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USARE SEMPRE IL LINGUAGGIO APPROPIATO

14 Ott

Ho letto in alcuni twitt che Massimo Giletti nella sua trasmissione su La7 ieri sera ha riproposto il tema della dottoressa Serafina Strano, stuprata mentre prestava servizio alla Guardia Medica di Trecastagni.

La lettera con cui la Compagnia d’assicurazione nega il risarcimento è scritta nella perfetta antilingua di Italo Calvino – che, possiamo essere sicuri, sarà usata ancora per molto tempo – liquidando come infortunio lo stupro subito dalla dottoressa. Infortunio, lo dice la stessa radice semantica, deriva da fortuna, è un evento casuale come uno slogamento di una caviglia o la frattura di un braccio. Un atto di violenza su una donna non è casuale – accantoniamo il discorso di raptus del pover’uomo, che non regge – ma un atto deliberato.

Lasciando da parte la trasmissione che non ho visto, quello della sicurezza dei medici in servizio alle Guardie mediche è un tema ancora di attualità, a tutela di tutti gli operatori e del personale femminile in particolare. A poco serve una videosorveglianza e il collegamento con le Forze dell’ordine ad atto compiuto. A Pordenone per un periodo gli ambulatori sono stati presidiati dai membri dell’ANA, quegli alpini che non smettono mai di esserlo e che, oltre a preparare un piatto di pasta alle biciclettate, sono sempre pronti ad intervenire nei disastri naturali.

Tornando all’antilingua di Italo Calvino e alla definizione generica di infortunio usata dalla Compagnia di assicurazione, ci sono termini che sono entrati nell’uso comune, come stupro e mestruazioni, verso i quali è segno di grande ipocrisia usare degli eufemismi, perché i nostri figli li conoscono e perché non siamo più nell’epoca vittoriana, nella quale era sconveniente per una donna pronunciare il termine “pantaloni”.

Della violenza di genere e in particolare della violenza sulle donne si deve parlare ai ragazzi e alle ragazze fin da piccoli, perché se non lo facciamo noi o la scuola cercheranno le informazioni tra i loro pari o, peggio, dal “dottor Gugl”.

Lo si può fare  con i propri figli, magari non ora che sono presi dai libri di scuola, ma proponendo loro l’estate prossima il libro Il buio oltre la siepe, di Harper Lee, ricavato da un fatto vero, che tratta il tema del razzismo nell’Alabama e in Georgia e vede come imputato un giovane di colore, ma che sarà comunque condannato, perché la parola di una donna bianca ha più valore di quella di un nero.

Si può spiegare cos’è una violenza con poche parole, come fa il padre Atticus che nel romanzo risponde alla piccola figlia che tutti chiamano Scott e che, quando richiesto perché impiegasse tempo a difendere un perdente in quanto nero, risponde: “Per vari motivi”, disse Atticus. “Il principale è che se non lo facessi non potrei più andare in giro a testa alta […] e non potrei nemmeno dire a te o a Jem: fa’ questo e non fare quello”. L’esempio viene prima delle parole.

Ci sono libri scritti per ragazzi in realtà destinati agli adulti e viceversa. Questo è uno di quelli. Dipende dalla maturità soggettiva, negli Stati Uniti cominciano a consigliarlo dai dodici anni in su.

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RISPOSTE CONVINCENTI

9 Gen

Che significa violentare?” gli chiesi la sera stessa.

Atticus alzò la testa da dietro il giornale. Era seduto nella poltrona davanti alla finestra. Da quando eravamo diventati un po’ più grandi, Jem e io gli concedevamo generosamente una mezz’oretta di pace, dopo cena.

Sospirò, abbassò il giornale e disse che violentare significava conoscere carnalmente una donna per forza e senza il suo consenso.

Lee Harper Lee, Il buio oltre la siepe.

Parole asciutte, da avvocato (com’è il personaggio), che non troncano ma lasciano aperto il dialogo a ogni approfondimento, molto meglio di un antagonista e imbarazzato “perché me lo chiedi?”.

Dedicato a chi non crede nella necessità di un’educazione di genere.

DI FARFALLE, CICOGNE E CAVOLI

15 Ago

Pare proprio che il nostro giardino, quanto a lepidotteri, non abbia nulla da invidiare alla (forse) più celebre città di Bordano, in Carnia, e sono tentato di aprire l’account iltrullodellefarfallebianche.

Non è certo merito mio ma del pollice verde di famiglia.

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I fiori mi piacciono ma quanto a piante io, ancor prima di Gugl Map, sono sempre andato d’accordo solo con le piante di Milano, di Roma, della metropolitana di Londra, che non hanno bisogno di essere bagnate.

Fatto sta che una aiuola in particolare, tra le altre, è invasa da decine di farfalle, per la maggior parte bianche, che inscenano quelli che a noi paiono bellissimi balletti. Due di esse, ieri pomeriggio alle cinque mentre in tre stavamo ragionando in veranda, ci hanno offerto lo spettacolo del corteggiamento e dell’accoppiamento, in cui lei era immobile a terra e lui andava, si posava su di lei, svolazzava via e tornava su di lei. L’accoppiamento vero e proprio termina quando lei chiude le ali in senso verticale e dopo un po’ vola via. Cose che si vedono nei documentari ma vederle dal vero con la grazia delle farfalle è un altra cosa.

Sono stato contento che non fosse stato presente nessun bambino piccolo, perché non sarei entrato nei particolari ma gli avrei detto sommariamente che le due farfalle stavano giocando.

Anche se alcuni non vogliono ammetterlo è finito il tempo delle farfalle, delle cicogne e dei cavoli, e con i bambini bisogna cominciare a fare educazione di genere fin da piccoli, usando il linguaggio e gli esempi adeguati alla loro età, anche per non essere impreparati quando prima o poi si fanno avanti loro domandando spiegazioni sul pancione della mamma o della zia.

I bambini meritano tutto il nostro amore e tutto il nostro rispetto.

P.s. Se avete le “farfalle nello stomaco”, non fatevi illusioni, è solo fame. 🙂