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FINE DELL’INVERNO? SÌ, NO, FORSE

2 Feb

Più della la tradizione cattolica della Candelora, che si rifà alla presentazione di Gesù al Tempio di Gerusalemme quaranta giorni dopo la sua nascita, come voleva le Legge, perché gli ebrei non accendevano candele votive, è interessante quella americana e canadese del Giorno della marmotta, osservato la prima volta a Punxsutawney, Pennsylvania, il 2 febbraio 1887, che vuole che la marmotta si svegli dal letargo e metta il naso fuori. Se rimane fuori è segno che il tempo è mite, se torna a rintanarsi vuol dire che siamo ancora in inverno.

Più interessante, dicevo, perché trae origine dall’attenta osservazione da parte dei cacciatori.

Per quanto riguarda Trieste, per esempio, si dice:

Se la vien con sol e bora de l’inverno semo fora. Se la vien con piova e ventode l’inverno semo drento”.

Considerando che l’Osmer-Arpa per questa sera ha previsto pioggia e Bora, pare proprio che non sia ancora il caso di riporre soprabiti e giacconi. Il bel tempo della settimana scorsa è stata solo un’illusione. Ma forse pretendiamo un po’ troppo… l’inizio della primavera è pur sempre il 21 marzo.

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MEMO PER IL PROSSIMO GOVERNO

2 Gen

Di due documenti uguali “precisi” però relativi a due persone diverse uno perché prodotto dall’Agenzia delle Entrate, di cui non rimane traccia se non sulla busta ormai gettata, e l’altro dalla locale Asl, il primo non ha scadenza se non al variare delle condizioni economiche, l’altro rinnovato questa mattina ha scadenza il 31 marzo prossimo (tra tre mesi).

Il colloquio tra le due cortesi impiegate che ovviamente non fa testo in quanto orale, “guarda che qualcuno è messe col nome e qualcuno con il cognome” con riferimento all’archivio storico cartaceo, mi conferma se mai avessi avuto dubbi, l’incomunicabilità tra i database della Pubblica Amministrazione.

Un altro ufficio della stessa struttura è aperto solo il lunedì, il mercoledì e il venerdì, e oggi è martedì. Busso comunque e dentro trovo un impiegato che, mangiando il suo sacrosanto panino (non contesto la pausa caffè/panino), mi invita a tornare domani. Perché non uniformare gli orari di una stessa struttura, salvo esigenze particolari?

Per la verifica del superamento di una soglia di imponibile mi si invita a rivolgermi ad un Caf. Vado a uno e oggi è chiuso, vado ad un altro ed è chiuso fino all’8 gennaio. Immagino le code di coloro che entro il 15 gennaio dovranno produrre l’Isee per varie esenzioni, oppure per richiedere il Rei. Domanda: poiché avevo chiesto indicazioni di massima e non particolareggiate, possibile che l’ufficio al quale mi son rivolto non sia istruito al proposito?

Per fare l’abbonamento al TPL on line ed avere lo sconto del 5% che su uno annuale sono circa 17 euro, bisogna entrare con l’email e password. Una persona nata a Zagabria, allora Jugoslavia, che l’ha persa non ha potuto recuperarla perché il database dell’azienda non riconosce il codice fiscale con Z118, Jugoslavia, ma dà un fantomatico Serbia-Montenegro, fantomatico perché, a differenza della Bosnia ed Erzegovina, sono due stati indipendenti. Del resto ci sono dei database che nel menù a tendina dellla provincia di Trieste, che tra l’altro non esiste più, offrono i toponimi in italiano molte città della Slovenia con un balzo indietro a prima della Seconda Guerra Mondiale, quando quei territori erano italiani. Ovviamente il numero verde dell’azienda era sempre occupato, mi ha detto la persona.

Le Asl e il TPL sono di competenza regionale quindi le difficoltà non riguardano direttamente il governo centrale, ma almeno per lo Z118 è il caso di emettere una circolare univoca e certa, considerando che sono passati diciannove anni dallo scioglimento della Jugoslavia e siamo ancora a questi problemi (mia nonna, italiana nata a Pola, allora Impero Austro-Ungarico ha avuto la fortuna di morire prima dell’introduzione del codice fiscale).

Come ho già scritto qualche altra volta, non pretendo l’Estonia, ma qualcosa di più anche da noi sì, dai!

EVA

21 Ott

Nome femminile, di origine biblica (Genesi 3:20), significa “madre di tutte le genti”.

Ultimamente è comparso il maschile Evo, sovente scritto tutto in minuscolo evo. Non è propriamente un nome di persona ma l’abbreviazione di extravergine (di) oliva, che non è il padre di tutte le genti ma, se usato con moderazione, preserva la salute certamente molto più di burro, margarina, strutto e simili.

D’accordo, è un discorso un po’ tirato, ma almeno che l’olio sia della magica Puglia. 🙂

PARE CHE

14 Ott

Pare che Nonna Peppina, che dalla sua casetta in legno è stata costretta a tornare in un container, potrebbe riaverla. “Pare che” perché finché non ci ritornerà il condizionale è d’obbligo.

La ministra della Difesa ha dichiarato “”Da italiana mi scuso con quei padri, il naufragio gestito in modo burocratico”.

Queste sono cose certo enormemente più gravi di quando ci palleggiano da un ufficio all’altro o quando l’impiegat* di ufficio pubblico ci fa andare all’ufficio postale per il pagamento dei diritti quando dovrebbe essere fatto a mezzo pos e soprattutto ci fa pagare lì il bollo dello stato acquistabile in tabaccheria senza l’aggravio degli 1,78 euro che, certo, non cambiano la vita, ma sono sempre un segno.

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Grandi e piccole cose che ci fanno sentire sudditi e non cittadini di un Paese in cui, contrariamente all’opinione comune, lo sport nazionale non è il calcio ma la burocrazia “Il primo che muove perde!”.

Riusciremo mai a essere un Paese moderno?

IL METEO, QUESTO SCONOSCIUTO

22 Set

Dunque… mercoledì scorso l’app meteo sul mio smartphone segnalava tuoni, fulmini e saette con probabilità all’80%, infatti si son contate circa 3,5 gocce di pioggia per la gioia degli autolavaggi di chi deve avere la vettura pulita. La Puglia è notoriamente lunga ma non si capisce perché la pioggia si fermi a Bari. Da queste parti è da fine maggio che non piove seriamente, tanto che qualcuno ha pensato, per motivi estetici, di siliconare le fessure tra le zolle del terreno.

I miei nipoti di Berlino sono venuti a farsi dieci giorni al mare perché, dicono, da loro è già inverno… la Germania ha tutto di più ma il Salento se lo sogna! Quelli di Mestre hanno trovato un volo low cost Volotea con coraggioso – di questi tempi – rientro Rayanair e sono venuti a farsi il fine settimana.

Sì, e vero che di mattina presto e la sera tardi se c’è un po’ di vento è freddino, ma di giorno si sta da favola. Di mattina infatti il termometro digitale comincia per “1”, cosa che non si vedeva da mooolto tempo, ma forse solo perché l’amministrazione comunale sta risparmiando sulle spese di riscaldamento.

Ok, l’avete scoperto, sto scrivendo queste note di anticipata nostalgia perché tra una decina di giorni tornerò a godere dell’autunno giuliano che è anche Regata Barcolana, le foglie rosse sul Carso, gli appuntamenti culturali, i colori del Giardino Pubblico, e le foglie morte di Jaques Prévert.

CAMBIARE FA BENE

18 Set

C’era una volta… un re, diranno i miei piccoli lettori.

No, cari bambini, c’era una volta un pezzo di legno”.

Questo è l’incipit di Pinocchio (tagliato dalla Walt Disney, ma questa è un’altra storia), che molti conoscono.

Cosi come quasi tutti, pur non conoscendo Shakespeare e tanto meno la tragedia del principe di Danimarca, hanno prima o poi avuto un dubbio amletico e hanno detto forse la famosa frase “Essere o non essere, questo è il problema”.

Agostino Lombardo, nella sua traduzione dell’opera, ce la propone in altro modo

Amleto

che, senza entrare in analisi linguistiche o delle tecniche di traduzione, sicuramente è innovativo per gli italiani.

Fernando Savater, filosofo spagnolo, nel saggio Etica per un figlio ci evidenzia l’impossibilità della vita se dovessimo pensare e prendere una decisione su tutto ma proprio tutto ciò che facciamo, come mettere il piede destro davanti al sinistro e in sequenza il sinistro davanti al destro per camminare. Ci abbiamo pensato a lungo e abbiamo imparato come si fa da piccoli quando con nostro stupore ci siamo trovati a camminare in posizione eretta e, fatta!, non ci pensiamo più.

Ci sono altre cose, però, che facciamo per abitudine e che gli psicologi affermano che è utile cambiare, come variare il percorso abituale casa-lavoro-casa, per non cadere nelle fossilizzazioni che giustificano, alla lunga, il “si è sempre fatto così” e mortificano l’inventiva.

Rompere gli schemi restando nel buon gusto e nella legalità è un buon esercizio personale, non di ostentazione, come capitò a quel docente che, in cerca di originalità disse “Dal mio angolo di guardatura” e che, dopo un attimo di perplessità da parte dei discenti, ricevette in cambio una fragorosa risata.