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IL METEO, QUESTO SCONOSCIUTO

22 Set

Dunque… mercoledì scorso l’app meteo sul mio smartphone segnalava tuoni, fulmini e saette con probabilità all’80%, infatti si son contate circa 3,5 gocce di pioggia per la gioia degli autolavaggi di chi deve avere la vettura pulita. La Puglia è notoriamente lunga ma non si capisce perché la pioggia si fermi a Bari. Da queste parti è da fine maggio che non piove seriamente, tanto che qualcuno ha pensato, per motivi estetici, di siliconare le fessure tra le zolle del terreno.

I miei nipoti di Berlino sono venuti a farsi dieci giorni al mare perché, dicono, da loro è già inverno… la Germania ha tutto di più ma il Salento se lo sogna! Quelli di Mestre hanno trovato un volo low cost Volotea con coraggioso – di questi tempi – rientro Rayanair e sono venuti a farsi il fine settimana.

Sì, e vero che di mattina presto e la sera tardi se c’è un po’ di vento è freddino, ma di giorno si sta da favola. Di mattina infatti il termometro digitale comincia per “1”, cosa che non si vedeva da mooolto tempo, ma forse solo perché l’amministrazione comunale sta risparmiando sulle spese di riscaldamento.

Ok, l’avete scoperto, sto scrivendo queste note di anticipata nostalgia perché tra una decina di giorni tornerò a godere dell’autunno giuliano che è anche Regata Barcolana, le foglie rosse sul Carso, gli appuntamenti culturali, i colori del Giardino Pubblico, e le foglie morte di Jaques Prévert.

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CAMBIARE FA BENE

18 Set

C’era una volta… un re, diranno i miei piccoli lettori.

No, cari bambini, c’era una volta un pezzo di legno”.

Questo è l’incipit di Pinocchio (tagliato dalla Walt Disney, ma questa è un’altra storia), che molti conoscono.

Cosi come quasi tutti, pur non conoscendo Shakespeare e tanto meno la tragedia del principe di Danimarca, hanno prima o poi avuto un dubbio amletico e hanno detto forse la famosa frase “Essere o non essere, questo è il problema”.

Agostino Lombardo, nella sua traduzione dell’opera, ce la propone in altro modo

Amleto

che, senza entrare in analisi linguistiche o delle tecniche di traduzione, sicuramente è innovativo per gli italiani.

Fernando Savater, filosofo spagnolo, nel saggio Etica per un figlio ci evidenzia l’impossibilità della vita se dovessimo pensare e prendere una decisione su tutto ma proprio tutto ciò che facciamo, come mettere il piede destro davanti al sinistro e in sequenza il sinistro davanti al destro per camminare. Ci abbiamo pensato a lungo e abbiamo imparato come si fa da piccoli quando con nostro stupore ci siamo trovati a camminare in posizione eretta e, fatta!, non ci pensiamo più.

Ci sono altre cose, però, che facciamo per abitudine e che gli psicologi affermano che è utile cambiare, come variare il percorso abituale casa-lavoro-casa, per non cadere nelle fossilizzazioni che giustificano, alla lunga, il “si è sempre fatto così” e mortificano l’inventiva.

Rompere gli schemi restando nel buon gusto e nella legalità è un buon esercizio personale, non di ostentazione, come capitò a quel docente che, in cerca di originalità disse “Dal mio angolo di guardatura” e che, dopo un attimo di perplessità da parte dei discenti, ricevette in cambio una fragorosa risata.

ORDINALI

12 Set

  • Primo Carnera, pugile
  • Secondo Tranquilli, che scelse lo pseudonimo di Ignazio Silone, come dargli torto?
  • Terzo, pare ci sia anche un Terzo Incomodo, che si commenta da solo
  • Quarto, di moda pare dopo la spedizione dei Garibaldini
  • Quinto, esiste un Quinto Sesto, vedi alla voce Papa Sisto V
  • Sisto V, papa, nato Francesco della Rovere, noto per la Cappella Sistina in Vaticano e anche perché non seguito da un Sisto VI, se non altro per motivi di cacofonia
  • Settimio Severo, imperatore romano

scegliere gli ordinali come nome propri non è proprio la decisione migliore, fino a

  • Finimola, significativo di per sé, pare che ce ne siano ancora nove in giro per l’Italia

MELA

4 Set

La Grande Mela non è solo New York, quella celebrata da Liza Minetti, ma pure Carmela detta Mela per la solita storia delle omonimie.

Una ragazza di queste parti, grande perché alta un metro e settantatré, con un nome “di prima” e un fisico moderno.

LA BELLEZZA DELL’ESTATE

1 Set

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Vale tutta, anche per l’estate!

 

 

LE TRE VIE

25 Ago

C’è a Trieste una via dove mi specchio
nei lunghi giorni di chiusa tristezza;
si chiama Via del Lazzaretto Vecchio.
Tra case come ospizi antiche uguali,
ha una nota, una sola, d’allegrezza;
il mare in fondo alle sue laterali.
Odorata di droghe e di catrame
dai magazzini desolati a fronte,
fa commercio di reti, di cordame
per le navi: un negozio ha per insegna
una bandiera; nell’interno, volte
contro il passante, che raro le degna
d’uno sguardo, coi volti esangui e proni
sui colori di tutte le nazioni,
le lavoranti scontano la pena
della vita: innocenti prigioniere
cuciono tetre le allegre bandiere.

A Trieste ove son tristezze molte,
e bellezze di cielo e di contrada,
c’è un’erta che si chiama Via del Monte.
Incomincia con una sinagoga,
e termina ad un chiostro; a mezza strada
ha una cappella; indi la nera foga
della vita scoprire puoi da un prato,
e il mare con le navi e il promontorio,
e la folla e le tende del mercato.

Pure, a fianco dell’erta, è un camposanto
abbandonato, ove nessun mortorio
entra, non si sotterra più, per quanto
io mi ricordi: il vecchio cimitero
degli ebrei, così caro al mio pensiero,
se vi penso ai miei vecchi, dopo tanto
penare e mercatare, là sepolti,
simili tutti d’animo e di volti.

Via del Monte è la via dei santi affetti,
ma la via della gioia e dell’amore
è sempre Via Domenico Rossetti.
Questa verde contrada suburbana,
che perde dì per dì del suo colore,
che è sempre più città, meno campagna,
serba il fascino ancora dei suoi belli
anni, delle sue prime ville, sperse,
dei suoi radi filari d’alberelli.

Chi la passeggia in queste ultime sere
d’estate, quando tutte sono aperte
le finestre, e ciascuna è un belvedere,
dove agucchiando o leggendo si aspetta,
pensa che forse qui la sua diletta
rifiorirebbe all’antico piacere
di vivere, di amare lui, lui solo;
e a più rosea salute il suo figliolo.

di Umberto Saba (enfasi mie)

Poesia che solo i triestini posso apprezzare appieno. In via Domenico Rossetti c’era, fino a poco tempo fa, una caserma e si racconta che ai tempi di Umberto Saba le “servette”, le domestiche delle ville, andassero a passeggiarvi per farsi li occhi guardando i militari in uscita.

(Una più ampia descrizione della toponomastica della città di quei tempi si trova nel romanzo di Italo Svevo Senilità, nel quale Emiolio Brentani passeggia con colei che considerava la sua Angiolina).

PENELOPE

23 Ago

Ci racconta Omero nell’Odissea, la prima guida turistica per mare della storia, che Penelope, un po’ stufa di attendere il marito che era partito una ventina di anni prima per quella che avrebbe dovuto una delle famose guerre lampo che conosciamo anche oggi che si sa quando iniziano ma non quando finiscono, per far quadrare i conti mise su una start up nel campo della tessitura, aiutata dalle sue ancelle. La chiamò “FARE E DISFARE È TUTTO UN LAVORARE” perché la sua peculiarità era che ciò che veniva tessuto di giorno era disfatto di notte. Contenta lei.

Non che ne avesse particolare bisogna, perché in quanto regina aveva pur sempre il suo appannaggio, ma le spese di palazzo stavano crescendo a dismisura anche a causa di alcuni ospiti che, immemori che del detto che dopo tre giorni l’ospite puzza, si erano stabiliti pianta stabile in reggia, alcuni perché si mangiava bene, altri perché, in assenza del marito avevano cominciato a mettere gli occhi su di lei, con avance certo non gradite. Erano chiamati Proci, ma a noi studenti è sempre rimasto il dubbio che il nome fosse dovuto ad un errore tipografico dell’editore.

Il figlio della coppia, che mal sopportava tutto questo via vai di uomini per casa, sia per il buon nome della madre sia perché, in caso di “dichiarazione di morte presunta” era pur sempre lui l’erede al trono, un giorno decise di fare un giro per l’arcipelago greco per vedere se qualcuno avesse notizie di suo padre. La cosa si rivelò più un po’ impegnativa del previsto perché suo padre si faceva chiamare Nessuno. “Ciao, amico re, hai notizie di Nessuno?”, provate voi a porgere questa domanda!

Mentre il figlio era per mare Odisseo, questo, assieme a Ulisse era il suo nome, fece alla moglie la bella sorpresa di tornare ma, siccome a detta dei più, era quell’astuto birbone che aveva fatto introdurre il famoso cavallo a Troia, per non smentirsi, giocò a non farsi riconoscere finché si tradì durante una partita di tiro con l’arco. Poi come sappiamo la partita degenerò in baruffa e i Proci furono costretti a lasciare la reggia.

Omero, su insistenza dell’editore, dovette togliere dalla sua opera la storia dell’azienda tessile, perché a quei tempi non era il caso che una regina fosse anche imprenditrice.

Penelope (dal greco Πηνελόπεια o Πηνελόπη) è un nome altisonante che ben si s’addice a una regina, un po’ Cleopatra d’Egitto della quale si invaghì più di un nostro predecessore.

La più famosa Penelope vivente è Penelope Cruz, che non ha bisogno di tante descrizioni, poi c’è la Penelope che conosco io.

Tipa strana ma se la sapete prendere per il verso giusto cordiale, che appartiene ad una famiglia ma ci tiene alla sua indipendenza tanto da andarsene in giro per un paio di giorni, salvo poi tornare, perché è sempre dell’idea che “casa dolce casa”.

Dimenticavo di dirvi che Penelope è una gatta. 🙂

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(Dedicato a quelli che, ingenuamente, insistono a pensare di essere i padroni di Penelope 🙂 ).