succedere.

L’episodio è “Terrore” ed è ambientato a Londra presa dalla psicosi degli attentati. Un ragazzino con nome arabo viene intercettato mentre sta costruendo un programma che gli agenti pensano sia una bomba.

Storia attuale e istruttiva. Un bambino di dieci anni, però, ha bisogno che un adulto gliela contestualizzi nella realtà attuale. Chissà se i genitori lo faranno o hanno solo comperato distrattamente il fumetto.

LETTURE PER LE “ASPIRANTI DONNE”

29 Giu

Piccole donne, nonostante sia stato scritto nel 1868, è un libro ancora attuale e una lettura da consigliare alle ragazzine di oggi (e non solo). La storia delle quattro sorelle March, scritta dall’autrice statunitense Louisa May Alcott, arrivò in Italia attorno ai primi del Novecento – le prime traduzioni risalgono al 1908 – diviso in due parti Piccole donne, per l’appunto, e Piccole donne crescono. E da allora è diventato un grande classico per ragazze anche nel nostro paese.

Le ragazzine di oggi, leggendo “Piccole donne”, possono prima di tutto capire com’è cambiato il mondo, ma soprattutto l’importanza di nutrire e coltivare le proprie aspirazioni e i propri sogni. Ecco, dunque, perché si tratta di un romanzo che bisogna leggere ancora…

Il successo delle quattro sorelle si deve anche alle molte trasposizioni cinematografiche del romanzo, da quella del 1933 in cui Jo è interpretata da Katharine Hepburn, fino a quella del 1994 dove la sorella ribelle ha il volto di Winona Ryder.

Tuttavia, non si può negare che gran parte del fascino delle sorelle March si deve alla loro originalità: in un mondo scosso dalla guerra di secessione, e quindi privato degli uomini, le quattro ragazze sperimentano una libertà nuova, simile a quella di cui più in grande le donne statunitensi ed europee godranno con la prima guerra mondiale. Peccato però che la guerra finisca e a un certo punto anche le quattro ragazze debbano affrontare la dura realtà: il mondo, almeno nel 1868, era un posto “da uomini”.

Anche Bustle si è occupato del romanzo elencando i motivi per Piccole donne è ancora attuale ed è un libro da consigliare alle giovani lettrici di oggi.

Prima di tutto i personaggi principali sono tutte ragazze, che si confrontano tra loro su molti temi, dall’amore tra sorelle alle aspirazioni personali. In tutto il primo libro, inoltre, godendo dell’assenza degli uomini e spronate dalla madre, lavorano sodo per raggiungere i propri obiettivi. Beth si dedica alla musica, Jo alla scrittura e, nonostante i problemi economici, nessuno tenta di dissuadere le ragazze.

Tuttavia, il mondo in cui vivono non è tanto progressista quanto la loro madre e così alla fine della guerra i sogni delle ragazze vengono ridimensionati e a subire la “batosta” più grande è Jo, la sorella con il desiderio di diventare scrittrice.

Le ragazzine di oggi, leggendo Piccole donne, possono prima di tutto capire come oggi è cambiato il mondo, ma soprattutto l’importanza di nutrire e coltivare le proprie aspirazioni e i propri sogni.

I BAMBINI E LA GESTIONE DEL DENARO

22 Giu

Dialogo tra due bambini di nove – dieci anni arrivati in bicicletta davanti a una macchina su strada che distribuisce l’acqua a cinque centesimi al litro.

Francesco, dobbiamo farci la tessera per non girare sempre con gli spiccioli in tasca”.

Hai ragione, Nicola, però per comprarla ci vogliono tre euro…”.

Allora, uno ne metto io, l’altro tu, e poi domandiamo a Giovanni se vuol partecipare con il terzo euro”.

Il tutto davanti al cartello che informa che la tessera, anonima, è in vendita a tre euro con tre, euro di ricarica, praticamene gratis”.

Errori di valutazione in cui incorrono spesso anche molti adulti.

SUD E SICUREZZA STRADALE

18 Giu

Il Quotidiano di Puglia di ieri riporta la tentata corruzione da parte di un ciclomotorista nei confronti dei carabinieri.

Oltre al fatto in sé, che ha portato alle opportune conseguenze penali, è da evidenziare come circolare senza casco, guidare con una mano parlando al cellulare, non allacciare le cinture, non usare gli indicatori di direzione, far sedere i bambini senza sistemi di protezione, sono usi consolidati nel Mezzogiorno, che purtroppo, forse perché impegnati in altre mansioni, molti agenti della polizia municipale non sanzionano. Non che non accada anche al Nord, ma in quantità certo molto inferiore.

Sono quelli che poi si lamentano perché l’Rca è troppo cara. Un grazie ai carabinieri per la vigilanza.

MEMORIE DI AZZURRO

12 Giu

L’altro giorno, tra una cosa e l’altra, ci siamo trovati a parlare delle vacanze estive dai nonni.

Quelle descritte da Celentano in Azzurro, che io passavo qualche volta da mia nonna, con l’obbligo formale del riposino pomeridiano. Formale perché, per quell’accordo non scritto che si può stipulare con i nonni che sono più permissivi dei genitori ogni tanto, novello Tom Sawyer, trasgredivo saltando dalla finestra al pian terreno della villetta.

Anche quel giorno che, cammina cammina sul lato sinistro della strada come mi avevano insegnato a scuola, percorsi cinque chilometri fino ad arrivare al paese vicino dove abitava uno zio mugnaio che aveva un mulino ad acqua, non proprio bianco come quello dei famosi biscotti, ma che mi affascinava ugualmente (forse già all’epoca mi stavo appassionando al tempo e il roteare della ruota mi ricordava un orologio). Interrogatomi sul cosa facessi lì e se mia nonna ne fosse al corrente, mio zio mi pagò il biglietto per il primo autobus di ritorno. Mia nonna non lo venne a sapere perché non aveva il telefono, neanche quello nero a muro con il disco.

Una signora più giovane ha raccontato di come veniva mandata dai suoi nonni in Sardegna e di come veniva coccolata dalla nonna che ogni giorno ne trovava una nuova per farla mangiare, preparandole se necessario le tagliatelle a merenda. Suo nonno era un pastore, un pastore sardo di quelli che avevo visto sui libri delle elementari. Incuriosito, le ho chiesto se parlassero in dialetto o in italiano. Mi ha risposto che sì, qualche parola in dialetto usciva, ma parlavano in italiano perché a suo modo suo nonno era una persona colta. Quando recava il gregge al pascolo portava con sé un libro di un autore italiano, D’Annunzio, Verga o qualche altro, assieme a un piccolo dizionario nel quale cercava le parole che non conosceva e scriveva i suoi marginalia.

Sono rimasto stupito e lei a sua volta mi ha detto di esserlo stato quando, da adulta, ha visto il film tratto dal romanzo Padre Padrone di Gavino Ledda, che certo non corrispondeva all’immagine del pastore sardo che le aveva trasmesso il nonno.

Questo per dire che ci sono luoghi comuni e stereotipi che non corrispondono affatto alla realtà, che non debbono essere presi per buoni ma verificati, e facilmente si trova che derivano da chiacchiere popolari senza fondamento.

Come quella che vuole il “contadino, scarpe grosse e cervello fino”. Scarpe grosse sicuramente, perché altrimenti affonda nel terreno bagnato, ma “cervello fino” non si riferisce ad una persona che non ci arriva ma piuttosto che sa ragionare. Forse non sempre come i libri di scuola ma, si sa, i libri sono la forma scritta in bella copia della pratica.

BAMBINI INDIFESI

8 Giu

Fino ad una certa età i bambini sono indifesi e dipendono in tutto e per tutto, anche per la loro vita, da una o più persone adulte.

È facile parlarne da fuori, come sto facendo anch’io, da persone per cui l’unica esperienza diretta dettata dalla fretta è quella di non rammentare dove si ha parcheggiato l’auto o di tornare a casa senza aver acquistato un articolo presente nella lista della spesa.

Dimenticare il proprio figlio in auto, dicono gli psichiatri, è frutto della frenesia del nostro tempo, una dissociazione dalla realtà come meccanismo di autodifesa che purtroppo non tiene conto delle altre conseguenze.

Ciò che è accaduto ieri in provincia di Arezzo non è il primo caso e, fatalmente non sarà l’ultimo. Anche mettere un post-it sul volante non serve perché come tutti gli avvisi permanenti col tempo perde la sua efficacia.

Come reazione spontanea spesso inizia un movimento di opinone, non solo sui Social Media, c’è una richiesta come quella di un uomo che nel 2015 ha perso nello stesso modo suo figlio e ha aperto fu Facebook una raccolta di firme per ottenere che sulle automobili venga inserito un segnale acustico simile a quello che suona quando non ci si allacciano le cinture.

Mi domando però se sia corretto in casi come questo citare il suo nome come ha fatto oggi un tg, rinnovando in lui quella ferita e quel senso di colpa che forse si porta addosso, salvo che non abbia dato il suo esplicito consenso.

Questa mattina ho visto una volta di più un bambino seduto in braccio alla madre senza cintura sul sedile accanto al guidatore. Questo modo di fare, che trae origine dall’errata convinzione che in città gli impatti non siano violenti, non è, a differenza dell’altro, dovuto a dissociazione dalla realtà ma un vero atto di incoscienza verso di sé e verso il bambino, che in caso di urto è il primo a sbattere contro il parabrezza.

GENOCIDIO

10 Mag

Non chiedete di Aleppo alla gente comune, ma ai Plato, agli Erode, ai Caifa di oggi che potrebbero fare ma non fanno.