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“MI MANCHERAI”

10 Nov

So much, in inglese, vuol dire tanto,

so far vuol dire fino a ora,

so long è un saluto americano che non pone l’enfasi sul momento del re-incontro, come il nostro arrivederci o l’inglese see you (again) ma sull’attesa di esso. “Mi mancherai finché non ci rivedremo”.

Come take care, è un saluto confidenziale molto bello, una vera frase idiomatica “tell him so long for me”, “digli ciao da parte mia”.

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EMPATIA

21 Ott

Fate caso a come si muove veloce un branco di pesci o uno stormo di uccelli, senza che mai i componenti sbattano l’uno contro l’altro, come le Frecce Tricolori.

A differenza di queste che riescono a farlo con l’allenamento, quelli sono guidati da ultrasuoni. Meraviglia della natura che mi ha sempre affascinato.

Così è anche per le gocce d’acqua (non vale per i fiocchi di neve perché sono troppo leggeri). Quando piove cadono tutte assieme senza mai incontrarsi e se arriva una raffica di vento ne seguono tutte la stessa direzione, Però, se le osserviamo su una finestra o sullo cruscotto di un’automobile, perdono velocità e alcune si fondono l’una nell’altra.

Questo è il concetto di empatia dal termine greco εμπαθεία composto da en “dentro” e pathos “sofferenza, ma anche sentimento”, che nelle scienze umane corrisponde all’impegno di comprendere l’altro. Un impegno che non è simpatia, che proviamo verso le persone con le quali abbiamo qualche affinità.

L’empatia è un sentimento sociale, che ci aiuta a comprendere l’altro, anche rispettandone la diversità e la distanza, senza giudicarlo e continuando a dargli del lei, che però ci aiuta a vivere meglio.

ORIGINALITÀ VO CERCANDO

6 Ott

Ad oltre un anno dal 20 settembre 2017, quando è stata presentata, oggi ad Assisi Articolo 21 vara la Carta di Assisi, la carta sulla comunicazione. Ennesimo documento di una decina che su per giù dicono o ripetono la stessa cosa.

Il 27 settembre 2017 usciva il “Manifesto delle giornaliste e dei giornalisti per il rispetto della parità di genere nell’informazione […]” scritto dal CPO Fnsi e altre sigle e che fu presentato il 25 novembre in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne. La giornalista Marilù Mastrogiovanni (@lmastrogiovanni), che vive sotto scorta per i suoi scomodi articoli e inchieste sulla Sacra Corona Unita, ha domandato in un tweet “E’ possibile che serva sempre un “manifesto” per costringerci a far bene nostro mestiere?.

Come spesso accade, le regole ci sono già ma o sono ignorate o sono disattese (basti pensare al tempo perso in polemiche e discussioni sul velo islamico, quando la legislazione italiana vieta a chiunque, uomini e donne, di circolare a volto coperto).

A seguito del femminicidio della diciassettenne Noemi Durini, nel settembre 2017 in Puglia, sia il Co.Re.Com. della Puglia sia l’Ordine dei giornalisti invitarono formalmente ma con scarso riscontro i giornalisti a dare solo le notizie essenziali. In settembre ero in Puglia e l’informazione locale oltre ad abbondare in particolari inutili nei servizi televisivi spesso rimandava “a nastro” le foto della ragazza (che nel caso di una persona defunta possono essere rese pubbliche anche se minorenne) e i filmati del luogo del ritrovamento e del momento dell’arresto del giovane.

La prima diffusione di internet con il modem a 56k, quello che “friggeva” durante il collegamento, vide la comparsa della Netiquette, casi di net e étiquette, in italiano “regole di buon comportamento nella Rete”. Di fronte a un fenomeno nuovo bisognava rammentare che in internet valgono le regole di convivenza usate negli altri rapporti con qualche accortezza dovuta al testo scritto, come per esempio evitare di scrivere una parola in TUTTO MAIUSCOLO perché per convenzione è intesa come gridata. La Netiquette degli inizi della comunicazione elettronica ancor prima di internet nei forum era comunque concentrata più sugli aspetti tecnici, perché chi partecipava e era offensivo veniva subito emarginato o messo fuori (bannato, dall’inglese to ban, mettere al bando).

Il 28 luglio 2015 la Commissione per i diritti e doveri in internet, presieduta dal giurista Stefano Rodotà, varava la Dichiarazione dei diritti in internet, che pur non avendo valore giuridico, rimane comunque un testo fondamentale.

Una per tutte, dell’onorevole Laura Boldrini rammentiamo la campagna, sostenuta da L’Aria che tira di La7tv #ioodiolodio.

Tornando alla Carta di Assisi, proprio per il luogo così caro ai cattolici italiani devoti a Francesco, stona il titolo “”decalogo” che come ho fatto notare più volte va riservato alle “dieci parole” che l’Eterno tramite Mosè diede al neonato popolo di Israele. Con più umiltà tutti gli altri dovrebbero essere chiamati consigli, suggerimenti o, eventualmente legge con articoli se emanata dall’organo legislativo dello Stato, e ancor di più il punto 1. “Non scrivere degli altri ciò che non vorresti fosse scritto di te” è una maldestra parodia di “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti” (Matteo 7:12).

Esiste un’usanza tutta italiana nello stravolgere il significato dei termini consolidati, come per esempio omofobia, che in greco significa paura dell’uguale e non odio per gli omosessuali, passando per i false friends della lingua inglese, fino ad arrivare agli hashstag.

L’hashtag #leparolesonopietre (e pesano come macigni) è usato contro la violenza verbale e visiva in internet, ed è ormai consolidato. Lanciare l’hashtag #leparolenonsonopietre, al di fuori della cerchia dei partecipanti all’incontro di Assisi, dà un messaggio completamente opposto.

Ben venga un reale pluralismo religioso in un’Italia ormai cambiata e che troppo sovente, si è visto con il pellegrinaggio ufficiale, in quanto riportato sul sito del Governo, del Presidente del Consiglio a San Giovanni Rotondo, dimentica di essere una repubblica laica in forza dell’articolo 8 della Costituzione. Bello l’articolo di Gia Mario Gillio, che però dimentica le percentuali e il fatto che Protestantesimo viene trasmesso di notte e Culto evangelico alle 06:30, mentre Rai1, rete ricordiamo di servizio pubblico, è praticamente monopolizzata dalla Chiesa cattolica per gran parte del sabato pomeriggio e della domenica mattina. Secondo Il fatto quotidiano “La religione cattolica occupa il 95% dello spazio in tv. Anche grazie a Bergoglio”.

Al di là delle parole cambierà qualcosa?

ERRORI, FAKE NEWS E VERIFICHE

5 Ago

Nella Bibbia, il testo della “religione del libro per eccellenza”, l’ordine dell’Eterno di scrivere appare solo nel capitolo 17 di Esodo, ben lontano dalla creazione e dalla stessa vita di Mosè.

Allora il Signore disse a Mosè: “Scrivi questo per ricordo nel libro e mettilo negli orecchi di Giosuè: io cancellerò del tutto la memoria di Amalèk sotto il cielo!” (Esodo 17:14).

I libri Pentateuco, che non ebraico ma in altre lingue come per esempio il tedesco, sono chiamati 1°, 2°, 3° , 4°, e 5° Mosè non sono stati certo scritti da lui, visto che coprono anche un periodo posteriore alla sua morte.

Più tardi si sentì l’esigenza di fissare le tradizioni, spesso in varie versioni come i due racconti della creazione dell’essere umano in Genesi 2 e Genesi 1 (in ordine cronologico di redazione) o gli stessi dieci comandamenti in Esodo 20 e Deuteronomio 5.

Prima, e anche dopo, vigeva per motivi che nell’epoca di internet sembrano lontani, la tradizione orale. Le storie erano raccontate da generazione a generazione. Sembrano lontani ma in realtà non lo sono così tanto perché fino all’alfabetizzazione di massa favorita in parte dalla scuola dell’obbligo e in parte dal maestro Manzi con la sua trasmissione “Non è mai troppo tardi”, il sapere nella sua forma essenziale continuava a essere trasmesso a voce. Per molti cafoni, contadini o villani, a seconda dei dialetti locali, Roma era la capitale ma continuava in un certo senso ad essere un’entità astratta.

Quella dello scriba prima e dell’amanuense poi era considerata una “scienza esatta”, scevra da errori, perché il testo copiato era simile all’originale posseduto, la verifica veniva fatta contando le lettere e gli spazi di ogni riga. Invece sappiamo che era tutto fuorché esatta, perché ogni tanto si infilava, in buona o mala fede, un commento o una glossa dello scriba o dell’amanuense.

Platone diffidava del testo scritto perché, in qualche modo, fissa la realtà nel momento in cui lo scrittore ha steso il suo elaborato dando adito alle interpretazioni più diverse.

Poi venne Gutenberg, che con la stampa a caratteri mobili fece in modo che tutte le copie di uno scritto fossero uguali… errori compresi.

In ultimo, e siamo ai tempi nostri arrivarono i giornali, Wikipedia e i Social Media. I giornali hanno un proprio indirizzo editorialw, di conseguenza pongono l’enfasi su determinate notizie dando minor rilievo a altre, Wikipedia è sorta come enciclopedia dal basso e anche se ultimamente ha rafforzato i controlli non è esente da errori, i Social Media sono l’espressione di persone note ma non per questo necessariamente affidabili, al pari delle persone sconosciute che, spesso, verificano le fonti.

È ormai diventata pratica comune dei notiziari televisivi rafforzare i propri articoli con la segnalazione di questo o quel twitt o post su Fakebook. Segnalazione perché li fanno scorrere così veloci che spesso non si riescono a leggere. Comunque sia le opinioni personali non sono notizie.

Quando l’apostolo Paolo andò a Berea (Atti 17) non si offese perché quelli della sinagoga andavano ogni giorno a cercare un riscontro di ciò che diceva nelle Scritture.

Questo deve fare il lettore attento senza prendere per oro colato ciò che legge o vede nei mezzi di comunicazione in questa epoca di fake news confrontando diverse fonti attendibili.

OBBLIGO DIRITTO

13 Lug

Obbligodiritto

L’Italia è tristemente famosa per la sua pessima segnaletica stradale, tra le perle della quale brillano il cartello “TUTTE LE DIREZIONI” che non vuol dire niente se non in alcuni casi l’invito a non andare a sbattere contro il muro di fronte, e il segnale di limite di 50 k/ora ad ogni ingresso in autostrada con la didascalia solo in italiano “IN CASO DI NEBBIA”, che certo qualche perplessità suscita nel turista straniero che non capisce la nostra lingua. In altre nazioni i cartelli autostradali sono corredati dalla didascalia in inglese, in Italia ho visto solo il segnale sui pannelli a messaggio variabile “LAVORI IN CORSO – MEN AT WORK”.

Ecco a voi l’”OBBLIGO DIRITTO”, che, oltre ad essere un ossimoro (o vige un obbligo o vige un diritto), presumibilmente vuol rafforzare il divieto di svolta a destra già segnalato dal cartello stradale (freccia bianca in campo blu rotondo). Stati Uniti a parte, che usano pochi simboli preferendo la comunicazione scritta come fanno anche sulle monete dove il valore è espresso solo in lettere, la filosofia dei cartelli stradali, al pari delle icone su computer, tablet e smartphone, è di essere subito riconoscibili e con un messaggio univoco. A farne le spese fu un negozio, la cui esperienza è entrata nei manuali di e-commerce, che per essere originale nel suo sito di vendite on line anziché il carrello mise un’altra icona poco compresa dai potenziali clienti.

Tornando al cartello, esso è corredato da quattro segnalazioni, oltre al “titolo” di cui ho già detto. Per conformità anche gli orari dei giorni feriali e domenica e festivi avrebbero dovuto essere preceduti dalle icone standard come le altre. Di certo non è chiara la spiegazione dell’icona carico e scarico perché giuridicamente non esiste la residenza di un esercizio commerciale.

L’istituzione pubblica, l’ufficio tecnico di un comune in questo caso, deve porre la massima attenzione nell’emettere dei comunicati che sotto gli aspetti formale e sostanziale non si prestino a interpretazioni non volute dal legislatore.

L’augurio, che però non giustifica l’errore, è che qualcuno faccia caso che sulla strada come nella vita gli obblighi vengono prima dei diritti, ma questa è un’altra storia.

ČERNOBYL’, CATTINARA E FAKENEWS

23 Giu

Nell’edizione delle 13:00 del 26 aprile 1986 il Tg1 diede la notizia del disastro alla centrale nucleare di Černobyl’ in Ucraina, nell’allora Unione Sovietica facendo vedere questa immagine.

ospedale cattinara

Con grande sorpresa i triestini riconobbero l’ospedale di Cattinara a Trieste e letteralmente intasarono il centralino della sede regionale della RAI per segnalare l’errore. La fotografia fu venduta, pare per venti milioni di lire, alla direzione di Roma del Tg1 facendola passare per quella della centrale nucleare da un fotografo francese poi scomparso.

La storia giornalistica è piena di articoli e didascalie costruiti su fotografie che nulla hanno a che vedere con gli argomenti o addomesticate secondo un determinato punto di vista, come quelle dei comizi dove basta pubblicare un certo particolare o un altro per dare la notizia vista da destra o vista da sinistra, come si diceva una volta, o visto dagli organizzatori e dalle Prefetture. Il caso più famoso è quello di piazza San Giovanni a Roma e si è giunti  alla conclusione che in un metro quadro più di tante persone non possono starci, quindi basta moltiplicare le persone per la superficie per dare il numero massimo dei presenti, che non corrisponde sempre con quanto dichiarato.

L’ultima strumentalizzazione di una fotografia pare l’abbia fatta il settimanale americano TIME a proposito dei bambini immigrati negli Stati Uniti pubblicando in copertina questa fotografia

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Questa è la disamina sul quotidiano La Stampa di Torino di oggi.

L’informazione è una cosa seria e se, da una parte può esserci – in ordine alfabetico – fretta, sciatteria o scelta determinata – di pubblicare un articolo falso o come in questo caso costruirlo su un’immagine che vuol dire altro, sta nel lettore, dalle previsioni meteo per decidere se recarsi o meno al mare alle cose più serie, verificare su più fonti la sua attendibilità. Anche se si tende a dare fiducia ai quotidiani e settimanali autorevoli l’errore più o meno macroscopico è sempre in agguato.

Viviamo nella società dell’immagine che molte persone per pigrizia prendono come verità, stando al gioco anche di molti pubblicitari, ma mai come questa volta il detto “un’immagine vale più di mille parole” va ribaltato.

ESPRESSIONI DI RINGRAZIAMENTO

14 Mag

Questo, in sintesi, è l’ultimo atto della fuga degli Israeliani dall’Egitto:

“Le acque tornarono e coprirono i carri, i cavalieri, tutto l’esercito di Faraone ch’erano entrati nel mare dietro agli Israeliti; e non ne scampò neppur uno. Ma i figliuoli d’Israele camminarono sull’asciutto in mezzo al mare, e le acque formavano come un muro alla loro destra e alla loro sinistra. Così, in quel giorno l’Eterno salvò Israele dalle mani degli Egiziani, e Israele vide sul lido del mare gli Egiziani morti. E Israele vide la gran potenza che l’Eterno aveva spiegata contro gli Egiziani; onde il popolo temette l’Eterno, e credette nell’Eterno e in Mosè suo servo.

Allora Mosè e i figliuoli d’Israele cantarono questo cantico all’Eterno, e dissero così: “Io canterò all’Eterno perché si è sommamente esaltato; ha precipitato in mare cavallo e cavaliere.

L’Eterno è la mia forza e l’oggetto del mio cantico; egli è stato la mia salvezza. Questo è il mio Dio, io lo glorificherò; è l’Iddio di mio padre, io lo esalterò

Questo cantarono gli Israeliti perché i cavalli di Faraone coi suoi carri e i suoi cavalieri erano entrati nel mare, e l’Eterno aveva fatto ritornar su loro le acque del mare, ma i figliuoli d’Israele aveano camminato in mezzo al mare, sull’asciutto.

E Maria, la profetessa, sorella d’Aronne, prese in mano il timpano, e tutte le donne uscirono dietro a lei con de’ timpani, danzando.

E Maria rispondeva ai figliuoli d’Israele: “Cantate all’Eterno, perché si è sommamente esaltato; ha precipitato in mare cavallo e cavaliere”. (Esodo, capitoli 14 e 15)

E Maria, la profetessa, sorella d’Aronne, prese in mano il timpano, e tutte le donne uscirono dietro a lei con de’ timpani, danzando”.

Lezione: Ci sono modi diversi di ringraziare il Signore e di esprimere la gioia, Maria e le altre donne scelsero la danza.