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L’IMPORTANZA DELL’USO DEGLI STANDARD

8 Mag

Sabato sera mia figlia ha riprovato a fare la domanda on line ed è riuscita a farlo compilando il campo del codice fiscale in caratteri minuscoli.

Sarà mia cura, con garbo, segnalare l’errore al comune, perché lo standard degli indirizzi di posta elettronica è l’uso di lettere minuscole, mentre per il codice fiscale, almeno per quello italiano, è l’uso di lettere maiuscole.

Così come nei PIN va digitato anche lo 0 non significativo.

“SPORTELLI APERTI” SÌ, NO, FORSE

6 Mag

Tra gli scopi della Pubblica Amministrazione on line, obbligatoria anche per chi non ha dimestichezza con l’informatica, è di avere “lo sportello” aperto 24/7, salvo specifiche indicazioni contrarie ben evidenziate in home page.

Circa mezzora fa figlia ha provato ad iscrivere mio nipote ad un servizio del comune.

L’operazione si è bloccata perché il sistema dava il messaggio “Codice fiscale errato”. Codice fiscale che, oltre che apparire sulla Carta Regionale dei Servizi, è stato confermato come corretto con una verifica sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Ci si augura di non sentirsi dire, lunedì mattina, che il servizio il sabato e la domenica non è attivo.

PERCHÉ “CARTA DEI DIRITTI IN INTERNET”

18 Ott

Alla Camera dei Deputati è iniziata la discussione della Commissione di studio sulla tutela dei diritti in Rete.

Una legge o regolamento dello stato deve essere per sua natura comprensibile a tutti, chiamarla con un termine straniero (Bill of Rights) già nel titolo sarebbe un venir meno a questo obbligo.

“Internet” ormai è un termine consolidato anche nella lingua italiana, tanto è vero che a differenza di “Intranet”  si usa scriverlo anche con la i minuscola come “aspirina” che, oltre ad essere un marchio registrato della Bayer, identifica colloquialmente anche i farmaci generici con il medesimo principio attivo. Internet identifica quella realtà specifica, mentre Rete sarebbe più generico (rete di relazioni o altro). Ci sono invero  altri termini inglesi che in italiano sono ormai consolidati, per esempio “mouse”, che gli spagnoli preferiscono chiamare “raton” (topo), e che chi è interessato a questo regolamento quasi certamente conosce. Italianizzarli sarebbe un esercizio di sciovinismo linguistico.

“Carta”, come legge o regolamento, non si rifà all’inglese “card” che usiamo per esempio per le “carte di credito”(che in realtà sono di plastica) ma alla più antica “Magna Charta”, in italiano Magna Carta, rilasciata ai baroni dal re Giovanni d’Inghilterra il 15 giugno 1215 che essendo un atto bilaterale, ben si confà alla regolamentazione di internet, perché se da una parte essa sarà regolamentata dallo Stato nessuno, almeno per ora, è obbligato ad usarla.

Buon lavoro alla Commissione!

(post ri-proposto, ovviamente)

DI VERITÀ, PRIVACY E CONTROLLO PARENTALE

4 Mar

L’articolo Quando Tobia Antonio leggerà non meriteremo il suo perdono non tratta solo di Tobia Antonio ma del diritto alla privacy e del diritto all’oblio di ogni persona.

Rimane la domanda su chi dovrebbe, eventualmente, chiedere perdono.

I giornali, che hanno dato la notizia guarda caso il giorno dopo l’emanazione della legge sulle unioni civili, e che forse, se non si fosse trattato di una persona famosa non lo avrebbero fatto?

Oppure il signor Nicolò Vendola detto Nichi e il suo compagno Ed Testa che – è troppo presto per ipotizzarlo – eventualmente non avranno esercitato l’adeguato controllo parentale lasciando che un bambino di 10 o 12 anni navighi da solo nella Rete scoprendo cose eventualmente anche spiacevoli o espresse male che lo riguardano, oppure che fino quell’età eventualmente non lo avranno ancora informato, nei termini e con il linguaggio adatti ad un bambino, della sua nascita che almeno per ora è considerata particolare (forse tra dieci anni non lo sarà più), come ogni buona coppia di genitori adottivi sa di dover fare verso i figli prima che lo scoprano da soli innescando le crisi di identità che sappiamo?

Deprecando a priori i commenti incivili di coloro che non sanno usare i Social Media, il tema è troppo attuale per pretendere che le persone, favorevoli o contrarie, non ne discutano e questa discussione, nei termini della netiquette, fa parte del corredo di Tobia Antonio così come di qualsiasi altro anonimo bambino.