Archivio | relazioni RSS feed for this section

DEL DIRE E DEL FARE

14 Lug

Se solo riuscissimo a mettere in pratica le cose di cui siamo convinti in teoria, metà del lavoro sarebbe fatto, perché leggere e studiare serve a capire, alzarsi ed agire, cominciando dalle famose piccole cose di ogni giorno, serve a dimostrare di aver capito.

Annunci

RISPETTO DELLE OPINIONI

23 Giu

Visto che prima o poi qualche rete televisiva questa estate lo darà (assieme a don Camillo e altri film d’epoca), non perdete Una notte con vostro onore, bel film con Walter Matthau e Jill Clayburg. Il titolo originale, First Monday in October toglie ogni dubbio che si tratti di una trama a luci rosse, ma si sa, le traduzioni sono quello che sono. 


Protagonista è un anziano giudice della Corte Suprema, Dan Snow, che si scontra con una vedova che è eletta, prima donna della storia, alla Corte, Ruth Loomis, con tutto ciò che ciò comportava e, molti anni dopo, comporta ancora.
Ma la parte migliore è all’inizio del film quando il giudice Snow che stava pescando al fiume riceve una telefonata e torna a Washington per tenere l’orazione funebre del presidente della Corte suprema.


«Stanely ed io eravamo come due pilastri portanti. Addossati ai due lati opposti di una cattedrale, abbiamo fatto sì che il tetto non crollasse. Se fossimo stati tutti e due nello stesso lato avremmo fatto crollare tutto. Non si deve essere d’accordo con un uomo solo perché lo si rispetta».


Teniamolo presente, e ricordiamo che è allo stesso modo valido il reciproco, “si deve rispettare una persona anche se non si è d’accordo con lei”, anche se non lo ha detto Voltaire.

φιλία (amicizia)

21 Giu

Siano amici?”. Così i bambini si invitano reciprocamente al parco, non sapendo di esprimere uno dei più complessi concetti dei grandi.

PAROLE PER LE VACANZE

14 Giu

Parole delle quali si può fare a meno (però se le si conosce si rischia di fare bella figura 🙂 ).

casigliano, efelide, rebbio, viibrissa…

Parole indispensabili, e non solo per le vacanze

per favore, grazie, prego, scusa…

Questi, ovviamente, sono “elenchi aperti” e ognun* può aggiungere altre parole.

“TAKE CARE”

6 Giu

Ci sono delle espressioni che in un’altra lingua o in un dialetto sono più pregnanti ed esprimono il concetto in un modo che l’italiano non riesce a dare.

Una di queste, che mi piace molto, è l’inglese take care, che esprime molto di più del nostro abbi cura.

Quando il Signore domandò a Caino dove fosse Abele questi rispose, “Non lo so, sono forse il custode di mio fratello?”. Penso che il Signore gli avrebbe ribattuto, “Sì, lo sei, perché io ho affidato lui a te e te a lui in un rapporto di reciproci amore e solidarietà” se la tragicità del momento non avesse richiesto una risposta ben più dura.

Take care of yourself corrisponde al nostro riguardati, che va dalla raccomandazione della mamma premurosa di indossare la famosa maglietta di lana a occasioni più serie riguardante la salute.

(In Italia abbiamo conosciuto l’espressione I care durante una campagna elettorale. I care, mi interesso (di te) ).

Ma il semplice take care, usato come saluto di commiato fisico o in calce a un’email o alla fine di una telefonata tra due persone che si vogliono bene, esprime l‘ἀγάπη /agapé/, l’amore per il prossimo, e la ϕιλία /filìa/, l’amore fra amici che una persona prova per l’altra, a differenza del nostro ciao, dal veneto s’ciavo, e del tedesco servus, che etimologicamente esprimono solo disponibilità.

Non va usato verso tutti, proprio affinché non diventi banale come gli americani sono riusciti a fare con love, amore.

BUON SENSO

20 Gen

Un giorno di sabato passava attraverso campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani. Alcuni farisei dissero: «Perché fate ciò che non è permesso di sabato?». Gesù rispose: «Allora non avete mai letto ciò che fece Davide, quando ebbe fame lui e i suoi compagni? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non fosse lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?». E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato»” (Luca 6:1-5).

Alla base della convivenza ci sono le leggi, le usanze, le convenzioni. Qualche volta invece è necessario solo il buon senso.

LASCIARE UNA TRACCIA

3 Ago

empatia

Ormai non ne capisco più molto di fisica – come molti di voi, vero? – salvo che la pera cade sulla testa di chi sta sotto l’albero, che Galilei nel duomo di Pisa esclamò “Eppur si muove!” e cose del genere più o meno conosciute da tutti, ma quanto espresso nell’equazione di Dirac

+m) ψ = 0”

che riporto in fiducia, come espresso nella spiegazione della figura dove entanglement significa intrigo, groviglio è qualcosa di meraviglioso, non solo in una relazione di coppia, ma in tutte le interrrelazioni umane.

Ciò che, in termini più terra a terra e sicuramente più comprensibili, è “lasciare una traccia”, creare dei legami o come uso dire io, tessere relazioni.

Pensiamo a quante informazioni importanti abbiamo accumulato dai nostri genitori, da una persona amata ma anche incontrata una sola volta o, più lontano nel tempo, dalla/dal nostr* maestr* delle elementari. Poco importa se non ne rammentiamo la fonte, che forse assoceremo all’informazione in un altro momento.

Di contro pensiamo a quante informazioni abbiamo lasciato noi agli altri spesso senza accorgersene, che però li hanno influenzati.

Da ciò, andando oltre l’equazione di Dirac, la necessità di manterese sempre un comportamento corretto e coerente, perché se la donna della citazione chiede “Dimmi”, molto più delle parole conta il linguaggio non verbale, che se è in contraddizione con esse le smentisce.

Anche per questo motivo la vita umana non può considerarsi pienamente tale in assenza di relazioni.