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IL VALORE DI UN DONO

23 Dic

Quello dei regali a Natale ormai è un obbligo sociale – un po’ come la visita ai parenti quando si torna in paese che se si va a far visita a uno si offende l’altro – a cui sempre più persone tendono a sottrarsi, come abbiamo scelto di fare anche noi da molto tempo.

Personalmente, bambini a parte, ritengo che i regali non debbano rispettare date fisse a parte il compleanno che è una data soggettiva, ma nella coppia e, perché no?, anche verso amici con cui si ha uno stretto rapporto, i regali vadano fatti a sorpresa, senza alcun obbligo di reciprocità ma solo perché si è visto qualcosa di particolare, non necessariamente costoso e si è pensato che al nostro partner o a quel particolare amico o amica avrebbe fatto piacere riceverla, in una data qualsiasi nella quale una persona non si aspetta niente di particolare. Con ciò non escludo assolutamente, per non cadere nell’estremo opposto, quelle le ritualità per cui ad un invito a pranzo ci si presenta con un mazzo di fiori per la signora o con una bottiglia di buon vino.

Sulla valenza dei regali  un bel saggio è quello scritto dal filoso Theodor W. Adorno in Meditazioni sulla vita offesa e ben riproposto da Barbara Spinelli anni fa in questo articolo.

La mercificazione del regalo, e uso questo termine pensando a tutto ciò che ai tempi di Adorno non era ancora stato pensato, come la facoltà di pagare un sovrapprezzo per avere la priorità in una fila al museo o a uno spettacolo, ha raggiunto il suo apice con l’espandersi delle carte regalo (gift card, in inglese), come a dire che per me tu vali 25, 50, 100 euro, e poi veditela tu. Si può regalare una ricarica telefonica solo ad un adolescente, ma verso un adulto è squalificante.

Personalmente io regalo anche i miei libri – che poi magari ricompro per la mia biblioteca – perché ciò vuol dire sia che li ho letti sia che conosco i gusti delle persone alle quali li offro.

Anche le aziende hanno cominciato a tagliare i regali anche perché molti si trovavano con sei o sette agende sul tavolo. Più di qualche azienda e  libero professionista nei biglietti di auguri che debbono mandare, anche per una questione di immagine aggiungono il nome e il numero di c/c di una Onlus alla quale destinare i denari spesi eventualmente per il regalo.

Si dice sempre “basta il pensiero”. Basterebbe pensare a quanta verità c’è dietro questa espressione, che non esclude un regalo fisico, purché di costo contenuto, ma dice soprattutto che a e da una persona a cui si vuol bene prima di esso basta un sorriso, una telefonata, la rassicurazione che quando serve ci siamo, e viceversa.

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MATITA GIALLO VERDE

4 Ott

Da Web editor dell’Intranet aziendale istituii la rubrica “Consigli di scrittura” perché, senza offesa, non è vero che tutti gli ingegneri sanno scrivere in italiano.

Non potendola chiamare “Matita rosso-blu”, che è riservata ai maestri, la chiamai “Matita giallo-verde”. La rubrica fu apprezzata e frequentata.

Al momento della pensione, tra baci, abbracci e regalini, trovai una matita da maestro perché, mi disse la collega, “Ho cercato in cinque cartolerie e giallo-verde non l’ho trovata”.

Eccola qua.

gialloverde

 

Facile, no?

REGALI

19 Ago

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Una coppia di amici di Bari, Antonio e Anna.

Lui, quando arrivavo in estate mi chiamava affettuosamente “Padre bianco” perché io ero bianco come un islandese e loro già belli tostati, come il caffè che commercializzava. Nel 2002 Antonio è morto.

Abbiamo avuto Anna ospite al nostro trullo e lei, come regalo, ci ha portato una confezione di caffè Saicaf, in ricordo di suo marito e nostro amico.

Quando un regalo è dato col cuore è apprezzato a prescindere dal suo costo.