“CIAO, SONO SEMPRE IO”

16 Lug

Bello e delicato il film Chiamatemi Helen, trasmesso il 15 luglio da Rai2”.

Un padre vedovo va a prendere all’aeroporto, dopo un anno trascorso in America, il figlio Finn e  si ritrova di fronte una figlia, Helen.

La storia di un transessuale che fin da piccolo si sentiva nel corpo sbagliato. Film ambientato in Germania, non negli Stati Uniti, anche se la ragazza è stata un anno in California, sotto certi aspetti l’Olanda di oltre oceano. Le difficoltà di accettazione della nuova realtà da parte del padre, i problemi del ritorno nella sua città, nella sua scuola, lo scontro con la burocrazia dove è ancora registrato come maschio, non considerati da Helen mentre era in California. Difficoltà e problemi che con l’accettazione dell’altro, in questo caso di una nuova realtà, possono essere superati.

Film drammatico, che fa riflettere sulle nuove realtà sociali che si possono o meno condividere ma che le persone che pensano non posso fingere di non vedere.

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I NUMERI DELLE MIGRAZIONI

15 Lug

Molti numeri della Scrittura sono simbolici, come il 3, 12, 40, 70 il 1000. La genealogia di Gesù secondo Matteo, che era esattore delle tasse, è composta da tre gruppi di quattordici persone. Gli ebrei non avevano l’esattezza numerica, né spesso geografica, che distingue l’epoca moderna. Era sufficiente sapere di chi fosse fosse figlio una persona, un po’ come si usa ancora nelle “ragionate” del nostro Sud, in cui si parla Vito il figlio come di Francesco, quei di o de che in certi casi sono entrati a fr parte del cognome nel senso moderno del termine, come il celeberrimo Cosimo (della famiglia) de’ Medici.

Ciò premesso torniamo al quesiti da me posti qualche giorno fa su quanti erano gli israeliti usciti dall’Egitto e quante furono le vittime della strage degli innocenti.

Come dovremmo sapere Giuseppe fu venduto dai suoi fratelli per invidia agli Ismaeliti,  e da questi condotto in Egitto. Per la capacità di interpretare i sogni fece quella che, in termini moderni, chiameremmo rapida carriera politica diventando in breve vice re dell’Egitto. Tempo dopo, in seguito ad una carestia suo padre Giacobbe e i suoi figli furono accolti in Egitto. Questi fatti sono raccontati alla fine del Genesi, dove ci vien detto che entrarono in Egitto 70 persone.

L’inizio dell’Esodo ci narra il cambio del Faraone e conseguente riduzione in schiavitù degli ebrei, la nascita di Mosè che fu portato a corte, la successiva presa di coscienza degli ebrei di essere un popolo, non ancora nazione, e la fuga dall’Egitto, cui parteciparono 600.000 persone. Considerato che tra l’entrata in Egitto e l’uscita passarono 15 generazioni è una cifra credibile. Quindi, quando usiamo l’iperbole “migrazioni bibliche”, possiamo riferirci all’evento oppure al fatto che migrarono nel deserto per quarant’anni, ma non al numero, tutto sommato esiguo.

Erode, spaventato dall’annuncio dei magi d’oriente che gli dissedero che andavano a cercare il re per onorarlo, ordinò l’uccisione dei bambini maschi al di sotto dei due anni. A Betlemme, non a Gerusalemme, la città del tempio. Betlemme, sicuramente importante dal punto di vista biblico perché città natale di Davide, all’epoca era poco più di un borgo, un po’ come Nazareth, quindi, anche ammettendo una certa mano pesante da parte dei soldati romani, arriviamo a 20, massimo 30 bambini. “Chi salva una vita salva il mondo intero”, recita un detto ebraico, e anche una sola vittima è un omicidio, ma qui stiamo parlando di meri numeri, per ridimensionare l’immaginario collettivo.

OBBLIGO DIRITTO

13 Lug

Obbligodiritto

L’Italia è tristemente famosa per la sua pessima segnaletica stradale, tra le perle della quale brillano il cartello “TUTTE LE DIREZIONI” che non vuol dire niente se non in alcuni casi l’invito a non andare a sbattere contro il muro di fronte, e il segnale di limite di 50 k/ora ad ogni ingresso in autostrada con la didascalia solo in italiano “IN CASO DI NEBBIA”, che certo qualche perplessità suscita nel turista straniero che non capisce la nostra lingua. In altre nazioni i cartelli autostradali sono corredati dalla didascalia in inglese, in Italia ho visto solo il segnale sui pannelli a messaggio variabile “LAVORI IN CORSO – MEN AT WORK”.

Ecco a voi l’”OBBLIGO DIRITTO”, che, oltre ad essere un ossimoro (o vige un obbligo o vige un diritto), presumibilmente vuol rafforzare il divieto di svolta a destra già segnalato dal cartello stradale (freccia bianca in campo blu rotondo). Stati Uniti a parte, che usano pochi simboli preferendo la comunicazione scritta come fanno anche sulle monete dove il valore è espresso solo in lettere, la filosofia dei cartelli stradali, al pari delle icone su computer, tablet e smartphone, è di essere subito riconoscibili e con un messaggio univoco. A farne le spese fu un negozio, la cui esperienza è entrata nei manuali di e-commerce, che per essere originale nel suo sito di vendite on line anziché il carrello mise un’altra icona poco compresa dai potenziali clienti.

Tornando al cartello, esso è corredato da quattro segnalazioni, oltre al “titolo” di cui ho già detto. Per conformità anche gli orari dei giorni feriali e domenica e festivi avrebbero dovuto essere preceduti dalle icone standard come le altre. Di certo non è chiara la spiegazione dell’icona carico e scarico perché giuridicamente non esiste la residenza di un esercizio commerciale.

L’istituzione pubblica, l’ufficio tecnico di un comune in questo caso, deve porre la massima attenzione nell’emettere dei comunicati che sotto gli aspetti formale e sostanziale non si prestino a interpretazioni non volute dal legislatore.

L’augurio, che però non giustifica l’errore, è che qualcuno faccia caso che sulla strada come nella vita gli obblighi vengono prima dei diritti, ma questa è un’altra storia.

DISUGUALI

10 Lug

Disuguale non è “differente” o “diverso”. Dis-uguali, uguali e nello stesso tempo diversi, non è un gioco di parole o un esercizio di stile, è il senso del “Dio creò l’essere umano a sua immagine, a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò” (Genesi 1.27).

Essere umano” e non “uomo”, come troviamo nelle traduzioni in italiano, rende l’idea di הָֽאָדָם֙ in ebraico e di ἄνθρωπον in greco, lingua della traduzione chiamata Settanta, cui fanno riferimento tutte le citazioni dell’Antico Testamento nel Nuovo .

Essere umano, dunque, unico, diviso nel verso successivo in due identità, maschile e femminile.  Lo stesso concetto è espresso nella narrazione di Genesi 2:18-25, ed è bene espresso nelle parole dell’uomo, “Allora l’uomo disse, “Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta”, senza alcuna pretesa di superiorità da parte dell’uomo. L’ebraico ha lo stesso termine per uomo e donna, declinato al maschile e al femminile (come i nostri cugino e cugina).

Dal punto di vista dell’ebraismo rabbinico non cambia gran che, perché la sottomissione della donna ha altre origini, e per un certo cristianesimo neppure perché si fa forza del castighi dopo il peccato in Eden “Alla donna disse, “Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà” (Genesi 3:16).

La storia, antica ma neppure quella recente recente, non si fa con i “se” e con i “ma”. Certo però che se per onestà si leggesse Genesi 1:27 per quello che dice e non per ciò che si vuole che dica, oggi come ieri le cose potrebbero cambiare, soprattutto per ciò che riguarda un presunto diritto di superiorità.

COMPRENDERE L’ALTRO FA VIVERE MEGLIO

8 Lug

Fate caso a come si muovono veloci un branco di pesci o uno stormo di uccelli, senza che mai i componenti sbattano l’uno contro l’altro, come le Frecce Tricolori.

A differenza di queste che riescono a farlo con l’allenamento, quelli sono guidati da ultrasuoni. Meraviglia della natura che mi ha sempre affascinato.

Così è anche per le gocce d’acqua (non vale per i fiocchi di neve perché sono troppo leggeri). Quando piove cadono tutte assieme senza mai incontrarsi e se arriva una raffica di vento ne seguono tutte la stessa direzione, Però, se le osserviamo su una finestra o sullo cruscotto di un’automobile, perdono velocità e alcune si fondono l’una nell’altra.

Questo è il concetto di empatia dal termine greco εμπαθεία composto da en dentro e pathos sofferenza, ma anche sentimento, che nelle scienze umane corrisponde all’impegno di comprendere l’altro. Un impegno che non è simpatia, che proviamo verso le persone con le quali abbiamo qualche affinità.

L’empatia è un sentimento sociale, che ci aiuta a comprendere l’altro, anche rispettandone la diversità e la distanza, senza giudicarlo e continuando a dargli del lei, che però ci aiuta a vivere meglio. Forse anche noi, come le gocce d’acqua, dovremmo pensare di perdere un po’ della velocità della vita di tutti i giorni, perché la conoscenza si ha solo con l’incontro.

A proposito di diversità e distanza, in questi giorni molti di noi dimostrano empatia, pur non potendo far nulla in concreto, interessandosi al dramma dei ragazzi nella grotta in Thailandia.

(dedicato a una twitteramica di Milano)

“BEATI GLI OPERATORI DI PACE”

8 Lug

La prima “Giornata internazionale di preghiera per la pace”, organizzata da Giovanni Paolo II, si tenne il 27 ottobre 1986 ad Assisi, con rappresentanti di diverse religioni in cui, in una sorta di Woodstok religiosa, ognuno che pregava il suo dio. Già questo dovrebbe far pensare, perché invitare ciascuno a pregare il proprio dio è in contrasto con il giudaesimo prima e con il cristianesimo poi che riconosco uno e un solo Dio.

Grandi radunate, o incontri al vertice, come quello di ieri a Bari dimenticano che Gesù di Nazareth chiamò beati coloro che si adoperano alla pace, spesso senza far rumore, mettendoci la faccia come molte delle Ong tanto criticate in questi giorni o, per restare nel conflitto in terra di Palestina, la cantante israeliana Noa o lo scrittore, sempre israeliano, David Grossman che dopo la morte sul fronte del figlio ha voluto descrivere la guerra con gli occhi del nemico, che diventò il titolo di un suo libro.

La guerra si prepara a tavolino, ne sapevano qualcosa tutti i nostri meridionali mandati dal 24 maggio 1915 al 4 novembre 1918 sul fronte contro l’Austria Ungheria senza spiegare loro perché. Significativo pur se non riguarda l’Italia è il libro “Niente di nuovo sul fronte occidentale” nell’ultima pagina che gli dà il titolo.

La pace si costruisce giorno per giorno, dal basso, con le persone, non nelle stanze segrete degli “incontri riservarti” che ci sono stati anche ieri e che spesso sfociano spesso in un do ut des, con interessi che se serve, per la machiavellica ragion di stato, schiacciano le persone.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”. Questo non esclude la preghiera per la pace, fatta senza ostentazione, nella nostra cameretta dopo aver chiuso l’uscio. Il resto è ricerca, spesso inutile, di visibilità.

SENZA NOME

6 Lug

Siete i nonni migliori del mondo

Facendo pulizia trovi un file “senza nome” che tuo nipote aveva salvato in UTENTE e non nella sua cartella del tuo computer il 21/10/2017 per scrivere una dedica per un regalino.

Scoperte che fanno sempre piacere, anche se si sa che “ogni scarafone è bello a nipote suo”.