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AFFETTO, AMORE E INIBIZIONI

5 Lug

JoBaez

Questa è la copertina di un’autobiografia di Joan Beaz, del 1969 negli Oscar Mondadori, lire 1500, ma chi di noi non ha in casa una biografia sua, di Bod Dylan o dei Beatles?

Il titolo originale è Daybreak, ma voglio soffermarmi sulla scelta dell’editore italiano. Amore e love sono termini inflazionati – c’è chi dice di amare un colore per dire che lo preferisce – e dovremmo tornare alla distinzione della lingua greca tra i diversi tipi d’amore.

Direi quindi, “Saresti imbarazzata/o se ti dicessi che ti voglio bene?”.

Posta così, superati gli equivoci, è una domanda molto interessante che dovremmo rivolgere alle nostre amiche e ai nostri amici, perché provare affetto, voler bene appunto, come l’amore in una coppia, è qualcosa che va maturata e rinnovata di giorno in giorno, aggiungendo ogni giorno un tassello o un mattoncino Lego, qualche volta accadrà di togliendone uno per un’incomprensione, ma se la relazione è forte resisterà.

Voler bene è abbassare le difese, fidarsi. A un’amica o a un amico non bisogna raccontare tutto, lasciamolo fare alle adolescenti, ma essere pronti a farlo quando serve.

Per questo ogni tanto bisognerebbe salutare un’amica o un amico con un “piacere di conoscerti”, perché nel tempo io sono cambiato e tu sei cambiato, ma continuo volerti bene per come sei, per la ricchezza interiore che solo tu hai.

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φιλία

25 Giu

Siamo amici?” Così i bambini si invitano reciprocamente al parco, non sapendo di esprimere uno dei più complessi concetti degli adulti.

DI PASSAPORTI E DI ETICHETTE

6 Mag

Trubar_Primoz

Primož Trubar è una persona poco conosciuta in Italia, paese che non ha vissuto la Riforma. Nato nel 1508 in Carniola, nella attuale Slovenia, fu dapprima sacerdote cattolico e in seguito pastore luterano in Germania.

Si avvicinò al luteranesimo alla scuola del vescovo cattolico Pietro Bonomo, di Trieste. Fu contemporaneo anche di Pier Paolo Vergerio, teologo e vescovo cattolico italiano di Capodistria durante il dominio veneziano.

Fu un’importante figura nella storia slovena perché nel 1550 pubblicò il Catechismo, primo libro in sloveno dando ad esso la dignità di lingua, seguìto poi dall’Abbecedario e da un’altra ventina di libri, i più importanti dei quali furono il Nuovo Testamento e il libro dei Salmi. Fu per gli sloveni quello che Lutero fu per i tedeschi.

Prima della Riforma protestante iniziata nel 1517 con le novantacinque tesi affisse da Lutero e della reazione cattolica con la Controriforma del 1545, i cristiani di idee diverse si frequentavano, come dovrebbe essere naturale, senza guardare passaporti o etichette. Ciò che per estensione dovrebbe essere in tutti i rapporti della società.

PUNTO

20 Apr

Il punto, ci hanno insegnato in geometria, esiste ma non ha dimensioni. Sappiamo di lui perché se tracciamo un segmento tra il punto A e il punto B otteniamo una sequenza di punti chiamata linea, di una certa lunghezza, se poi tracciamo una linea solo dal punto A essa tende all’infinito e se eliminiamo il punto A di partenza abbiamo una linea senza inizio né fine, e già qui per la nostra comprensione cominciano i guai. L’infinito è n+1 e si annota con il simbolo ∞ (8 disteso).

Oltre al punto ci sono molte cose che non vediamo, non udiamo, come gli ultrasuoni percepiti da altre specie animali, o non sentiamo, nel senso etimologico del termine.

Molte cose intorno a noi non le vediamo non perché sono invisibili, ma piuttosto perché i nostri stili di vita ci hanno tolto l’abitudine, o meglio, il gusto, di soffermarci sui particolari.

Accade così che in una città ci si accorga dei cambi di stagione non dai fenomeni naturali ma dalla differenza dei capi di abbigliamento esposti nelle vetrine dei negozi. Sempre in città siamo così abituati a guardare davanti a noi che ci accorgiamo della bellezza architettonica di alcuni palazzi solo leggendo una guida o quando un nostro ospite, certo più interessato di noi, ce li fa notare.

Non udiamo il nostro interlocutore perché abbiamo dimenticato che dialogo vuol dire sì parlare in due (dal greco dua logos), ma uno per volta e non nel medesimo tempo come purtroppo spesso accade. È una elementare questione di on/off, quando parli tu io ascolto (e non penso già come risponderti!) e viceversa, come nelle comunicazioni unidirezionali in cui si aspetta che l’altro dica “passo” per cominciare a parlare.

La società postmoderna ci ha privato anche di parte dei sentimenti, come la bellezza di mandare o ricevere una lettera scritta a mano. Al piacere dell’aspettativa si è sostituita l’ansia della comunicazione. “Ti ho mandato una mail” spesso è il testo di una telefonata o di un sms, pretendendo che il destinatario la legga ma soprattutto risponda subito. Lo stesso corteggiamento, che è sempre stato alla base della conoscenza tra due persone e del loro eventuale innamoramento, sottostà alla fretta che ci siamo imposti, spesso bruciando tappe che non potranno più essere vissute.

L’infinitamente piccolo ci conduce necessariamente al concetto di tempo, che, come sappiamo, è una delle tante convenzioni umane. Il presente di per sé non esiste perché nell’attimo in cui lo viviamo e già passato. È per questo motivo che i verbi nella lingua ebraica non hanno un tempo presente come lo intendiamo noi ma usano il futuro (“Io sarò colui che sarò” è la traduzione letterale dell’”Io sono colui che sono” il nome con cui l’Eterno dice a Mosè di indicarlo agli ebrei), e nella lingua inglese distinguiamo tra “I am going” (sto andando) e “I go” (vado abitualmente).

Il mare è proverbialmente una somma di gocce e ci rendiamo conto che un deserto, o più banalmente una spiaggia, è in realtà una somma di granellini quando, dopo la doccia tornati dalla spiaggia, ce ne troviamo ancora qualcuno addosso.

Quante cose “infinitamente piccole”, anche se più grandi del nostro punto, si possono scoprire se, abbandonato il Centro commerciale, facciamo un giro con attenzione tra cassetti e contenitori in vetro della vecchia bottega sotto casa o se, lasciata l’autostrada, ci addentriamo nella foresta di strade secondarie poco frequentate, ma con dei tesori nascosti al viandante veloce.

L’ALTRO ASPETTO DEL NATALE

25 Dic

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Non riguarda tanto chi non ti ha fatto gli auguri ma quanto chi ti ha mandato un  messaggio di auguri dopo che non si è fatto vivo tutto l’anno o, peggio, coloro che ti hanno inserito in una lista e li hanno mandati a tutta la loro rubrica, praticamente mandandoli non a te ma al tuo numero.

 

DEL DIRE E DEL FARE

14 Lug

Se solo riuscissimo a mettere in pratica le cose di cui siamo convinti in teoria, metà del lavoro sarebbe fatto, perché leggere e studiare serve a capire, alzarsi ed agire, cominciando dalle famose piccole cose di ogni giorno, serve a dimostrare di aver capito.

RISPETTO DELLE OPINIONI

23 Giu

Visto che prima o poi qualche rete televisiva questa estate lo darà (assieme a don Camillo e altri film d’epoca), non perdete Una notte con vostro onore, bel film con Walter Matthau e Jill Clayburg. Il titolo originale, First Monday in October toglie ogni dubbio che si tratti di una trama a luci rosse, ma si sa, le traduzioni sono quello che sono. 


Protagonista è un anziano giudice della Corte Suprema, Dan Snow, che si scontra con una vedova che è eletta, prima donna della storia, alla Corte, Ruth Loomis, con tutto ciò che ciò comportava e, molti anni dopo, comporta ancora.
Ma la parte migliore è all’inizio del film quando il giudice Snow che stava pescando al fiume riceve una telefonata e torna a Washington per tenere l’orazione funebre del presidente della Corte suprema.


«Stanely ed io eravamo come due pilastri portanti. Addossati ai due lati opposti di una cattedrale, abbiamo fatto sì che il tetto non crollasse. Se fossimo stati tutti e due nello stesso lato avremmo fatto crollare tutto. Non si deve essere d’accordo con un uomo solo perché lo si rispetta».


Teniamolo presente, e ricordiamo che è allo stesso modo valido il reciproco, “si deve rispettare una persona anche se non si è d’accordo con lei”, anche se non lo ha detto Voltaire.