Archivio | dicembre, 2018

PROGRAMMI E PROGETTI

31 Dic

clessidra

In lingua inglese ciò che è trascorso anche da un secondo si esprime al passato remoto, in lingua ebraica non esiste il tempo presente. La vita è fatta di attimi, ben espresso dal carpe diem latino.

Teniamone conto, mentre facciamo programmi e progetti per i prossimi 365 giorni.

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CULTURE DIVERSE

30 Dic

Si parla spesso di culture, integrazione e accettazione dell’altro.

Succede anche durante le feste, con il loro “simbolo laico” piú famoso, il panettone.

In famiglia c’è chi come me lo vuole classico, chi senza i canditi, chi senza le uvette, chi con le gocce di cioccolato, insomma la versione natalizia di “questa casa non è un ristorante!”

Poi succede che la squadra sportiva del nipote gli regala un panettone classico e il gioco è fatto, toccherà a me sacrificarmi, perché non il cibo si butta, vero? 🙂

AMOS

29 Dic

Ecco ciò che mi fece vedere il Signore Dio: il Signore stava sopra un muro tirato a piombo e con un filo a piombo in mano. Il Signore mi disse: “Che cosa vedi, Amos?”. Io risposi: “Un filo a piombo”. Il Signore mi disse: “Io pongo un filo a piombo in mezzo al mio popolo, Israele; non gli perdonerò più. Saranno demolite le alture d’Isacco e saranno ridotti in rovina i santuari d’Israele, quando io mi leverò con la spada contro la casa di Geroboamo.
Amasia, sacerdote di Betel, mandò a dire a Geroboamo, re d’Israele: “Amos congiura contro di te, in mezzo alla casa d’Israele; il paese non può sopportare le sue parole, poiché così dice Amos: “Di spada morirà Geroboamo, e Israele sarà condotto in esilio lontano dalla sua terra””. Amasia disse ad Amos:“Vattene, veggente, ritrati nella terra di Giuda; là mangerai il tuo pane e là potrai profetizzare, ma a Betel non profetizzare più, perché questo è il santuario del re ed è il tempio del regno”.
Amos rispose ad Amasia e disse:
“Non ero profeta né figlio di profeta; ero un mandriano e coltivavo piante di sicomòro. Il Signore mi prese, mi chiamò mentre seguivo il gregge. Il Signore mi disse: Va, profetizza al mio popolo Israele”.
Amos, ci viene detto all’inizio del libro che porta il suo nome, e qui lo ribadisce, non era  profeta non era profeta né figlio di profeta, cioè membro di una scuola come ad esempio, quella di Isaia, ma un mandriano o pastore quando il Signore lo chiamò e gli disse “Va, profetizza al popolo di Israele”. Amasia, il portavoce del re Geroboamo tentò di far tacere la verità ma non riuscì nel suo intento perché, come dice Qohelet 3 “C’è un tempo per tacere e un tempo per parlare” per denunciare le cose che non vanno con garbo, legalmente ma con decisione anche se, come fecero con Amos, ci sarà chi tenterà di tappare le bocche.

RAZZISMO

28 Dic

Per parlare di razzismo bisognerebbe conoscere la storia di Tom Robinson che, a differenza di Rosa Parks, Martin L. King e John F. Kennedy, è un personaggio di fantasia di un romanzo di Nelle Harper Lee basato sulla storia dei Scottsboro Boys, cosi come di fantasia ma tratti dalla realtà sono Renzo e Lucia del Manzoni o i fontamaresi di Ignazio Silone.

Perché il razzismo non è solo una questione di colore della pelle.

LA BELLEZZA DEL NATALE

27 Dic

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Dopo il disgusto provocato dal fiorire a dicembre, mai in aprile o agosto, della massa di 45XXX solidali come se gli altri mesi non contassero, dopo aver eliminato le email di auguri, magari perdendo qualche sconto in allegato ma fa nulla,

restano i messaggi di auguri sul telefono, via SMS , Telegram e WhatsApp che sono i più antipatici, da persone che li mandano a tutti, che neanche sanno di averti in rubrica e forse non sanno più chi sei, come l’artigiano cui tre anni fa avevi chiesto un preventivo.

I più antipatici sono quelli di amici e parenti che ti mandano un messaggio standard, così impersonale che si vede lontano un miglio che non è destinato a te ma a una mailing list in rubrica.

Quelli che per due anni di seguito ti domandano la data del tuo compleanno e poi per due anni di seguito non ti fanno gli auguri oppure quelli che ti chiedono il numero con un “dai, una sera andiamo a cena assieme” e poi non si fanno più sentire.

A qualcuno, soprattutto parenti, rispondi per il quieto vivere o per non turbare gli equilibri familiari, gli altri li cancelli dalla tua rubrica, così fai spazio nella memoria dello smartphone tanto, se vogliono, il tuo numero hanno dimostrato di averlo e, sempre se vogliono, possono sempre chiamarti a voce.

IL MODELLO DI VITA ESISTE GIÀ

25 Dic

Non si può non notare lo scarto tra il dire e il fare nell’omelia della vigilia di Natale di Bergoglio, quando «lancia un nuovo modello di vita: non divorare e accaparrare, ma condividere e donare». Cosa dire di quanta ricchezza è custodita inutilmente in Vaticano e nelle varie basiliche piene di inutili ex voto? Non può predicare una chiesa povera senza agire in coerenza con ciò che dice”. “Pietro non aveva il bancomat” disse una volta , ma neppure lo Ior e le partecipazioni nelle multinazionali. Se non si è coerenti con ciò che si dice le parole non hanno alcun valore.

Gesù rovesciò i banchi del mercanti del Tempio che avevano trasformato il servizio di cambiavalute e di venditori di colombe in un business, esortò a non farsi tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine distruggono, lodò la vedova che diede tutti i suoi averi al Tempio, e ammonì, a proposito degli scribi e dei farisei: “Fate come dicono e non fate come fanno”.

Sono lontane, ma soltanto nel tempo, le figure di Francesco d’Assisi, tanto rammentato per il presepe e molto meno per il suo stile di vita, e di Martin Lutero, scandalizzato dalla vendita delle indulgenze.

Frugalità non è sinonimo di povertà, ma uno stile di vita da adottare per essere credibili.

IL VALORE DI UN DONO

23 Dic

Quello dei regali a Natale ormai è un obbligo sociale – un po’ come la visita ai parenti quando si torna in paese che se si va a far visita a uno si offende l’altro – a cui sempre più persone tendono a sottrarsi, come abbiamo scelto di fare anche noi da molto tempo.

Personalmente, bambini a parte, ritengo che i regali non debbano rispettare date fisse a parte il compleanno che è una data soggettiva, ma nella coppia e, perché no?, anche verso amici con cui si ha uno stretto rapporto, i regali vadano fatti a sorpresa, senza alcun obbligo di reciprocità ma solo perché si è visto qualcosa di particolare, non necessariamente costoso e si è pensato che al nostro partner o a quel particolare amico o amica avrebbe fatto piacere riceverla, in una data qualsiasi nella quale una persona non si aspetta niente di particolare. Con ciò non escludo assolutamente, per non cadere nell’estremo opposto, quelle le ritualità per cui ad un invito a pranzo ci si presenta con un mazzo di fiori per la signora o con una bottiglia di buon vino.

Sulla valenza dei regali  un bel saggio è quello scritto dal filoso Theodor W. Adorno in Meditazioni sulla vita offesa e ben riproposto da Barbara Spinelli anni fa in questo articolo.

La mercificazione del regalo, e uso questo termine pensando a tutto ciò che ai tempi di Adorno non era ancora stato pensato, come la facoltà di pagare un sovrapprezzo per avere la priorità in una fila al museo o a uno spettacolo, ha raggiunto il suo apice con l’espandersi delle carte regalo (gift card, in inglese), come a dire che per me tu vali 25, 50, 100 euro, e poi veditela tu. Si può regalare una ricarica telefonica solo ad un adolescente, ma verso un adulto è squalificante.

Personalmente io regalo anche i miei libri – che poi magari ricompro per la mia biblioteca – perché ciò vuol dire sia che li ho letti sia che conosco i gusti delle persone alle quali li offro.

Anche le aziende hanno cominciato a tagliare i regali anche perché molti si trovavano con sei o sette agende sul tavolo. Più di qualche azienda e  libero professionista nei biglietti di auguri che debbono mandare, anche per una questione di immagine aggiungono il nome e il numero di c/c di una Onlus alla quale destinare i denari spesi eventualmente per il regalo.

Si dice sempre “basta il pensiero”. Basterebbe pensare a quanta verità c’è dietro questa espressione, che non esclude un regalo fisico, purché di costo contenuto, ma dice soprattutto che a e da una persona a cui si vuol bene prima di esso basta un sorriso, una telefonata, la rassicurazione che quando serve ci siamo, e viceversa.