PARE CHE

14 Ott

Pare che Nonna Peppina, che dalla sua casetta in legno è stata costretta a tornare in un container, potrebbe riaverla. “Pare che” perché finché non ci ritornerà il condizionale è d’obbligo.

La ministra della Difesa ha dichiarato “”Da italiana mi scuso con quei padri, il naufragio gestito in modo burocratico”.

Queste sono cose certo enormemente più gravi di quando ci palleggiano da un ufficio all’altro o quando l’impiegat* di ufficio pubblico ci fa andare all’ufficio postale per il pagamento dei diritti quando dovrebbe essere fatto a mezzo pos e soprattutto ci fa pagare lì il bollo dello stato acquistabile in tabaccheria senza l’aggravio degli 1,78 euro che, certo, non cambiano la vita, ma sono sempre un segno.

20171014_111807

Grandi e piccole cose che ci fanno sentire sudditi e non cittadini di un Paese in cui, contrariamente all’opinione comune, lo sport nazionale non è il calcio ma la burocrazia “Il primo che muove perde!”.

Riusciremo mai a essere un Paese moderno?

Annunci

GUIDARE E NON SOLO

27 Set

L’annuncio della futura libertà delle donne dell’Arabia Saudita a mettersi alla guida di un’automobile, cosa scontata per noi, se da una parte può farci gioire per la fine di questo assurdo divieto deve farci anche riflettere che se le donne italiane hanno questa libertà, sono ancora private di molte altre. Quella di decidere del proprio corpo, di tornare a casa da sole di sera, di avere la stessa opportunità di lavoro e la stessa retribuzione degli uomini. Tutte cose garantite dalla Costituzione ma delle quali di scontato non c’è proprio nulla.

LE VIOLENZE

27 Set

Dagli stupri di Rimini ho preferito starmene in disparte, salvo qualche twitt in cui ho fatto notare come il giornalismo ha trattato gli avvenimenti, dall’infelice “fatto di cronaca locale”, a chi ha scritto che queste son cose del Sud con rifermento a Noemi Durini, alla terza carica dello stato che ha chiesto perdono a nome di tutti gli uomini, fino a chi, controcorrente, ha scritto che non si deve far vedere la fotografia di una quindicenne, seppur morta.

Ripetere ossessivamente le stesse notizie, con gli stessi filmati e le stesse fotografie può provocare nelle persone insensibili l’effetto assuefazione e in alcuni quello di emulazione, come è successo con la minaccia a una giornalista del barese.

Quando il ragazzo confessò l’uccisione di Noemi Durini, volevo riproporre un mio articolo sulla privacy sui Social Media, perché subito dopo la confessione un tg aprì con “Questo non è amore”, una riflessione che la ragazza aveva postato su Facebook. Segno che la redazione aveva già predisposto il coccodrillo non di un personaggio famoso ma di una ignota quindicenne di un ignoto paesino fino al giorno prima (qualcuno ha ripercorso la Puglia riproponendo i fatti di Avetrana). Quanto alle fotografie, mentre si discute del diritto all’oblio per quanto riguarda internet la legislazione attuale vieta la pubblicazione delle fotografie dei minori mentre sono in vita, a farlo dopo la loro morte dovrebbe essere il buon gusto.

Esiste il concetto di prossimità, per cui siamo toccati dai fatti di casa nostra. Un lutto in famiglia ci colpisce di più che una morte in Italia e una tragedia in Italia è molto più pregnante di un’alluvione in un Paese asiatico o africano che forse non riusciamo a collocare nella carta geografica. Così, pian piano, si scolorerà l’interesse mediatico verso i delitti della scorsa estate, salvo a riproporli ad effetto. Mi aspetto, infatti, che prima o poi venga ritrovato un fermaglio dei capelli di Simonetta Cesaroni e che alcuni giornali riaprano l’inutile dibattito.

È stata diffusa ieri la notizia della concessione dei domiciliari a Francesco Mezzega, autore del femminicidio di Nadia Orlando di Dignano, in provincia di Udine. Nella solita raccolta giornalistica di pareri della giuria popolare, la prima opinione è la più saggia “I giudici avranno fatto le loro deduzioni”.

Elettronica non è solo l’ultimo smartphone o il tablet di tendenza, ma anche il braccialetto elettronico. Se da una parte denunciamo il sovraffollamento delle carceri dall’altra non possiamo a priori alle pene alternative.

Superato lo shock iniziale, invito a leggere il saggio di Gerardo Colombo Il perdono responsabile, in cui l’ex magistrato analizza l’inutilità della carcerazione.

IL METEO, QUESTO SCONOSCIUTO

22 Set

Dunque… mercoledì scorso l’app meteo sul mio smartphone segnalava tuoni, fulmini e saette con probabilità all’80%, infatti si son contate circa 3,5 gocce di pioggia per la gioia degli autolavaggi di chi deve avere la vettura pulita. La Puglia è notoriamente lunga ma non si capisce perché la pioggia si fermi a Bari. Da queste parti è da fine maggio che non piove seriamente, tanto che qualcuno ha pensato, per motivi estetici, di siliconare le fessure tra le zolle del terreno.

I miei nipoti di Berlino sono venuti a farsi dieci giorni al mare perché, dicono, da loro è già inverno… la Germania ha tutto di più ma il Salento se lo sogna! Quelli di Mestre hanno trovato un volo low cost Volotea con coraggioso – di questi tempi – rientro Rayanair e sono venuti a farsi il fine settimana.

Sì, e vero che di mattina presto e la sera tardi se c’è un po’ di vento è freddino, ma di giorno si sta da favola. Di mattina infatti il termometro digitale comincia per “1”, cosa che non si vedeva da mooolto tempo, ma forse solo perché l’amministrazione comunale sta risparmiando sulle spese di riscaldamento.

Ok, l’avete scoperto, sto scrivendo queste note di anticipata nostalgia perché tra una decina di giorni tornerò a godere dell’autunno giuliano che è anche Regata Barcolana, le foglie rosse sul Carso, gli appuntamenti culturali, i colori del Giardino Pubblico, e le foglie morte di Jaques Prévert.

CONSIGLI ALLE FANCIULLE

19 Set

LAERTE –

Quanto ad Amleto ed alle frivolezze

di cui ti circuisce, fanne il conto

d’una moda, d’un gioco del suo sangue,

una viola di primaticcio sboccio,

precoce ma d’effimera esistenza,

dolce ma non durevole,

il profumo e lo svago di un momento.

Nient’altro più.

OFELIA –

Nient’altro?…

LAERTE –

Non pensarci.

L’uomo, nel suo sviluppo naturale,

non cresce solo di forza e statura,

ma a misura che il suo tempio s’espande,

s’accrescono anche in esso le funzioni

che vi celebra l’animo e la mente.

Forse ora egli t’ama, ed in quest’ora

nessuna macchia di riserva o calcolo

appanna l’onestà dei suoi propositi;

ma farai bene a star molto guardinga,

perché data l’altezza del suo rango,

egli non può disporre a suo talento

della sua volontà, perché egli stesso

è suddito dei suoi stessi natali,

non può foggiarsi a suo modo la vita,

come può un comune individuo;

e ciò perché dalle sue decisioni

può dipendere la salute e il bene

del regno; ogni sua scelta è sottoposta

ai desideri ed al consentimento

di quel corpo del quale egli è la testa.

S’egli ora dunque ti professa amore,

sarai saggia se gliene farai credito

nei limiti che a lui son consentiti,

dalla particolarità del rango,

di porre in atto quanto possa dire;

perché non potrà farlo oltre quel tanto

che possa consentirgli in generale

la pubblica opinione in Danimarca.

Rifletti dunque bene a quale perdita

potrebbe derivare all’onor tuo

se tu prestassi alle sue serenate

troppo credulo orecchio, a cuor perduto,

o se schiudessi il tuo casto tesoro

alla sfrenata sua insistenza. Attenta,

Ofelia, attenta, cara mia sorella!

Tieniti sempre nella retroguardia

della passione, fuor dalla portata

e dai pericoli del desiderio.

Fa già abbastanza dono di se stessa

la vergine più schiva che alla luna

discopre le sue vereconde grazie.

Mai la virtù è sfuggita alla calunnia.

A primavera il verme rode i fiori

avanti che si schiudano dai bocci,

così come la prima giovinezza,

come la rorida rugiada all’alba,

si trova molto spesso minacciata

da effluvi contagiosi. Dunque, attenta!

La migliore difesa è nel temere.

La gioventù è ribelle già a se stessa,

anche senza bisogno di alleati!

OFELIA –

Custodirò, a guardiana del mio cuore,

la morale di questo tuo consiglio.

Ma tu, per parte tua, fratello caro,

non fare come certi indegni preti

che, mentre additano la via del cielo

erta e spinosa, vanno poi calcando

da tronfi e ben pasciuti libertini

i sentieri fioriti del piacere,

dimentichi dei lor buoni precetti.

LAERTE –

Oh, per me non temere!…

W. Shakespeare, Amleto, I, 3 (enfasi mia)

CAMBIARE FA BENE

18 Set

C’era una volta… un re, diranno i miei piccoli lettori.

No, cari bambini, c’era una volta un pezzo di legno”.

Questo è l’incipit di Pinocchio (tagliato dalla Walt Disney, ma questa è un’altra storia), che molti conoscono.

Cosi come quasi tutti, pur non conoscendo Shakespeare e tanto meno la tragedia del principe di Danimarca, hanno prima o poi avuto un dubbio amletico e hanno detto forse la famosa frase “Essere o non essere, questo è il problema”.

Agostino Lombardo, nella sua traduzione dell’opera, ce la propone in altro modo

Amleto

che, senza entrare in analisi linguistiche o delle tecniche di traduzione, sicuramente è innovativo per gli italiani.

Fernando Savater, filosofo spagnolo, nel saggio Etica per un figlio ci evidenzia l’impossibilità della vita se dovessimo pensare e prendere una decisione su tutto ma proprio tutto ciò che facciamo, come mettere il piede destro davanti al sinistro e in sequenza il sinistro davanti al destro per camminare. Ci abbiamo pensato a lungo e abbiamo imparato come si fa da piccoli quando con nostro stupore ci siamo trovati a camminare in posizione eretta e, fatta!, non ci pensiamo più.

Ci sono altre cose, però, che facciamo per abitudine e che gli psicologi affermano che è utile cambiare, come variare il percorso abituale casa-lavoro-casa, per non cadere nelle fossilizzazioni che giustificano, alla lunga, il “si è sempre fatto così” e mortificano l’inventiva.

Rompere gli schemi restando nel buon gusto e nella legalità è un buon esercizio personale, non di ostentazione, come capitò a quel docente che, in cerca di originalità disse “Dal mio angolo di guardatura” e che, dopo un attimo di perplessità da parte dei discenti, ricevette in cambio una fragorosa risata.

LA MISIA

17 Set

Nome femminile, dal greco Ἀρτεμισία, Artemisia, appunto.

Firenze, si sa, è città dotta nel parlare non foss’altro perché l’italiano è nato lì.

Un riflesso della cultura si ha anche nei nomi, Dante a parte, che essendo autoreferenziale ovviamente non fa testo.

Mi ritovai quindi a conoscere la Misia, perché a differenza dei maschili ai nomi femminili si suole premettere l’artico, che all’anagrafe faceva Artemisia. Nome tratto non dal martirologio (l’elenco dei santi della Chiesa cattolica) ma dalla mitologia.

La Misia, cara persona, aveva un figlio, che aveva chiamato Arcadio, tanto per essere fedele alla tradizione di famiglia.

Compresi allora perché in italiano non di dice dare ma imporre il nome. Le chiesi, anche se non si usa più, se il ragazzo avesse un secondo nome, chessò un bel Giovanni o anche un buon Maria.

Mi rispose che si, ce l’aveva, Aureliano. “Aureliano” pensai tra me e me “già, perché Aurelio è troppo comune.