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LINGUE FRANCHE

31 Ott

La decisione dell’Unione Europea di togliere l’inglese dalle tre lingue ufficiali è a parer mio, inopportuna e fanciullesca. Fanciullesca perché ricorda il “non gioco più con te, dammi le mie bamboline /i miei soldatini”, inopportuna perché è pur sempre la seconda lingua della Repubblica di Irlanda ma soprattutto continua a essere la lingua franca nel mondo.

Per fare un paragone, la lingua franca dell’inizio del secondo millennio, governato dai Romani, non era il latino ma il greco koinè (κοινὴ ἑλληνική). Per questo motivo il Nuovo Testamento non fu scritto in aramaico, la lingua pralata allora in Israele o in ebraico, la lingua dell’Antico Testamento, né in latino, la lingua dell’impero, ma in greco koinè, forma del greco parlato e scritto usata dal terzo secolo a.C. al terzo secolo d.C.

Molti dei paesi con altri alfabeti (paesi arabi, Grecia, Israele, India e altri), usano comunemente anche l’inglese nelle insegne ufficiali o su i veicoli della Croce Rossa, perché sanno che altrimenti gli stranieri non potrebbero leggerle. Togliere l’inglese tra le lingue ufficiali dell’Unione Europea è toglierle quella visibiltà di cui forse, in momenti come questo, l’istituzione avrebbe bisogno.

A parte il fatto che tutti i documenti ufficiali debbono essere tradotti in tutte le lingue dei paesi membri, con un costo enorme, ma questo è un altro discorso.