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JESSICA

6 Set

Succhietto

Va bene, sgombriamo subito il campo da ogni dubbio e diciamo che la seconda Jessica più famosa in Italia è Jessica Fletcher, la protagonista della serie televisiva americana La signora in giallo interpretata da Angela Lansbury.

Ma siccome per me la televisione può anche rimanere (quasi) spenta ne ho cercate delle altre e, oltre a una mia amichetta delle medie, ho rammentato che Jessica è il nome di un personaggio de Il mercante di Venezia, una commedia teatrale di William Shakespeare. Di lei si sa poco perché l’opera, critica verso l’avarizia degli ebrei, per un periodo fu messa al bando.

Il nome non è inglese come sembrerebbe ma, per quegli scambi linguistici che hanno avuto origine ben prima della stele di Rosetta, è di origine ebraica.

Jessica viene citata in Genesi 11:29 come nipote (di zio) di Abramo “Abram e Nacor si presero delle mogli; la moglie di Abram si chiamava Sarai e la moglie di Nacor Milca, ch’era figlia di Aran, padre di Milca e padre di Yska”, nella LXX (la traduzione in greco dell’Antico testamento) il nome è tradotto Ieskha e nella Vulgata (traduzione in latino) Jesca, fino all’inglese – e italiano – Jessica.

Yska →  Ieskha  → Jesca, → Jessica, sai che bello, anche come segno di pace, se in un aeroporto si incontrassero quattro ragazze e qualcuno dicesse loro che hanno lo stesso nome.

Come tutti i nomi di origine ebraica Jessica ha un significato, vuol dire osservare, contemplare.

Cosa dire? Proviamo a fare uno sforzo per far sì che Jessica possa osservare un mondo migliore e meno diviso di quello di ora (suona un po’ retorico ma ci si prova sempre)?

Perché, come ho detto all’inizio, se fino a ieri la signora Fletcher era la Jessica più famosa, ora ha lasciato il posto a mia nipote, nata questa mattina!

Auguri, piccola, e osserva sempre in avanti, senza girarti!

COME UN DENTE DI LEONE

4 Lug

dentedileone

Le statistiche più o meno ufficiali ci informano periodicamente su quanto costa crescere una figlia o un figlio, nei suoi primi anni di vita e nel suo percorso scolastico fino alle superiori o all’università.

Queste statistiche giustamente parlano di danaro e non tengono conto degli altri parametri. Di quanto sia impegnativo crescere una figlia o un figlio sul piano affettivo, educativo – che non è quello scolastico – emozionale, tutte variabili che non si possono ma sopratutto non si devono monetizzare.

Tirar su una figlia o un figlio, è un’esperienza bellissima, e anche i padri in questi ultimi anni cominciano volentieri ad esserne coinvolti fin dalla prima infanzia, per tradizione o – diciamolo pure – per comodo, compito fino a poco tempo fa delegato alle madri.

Nessuno nasce imparato e a volte si sbaglia, anche questo fa parte delle regole del gioco, ma l’aspirazione di ogni genitore è dare il massimo alla propria figlia o figlio, quanto a educazione, scolarità e quanto serve  per affrontare la vita una volta diventat* indipendente.

Succede invece che per alcune e alcuni un brutto incontro, un incidente stradale o peggio qualcun*, in nome di un’ideologia che niente ha a che vedere con la fede, ponga fine a quella vita, come il soffio su un dente di leone che diverte tanto i bambini.

Dal di fuori non si può comprendere il vuoto lasciato da questa assenza. Pretendere di passarlo al colino della dis-informazione è un atto offensivo verso il dolore altrui.

Possiamo, al massimo, provare sentimenti di com-passione.