INUTILE GIRARCI INTORNO

16 Set

Anche nelle regioni più restíe oggi inizia l’anno scolastico, con buona pace di quegli studenti che stamane hanno visto l’alba.

Accanto agli ormai scontati consigli dello psicologo e i saluti istituzionali qualcuno farà loro gli auguri per i nuovi amori che sbocceranno e forse appassiranno nell’arco di questi nove mesi?

Perché non dimentichiamo che anche queste esperienze fanno parte dello sviluppo della personalità delle e degli adolescenti e chi l’ha dimenticato dovrebbe scavare un po’ nei propri ricordi o leggere “I ragazzi che si amano” di Jaques Prevért.

Coraggio ragazzi che giugno arriva presto! 🙂

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HO VOGLIA

9 Set

Ho voglia di un linguaggio pulito e rispettoso, pur nella divergenza delle idee.

Ho voglia di persone vestite bene, non necessariamente eleganti ma con abiti puliti e non con la sciatteria che ultimamente è tangibile come la nebbia padana nelle nostre città.

Ho voglia di città vivibili, pulite, anche nelle periferie, in cui tutti ma soprattutto le donne possano tornare a casa con sicurezza, perché le sue strade e le sue piazze sono vive.

Ho voglia di più persone e meno gente, in altre parole di più umanità nei rapporti anche tra le persone che si incroceranno forse una sola volta nella vita.

Ho voglia, a cominciare dal mio piccolo di lasciare non un mondo, ma un pezzetto di esso, migliore.

Domando troppo?

CONFINI E CANCELLI

30 Ago

La nostra proprietà è divisa da quella dei vicini da una simbolica rete alta 1,50 m, abbiamo sempre lasciato un varco aperto anche perché in nostra assenza loro vengono a dare un’occhiata. Un favore che ci fanno oltre a portarci ogni tanto i prodotti del loro orto.

Lunedì scorso il loro nipote, con materiale di recupero e soprattutto con attrezzi che io non ho come la saldatrice, ha montato un cancello più che altro per impedire il transito di qualche animale.

Il cancello è comunque senza lucchetto.

Si chiamano rapporti di buon vicinato, più facili da instaurare in campagna che in città, come purtroppo ci insegnano molte assemble di condominio

È POLEMICA

28 Ago

Si potrebbe riassumere nel motto tutto italiano “È polemica” la mostra fotografica “Nude” con le fotografie di corpi di donne a Conversano.

Non ho visto la mostra ma parto dal presupposto come ho già scritto piú volte che una cosa è il nudo erotico altra è quello artistico. La lingua inglese ben distingue tra naked e nude.

Corsi e ricorsi che forse non meritano piú un alcun commento. Di nudi, maschili e femminili, è piena la nostra arte e soprattutto son piene molte delle nostre città, ai quali nessuno fa caso, men che meno i bambini nella loro innocenza, altrimenti dovremmo toglierli dalle nostre piazze, cominciando da Piazza Signoria a Firenze con la copia del celeberrimo David di Michelangelo o studiare improbabili percorsi alternativi.

A monte di tutto questo c’è la malizia di chi non vede la perfezione del corpo umano.

Offende , questa sì perché lesiva della dignità delle donne l’esibizione del corpo femminile usato maldestramente in televisione, con zoom studiati, o nelle pubblicità infarcite di doppi sensi.

Ringraziamo piuttosto che è finita l’epoca dei calendari pornografici nelle officine e nelle cabine dei camion, e che anche il “Calendario Pirelli” ha cambiato rotta.

https://www.rainews.it/tgr/puglia/video/2019/08/pug-Nude-Conversano-Contempo-a13adf6c-7fa0-4273-8b61-92446150aa0e.html

ESSERE MATURI

26 Ago

LA GUERRA DELLE DONNE

25 Ago

Pare non esista nell’iconografia classica un omologo femminile del celebre quadro della fuga di Enea da Troia ardente, con il padre Anchise sulle spalle e il figlio Ascanio al fianco perché, si sa, la guerra è “cosa da uomini”. Figure femminili appaiono nella “Primavera” di Botticelli, la “Venere di Milo” o la “Nascita della Venere”, donne però leggiadre e per nulla affaticate o prese dai problemi quotidiani.

Invece, come ci informa la cronaca quotidiana, la guerra è oggi più che mai cosa da donne, guerra quotidiana che spesso si consuma tra le mura domestiche, donne che non arrivano a fine giornata perché uccise da coloro che dicevano di amarle. L’Ordine dei Giornalisti è intervenuto vietando l’uso del termine “raptus” negli articoli, sovente inutili, sui femminicidi.

Ufficialmente si dovrebbe parlare di violenza di genere ma si usa parlare di violenza sulle donne perché ben pochi sono i casi in cui la vittima è l’uomo.

Violenza non è solo quella fisica, che scaturisce nello stupro o nel femminicidio ma, più subdola, è anche quella verbale, psicologica, di telecontrollo ed economica, perché, altro luogo comune da rivedere, è l’uomo a “portare il pane a casa”, salvo poi stendersi sul divano davanti alla televisione o andare al bar con gli amici, lasciando che a prendersi cura della casa, dei figli e spesso dei genitori anziani sia la donna, per questo ho iniziato citatando l’assenza di un Enea in fuga al femminile. Molte donne in fuga dal compagno violento sono ospiti delle poche case rifugio gestite da associazioni private in assenza di una seria politica dello Stato debbono essere assistite perché si trovano dall’oggi al domani senza la possibilità di un inserimento nel mondo del lavoro, avendo svolto solo quello di casalinga.

Donne che quando va bene sono abbandonate perché il loro compagno ha trovato una”distrazione” (altro eufemismo) o perché sono riuscite ad affermarsi sul lavoro, cosa che anziché essere apprezzata viene vista da molti uomini come una minaccia alla loro presunta superiorità (Se avete fatto caso ho usato il termine compagno, tenendo conto delle convivenze e delle unioni civili. Per quanto riguarda le unioni matrimoniali la riforma del diritto di famiglia ha abrogato la figura del capofamiglia mettendo i coniugi in situazione di parità e sostituendola con il termine “intestatario scheda”).

Ultimamente le donne hanno cominciato a lavorare per contribuire all’andamento economico della famiglia ma soprattutto per realizzare se stesse pienamente nella società . Si è finalmente compreso come la presenza femminile nel mondo del lavoro sia uno dei punti di forza dell’economia e della politica, anche se in Italia le cose vanno a rilento.

Per una donna rimanere sola può essere un fatto naturale per la morte del compagno e molte donne con uno o più figli hanno svolto il loro compito egregiamente riorganizzando la loro vita, perché la vita continua. Rimanere sola perché lui se ne va comporta, come accennavo più sopra, una serie di problemi che vanno dagli aspetti legali in vista di della separazione o del divorzio, ma anche l’organizzazione delle visite ai figli da parte dell’ex coniuge, la continua tensione nel fare perfettamente le cose della vita quotidiana fatta di progressi e di errori che ogni genitore compie, per non prestare il fianco a eventuali accuse.

Donne forti, coraggiose, certo con qualche momento di sconforto da cui però sanno rialzarsi, e a cui va tutto il nostro rispetto e sostegno.

Con dedica.

MORTE NEL PADOVANO

22 Ago

Qualche quotidiano e qualche tg ha riferito ieri della morte di un ventitreenne figlio di buona famiglia (ammesso che ciò voglia ancora dire qualcosa) in una qualunque cittadina del padovano.

Era la prima dose, e giù con “tutti i particolari in cronaca”.

Purtroppo con i prezzi da niente che ha raggiunto l’acquisto della droga che un ragazzo muoia per un’overdose non stupisce piú e fa il paio con coloro che si schiantano nell'”automobile impazzita” (altro titolo ad effetto) il sabato notte a pochi chilometri da casa.

Non sto assolutamente banalizzando l’accaduto ma esaminando il mondo in cui ho appreso la notizia, che oggi sarà seguita forse solo dalla cronaca locale.

Forti del fatto che la legge sulla privacy tutela i vivi ma non i morti, bambini compresi, vai con l’inutile scrolling della pagina Facebook del malcapitato che è impossibile seguire data la velocità e che probabilmente non interessa a nessuno, ma infastidisce proprio per la sua inutilità e la ingerenza pur nella legalità da parte dei media.

Una sana dose di rispetto sarebbe dare la notizia in modo asettico, sempre che abbia rilevanza nazionale e non locale, evitando tutti i riferimenti inutili.

L’empatia è la capacità di comprendere lo stato d’animo altrui. Piú l’altro si allontana nello spazio piú viene meno e perciò rimaniamo indifferenti alle alluvioni asiatiche ma anche alla morte di una persona del padovano. Non per cattiveria ma per senso di autodifesa, anche perché non avremmo potuto far nulla per cambiare gli eventi.