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GIORNALISMO? 

29 Set

Riportare le notizie di adolescenti che mettono in rete i loro selfie può essere considerato notizia, scendere nei particolari è ben altra cosa.

NEWS CONGELATE

25 Ago

I principali quotidiani on line dedicano quasi interamente le home page alle notizie ma anche alle immagini o ai video, che poco aggiungono alla tragicità del momento, al terremoto in Centro Italia.

Tra le altre sono congelate notizie relative a

  1. Isis
  2. Siria
  3. Sicurezza
  4. Legge di stabilità
  5. Sbarchi di richiedenti asilo
  6. Gestione rifiuti
  7. Incidenti stradali
  8. Unione europea
  9. Terremoto in Birmania

A PROPOSITO DEI PRESUNTI MIRACOLATI

24 Ago

Nel suo libro “Se questo è un uomo” Primo Levi, che spesso si sentiva in colpa perché aveva una posizione privilegiata in quanto scrittore e era esentato dai lavori di fatica, racconta di un suo compagno, “c’era quel Cohn che dopo ogni selezione ringraziava Dio di averlo salvato, e Levi aggiungeva che se fosse stato Dio avrebbe sputato a terra la sua preghiera. Qui ci confessa che prima di una selezione (certo non dopo) anch’egli era stato tentato di pregare. “Una preghiera in quella condizione sarebbe stata non solo assurda… ma blasfema, oscena, carica della massima empietà di cui un non credente sia capace. Cancellai questa tentazione:sapevo che altrimenti, se fossi sopravvissuto, me ne sarei dovuto vergognare”. E infatti sarebbe stato vergognoso fare la “scommessa” di Pascal solo di fronte a una morte imminente, in quel luogo la cui sola esistenza era una smentita definitiva alla teodicea e quindi all’esistenza di un Dio che ha sì gran braccia da accogliere tutti i pentiti d’oggidì, e Dio sa se sono molti”.

Se qualche scampato ad un attentato, come quelli recenti di Dacca o di Nizza, a un incidente come quello ferroviario di Corato, ma anche ad un incidente stradale di una certa gravità o al terremoto che oggi ha colpito il centro Italia, sull’onda emotiva possa autodefinirsi miracolato per essere sopravvissuto all’evento spesso solo per cause fortuite, come banalmente essere arrivato in ritardo, gli organi di stampa, che per missione hanno il dovere di dare le notizie senza enfasi o iperboli spettacolari, non debbono parlare di miracoli, perché ci troveremmo di fronte a un Dio capriccioso che salva uno e fa morire l’altro.

SAPER LEGGERE LE NOTIZIE

9 Lug

Venticinque anni fa, in questi giorni di luglio, molto prima dunque di Facebook e gli altri Social Media, la RAI trasmise in diretta quasi tutta l’agonia e la morte di Alfredo Rampi, un bambino di sei anni caduto in un pozzo lasciato inavvertitamente aperto.

Fu l’inizio della televisione spettacolo, preceduta solo dalla diretta notturna del giornalista Tito Stagno sullo sbarco sulla Luna.

I due eventi non sono certamente comparabili, mentre il primo sbarco sulla Luna fu un evento culturale unico nel suo genere, la morte del piccolo Alfredo Rampi diede origine alla televisione pietistica, strappalacrime, quella che “bucando lo schermo” porta in casa le disgrazie altrui non tanto come fatti di cronaca quanto come fatti da commentare, sezionare, giudicare, per giorni, giorni e giorni.

Mario Calabresi oggi su Repubblica.it fa una condivisibile riflessione sulle notizie e i commenti che girano sui Social, in particolare su Facebook a cui, per i motivi più volte espressi, non sono iscritto e non frequento.

I Social Media – “Social Network” esprime un altro concetto – vanno seguiti con cautela perché la tesi vox populi vox dei non regge. Spesso sono opinioni personali e troppo spesso sono degli sfoghi volgari che degradano chi li fa.

Ma torniamo alle immagini.

Un motto giornalistico dice che “un’immagine vale più di mille parole”, mentre sappiamo che basta un buon fotografo per far passare un messaggio completamente diverso dalla realtà dei fatti.

La domanda che pongo a Mario Calabresi, ma anche alla filosofa Michela Marzano che oggi ha scritto che le parole non bastano più è se, forse, non ci siamo assoggettati passivamente a quella società dell’immagine ben descritta nel “quindici minuti di notorietà” da Andy Warhol.

Abbiamo veramente perso la capacità di decifrare le parole che i nostri nonni comprendevano quando ascoltavano un giornale radio?

Che l’Italia abbia il primato dell’analfabetismo di ritorno è una triste realtà, che però non si risolve con le immagini “a nastro”. C’è bisogno di un riscatto culturale personale, che prevede anche lo spegnimento della televisione, e una rieducazione alla comprensione delle singole parole e al loro uso nei vari contesti. La scuola è utile se si trova l’insegnante preparat* e motivat* la televisione, con i programmi cosiddetti di intrattenimento, rema contro.

Per fare un esempio molto recente, non è stato molto utile il giorno dell’attentato a Dacca far vedere la pianta del Bangladesh quando molti, anziani e giovani, non sanno dov’è questa nazione.

Ascoltando un giornale radio svizzero nelle previsioni del tempo può capitare di udire “A Sud, sulle Alpi…” e di certo dobbiamo fare un attimo di mente locale e rammentare che la Svizzera è a Nord della catena montuosa.

Questione di abitudine. La stessa che ci fa usare normalmente la tastiera del telefono, che va da 1 a * e quella di una calcolatrice che ha le cifre in ordine inverso senza problemi ma che ci chiede uno sforzo quando impostiamo il nome di una località nel navigatore perché le lettere sono in ordine alfabetico, quello al quale, invece, dovremmo essere più abituati.

Questione culturale, quella che per una volta offrì la RAI in occasione del disastro dell’Heysell, il 29 maggio 1985, quando mandò in onda la diretta senza alcun commento, le immagini erano sufficientemente eloquenti.

Molti lo stanno facendo per situazione meno drammatiche anzi, di svago, togliendo l’audio nelle corse di Formula 1 o nelle partite di calcio perché preferiscono la propria opinione a quella del commentatore.

Saper ragionare con la propria testa.

“IL PICCOLO UCCISO DALLA MAMMA”

23 Giu

Neppure una presunta assuefazione ai femminicidi e ai delitti in famiglia che bucano lo schermo quando non ci sono notizie riguardanti gli affogamenti dei migranti può giustificare questo titolo (23/06/2016), soprattutto quando nell’articolo è detto che la madre, per ora, è solamente indagata.

Esiste una carta di Roma alla quale tutti i giornalisti debbono attenersi, altrimenti è sciatteria o necessità di audience.

“CORSA ALL’ADOZIONE”

28 Mag

Adottare una persona, considerarla come propria sapendo che è stata generata da altri e darle una seconda occasione, è una scelta di vita motivata e non deve essere fraintesa.

Per questo motivo trovo improprio usare il termine a proposito di cani e gatti, come fanno molti. Sono esseri viventi ma non esseri umani.

Favour è la bambina che nella pietà popolare ora ha preso, purtroppo solo fino al/la prossim*, il posto del piccolo Ayal, la fotografia del quale riverso sulla spiaggia aveva commosso tutto il mondo.

Trovo del tutto fuori luogo i titoli di alcuni quotidiani “È corsa per l’adozione”. Corsa contro il tempo, corsa per arrivare aggiudicarsela, come un trofeo e un domani poter dire, “Sì, si è salvata dal naufragio del barcone, ma se è ancora viva è anche merito mio?”.

No, non credo proprio. La bambina troverà una casa, ma non perché qualcuno ha corso, e se c’è realmente chi la pensa così, cominci a prendere il numero e a mettersi in fila.

STORIA DELLE RELIGIONI

26 Mag

Se qualcuno avesse ancora qualche dubbio sull’utilità e l’urgenza di un corso di storia delle religioni nella scuola italiana, non solo per conoscere gli islamici, il sottotilo di questo articolo lo scaccia.

L’Italia non ha vissuto la Riforma e molti conoscono, forse, Martin Luther solo come primo e secondo nome di King, peraltro pastore battista, ma siamo comunque nell’ambito del cristianesimo e per quella mezza paginetta sui libri di scuola si dovrebbe sapere che i protestanti e gli evangelici non hanno preti e non dicono Messa.

A margine, perché associare necessariamente internet alla pornografia?