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CARTA DI ASSISI 2019!?

11 Mag

Oggi siamo arrivati a quella che è… direi… formulata la carta di Assisi…” dice testualmente il francescano Enzo Fortunato.

C’è qualcosa che sfugge nella trasmissione cattolica “TG1 Dialogo” di oggi, domenica 11 maggio 2019, perché la Carta di Assisi è stata presentata il 20 settembre 2017 da Articolo 21, presente lo stesso Beppe Giulietti che tra l’altro oggi è a Trieste, presidente della FNSI, carta sulla comunicazione, ennesimo documento di una decina che su per giù dicono o ripetono la stessa cosa.

Dunque, o è una presentazione del libro che il frate ha in mano, o è una brutta replica di qualcosa che è stato già visto un anno e mezzo fa. Comunque c’è qualcosa che non torna e di certo non si fa passare per nuovo qualcosa di vecchio.

Originalità vo cercando.

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“NON MOLLARE NOEMI!”

7 Mag

Non ho condiviso, al tempo dell’attentato al Bataclan di Parigi, il “Siamo tutti parigini” e i successivi nell’occasione degli attentati alle metro di Barcellona e di Londra, perché l’empatia si dimostra in altro modo e anche perché non ho mai visto un “siamo tutti” di solidarietà contro gli attentati islamisti nei Paesi mussulmani.

Così come questa mattina mi aspettavo un gesto di solidarietà a Valentina Sestito con un chiaro “Siamo tutti terroni”, che però sembra non essere pervenuto.

Ho scritto però “Non mollare Noemi!”, la bambina di quattro anni che lotta tra la vita e la morte in un ospedale di Napoli.

Da credente accetto per fede ma faccio difficoltà a capire la sofferenza dei bambini, bambini che cadono come moschini sulle lampade all’aperto in estate e che nel loro vocabolario non hanno la parola pace come in Siria e Yemen ma non solo, bambini in ospedale che a differenza degli adulti non sanno darsene una ragione, bambine e bambini che vengono violentati da piccoli e che vivranno quel trauma tutta la vita.

Bambini come Noemi che un attimo prima era sicura con la mamma e la nonna e un attimo dopo in rianimazione in ospedale. Non in guerra, ma nella civilissima Italia.

Noemi non è un simbolo. È una persona e come tale è titolare di diritti giuridici e morali, come ne ha diritto e li può esercitare una bambina di quattro anni.

C’è chi comincia a parlare di situazione irreversibile e di accanimento terapeutico. Non entro nel merito e mi affido alla coscienza e alla capacità dei medici.

È inutile domandare un cambio di rotta a chi fa del male per i propri interessi senza tener conto degli effetti collaterali.

Per questo motivo ho scritto “Non mollare Noemi!”, ma forse anche come gesto di ribellione per come stanno andando avanti le cose e per i morti che contiamo ogni sera.

Alcuni di noi hanno vissuto la stagione degli “anni di piombo”, non fatecela ripetere sotto altra forma!

“ABBI CURA”

19 Mar

Ci sono delle espressioni che in un’altra lingua o in un dialetto sono più pregnanti ed esprimono il concetto in un modo che l’italiano non rende.

Una di queste, che mi piace molto, è l’inglese take care, che esprime molto di più del nostro abbi cura.

Quando il Signore domandò a Caino dove fosse Abele questi rispose, “Non lo so, sono forse il custode di mio fratello?” penso che il Signore gli avrebbe ribattuto, “Sì, lo sei, perché io ho affidato lui a te e te a lui in un rapporto di reciproci amore e solidarietà” se la tragicità del momento non avesse richiesto una risposta ben più dura.

Take care of yourself corrisponde al nostro riguardati, che va dalla raccomandazione della mamma premurosa di indossare la famosa maglietta di lana a occasioni più serie riguardante la salute.

(In Italia abbiamo conosciuto l’espressione I care durante una campagna elettorale. I care, mi interesso (di te) ).

Ma il semplice take care, usato come saluto di commiato fisico o in calce a un’e-mail (sì, anche a una lettera, esistono ancora 🙂 ) o alla fine di una telefonata tra due persone che si vogliono bene, esprime l‘ἀγάπη agapé, l’amore fraterno e la  ϕιλία, l’amore fra amici che una persona prova per l’altra, a differenza del nostro ciao o del tedesco servus, che etimologicamente esprimono solo disponibilità.

Non va usato verso tutti, proprio affinché non diventi banale come gli americani sono riusciti a fare con love, amore.

LA MATEMATICA MESSA IN PRATICA

15 Mar

Passata per quest’anno la gloria del pi greco, senza il quale non riusciremmo a risolvere i problemi di geometria relativi al cerchio dei nostri figli, resta da chiarire la sua utilità pratica nella vita di tutti i giorni per il signor Rossi, perché non gli serve per fare la spesa, far benzina o rinnovare l’RCauto.

Cosa analoga con la radice quadrata che sì, qualche volta è servita, come quando hai dovuto calcolare la disposizione nei tavoli degli invitati al tuo matrimonio ma da quando hanno messo il tasto √ nelle calcolatrici ci si dimentica come la si calcola.

Poi ti scontri con le scuole medie di tua figlia, vai nei cassettini della memoria e riscontri di aver gettato il metodo di calcolo per ottimizzare lo spazio. Domandi ai tuoi colleghi matematici e ingegneri lasciando perdere i laureati in filosofia e trovi il vuoto assoluto perché ti rispondono che anche loro hanno scoperto il tasto sulla calcolatrice.

Panico… non puoi fare brutta figura e ti ricordi di Pierpaolo, l’ingegner Pierpaolo, il tuo vicino. Bussi da lui, gli esponi il problema, ti fa sedere e, partendo da Adamo e Eva e la scelta di staccare o meno il frutto proibito, te la spiega.

Torni a casa perdendo pezzi della spiegazione per strada, ti ricordi solo qualcosa di Adamo e Eva, e dici a tua figlia di chiedere alla prof.

Però il senso di sconfitta ti brucia e durante il prossimo consiglio di classe, in cui sei rappresentante dei genitori, praticamente patrocini solo tua figlia perché nessuno si fa vivo ma questa è un’altra storia, chiedi all’insegnante di matematica perché l’ha insegnata e ti senti rispondere candidamente: “Sì, avrei potuto non farlo perché tanto non si usa più…”.

Incassi, non rispondi, torni a casa e prendi in mano il telecomando per essere sicuro di non trovare l’odiato tasto e rammenti perché dalla seconda liceo lasciasti perdere la materia per indirizzarti su quelle umanistiche. 🙂

TO BE A MAN… TO BE A WOMAN

9 Mar

I am a man, but I suppose I would be as well as proud if I were a woman.

It is no more a matter of gender, so let’s quit to fight on the opposite sides of the fence and let’s start working together for a better world. Everyone of us with her or his skill, there is so much to do for ourselves and the generation to come.

I’m not expecting everyone will agree… so much dust has yet to be removed.

DINA, UNA DI NOI

9 Mar

Le Scritture, si sa, non si soffermano sui fatti di cronaca relativi alla sfera sessuale, sia perché essa era ben codificata, sia perché le ragazze e i ragazzi si sposavano relativamente presto rispetto ad ora e alcuni problemi non sorgevano.

Certo, è raccontato di come il re Davide, invaghitosi di Betsbabea, la moglie di Uria, alla fine lo mandò in battaglia in prima linea per aver campo libero, e della presunzione di innocenza di una giovane se la violenza fosse avvenuta in campagna, perché “forse ha urlato per chiedere aiuto ma nessuno l’ha udita”.

C’è un episodio che per il nome della protagonista e per il luogo potremmo benissimo trasportare nella nostra realtà di oggi.

Dina, la figlia che Lia aveva partorita a Giacobbe, uscì a vedere le ragazze del paese. Ma la vide Sichem, figlio di Camor l’Eveo, principe di quel paese, e la rapì, si unì a lei e le fece violenza. (Genesi 34:1-2).

Modernità, dicevo, perché Dina è un nome ancora in uso, di una ragazza che andò al pozzo a coglier l’acqua – era un compito da donna – e si fermò a parlare con le amiche, come avviene ora con le nostre giovani in piazza o nei centri commerciali.

La storia prende una brutta piega quando Dina non torna a casa ma Sichem, il figlio del principe di quel paese 1) la vede 2) la rapisce e 3) si unisce a lei facendole violenza.

Chi vuole può leggere il resto in Genesi 34.

Molto attuale se pensiamo a quanto succede quasi ogni giorno nelle nostre città, non da parte di figli di principe ma di bullotti qualunque.

Di un’attualità sconcertante che non può lasciare indifferente nessuno, donna o uomo che sia.

BUSSOLA DIGITALE PER NAVIGANTI CONSAPEVOLI

28 Feb

Bussoladigitale

Libro rivolto soprattutto ai genitori – ma anche a tutti adulti che hanno una connessione – che non sanno di preciso cosa sono il Web, internet e le dinamiche dei Social Media, e di conseguenza prestano poca attenzione all’uso che ne fanno i figli adolescenti, il che è un po’ come dar loro le chiavi della macchina senza che abbiano conseguito la patente. Da leggere assieme ai figli e da tenere a portata i mano, “in tasca”, come suggerisce il nome della collana.

Purtroppo la Polizia postale e la scuola ci dicono che i genitori spesso sono assenti sia nei confronti dei comportamenti dei figli sia nelle riunioni informative che pure, salvo problemi particolari, hanno un profilo basso, accessibile a tutti. I “gruppi WhatsApp” dei genitori più che uno scambio di informazioni non sempre ma molto spesso si sono rivelati piazze di pettegolezzi e denigrazione più che agorà costruttive.

Snello ma a tratti necessariamente tecnico e con una nutrita biografia, affronta il tema da quattro punti di vista. In un’epoca in cui alla cresima non si regala più l’orologio ma lo smartphone negare l’accesso alla Rete ai ragazzi produce l’effetto contrario, soprattutto in termini di isolamento dal loro gruppo. Bisogna stare vicini ai figli dialogando con loro con cognizione di causa, tenendo presenti le normative, le linee guida ma anche i consigli semplici degli esperti “fai questo, evita quello”, perché i pericoli principali nella navigazione in internet e nell’uso dello smartphone sono la leggerezza e il sentito dire non documentato che hanno portato all’esplosione immotivata del fenomeno dei sefie a discapito della fotografia ragionata fino ai noti casi di cyberbullismo.

Senza pregiudizi, perché anche un buon videogioco aiuta a pensare.

Il resto, per studio, lavoro o svago, una volta comprese le dinamiche, viene di conseguenza.

Il ricavato dalla vendita andrà al Comitato Nazionale Maculopatie Giovanili APRI Onlus.