LA SCRITTA INVINCIBILE

21 Nov

LA SCRITTA INVINCIBILE

Al tempo della guerra mondiale
in una cella del carcere italiano di San Carlo
pieno di soldati arrestati, di ubriachi e di ladri,
un soldato socialista incise sul muro col lapis copiativo
viva Lenin!
Su, in alto, nella cella semibuia, appena visibile,
ma scritto in maiuscole enormi.
Quando i secondini videro, mandarono un imbianchino
con un secchio di calce e quello,
con un lungo pennello, imbiancò la scritta minacciosa.
Ma siccome, con la sua calce,
aveva seguito soltanto i caratteri
ecco che c’è scritto nella cella, in bianco
viva Lenin!
Soltanto un secondo imbianchino coprì il tutto con più largo pennello
sì che per lunghe ore non si vide più nulla.
Ma al mattino, quando la calce fu asciutta,
ricomparve la scritta viva Lenin!
Allora i secondini mandarono contro la scritta un muratore armato di coltello.
E quello raschiò una lettera dopo l’altra, per un’ora buona.
E quand’ebbe finito, c’era nella cella, ormai senza colore
ma incisa a fondo nel muro, la scritta invincibile:
viva Lenin!
E ora levate il muro! disse il soldato
.

Bertolt Brecht, Poesie di Svendborg, Trad. it. di Franco Fortini, Einaudi 1976.

Dubito che colui che ha reimbrattato con una frase offensiva il muro sul quale il comune aveva speso i denari pubblici per cancellarne altre abbia letto Brecht e, se lo ha  fatto, non ne ha capito il senso. Perché un carcerato non può esprimersi che vosì, una persona libera ha altri mezzi.

 

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LETTURA, STUDIO, PRATICA

19 Nov

Il merito di Martin Lutero fu di ricordare all’umanità che la Parola di Dio non è proprietà esclusiva di qualcuno ma è disponibile a tutti. Tanto per essere chiaro ne fece la prima traduzione in tedesco, seguito poco dopo da altri nelle loro lingue nazionali.

Il concetto di libero esame, dove libero vuol dire senza interpretazioni di parte, non può essere messo in pratica senza conoscere ciò che si deve esaminare.

La Parola di Dio va copiata, va letta, va studiata, va messa in pratica.

Va scritta, nel senso che, a cominciare dal re, ogni uomo doveva trascrivere una copia ad uso personale (Deuteronomio 17:18). Questa fase è ormai superata. Una copia della Bibbia si trova ormai a poco prezzo, ma resta l’ammonimento ad averla sempre a portata di mano, magari scaricata gratuitamente sullo smartphone.

La lettura della Bibbia, invece, non è un fatto secondario. È una cosa da fare con costanza, da fare da soli prima che in comunità. A prima vista può sembrare banale, superflua, anche perché subito dopo parleremo del fatto che la Parola va studiata. Leggere la Bibbia non è un atto liturgico, di abitudine, al contrario è una pratica che aiuta a “farla nostra”, a considerarla parte della nostra vita. Da molto tempo, per non disturbare chi ci sta vicino, non leggiamo più ad alta voce. Provate a farlo e ne gusterete i vantaggi, primo tra tutti quello di saper leggere in un’assemblea senza difficoltà. Come tutte le cose nuove richiede esercizio e applicazione.

Ricordiamo poi che è ispirato il testo, non le sue traduzioni e che nella nostra copia personale possiamo cambiare le parole difficili senza tradire il testo, salvo che non siano significative. Può essere utile per esempio cambiare fanciulla in ragazza o talamo in letto, per citare due parole che non usiamo più.

Gli ebrei dividono la Torah (che noi chiamiamo Pentateuco) in cinquanta parti da leggere durante il corso dell’anno. È interessante che, quando arrivano all’ultimo brano del Deuteronomio, finiscono la lettura con l’inizio della Genesi, per indicare continuità di una lettura senza interruzione.

Lo studio della Scrittura prima che comunitario deve essere personale. Delegare ad altra persona questo compito è rinunciare alla libertà che abbiamo di andare direttamente alla Parola di Dio ma è anche venir meno alla responsabilità che ogni singolo credente ha di confrontarsi con essa. Non si tratta di mancare di fiducia a nessuno.

L’applicazione nella vita pratica della Parola di Dio sembra non aver bisogno di commenti. La Parola di Dio è valida oggi come ieri. Un po’ più difficile potrebbe sembrare il suo confronto con i problemi di oggi. Per questo motivo bisogna studiarla e ricavarne non le indicazioni precise, che non ci sono, ma dei principi, che come tali sono sempre validi anche se la loro applicazione sarà diversa tra dieci o venti anni.

La Bibbia non è un testo monolitico. Va letta tenendo conto degli stili degli scrittori e dei generi letterari.

Non si può farne una lettura letterale perché il primo intoppo lo troviamo già in Genesi quando è detto che il Signore “prese l’uomo e lo mise nel giardino di Eden” oppure “poi udirono il rumore dei passi del Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno”.

Un errore che fanno gli ebrei è la proibizione che si sono imposti di pronunciare il tetragramma YHWH, senza considerare che la proibizione di pronunciare il nome di Dio è limitata alla pronuncia inutile, vana, e di certo la lettura della Bibbia non lo è.

Ragionando di queste cose gli ebrei prima e i cristiani del primo secolo dopo non si ponevano il grosso problema della società attuale di non avere tempo. Non è questione di non averlo, ma di non trovarlo.

È un tema che non affronto neppure, provate ad immaginare la vita quotidiana di una persona di allora, e vedrete che non era meno indaffarata della, ma avevano messo la Parola di Dio, nella teoria della lettura e dello studio e nella pratica della vita al primo posto.

Tutto, ma proprio tutto, era secondario e conseguente.

DELLE RIDUZIONI CINEMATOGRAFICHE

18 Nov

Più volte abbiamo letto di autori che si sono dissociati dalla riduzione cinematografica delle loro opere.

Alla fine di questo documentario  (39’18”) Paolo Mieli parla della censura italiana effettuata sul film “Per chi suona la campana”, tratto dal libro di Ernest Hemingway.

Quindi, quando vi citano un libro, non rispondete “Lo conosco, ho visto il film”, perché sono due cose diverse.

Ciò, ovviamente vale anche per le traduzioni, come ho fatto notare a proposito dell’Amleto di William Shaksperare. Ideale è leggere il testo in lingua originale o con un apparato critico che evidenzia i cambiamenti effettuati dal traduttore.

L’IMPROVVISA FRETTA SUL FINE VITA

17 Nov

Questo, così come appare sull’Osservatore Romano, e non altri è il messaggio che Bergoglio ha mandato a Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita e a tutti i partecipanti al Meeting Regionale Europeo della World Medical Association sulle questioni del cosiddetto “fine-vita”, organizzato presso l’Aula Vecchia del Sinodo in Vaticano il 16 e 17 novembre 2017.

Rattrista notare come alcuni politici, giornali e opinionisti lo hanno strumentalizzato con dei virgolettati che tali non sono o stravolgendo le parole, ma anche da cittadino di uno stato laico leggere di politici che cavalcano l’onda dicendo che c’è fretta di approvare la legge dopo anni di letargo in Parlamento, solo perché si è espresso il massimo esponente di una chiesa.

BUCCE DI CIPOLLA

15 Nov

Gli ebrei pagano la decima dei loro guadagni prima al Tempio di Gerusalemme, ora alla sinagoga, e in Italia possono detrarre questa spesa dalla dichiarazione dei redditi.

Dovrai prelevare la decima da tutto il frutto della tua sementa, che il campo produce ogni anno. Mangerai davanti al Signore tuo Dio, nel luogo dove avrà scelto come sede del suo nome, la decima del tuo frumento, del tuo mosto, del tuo olio e i primi parti del tuo bestiame grosso e minuto, perché tu impari a temere sempre il Signore tuo Dio”. (Deuteronomio 14:22-23)

Un rabbino me la spiegò così;

Prendiamo dieci cipolle, per praticità tutte da un etto, tu come faresti?”.

Nove cipolle a me e una all’Eterno”.

Poiché nella Torah è detto di dare all’Eterno le primizie, alcuni offrono all’Eterno un etto di bucce di cipolle e trattengono per se il resto, perché senza dubbio la buccia è “la primizia” della cipolla”.

A significare quanti – non solo ebrei – addomesticano a loro vantaggio i comandi di Dio”.

MIGENA

13 Nov

Nome femminile, albanese.

Non rammentiamolo perché è albanese o perché per noi strano, ma perché era portato dall’ennesima vittima di un femminicidio.

L’OROLOGIO

9 Nov

Orologio_da_tasca

   “Dal taschino destro pendeva una pesante catena d’argento con appesa una macchina straordinaria. Gli facemmo cenno di estrarre ciò che stava a capo della catena: si trattava di un globo per metà d’argento e per metà di un metallo trasparente attraverso il quale si potevano vedere strane figure disposte in cerchio. Pensavamo di poterle toccare, ma le nostre dita non andarono oltre quella materia traslucida.

    Ci mise agli orecchi quella macchina che faceva un rumore incessante, come quello d’un mulino. Pensiamo che si tratti di qualche bestia sconosciuta o del dio che lui adora, siamo anzi favorevoli a questa seconda ipotesi, perché ci assicurò (se abbiamo capito bene quel che ci disse, dal momento che si esprimeva in maniera assai scorretta) che raramente intraprendeva qualche azione senza prima averlo consultato.

    L’ha definito il suo oracolo dicendo che gli indicava il momento idoneo a ogni azione”.

Jonathan Swift, I viaggi di Gulliver, cap. II

Di quanto possono essere diversi i punti di vista sulle persone, i fatti, le cose, soprattutto quando non li si conoscono.