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14 FEBBRAIO

15 Feb

Non vorrei semplificare troppo ma, al di là delle rose e dei famosi baci, pare che ieri, San Valentino, il messaggio positivo che è passato è la protezione della donna contro la violenza di genere.

Non se ne parla più solo il 25 novembre ma, dopo il 14 febbraio anche l’8 marzo, che da festa della donna vista come occasione di rimpatriata e cena fuori con le amiche, è diventato momento di riflessione.

Riflessione che riguarda anche gli uomini, sia purtroppo come parte attiva, sia coloro che conducono una vita onesta e rispettosa verso la propria partner e in generale verso la donna, ma che proprio per questa ragione non sono coscienti di questa piaga sociale.

Riflessione che riguarda anche i nostri adolescenti che si affacciano alla vita, ai quali va proposta una corretta educazione di genere che spieghi loro il rispetto per l’altra e per l’altro.

 

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DI CHI È LA RESPONSABILITÀ?

29 Giu

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FOGLIE

17 Giu

Il 28 giugno 1914 Gavrilo Princip uccise in un attentato a Sarajevo l’arciduca Francesco Ferdinando e la moglie Sofia, dando in la a quella che sarebbe stata definita dai postumi la Grande Guerra.

Sembravano cose passate, almeno in Occidente, fino a ieri, quando un oppositore dell’Unione Europea ha ucciso Helen Joanne Cox, 41 anni, deputata europeista che ovviamente molti di noi in Italia non conoscevano.

Molto civilmente la Gran Bretagna, ad una settimana dal voto, ha sospeso la campagna referendaria. Questo è il momento del silenzio, di lasciar lavorare le autorità preposte senza tirare ad indovinare, spaccando in quattro il solito capello. Il referendum sull’eventuale uscita della Gran Bretagna comporta due fazioni opposte, come è giusto che sia, ma non la morte di una persona.

Scadere dalla civiltà alla barbarie è più breve di quanto si possa immaginare”, titolava a caldo un editoriale del Guardian.

A me son tornate in mente le celebri parole che Giuseppe Ungaretti scrisse nel 1918, come denuncia della stupidità della guerra e dell’uccisione di un essere umano da parte di un suo simile.

Si sta/come d’autunno/sugli alberi/le foglie.

UNA STORIA COMUNE

27 Apr

Toglimi le mani di dosso è la denuncia delle avance e dei ricatti a sfondo sessuale subiti da una giovane giornalista nel nostro paese, dove è ancora comune che molte donne, per fare carriera si sarebbe detto una volta, oggi per avere un contratto più o meno stabile, debbano concedersi al capo di turno, un dazio da pagare, un jus primæ noctis non scritto, ma è anche una denuncia dell’odierno precariato e di come una giornalista sia pagata 400 euro al mese, nonostante laurea, master e esperienza alle spalle.

Una denuncia della violenza del maschio italiano verso la donna, che ancora una volta è ricattabile per assenza delle adeguate tutele, in un ambiente di lavoro come quello giornalistico che molti conoscono solo attraverso il prodotto finito, il giornale cartaceo, on line o televisivo.

Non è un caso che nella quarta di copertina figurino i commenti di Michela Murgia, che con il suo Il mondo deve sapere. Romanzo tragicomico di una telefonista precaria denunciò lo sfruttamento dei lavoratori dei call center e di Riccarco Iacona, giornalista sempre attento ai temi di sfruttamento sessuale.

Una storia comune, finché non cambierà la testa di molti uomini.

IO VIAGGIO DA SOLA

12 Mar

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Rosa Parks prima di essere un’attivista era una donna. Fece scoccare la scintilla della lotta, peraltro mai sopita, per il riconoscimento dei diritti degli afroamericani già da molto tempo riconosciuti da Abraham Lincoln, ma che i bianchi trovavano comodo fingere di non rammentare. Era su un bus e stava viaggiando da sola.

Guadalupe Acosta, come Maria Coni, Marina Menegazzo e tante, tante altre, come quella giovane stuprata da un suo coetaneo l’11 luglio scorso sul treno Pisa – Livorno stava viaggiando da sola.

Le donne rivendicano il diritto è una brutta espressione perché significa che questo diritto, espresso o meno nelle leggi di ogni singolo paese, non è dato per scontato e spesso è represso, come le donne saudite che non possono guidare o le pakistane cui non è concessa neppure la bicicletta perché, dicono gli uomini, “è sconveniente per una donna”.

Perché ricordare queste cose sabato mattina, quando sarebbe più logico parlare del tempo atmosferico o dei programmi del fine settimana?

Perché molte donne, molte ragazze, oggi viaggeranno da sole, con il dovere di dire dove stanno andando solo al capotreno quando passerà a controllare i biglietti e non a ogni uomo, giovane o anziano che che sia sia, che solo perché ha difronte una donna o una ragazza si ritiene in diritto di importunarla anche solo verbalmente.

Quando le cose cambieranno, le donne viaggeranno più sicure e gli uomini con più dignità.

NIENTE DA FESTEGGIARE

2 Mar

 

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E siamo quasi giunti all’8 marzo. Perché è stato scelto questo giorno per la festa della donna si spera sia noto a tutte e a tutti. Si spera, perché spesso le cose vengono fatte anche per mera consuetudine, quel triste “perché si è sempre fatto così”. Comunque non c’è nulla da festeggiare.

Non servono le “quote rosa” nelle loro varie sfaccettature, una delle quali è quella dei “parcheggi rosa”, riservati alle gestanti e alle mamme con bambini piccoli. A parte il particolare che l’utilizzo improprio non è sanzionato, il parcheggio può essere usato, ma questo non compare, anche dai padri con bambini piccoli. La stessa espressione “quote rosa” è superata perché si rifà allo stereotipo della dicotomia rosa – azzurro che te la raccomando. Molto ma molto meglio “parità di genere”.

L’iniziativa del ministro Dario Franceschini, peraltro di facciata perché quest’anno l’8 marzo è un giorno feriale, di offrire l’ingresso gratuito ai musei di fatto fa delle donne una “specie protetta”, categoria alla quale esse non aspirano proprio ad appartenere.

Per alcune è una serata da trascorrere in pizzeria con le amiche. Ma è proprio vero che nel 2016 un gruppo di amiche abbiano bisogno di una serata speciale per incontrarsi? Per (poche) altre invece, la cosa si sa ma va un po’ sotto traccia, è un’occasione di trasgressione un po’ come gli eccessi a carnevale, e semel in anno, in qualche locale si organizzano spogliarelli maschili. Non è questo il tipo di parità che le donne esigono.

Piuttosto, quello delle pari opportunità è ancora solo un Dipartimento che riferisce alla Presidenza del Consiglio dei ministri e non un Ministero con portafoglio, quindi, come sappiamo rimane nelle buone intenzioni perché di danaro, per l’assistenza e le case alloggio ce ne vuole tanto ma tanto.

Le donne in quanto donne (da qui il termine femminicidio che qualcuno contesta) continuano a essere uccise quotidianamente non solo dallo “straniero” ma soprattutto da un familiare. L‘informazione giornalistica, sulla quale si forma l’opinione pubblica, non rileva a sufficienza questo dato.

La retribuzione delle donne, in chiaro contrasto con l‘articolo 37 della Costituzione, continua a essere inferiore a quella degli uomini, senza che nessuno faccia rispettare i loro diritti, per non parlare della pari dignità sociale definita dall’articolo 3. Certo, qualcosa è stato fatto, ma dal 1947 ad ora son passati sessantanove anni, senza che si sia arrivati alla piena parità. Nel libro Sta zitta e va in cucina, Filippo Maria Battaglia denuncia il maschilismo dei nostri politici.

Queste tre, assieme alle altre che tutti conosciamo e quando serve mettiamo sotto il tappeto come la polvere quando arriva un ospite all’improvviso, sono violenze quotidiane. Per questo motivo non serve un 8 marzo, ma un 25 novembre tutto l’anno fatto di vigilanza ma anche di educazione di genere quotidiana alle e ai nostri giovani, in casa e nelle istituzioni, affinché le nuove generazioni non abbiano a ripetere gli stessi errori.

Certo, qualche scheggia impazzita ci sarà sempre, ma purtroppo questo è nel computo dei rischi della vita, come il vaso da fiori che cade dal davanzale. Ma di vasi che cadono ce ne son pochi.

NON SI PUÒ RICORDARE PER DECRETO

27 Gen

Anche perché dopo Auschwitz ci sono state le stragi di Sabra e Shatila, Srebrenica, e molte altre fino ai giorni nostri.

A ricordo dell’Olocausto, che gli ebrei chiamano Shoah, gira in rete questa immagine.

Giornodellamemoria

Come non rammentare i muri e i cavalli di Frisia che stanno sorgendo qua e là in Europa, ma soprattutto quanti stanno morendo ora in terra e in mare per fuggire a genocidi molto più attuali?

Forse, spiegando ai giovani il perché di queste cose che vedono quotidianamente nei tg, riuscirebbero a capire di più.

Senza dimenticare.

Di Elena Loewenthal, Contro il giorno della memoria.