CHE DIRE? LA BUONA SCUOLA NEL 1886

3 Dic

Ama il tuo maestro, perché appartiene a quella grande famiglia di cinquantamila insegnanti elementari, sparsi per tutta Italia, i quali sono come i padri intellettuali dei milioni di ragazzi che crescon con te, i lavoratori mal riconosciuti e mal ricompensati, che preparano al nostro paese un popolo migliore del presente. […] E pronuncia sempre con riverenza questo nome – maestro – che dopo quello di padre, è il più nobile, il più dolce nome che possa dare un uomo a un altro uomo.” (dicembre – Gratitudine – 31, sabato – TUO PADRE). (Edmondo De Amicis, Cuore), enfasi mia).

IL NUMERO GIUSTO

30 Nov

«Un paio di scarpe è necessario a tutti, ma non è detto che lo stesso paio possa essere calzato da ogni piede, ne serve uno per ogni misura» Olav Fykse Tveit, segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese

Se l’aiuto non è mirato, è sbagliato di Mario Gilli su Riforma.

TRENTA DÌ

30 Nov

Trenta dì conta novembre
con april, giugno e settembre.
Di ventotto ce n’è uno,
tutti gli altri ne han trentuno.
Variante con settembre come primo mese:
Trenta giorni ha settembre
con april, giugno e novembre.
Di ventotto ce n’è uno,
tutti gli altri ne han trentuno.

In parole povere, avete comperato l’abbonamento mensile per domani, che magari c’è fila e non ce la fate?🙂

ILVA E I BAMBINI DI TARANTO

29 Nov

Riprese: “Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell`albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?”.
Rispose l`uomo: “La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell`albero e io ne ho mangiato”.
Il Signore Dio disse alla donna: “Che hai fatto?”. Rispose la donna: “Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato”.

(Genesi 3:11-13)

Scaricare su altr* la responsabilità è storia di vecchia data.😦

SCUOLE

27 Nov

In Finlandia sono proibite le scuole private ed è lo Stato ad occuparsi dell’educazione di tutti i bambini. Questa educazione è considerata, a livello mondiale, di prim’ordine. [nota di Teresa Forcades].

Che basti organizzare bene la scuola pubblica?

DEL DIRE E DEL FARE

24 Nov

Se solo riuscissimo a mettere in pratica le cose di cui siamo convinti in teoria, metà del lavoro sarebbe fatto, perché leggere e studiare serve a capire, alzarsi ed agire, cominciando dalle famose piccole cose di ogni giorno, serve a dimostrare di aver capito.

Spunto di riflessione “…Gesù ha fatto e insegnato…” (Atti 1:1).

MEMORIE DI AZZURRO

23 Nov

mulinoadacquaAnche se l’aria ormai già odora di panettone e pandoro, l’altro giorno ci siamo trovati a parlare delle vacanze estive dai nonni.

Quelle descritte da Celentano in Azzurro, che io passavo spesso da mia nonna, con l’obbligo formale del riposino pomeridiano. Formale perché, per quell’accordo non scritto che si può stipulare con i nonni che sono più permissivi dei genitori, ogni tanto, novello Tom Sawyer, trasgredivo saltando dalla finestra al pian terreno della villetta e via per i fatti miei!

Anche quel giorno che, cammina cammina sul lato sinistro della strada come mi avevano insegnato a scuola, percorsi cinque chilometri fino ad arrivare al paese vicino dove abitava uno zio mugnaio che aveva un mulino ad acqua, non proprio bianco come quello dei famosi biscotti, ma che mi affascinava ugualmente (forse già all’epoca mi stavo appassionando al tempo e il roteare della ruota mi ricordava un orologio). Interrogatomi sul cosa facessi lì e se mia nonna ne fosse al corrente, mio zio mi pagò il biglietto per il primo autobus di ritorno. Mia nonna non lo venne a sapere perché non aveva il telefono, neanche quello nero a muro con il disco.

Una signora più giovane ha raccontato di come veniva mandata dai suoi nonni in Sardegna e di come era coccolata dalla nonna che ogni giorno ne trovava una nuova per farla mangiare, preparandole se necessario le tagliatelle a merenda. Suo nonno era un pastore, un pastore sardo di quelli che avevo visto sui libri delle elementari. Incuriosito, le ho chiesto se parlassero in dialetto o in italiano. Mi ha risposto che sì, qualche parola in dialetto usciva, ma parlavano in italiano perché a suo modo suo nonno era una persona colta. Quando recava il gregge al pascolo portava con sé un libro di un autore italiano, D’Annunzio, Verga o qualche altro, assieme a un piccolo dizionario nel quale cercava le parole che non conosceva e scriveva i suoi marginalia.

Sono rimasto stupito e lei, a sua volta mi ha detto di esserlo stata quando, da adulta, ha visto il film tratto dal romanzo Padre Padrone di Gavino Ledda, che certo non corrispondeva all’immagine del pastore sardo avuta da piccola.

Questo per dire che ci sono luoghi comuni e stereotipi che non sempre corrispondono alla realtà, che non debbono essere presi per buoni ma verificati, e facilmente si trova che derivano da chiacchiere popolari senza fondamento.

Come quella, fraintesa da molti, “contadino, scarpe grosse e cervello fino”. Scarpe grosse sicuramente, perché altrimenti affonda nel terreno bagnato, ma “cervello fino” non si riferisce ad una persona che non ci arriva ma piuttosto che sa ragionare. Forse non sempre come i libri di scuola ma, si sa, i libri sono la forma scritta in bella copia della pratica.