NUOVI MODELLI DI VIABILITÀ

23 Lug

Il comune interdice al traffico per lavori a medio/lungo termine una strada stretta a doppio senso molto frequentata in discesa – ma è in salita che i veicoli fanno rumore! – che porta sulle rive, deviando l’unico bus che la percorre. Le attività commerciali sono a valle.

I residenti, pur con il disagio diurno dei lavori, si rendono conto che senza il traffico veicolare si vive molto meglio e ne domandano la pedonalizzazione a fine lavori con deroghe per i soli frontisti accettando di buon grado il cambio di percorso del tpl, che comporterebbe la rinuncia al bus “sotto casa”.

Se la richiesta venisse accettata sarebbe un ulteriore passo avanti verso quel cambio di mentalità che va verso città piú vivibili senza il traffico privato.

Succede a Trieste.

P.s. Io ho vissuto al pian terreno in una strada in salita proprio difronte a una fermata. Udire l’arrivo e soprattutto la ripartenza dei bus ogni dieci minuti è un’esperienza da evitare.

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NEGARSI AL TELEFONO

18 Lug

È norma di buona educazione non insistere dopo il quinto squillo in una chiamata. L’altra persona potrebbe essere impiegata e in condizione di non poter rispondere. Nella telefonia mobile, e spesso anche in quella fissa, resta traccia della chiamata.

Questa mattina avevo urgenza di parlare con il mo medico. Ho provato diverse volte ma la linea risultava sempre occupata.

Ha risposto poco prima delle 13:00 ad una chiamata da un altro numero perché il mio operatore non aveva copertura dicendo che probabilmente un altro paziente per errore non aveva chiuso la sua comunicazione.

Problema risolto, ma ha fatto rammentare la volta che chiamando una persona questa si negava perché aveva difficoltà a dare la risposta a un mio quesito. Mio cognato mi disse: “Chiama col mio”. Lo feci e dall’altra parte arrivò subito la risposta: “Buongiorno, dimmi Nicola”, io risposi con flemma: “Non è Nicola, sono io, probabilmente ci sono problemi sulla mia linea…”.

A barare si fa sempre brutta figura.

HO UN DESIDERIO

16 Lug

(“Ho un sogno”, purtroppo ancora ampiamente irrealizzato,non solo negli Stati Uniti, è quello di M. L. King).

Il mio sogno è di entrare in un bar e vedere seduti a parlare assieme un iman, un prete, un rabbino come i tre di cui racconta Ivo Andrič in “Il ponte sulla Drina”. Senza necessariamente parlare teologia o di altre cose serie, ma discorrendo tra amici, fosse anche l’ultima partita di calcio di una squadretta in promozione.

Ho frequentato in periodi differenti della mia vita due persone di colore, un filippino e un nigeriano. Parlavamo in inglese e mai nessuno si è posto il problema del colore della pelle.

In una cena a Gorizia con un americano e un russo chiesi a bruciapelo se conoscevano l’incipit di Pinocchio… ovviamente mi risposero con quello di Walt Disney e spiegai loro che avevano perso il senso del racconto.

Tra gli altri ho conosciuto un ebreo americano che quando, presentandosi, mi disse: “My name is Judas” ho dovuto per un momento far mente locale che non si riferiva a quello per cui secondo la cultura cristiana Giuda è un nome da evitare.

Non entro negli aneddoti posti da una vita a ridosso del confine perché ci vorrebbe troppo tempo.

Il Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni del 1944, naufragato sul nascere per gli interessi nazionalistici e richiamato dal Presidente del Parlamento europeo David Sassuoli, con un’Europa così divisa su tutto e su tutti sembra ancora di cosí difficile attuazione.

In questi momenti pare che vogliano dividere anche l’Italia, più di quanto già lo sia. Avere a Bruxelles ventuno rappresentanti è, oltre che dispendioso, una mossa perdente in partenza. Giù giù nel nostro inno nazionale c’è la strofa che pochi conoscono “Noi siamo da secoli calpestio e derisi, perché non siam popolo, perché siam divisi”. Dopo la regionalizzazione della sanità farlo anche con la scuola sarebbe disastroso. Torneremo all’Italia dei comuni, di cui ho avuto un esempio con i posti di blocco, quelli che in Italia erano i dazi, in un mio viaggio in Albania?

In attesa di ascoltare integralmente il discorso di Ursula von der Leyen, rammento che prima di Spinelli già un altro italiano, Giuseppe Mazzini, sognava, morendo senza averla vista, la “Giovine Europa”, nel suo Movimento del 1834.

Chissà un giorno… mio nipote… forse.

DISCO ROTTO

12 Lug

Per disco rotto, lo scrivo per i giovani che non conoscono il vinile, si intende quel graffio sul disco che fa si che la puntina, passando sulla superficie si inceppi e ripeta l’ultima frase della canzone.

Ieri in Francia ė morto, per interruzione della nutrizione, Vincent Lambert.

C’è stato chi, invece di prenderne atto e tacere, ha riproposto la sua idea sulla sacralità della vita, dimenticando che un elemento essenziale di quella umana è la *capacità di relazione*, cosa che le persone in stato vegetativo non hanno più.

Ognuno, d’altronde è libero di esporre il suo pensiero, anche se noto e stranoto, ripetendolo appunto come il disco rotto.

Diversa è la responsabilità di quei media che hanno funto anche in questa occasione da cassa di risonanza nel tentativo far sentire in colpa qualcuno, dimenticando che la legge italiana garantisce a chi lo voglia, di scegliere come essere trattato in caso di eventi dalle conseguenze irreversibili.

Al pari dei discorsi più o meno velati sull’aborto, che certo non è una passeggiata, ma un diritto garantito dalle nostre leggi.

DEMOCRAZIA

11 Lug

Nel 1938 la maggior parte degli italiani era d’accordo con le leggi raziali, ma ciò significa che fossero giuste.

Secoli prima fu chiesto alla folla di Gerusalemme se volesse libero Barabba o Gesù di Nazareth. La folla scelse Barabba.

Il grande limite anche nella democrazia, a cominciare dall’assemblea di condominio, è che non sempre 50%+1 equivale ad essere nel giusto.

Non è cioè dato per scontato che la maggioranza sia compente nella materia su cui vota.

“BRUTO È UN UOMO D’ONORE”

2 Lug

“Amici, Romani, concittadini, io vengo a seppellire Cesare, non a lodarlo”. Inizia così quello che è passato alla storia come uno dei massimi esempi di oratoria cerchiobottistica, che spazia di qua o di là a seconda delle reazioni della piazza e con quel “Bruto dice che… e Bruto è uomo d’onore!”, che rammenta molto l’attuale “è colpa dell’Amministrazione precedente”, scritto abilmente da William Shakespeare nella tragedia “Giulio Cesare”.

Rai5 dovrebbe mandarla in onda per la sua attualità.

A differenza di Marco Antonio, che pronunciò o forse no la sua orazione nel 44 a.C. essendo comunque certo che pochi giorni dopo avrebbe potuto confutare le sue stesse parole, ai politici odierni, italiani ma non solo, non resta che appellarsi allo stantio “non sono stato capito” o al goffo “non si è capito che stavo scherzando?”, quando una giornalista non si aspetta che un esponente politico scherzi in una conferenza stampa.

Oggi, dicevo, nel bene e nel male, c’è traccia di ciò che si è detto o scritto una settimana, un mese, un anno, cinque anni fa.

Domani potrebbe essere una giornata difficile per l’Italia, sia per le nomine al Parlamento Europeo sia per le eventuali procedure di infrazione. Prepariamoci, dunque, a dei tentativi, che tali rimarranno, di rettifica, senza che ci sia un Bruto su cui addossare eventuali colpe, o meglio potrebbe esserci e ognuno metta il nome che crede.

P.s. Molti anni fa in una cerimonia ufficiale i vari ministri iniziarono i discorsi salutando, in ordine gerarchico, il prefetto, il presidente della Provincia, il sindaco. L’ultimo ministro – caduto poi in disgrazia per una casa a Montecarlo ma questi sono fatti suoi – salutò, molto prima di Bergoglio, solo con un sonoro “Buongiorno”.

“Ganzo! – pensai io – a rompere gli schemi evitando i soliti saluti”. Più tardi pensai invece che forse lo fece perché per non incorrere in una gaffe non ricordandosi tutti i nomi, ma gli lascio il beneficio del dubbio. 😊

OSA SOGNARE

30 Giu

L’ingegneria e l’architettura del passato ci lasciano sempre a bocca aperta se pensiamo alle soluzioni trovate nelle diverse epoche, dalle statue dell’Isola di Pasqua, alle costruzioni Maya, a Stonehenge, alle piramidi, costituite e posizionate in un modo specifico e studiato.

Molto piú recente è la storia della cupola di Santa Maria del Fiore, il Duomo di Firenze, con quella forma che rammenta il cappello di un fantino ma soprattutto la cui realizzazione sfidava la legge di gravità.

Eppure Filippo Brunelleschi apparentemente contro ogni logica architettonica la costruí cosí come possiamo ammirarla tutt’oggi, assieme alle costruzioni rammentate piú sopra, senza gli strumenti tecnici che aiutano gli architetti e gli ingegneri di oggi.

Per contro sappiamo che molti degli studi di Leonardo da Vinci rimasero tali, dando comunque degli spunti alla scienza.

Tra le pubblicità negli stadi francesi in occasione dei Mondiali femminili di calcio ce n’è una che dice “DARE TO CREATE”, “Osa sognare”. Puoi anche non riuscirci, come è successo a Leonardo, o se vogliamo, alle nostre Ragazze Mondiali fermate ai quarti, che però hanno osato sognare.

Rammentando un altro grande della tecnologia, Steve Jobs: “Stay hungry, stay foolish, perché solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il. ondo lo cambiano davvero”.

Gli altri, aggiungo io, se ne stanno in poltrona.