Archivio | marzo, 2019

L’ABITO FA LA MONACA

31 Mar

Ieri, poco prima di mezzanotte, si è esibita a Ballando con le stelle suor Cristina Scuccia, la vincitrice di The voice 2014, suscitando una montagna di critiche e snaturando il senso della manifestazione.

Già in sala prove era sotto la supervisione da una superiora, nella esibizione si è presentata con una crew formata da tre ballerini, tra cui Stefano Oradei, che ricopre anche il ruolo di coreografo. “Sono sposata col Signore”, ha spiegato Suor Cristina che per vincolo non può ballare con un altro uomo. Alla domanda diretta di Ivan Zazzeroni se nelle puntate successive si sarebbe presentata in tonaca ha risposto affermativamente perché l’abito è segno della sua vocazione.

Al di là del bizzarro modo di esprimersi delle suore che pretendono di essere sposate con il Signore, facendo di lui un poligamo sia pure sul piano spirituale, non è certo una divisa a identificare una persona. Al contrario, come purtroppo sappiamo della divisa, non solo religiosa, molti hanno approfittato per scopi illeciti, per quel senso di autorità che noi in dialetto chiamiamo il “complesso del cappello con l’unghia”, la visiera, da un comandante in capo fino al portiere del condominio.

Suor Cristina si è presentata con l’istruttore uomo e con due ragazze in modo da non avere mai, durante l’esibizione, un contatto fisico con lui. Sarà da vedere come farà quando una delle prove riguarderà balli più impegnativi come il tango, che non può prescindere dal contatto dei corpi.

Come ha scritto l’apostolo Paolo, in un testo riconosciuto anche dalla Chiesa cattolica (1a Corinzi 6), «Tutto mi è lecito! ». Ma non tutto giova. «Tutto mi è lecito!». Ma io non mi lascerò dominare da nulla». «Tutto mi è lecito!». Ma io non mi lascerò dominare da nulla».

Così una suora, per la sua scelta di vita, dovrebbe essere sufficientemente saggia da evitare la partecipazione a un programma come Ballando con le stelle in modo da non mettere in difficoltà se stessa, lo spettacolo e il pubblico.

Quanto all’abito e al velo, che spesso richiamiamo come segno di sottomissione delle donne mussulmane, tempo fa scrissi questo post, e feci notare come la suora che ballava in un abito giallo alla fine si rivestì e, per sottomissione all’arcivescovo indossò il velo, ma anche come le suore sarebbero più comunicative, soprattutto con i bambini, senza quel segno di sottomissione in testa specialmente nella loro divisa nera.

In ultimo, poiché la Regione Friuli Venezia Giulia ha ribadito di recente, inutilmente perché c’è già una legge dello Stato, l’obbligo di presentarsi negli uffici pubblici a volto scoperto, va anche aggiunto che le fotografie di identità debbono essere fatte a capo scoperto e, per quanto riguarda la patente di guida, anche senza occhiali.

Contraddizioni del mondo moderno?

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“ALZATI, ANCH’IO SONO UOMO”

29 Mar

Su Vatican Insider si oggi il portavoce della Sala stampa vaticana mette fine al chiacchericcio sorto in seguito al ripetuto rifiuto di Bergoglio di farsi baciare la mano.

Poche e chiare parole, che non hanno nulla di spirituale: “Il Santo Padre vuole evitare il rischio di contagio”.

Il periodo influenzale non è ancora terminato e il rischio di contagio non è finito, anche se le persone che fanno il baciamano alle signore sanno, o dovrebbero sapere, che il gesto è un atto simbolico che non prevede alcun contatto fisico.

Coloro che hanno pensato ad un atto di chiarezza da parte di Francesco al pari di Pietro di cui egli rivendica di essere il legittimo successore, senza alcuna prova e con molti buchi temporali, sono stati delusi.

L’apostolo Pietro, infatti, davanti al centurione romano Cornelio che si gettò ai suoi piedi per rendergli omaggio, rispose deciso: “Alzati, anch’io sono uomo” (Atti 10:25-26).

Due modi di intendere e vivere la Parola di Dio.

DAFINA

24 Mar

Fa parte di quei nomi strani ma che ti aspetti in una realtà cosmopolita, nella quale trovi Alexandra con la x e David all’ebraica, con accento tonico sulla i e non pronunciato all’inglese.

Dafina è la variante macedone di Dafne (Δάφνη), e si sa che la Macedonia confina con la Grecia. Significa “alloro”. Nella mitologia greca era una ninfa trasformata in un albero di alloro da suo padre in modo che possa sfuggire dall’inseguimento di Apollo, che come sappiamo aveva le ali ai piedi.

Più banalmente è il nome di un panificio della città che, per evitare eventuali interpretazioni conflittuali vende un tipo di pane genericamente chiamato balcanico.

“ABBI CURA”

19 Mar

Ci sono delle espressioni che in un’altra lingua o in un dialetto sono più pregnanti ed esprimono il concetto in un modo che l’italiano non rende.

Una di queste, che mi piace molto, è l’inglese take care, che esprime molto di più del nostro abbi cura.

Quando il Signore domandò a Caino dove fosse Abele questi rispose, “Non lo so, sono forse il custode di mio fratello?” penso che il Signore gli avrebbe ribattuto, “Sì, lo sei, perché io ho affidato lui a te e te a lui in un rapporto di reciproci amore e solidarietà” se la tragicità del momento non avesse richiesto una risposta ben più dura.

Take care of yourself corrisponde al nostro riguardati, che va dalla raccomandazione della mamma premurosa di indossare la famosa maglietta di lana a occasioni più serie riguardante la salute.

(In Italia abbiamo conosciuto l’espressione I care durante una campagna elettorale. I care, mi interesso (di te) ).

Ma il semplice take care, usato come saluto di commiato fisico o in calce a un’e-mail (sì, anche a una lettera, esistono ancora 🙂 ) o alla fine di una telefonata tra due persone che si vogliono bene, esprime l‘ἀγάπη agapé, l’amore fraterno e la  ϕιλία, l’amore fra amici che una persona prova per l’altra, a differenza del nostro ciao o del tedesco servus, che etimologicamente esprimono solo disponibilità.

Non va usato verso tutti, proprio affinché non diventi banale come gli americani sono riusciti a fare con love, amore.

AFORISMI E CITAZIONI

18 Mar

Prima che qualcuno pensasse di monetizzare la proprietà intellettuale inventando il diritto d’autore e il copyright, fin dai tempi della tradizione orale precedenti all’invenzione della scrittura, i testi circolavano liberamente, senza citazione della fonte. Importante era non far passare per proprio uno scritto altrui. Molti scritti dei discepoli poi erano resi noti con il mome del maestro di una scuola per dar loro maggiore visibilità, concetto un po’ differente dagli studi  dei ricercatori che alcuni docenti universitari fanno passare per propri.

È per questa ragione che un testo ebraico che troviamo in scritto in ebraico nel libro biblico dei Giudici

“Si misero in cammino gli alberi per eleggere un re su di essi. Dissero all`ulivo: Regna su di noi. Rispose loro l`ulivo: Rinuncerò al mio olio, grazie al quale si onorano dei e uomini, e andrò ad agitarmi sugli alberi? Dissero gli alberi al fico: Vieni tu, regna su di noi. Rispose loro il fico: Rinuncerò alla mia dolcezza e al mio frutto squisito, e andrò ad agitarmi sugli alberi? Dissero gli alberi alla vite: Vieni tu, regna su di noi. Rispose loro la vite: Rinuncerò al mio mosto che allieta dei e uomini, e andrò ad agitarmi sugli alberi? Dissero tutti gli alberi al rovo: Vieni tu, regna su di noi. Rispose il rovo agli alberi: Se in verità ungete me re su di voi, venite, rifugiatevi alla mia ombra; se no, esca un fuoco dal rovo e divori i cedri del Libano”. (Giudici 9.8-15).

lo troviamo tradotto in greco con il titolo “Gli alberi e l’ulivo”, da Esopo (che sia stato lui a copiare e non lo scrittore del libro dei Giudici è questione di cronologia), così come l’apostolo Paolo non brilla certo di originalità quando scrivendo ai Corinzi (a Corinzi 12) si rifà al celebre apologo di Menenio Agrrippa.

Certo, bisogna saperlo fare con gusto, evitando di cadere nel ridicolo come quell’oratore che citò una celebre frase in italiano e, per essere sicuro di esser stato capito, la ripropose nell’originale in latino!

Così io ho riproposto altrove la prima parte di una citazione dal film Monsier Ibrahim e i fiori del Corano di Francçis Dupeyron come l’ho ricevuta da mia nipote Silvia, perché ci sono pensieri belli in sé stessi.

Altrimenti ogni volta che diciamo “immagina” con riferimento a un futuro migliore dovremmo far riferimento a John Lennon, anche se per molti il pensiero inevitabilmente va lì.

LA MATEMATICA MESSA IN PRATICA

15 Mar

Passata per quest’anno la gloria del pi greco, senza il quale non riusciremmo a risolvere i problemi di geometria relativi al cerchio dei nostri figli, resta da chiarire la sua utilità pratica nella vita di tutti i giorni per il signor Rossi, perché non gli serve per fare la spesa, far benzina o rinnovare l’RCauto.

Cosa analoga con la radice quadrata che sì, qualche volta è servita, come quando hai dovuto calcolare la disposizione nei tavoli degli invitati al tuo matrimonio ma da quando hanno messo il tasto √ nelle calcolatrici ci si dimentica come la si calcola.

Poi ti scontri con le scuole medie di tua figlia, vai nei cassettini della memoria e riscontri di aver gettato il metodo di calcolo per ottimizzare lo spazio. Domandi ai tuoi colleghi matematici e ingegneri lasciando perdere i laureati in filosofia e trovi il vuoto assoluto perché ti rispondono che anche loro hanno scoperto il tasto sulla calcolatrice.

Panico… non puoi fare brutta figura e ti ricordi di Pierpaolo, l’ingegner Pierpaolo, il tuo vicino. Bussi da lui, gli esponi il problema, ti fa sedere e, partendo da Adamo e Eva e la scelta di staccare o meno il frutto proibito, te la spiega.

Torni a casa perdendo pezzi della spiegazione per strada, ti ricordi solo qualcosa di Adamo e Eva, e dici a tua figlia di chiedere alla prof.

Però il senso di sconfitta ti brucia e durante il prossimo consiglio di classe, in cui sei rappresentante dei genitori, praticamente patrocini solo tua figlia perché nessuno si fa vivo ma questa è un’altra storia, chiedi all’insegnante di matematica perché l’ha insegnata e ti senti rispondere candidamente: “Sì, avrei potuto non farlo perché tanto non si usa più…”.

Incassi, non rispondi, torni a casa e prendi in mano il telecomando per essere sicuro di non trovare l’odiato tasto e rammenti perché dalla seconda liceo lasciasti perdere la materia per indirizzarti su quelle umanistiche. 🙂

SORRIDERE AI BAMBINI

13 Mar

Ieri in attesa dal medico assieme a una coppia con una bimba di quattro anni tutto pepe che ti sorride, ti chiede come ti chiami e tutto il resto. Do un’occhiata ai genitori per chiedere il loro consenso, le rispondo e scambio qualche parola.

Quando viaggio in treno mi porto sempre qualcosa da fare o da leggere ma, se qualcuno mi interpella, rispondo gentilmente, anche se so che spesso si comincia a discorrere del tutto e del niente.

Qualcuno dice che sono affettato perché cedo il passo alle signore, mi tolgo il cappello in ascensore e altre cose che forse sono superate ma per me conservano un valore, poi magari le superò anch’io come ho smesso la cravatta quando non serve.

Certo, se durante la pausa in un incontro una signora mi invita per un caffè lascio che sia lei a pagare in forza dell’uguaglianza di genere, ma vorrei continuare a rispondere al sorriso di un bambino, a essere gentile quando capita e a prendere un caffè con una collega in senso stretto o lato, senza che nessuno pensi a secondi fini.

C’è modo e modo di rapportarsi con il prossimo, e se fatto con correttezza tutto fila liscio, tanto poi come fai fai, fai male (o bene).

Faccio sempre l’esempio della lingua inglese, che con ha la forma di cortesia come il francese e l’italiano ma la confidenza o la distanza tra le persone si sottolinea in altri modi, dove non esiste il “lei non sa chi sono io” e i titoli sono usati quando sono strettamente necessari, e leggete o sentite parlare semplicemente di Theresa May o di Donald Trump.

Ciò che sta accadendo alla Portavoce deM5S dopo il servizio delle Iene e solo l’ultimo degli episodi di hate speech di coloro che non sanno distinguere la persona dal ruolo che ricopre, questo sì in democrazia criticabile nelle forme corrette, cosa che è già ampiamente successo con Maria Elena Boschi e Laura Boldrini, tra le altre, quasi tutte donne.