GIORNALISMO? 

29 Set

Riportare le notizie di adolescenti che mettono in rete i loro selfie può essere considerato notizia, scendere nei particolari è ben altra cosa.

LETTURE DOMENICALI

25 Set

Oltre a quelli già segnalati tempo fa, un buon testo per leggere il cristianesimo “al femminile”, che non è contrario di “al maschile”, ma per utile far emergere la sua storia e le figure di donne che hanno contribuito a formarlo ma che, in quanto donne, sono state emarginate e il loro pensiero taciuto.

Per riflettere, senza preconcetti.

IRENE

24 Set

Irene, è un nome femminile di origine greca, che per il suo significato mi piace molto.

Era il nome della dea greca della pace, ed è spesso usato dall’apostolo Paolo nei suoi saluti, come nella sua lettera ai Filippesi

“Paolo e Timoteo, servi di Cristo Gesù, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono a Filippi, con i vescovi e i diaconi. Grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo”.

χάρις [ὑμῖν] καὶ εἰρήνη “grazia e pace”, un binomio che non dovrebbe mai mancare, ma a cui purtroppo di questi tempi pochi pensano

LAICITÀ DOVE SEI?

20 Set

xxsettembre

In un paese dove si festeggia anche la Befana (prima abolita poi reintegrata su sollecitazione dei cittadini di Roma) non una parola dalle Istituzioni sull’anniversario della breccia di Porta di Pia, che è una delle tappe fondamentali dell’unità d’Italia.

Qualcuno forse sbadatamente si sarà chiesto perché oggi gli autobus urbani hanno la bandiera.

A Trieste, il viale dell’Acquedotto,  chiamato così per la presenza di acqua setterranea come in via del Torrente, via Settefontane e altri toponimi,  ha cambiato nome diventando Viale XX Settembre.

Al di là dell’ufficialità è diventato tout court il “Viale”, primo tra altri, segno di indifferenza ma anche di ignoranza della storia.

In questi casi si parla di “politicamente corretto” per non urtare l’”Oltretevere”? Eppure il presidente del Consiglio, lo scorso febbraio in occasione della votzione in Parlamento sulle unioni civili, aveva dato un segnale forte e inequivocabile.

(Ai distratti rammento che c’è una via XX Settembre anche a Roma)

 

CORSI E RICORSI

19 Set

Rileggendo alcuni -miei ma anche di altr* – post, anche di un anno fa par di stare nella sala d’aspetto di un ambulatorio quando, dimenticato il libro a casa, si sfogliano senza troppo interesse i settimanali sul tavolino e, dopo aver letto i titoli o qualche articolo, ci si accorge che sono ben che datati.

Tanto, pur se cambia qualche nome o la località di qualche evento, non cambia nulla.

UN CASCO PERCHÉ

16 Set

Un bambino di sei anni ieri, sbalzato dalla moto del padre in una collusione, è morto perché non indossava il casco, a Triggiano, Bari, Puglia.

Non mi aspetto un commento del ministro delle infrastrutture o del presidente della regione, poiché domani uscirà un altro numero dei giornali e la disgrazia sarà dimenticata, fino alla prossima, né mi interessa l’omelia del prete che userà parole di circostanza.

Eppure basta fare un giro a piedi nei paesi e nelle cittadine di questa splendida Puglia per rendersi conto che, nella maggior parte dei casi, andare per strada è un’autentica roulette russa.

Si parla in questi giorni di educazione di genere e di educazione informatica ma poco di educazione civica, anche se oggi è iniziata la settimana della mobilità sostenibile, finita la quale tutto tornerà come prima, perché vige tuttora un’inosservanza delle regole di base del Nuovo Codice della Strada, ammesso che ce ne siano di meno importanti, che rasenta la sfida.

Alcune criticità

  • Circolano autovetture con classificazione Euro 0 che non possono più farlo in molte città del Nord, con targhe Brescia, Milano, Savona e Varese intorno alle quali più di qualcuno nutriva seri dubbi sulle revisioni prima degli attuali controlli elettronici

  • Molti ciclomotori – rammentate i vecchi Ciao e Bravo della Piaggio? – che quando non circolano senza targa nelle viuzze di campagna, hanno ancora quella vecchia, il che pone due interrogativi, uno di evasione fiscale, l’altro, più serio, di mancata copertura assicurativa

  • Molti uomini soprattutto anziani, circolano in ciclomotore con il casco appeso al manubrio come fosse un cesto della spesa, quasi a dire “ce l’ho ma non lo indosso”

  • I ciclisti viaggiano senza rispettare i divieti di transito e senza l’illuminazione prevista, molti pur avendo le luci regolamentari non le accendono, dimenticando che un velocipide è a tutti gli effetti un veicolo e come tale soggetto a tutti gli obblighi del codice della stada

  • Biciclette, ciclomotori e anche motociclette circolano impunemente in alcuni giardini pubblici a velocità relativamente alta considerando che quegli spazi sono destinati prevalentemente ai bambini piccoli che per definizione sono distratti

  • Molti automobilisti non usano i segnalatori di indicazione (le frecce), e parcheggiano “alla paesana”, cioè in diagonale senza far manovra. Due comportamenti che provocano ostacoli agli altri utenti della strada

  • L’uso delle cinture di sicurezza è considerato un optional mentre per molti, troppi, non lo è l’uso del cellulare che li costringe a guidare con una sola mano

  • Tanti bambini molto  piccoli viaggiano in città in piedi davanti a un adulto (solitamente la madre) e basta una frenata improvvisa perché vadano a picchiare il parabrezza con la testa

e potrei continuare.

Alcuni di questi comportamenti, come l’uso del telefono alla guida, sono diffusi anche al Nord ma sono sanzionati.

Una ventina di anni fa, colloquiando con degli agenti delle forze dell’ordine posi loro questi problemi. Alla risposta che avevano “altre priorità” (lotta al contrabbando, alla droga), controbattei che se alcuni comportamenti non vengono sanzionati agli adolescenti il problema non è mai risolto e ricompare vent’anni dopo.

Come ieri.

Ciao, piccolo, r.i.p.

DI MASSAIE, CONTABILITÀ E ECONOMIA 

14 Set

Un comunicatore sa che non è scontato che ciò che dice A sia compreso allo stesso modo da B.

  • Contadino della Pianura Padana
  • Cafone della Marsica
  • Villano della campagna pugliese 

sono termini locali che indicano tutti un lavoratore della terra ma, se usati al di fuori dei loro ambiti territoriali, assumono il significato di persona sgarbata e volgare.

Il 19 settembre a Osimo ci sarà un incontro dal titolo “L’economia spiegata alla massaia”. Il titolo ricalca i vari  manuali “… spiegato a mi* figli*” e fin qui niente di male, perché l’economia soprattutto per i suoi continui aggiornamenti va spiegata.

Ciò che non va è il riferimento alla “massaia” che in questo titolo rammenta le espressioni “la signora Maria” o “la casalinga di Voghera”, evidenti stereotipi di genere.

La massaia part o full time, invece, è colei che “porta avanti” la casa, che tiene e ne fa quadrare i conti, perché anche se tra le giovani coppie si sta facendo strada la divisione dei compiti domestici, la responsabilità della casa grava  ancora sulle donne.

Molte riforme scolastiche fa (negli anni ’50), nella scuola di avviamento professionale, alternativa alla scuola media, esistevano i corsi di contabilità e di economia domestica, nei quali le adolescenti imparavano  cose che le studentesse di oggi non sanno, diventando inconsapevolmente brave massaie. Disquisire oggi sul perché le stesse cose non fossero insegnate anche ai ragazzi è fuori tempo, un po’ come domandarsi perché le ragazze non facessero il servizio di leva.

“Massaia”, in tempi diversi dall’attuale, fu scherzosamente appellata anche Tina Anselmi, prima donna a diventare ministra della Repubblica Italiana (1976 – 1979).

In un mondo fortemente maschilista come quello dell’Antico Testamento l’autore del libro dei Proverbi, re Salomone o chi per lui, al capitolo 30 parla della donna come massaia e imprenditrice, mentre gli uomini quasi non compaiono.

Il sessismo non si supera solo declinando al femminile i termini quando associati alle donne, ma anche evitando le espressioni sessiste che fanno parte di una certa cultura, che vede la donna in una posizione subordinata.

Questi sono tre  tre esempi che propongo spesso 

  • “Buon uomo” dà l’idea di una persona semplice, a “buona donna” quasi sempre è associato”figlio di”.
  • Franco vuol dire schietto, sincero, “farla franca”, al femminile assume un altro significato 
  • Prostituta si usa solo al femminile, per gli uomini si usa il più elegante gigolò. Al maschile solo in riferimento alla cultura greca (ne scrissi a proposito di un presunto errore di traduzione dal tedesco di un libro di Joseph Ratzinger).

      La cura dei titoli, se non vogliono essere evidentemente provocatori, è il primo approccio alla corretta trasmissione dei contenuti.