L’E-COMMERCE E IL MONDO CHE CAMBIA

12 Dic

Qualcuno rammenterà le latterie degli anni ‘70, quelle che vendevano solo latte, latticini, biscotti e caramelle, gestite prevalentemente da donne e in cui le lattaie facevano i conti a mano. Della mia infanzia rammento anche un negozio che vendeva solo uova. Solo uova, non uova e pollame.

Poi, ovviamente le cose sono cambiate, non solo per il latte che se me ne serve un litro vado a comperarlo in un supermercato con la cassa automatica per evitare la fila alle altre. L’automazione delle casse richiederebbe un discorso, perché prima o poi, più prima che poi, troveremo lo stesso avviso che ora c’è alle uscite delle autostrade: “Uscita da alta automazione”, con i cassieri a casa.

Molte stazioni di servizio hanno allestito le pompe fai da te, novità relativamente recente in Italia ma pratica normale in Austria e Slovenia dove non esiste il “servito” e ti rilasciano la ricevuta.

Molte banche stanno chiudendo le filiali o riducendo gli sportelli e dirottando i clienti verso l’home banking e gli ATM, con cui hanno preso confidenza anche molti anziani.

Si è assistito alla trasformazione delle edicole dei giornalai in punti vendita tra i più svariati, frutta e verdura, fiori, cibo da strada, a seguito del costante crollo degli acquisti dei quotidiani.

Quotidiani

La lista potrebbe continuare.

Ieri sera Report di Rai3 ha fatto le pulci a Amazon e su come l’automazione spinta e l’e-commerce stia depauperando i lavoratori dei loro diritti e di come il commercio elettronico stia ammazzando i piccoli. Io ho cercato di far notare che è il mercato che cambia. Così come molti tabaccai, diversificando i servizi, sono diventati degli esattori per conto degli enti locali o dello stato.

Acquistiamo sempre più on line, e secondo una stima, uno studio della federazione degli esercenti inglesi, entro il 2025 un terzo dei negozi per strada è destinato a scomparire Non c’è da sentirsi in colpa in questo mercato in continua evoluzione, perché a rimetterci è il fruttivendolo che offre beni deperibili ma molti piccoli negozi, per andare in pari gonfiano i prezzi.

Come scritto ieri sera @piscina1253 “I negozi si salvano solo con una legge che detassa e agevola i negozianti che organizzano le loro vendite on line, è qui che dovremo arrivare e non ci vogliono geni e bocconiani ! ma politici onesti senza fiduciarie per ricevere le tangenti dei colossi del web #Report

Il mercato librario è uno dei pochi in cui i prezzi e la scontistica sono regolamentati, coprire il prezzo dei libri che regaliamo è una pura formalità.

Ho cercato un libro di saggistica nella mia libreria di riferimento che fa parte di una catena e che mi avrebbe fatto lo sconto del 10% ma non l’ho trovato. L’ho acquistato dalla famosa libreria on line con lo sconto del 15% e ho domiciliato la consegna presso il mio edicolante di fiducia.

In questo modo io ho risparmiato in denaro e tempo e ho fatto guadagnare qualcosa, pur minima, all’edicolante, che non essendo la “San Vincenzo” non fa questo lavoro gratuitamente.

C’è da aggiungere che in molte cittadine e molti paesi d’Italia non esistono librerie o altri negozi e il risparmio allora si configura non solo nello sconto ma anche in tempo e denaro per recarsi al capoluogo o alla cittadina più fornita.

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GERUSALEMME E DINTORNI

7 Dic

PalestinaIsraele ha una storia lunga e nel contempo breve. L’Israele biblico, promesso a Abramo e realizzatosi prima con la presa di coscienza degli ebrei di essere un popolo, in fuga dall’Egitto guidati da Mosè, e arrivati in Canan, l’odierna Palestina, sotto la guida di Giosuè. Terminò (e dal punto di vista cristiano aveva terminato la sua funzione profetica alla morte di Gesù di Nazareth) con la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 d. C., con la presa di Masada nel 73, e per ultimo nel 135 quando i Romani, per essere chiari, cambiarono il nome di Gerusalemme in Ælia Capitolina.

La storia poi continua con la dominazione musulmana, le crociate e altri avvenimenti che non riguardano più il popolo di Israele, ormai nella diaspora, che vuol dire dispersione, che tra gli altri eventi ha visto gli ebrei, popolo non più nazione, sottoposti assieme ad altri all’Inquisizione, chiusi in ghetti, allo sterminio nazista, che loro chiamano Shoa, alla colonizzazione inglese della Palestina e, finalmente, con la Risoluzione Onu n. 181 del 1947 che stabilì di dividere il territorio in due stati.

Il 1° maggio 1948 è sorto il nuovo stato di Israele, che si differenzia molto da quello biblico.

Il resto è storia moderna che si può trovare facilmente in internet e della quale, tra gli altri, scrivono spesso, con obiettività, gli scrittori ebrei David Grossman e Amos Oz.

In italiano chiamiamo israeliti i componenti dell’Israele biblico, israeliani i cittadini dell’Israele moderno che, a differenza del primo, non sono tutti ebrei.

Abbiamo visto troppe volte sterminare popoli, pensiamo agli atzechi e ai maya o anche solo cancellare i loro nomi dalle carte e dalle realtà geografiche, pensiamo agli nativi d’America o, più vicini a noi, agli armeni, per accettare che ciò sia fatto di nuovo, in nome di un’ideologia.

IL VALORE DI UNA FAMIGLIA PER BENE

3 Dic

“Ascolta, figlio mio, l’istruzione di tuo padre e non disprezzare l’insegnamento di tua madre, perché saranno una corona graziosa sul tuo capo e monili per il tuo collo”. (Proverbi 1:8).

Questa è una raccomandazione che percorre tutta la Scrittura. Chi di noi, da piccolo, non si è sentito dire dai genitori la raccomandazione di frequentare i ragazzi più bravi di lui?

Il magistrato Nicola Gratteri, fino al settimo minuto di questa intervista, dà ragione della sua educazione in una delle zone più a rischio dell’Italia, delle sue scelte e di come tutto ciò che facciamo in pubblico è oggetto di attenzione, da parte di tutti nei piccoli paesi ma anche nei rioni delle grandi città e negli ambienti che frequentiamo, lo “zitti zitti in mezzo alla piazza”. Scelte di vita che, forse non così rigide, ci riguardano tutti.

AMORI DIVISI

2 Dic

Verso la fine della guerra che ha visto la dissoluzione della Jugoslavia andai in un campo profughi a Zagabria che ospitava famiglie dalla Bosnia e Erzegovina.

Tra le altre cose fui colpito dai disegni dei bambini, ignari forse del perché vivessero quella situazione. In uno di questi disegni erano raffigurate, incrociate alle aste, la bandiera bosniaca e quella croata, a significare che per i bambini la distinzione non avrebbe dovuto esistere, ma soprattutto che le divisioni non le fanno le persone ma chi sta più in alto di loro, per motivi ideologici ma spesso solo economici.

Il libro Bordelifela cui lettura è stata vietata in Israele – della giornalista israeliana Robit Darinyat, è il diario dell’amore tra lei e un palestinese a New York, amore “a scadenza”, come lo definisce lei con  amarezza notando la data di scadenza su una scatola di Corn Flakes, lontano dalla Palestina e Israele, con punti di contatto, come alcune parole simili nelle due lingue, ma anche di contrasto e dalla sua paura di doverlo presentare ai suoi genitori.

Questa è una storia di adulti, divisi da un confine imposto dall’alto, come i bambini di Zagabria voluti a tavolino, e si sa, su quei tavolini i sentimenti non contano.

CHI DI VOI (SIGNORI UOMINI)

26 Nov

E tornarono ciascuno a casa sua. Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. Ma all’alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”. Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”. Ed essa rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù le disse: “Neanch’io ti condanno; va e non peccare più”. (Giovanni 7:59 – 8:11)

Questo è uno dei brani più famosi del Nuovo Testamento, per quel “Chi di voi è senza peccato…”, usato come metafora in altri contesti.

Il protagonista non è l’adultera al centro della scena, che gli scribi e i farisei portarono a Gesù chiedendogli cosa fare di lei, perché nella loro domanda domanda era già insita la riposta.

Gesù non presta loro attenzione e solo sulle loro insistente dà la famosa autorizzazione che mette in crisi le coscienze degli uomini perché fingono di non rammentare che anche l’uomo dev’essere lapidato e uno alla volta, cominciando dai più anziani, se ne vanno. Ma neppure questo, anche e se importante, è il tema dell’episodio.

Ciò che conta veramente sono le parole di Gesù alla donna:Neppure io ti condanno, va e non peccare più”.

Nell’Antico Testamento, e Gesù è stato un ebreo vissuto nell’Antico Testamento salvo a ribaltarne le regole, era la donna a dover provare la propria innocenza cosa peraltro difficile perché la testimonianza di una donna non aveva valore.

Pare però che nel 2017 le cose non siano cambiate gran che se una donna vittima di una violenza è ancora costretta a provare la propria innocenza, e spesso le viene risposto che “se l’è cercata”.

SE PROPRIO DOBBIAMO

26 Nov

pacchetto-regalo

Quello dei regali a Natale ormai è un obbligo sociale – un po’ come la visita ai parenti quando si torna in paese che se si va a far visita a uno si offende l’altro – a cui sempre più persone tendono a sottrarsi, come abbiamo scelto di fare anche noi da molto tempo.

Personalmente, bambini a parte, ritengo che i regali non debbano rispettare date fisse a parte il compleanno che è una data soggettiva, ma nella coppia e, perché no?, anche verso amici con cui si ha uno stretto rapporto, i regali vadano fatti a sorpresa, senza alcun obbligo di reciprocità ma solo perché si è visto qualcosa di particolare, non necessariamente costoso e si è pensato che al nostro partner o a quel particolare amico o amica avrebbe fatto piacere riceverla, in una data qualsiasi nella quale una persona non si aspetta niente di particolare. Con ciò non escludo assolutamente, per non cadere nell’estremo opposto, quelle le ritualità per cui ad un invito a pranzo ci si presenta con un mazzo di fiori per la signora o con una bottiglia di buon vino.

Sulla valenza dei regali un bel saggio è quello scritto dal filoso Theodor W. Adorno in Meditazioni sulla vita offesa e ben riproposto da Barbara Spinelli anni fa in questo articolo.

La mercificazione del regalo, e uso questo termine pensando a tutto ciò che ai tempi di Adorno non era ancora stato pensato, come la facoltà di pagare un sovrapprezzo per avere la priorità in una fila al museo o a uno spettacolo, ha raggiunto il suo apice con l’espandersi delle carte regalo (gift card, in inglese), come a dire che per me tu vali 25, 50, 100 euro, e poi veditela tu. Si può regalare una ricarica telefonica solo ad un adolescente, ma verso un adulto è squalificante.

Personalmente io regalo anche i miei libri – che poi magari ricompro per la mia biblioteca – perché ciò vuol dire sia che li ho letti sia che conosco i gusti delle persone alle quali li offro.

Anche le aziende hanno cominciato a tagliare i regali anche perché molti si trovavano con sei o sette agende sul tavolo. Più di qualche azienda e  libero professionista nei biglietti di auguri che debbono mandare, anche per una questione di immagine aggiungono il nome e il numero di c/c di una Onlus alla quale destinare i denari spesi eventualmente per il regalo.

Si dice sempre “basta il pensiero”. Basterebbe pensare a quanta verità c’è dietro questa espressione, che non esclude un regalo fisico, purché di costo contenuto, ma dice soprattutto che a e da una persona a cui si vuol bene prima di esso basta un sorriso, una telefonata, la rassicurazione che quando serve ci siamo, e viceversa.