ORAZIO

20 Mag

Nome maschile, dal latino Horatius.

A quanti ricordano i loro studi di storia ne tornano in mente almeno due:

Orazio Coclide, per il suo nome strano. Eroe mitico romano del V secolo che difese da solo il ponte che conduceva a Roma contro l’attacco degli Etruschi guidati da Porsenna. Forse per non distrarre l’enfasi dalla battaglia gli insegnanti non ci dissero che coclide, più banalmente, vuol dire orbo.

Gli Orazi e Curiazi, dei primi era discende anche l’Orazio appena descritto, secondo Tito Livio erano due famiglie di cugini che troviamo nel mito di Romolo, fondatore di Roma, nella guerra che li vide gli un gli uni a difesa di Roma gli altri di Albalonga. La realtà storica è un po’ diversa ma a distanza di tanti anni perché scomodarla?

Coloro che hanno studiano al liceo classico non possono non aver incontrato Quinto Orazio Flacco, uno dei maggiori poeti dell’antichità. Epicureo, sempre alla ricerca del significato della vita, e ciò dovrebbe bastare a rivalutarlo e a farci riflettere.

L’Orazio più famoso è però colui che compare nell’Amleto di Shakespeare. È lui che, nella tragedia del principe al quale lo zio aveva ucciso il padre per impossessarsi del trono e che aveva sposato la madre senza rispettare i tempi del lutto, gli è sempre vicino, come amico, consigliere e spalla. Senza di lui l’opera sarebbe monca.

La figura di Orazio nell’Amleto deve farci riflettere non tanto sul suo ruolo istituzionale, quanto a quello di amico e di confidente di cui, in determinati momenti della vita ognuno di noi ha bisogno.

Amico non è colui che c’è sempre, ma sai che quando serve c’è, e non è un gioco di parole.

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IL PADRE DELLA SPOSA

19 Mag

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Dunque, alle 12:30 di oggi (11:30 in Inghilterra), immagino molte persone davanti al televisore per vedere l’ennesimo “matrimonio dell’anno” del quale molti sanno già quasi tutto se non proprio tutto. A proposito, che tempo fa a Londra?

Che la new entry abbia scardinato le già deboli tradizioni della famiglia reale è ormai un dato di cui hanno parlato e scritto in molti.

Restava da sciogliere il nodo del padre della sposa, Mr. Thomas Markle, non gradito alla famiglia reale ma ufficialmente in convalescenza. Nodo che è stato sciolto traendo dal cilindro il coniglio nelle vesti del povero principe Filippo, generando così un corto circuito.

Probabilmente è la prima volta che una sposa è accompagnata all’altare da un parente dello sposo. Domandiamoci, era proprio necessario?

Per i pochi che non lo sapessero ancora, l’usanza che vede il padre accompagnare la sposa al braccio e consegnarla fisicamente nella mano dello sposo risale a epoche nelle quali la donna era considerata una proprietà tra le altre – lo stesso decimo comandamento (Esodo 20:17) annovera la moglie del prossimo tra le proprietà – e che, in quanto tale, passava dai beni di una famiglia a quelli di un’altra. Una donna oggetto, per dirla in parole moderne.

Siamo sicuri che Meghan Markle non sia in grado di andare incontro allo sposo da sola? Più in generale, quand’è che le donne smetteranno questa usanza che le vede oggetto di proprietà e nella cerimonia, civile o religiosa che sia, dimostreranno di essere delle persone indipendenti?

SICUREZZA

17 Mag

Sicurezza non significa soltanto un esercito forte. Sicurezza, nella sua accezione più ampia, significa anche un’economia forte e stabile, una riduzione del divario sociale e una crescita della coesione interna, un buon sistema educativo, la legalità, l’identificazione dei diversi gruppi sociali con lo Stato e i suoi obiettivi,la scelta dalla parte delle élites di restare nel paese e contribuire al suo progresso…”

Scritto da David Grossman nel 2004 a proposito di Israele in “Con gli occhi del nemico”, ma a mio parere fotocopiabile per l’Italia nel 2018.

Memo per il prossimo governo.

BAMBINI

16 Mag

Beato chi afferrerà i tuoi piccoli
e li sfracellerà contro la pietra.”
Questi versi che chiudono ill salmo 137, per il suo desiderio di vendetta è recitato con disagio e a bassa voce dagli ebrei moderati, ma è tornato tristemente di attualità da quando lo stato si Israele uccide anche i bambini e non ha altro da aggiungre se non che di mattina dovrebbero essere a scuola.
Lasciate i bambini fuori dalle guerre!

 

PARLARSI

15 Mag

I primi furono i due libri di Luciano Doddoli, giornalista, Lettera di un padre alla figlia che si droga del 1982 seguito da Lettera a Francesca che non si droga più del 1985, due diari in cui il giornalista racconta il dramma di sua figlia e conseguentemente della famiglia e di come lei sia riuscita a uscire da quell’orrendo tunnel.

Poi arrivò l’epoca dei manuali, tra i quali Etica per un figlio e Politica per un figlio di Savater e delle spiegazioni, i vari “Questa cosa spiegata a mio figlio”.

Il filone delle lettere, dei manuali e delle spiegazioni non è mai cessato e, se la loro pubblicazione può servire a far riflettere altri ben vengano ma sia le lettere sia i manuali danno l’idea di una cosa calata dall’alto, che giustamente i figli rifiutano.

La cosa peggiore che possiamo fare e dare in mano ai figli un libro, perché la vita non è una scienza esatta, ma un romanzo scritto giorno per giorno, con una scaletta che comprende degli obiettivi ma tiene conto anche dei fallimenti.

Proprio perché gli adulti hanno fatto quelle esperienze positive o negative che agli adolescenti mancano queste vanno trasmesse a voce.

Ricavare le pause per parlare con i figli, non da pari perché molti dimenticano che i ruoli sono diversi, ma in confidenza, seduti comodi senza le notifiche degli smartphone, aiuta loro a crescere ma anche i genitori a capire che non hanno un estraneo in casa e la frase ad effetto “questa casa non è un albergo” non avrà più quel tono di rimprovero perché la famiglia sarà vista per quello che realmente è, una comunità.

Senza stendere lettini e scomodare Freud.

ESPRESSIONI DI RINGRAZIAMENTO

14 Mag

Questo, in sintesi, è l’ultimo atto della fuga degli Israeliani dall’Egitto:

“Le acque tornarono e coprirono i carri, i cavalieri, tutto l’esercito di Faraone ch’erano entrati nel mare dietro agli Israeliti; e non ne scampò neppur uno. Ma i figliuoli d’Israele camminarono sull’asciutto in mezzo al mare, e le acque formavano come un muro alla loro destra e alla loro sinistra. Così, in quel giorno l’Eterno salvò Israele dalle mani degli Egiziani, e Israele vide sul lido del mare gli Egiziani morti. E Israele vide la gran potenza che l’Eterno aveva spiegata contro gli Egiziani; onde il popolo temette l’Eterno, e credette nell’Eterno e in Mosè suo servo.

Allora Mosè e i figliuoli d’Israele cantarono questo cantico all’Eterno, e dissero così: “Io canterò all’Eterno perché si è sommamente esaltato; ha precipitato in mare cavallo e cavaliere.

L’Eterno è la mia forza e l’oggetto del mio cantico; egli è stato la mia salvezza. Questo è il mio Dio, io lo glorificherò; è l’Iddio di mio padre, io lo esalterò

Questo cantarono gli Israeliti perché i cavalli di Faraone coi suoi carri e i suoi cavalieri erano entrati nel mare, e l’Eterno aveva fatto ritornar su loro le acque del mare, ma i figliuoli d’Israele aveano camminato in mezzo al mare, sull’asciutto.

E Maria, la profetessa, sorella d’Aronne, prese in mano il timpano, e tutte le donne uscirono dietro a lei con de’ timpani, danzando.

E Maria rispondeva ai figliuoli d’Israele: “Cantate all’Eterno, perché si è sommamente esaltato; ha precipitato in mare cavallo e cavaliere”. (Esodo, capitoli 14 e 15)

E Maria, la profetessa, sorella d’Aronne, prese in mano il timpano, e tutte le donne uscirono dietro a lei con de’ timpani, danzando”.

Lezione: Ci sono modi diversi di ringraziare il Signore e di esprimere la gioia, Maria e le altre donne scelsero la danza.

LUPUS ET AGNUS

12 Mag

Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, si ritrovarono a bere nello stesso ruscello. Il lupo era più a monte, mentre l’agnello beveva a una certa distanza, verso valle. La fame però spinse il lupo ad attaccar briga e allora disse: “Perché osi intorbidarmi l’acqua?”.
L’agnello tremando rispose: “Come posso fare questo se l’acqua scorre da te a me?”.
“E’ vero, ma tu sei mesi fa mi hai insultato con brutte parole”.
“Impossibile, sei mesi fa non ero ancora nato”.
“Allora” riprese il lupo “fu certamente tuo padre a rivolgermi tutte quelle villanie”. Quindi saltò addosso all’agnello e se lo mangiò.
Questo racconto è rivolto a tutti coloro che opprimono i giusti nascondendosi dietro falsi pretesti”. (Esopo)

La favola mostra che contro chi ha deciso di fare un torto non c’è giusta difesa che valga.
Anche i capi di stato, quando hanno in mente di ottenere un vantaggio usando la forza inventano pretesti, e non è possibilefarli desistere con argomenti giusti e fondati.

Stralcio dagli articoli sulla vicenda della erigenda moschea a Monfalcone, da Il Piiccolo del 12 maggio 2018, p. 13

I progettisti: «Norme rispettate iter condiviso con il Municipio»

Entrambi monfalconesi e laureati in Architettura a Venezia, soci da quasi 25 anni, Federico Fabbro e Roberto Franco sono i progettisti sono i progettisti della riconversione dell’ex Hardi in centro culturale islamico.

«L’iter progettuale è stato condotto tramite Segnalazione certificata di inizio attività alternativa al Permesso di costruire – spiegano i due architetti -. Come previsto dalla legislazione regionale la Scia non richiede il rilascio di autorizzazione, ma permette un inizio delle opere qualora gli uffici amministrativi non rilevino carenze nell’iter entro i 30 giorni successivi alla presentazione. . «Certi di aver operato nel completo rispetto della normativa vigente, anche in materia di sicurezza sismica e statica e sicurezza nei luoghi di lavoro, ci auguriamo di poter arrivare a una soluzione condivisa con gli uffici comunali in tempi rapidi e nel rispetto dei reciproci ruoli».

Il sindaco chiude l’iter: «Mancano i requisiti, diniego di natura tecnica». Immigrati in aumento, «discriminazione invertita» Il no di Cisint: «Qui troppi gli stranieri»

Il sindaco Anna Maria Cisint, in conferenza stampa, ha scandito i «dovuti distinguo». Il divieto «è squisitamente tecnico»: «La Scia presuppone la necessità di ottemperare a requisiti e normative, e vale indistintamente per tutti. Se mancano i requisiti non c’è autorizzazione». Sul rapporto tra culto e associazioni islamiche, ha ripetuto: «La moschea non è un diritto, lo è l’attività di culto». Nel 2017 gli stranieri superavano il 20%, era l’8% nel 2005. «Con questo andamento nel 2030 gli immigrati stranieri arriveranno tra il 35 e il 40%». I residenti italiani se ne vanno: su una popolazione di 28.035 abitanti nel 2008 e 27.991 nel 2017, gli stranieri sono saliti da 3.713 a 5.817. L’ha definita una «discriminazione invertita», quella degli ultimi 10 anni. Ha elencato gli effetti. Sul lavoro: «I soggetti più deboli, stranieri immigrati, sono stati sfruttati accettando condizioni scadenti. Ciò ha creato la base per invertire i termini sulla scorta del fatto che i monfalconesi non vogliano lavorare» .

Quindi, come ammette la sindaca, in attesa di arrivare a una soluzione condivisa come auspicano gli architetti, il problema non è tanto l’edificio quanto la presenza degli stranieri (in gran parte bengalesi). Sarebbe interessante verificare quanto andrebbero avanti i cantieri navali e la stessa economia della città senza di loro.

Quanto torna utile aver studiato le favole di Esopo!

(aggiornamento al post DI CONVIVENZA, TOLLERANZA E CONDIVISIONE). (seguiranno i link agli articoli quando essi saranno disponibili in chiaro).