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“CIAO, SONO SEMPRE IO”

16 Lug

Bello e delicato il film Chiamatemi Helen, trasmesso il 15 luglio da Rai2”.

Un padre vedovo va a prendere all’aeroporto, dopo un anno trascorso in America, il figlio Finn e  si ritrova di fronte una figlia, Helen.

La storia di un transessuale che fin da piccolo si sentiva nel corpo sbagliato. Film ambientato in Germania, non negli Stati Uniti, anche se la ragazza è stata un anno in California, sotto certi aspetti l’Olanda di oltre oceano. Le difficoltà di accettazione della nuova realtà da parte del padre, i problemi del ritorno nella sua città, nella sua scuola, lo scontro con la burocrazia dove è ancora registrato come maschio, non considerati da Helen mentre era in California. Difficoltà e problemi che con l’accettazione dell’altro, in questo caso di una nuova realtà, possono essere superati.

Film drammatico, che fa riflettere sulle nuove realtà sociali che si possono o meno condividere ma che le persone che pensano non posso fingere di non vedere.

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COMPRENDERE L’ALTRO FA VIVERE MEGLIO

8 Lug

Fate caso a come si muovono veloci un branco di pesci o uno stormo di uccelli, senza che mai i componenti sbattano l’uno contro l’altro, come le Frecce Tricolori.

A differenza di queste che riescono a farlo con l’allenamento, quelli sono guidati da ultrasuoni. Meraviglia della natura che mi ha sempre affascinato.

Così è anche per le gocce d’acqua (non vale per i fiocchi di neve perché sono troppo leggeri). Quando piove cadono tutte assieme senza mai incontrarsi e se arriva una raffica di vento ne seguono tutte la stessa direzione, Però, se le osserviamo su una finestra o sullo cruscotto di un’automobile, perdono velocità e alcune si fondono l’una nell’altra.

Questo è il concetto di empatia dal termine greco εμπαθεία composto da en dentro e pathos sofferenza, ma anche sentimento, che nelle scienze umane corrisponde all’impegno di comprendere l’altro. Un impegno che non è simpatia, che proviamo verso le persone con le quali abbiamo qualche affinità.

L’empatia è un sentimento sociale, che ci aiuta a comprendere l’altro, anche rispettandone la diversità e la distanza, senza giudicarlo e continuando a dargli del lei, che però ci aiuta a vivere meglio. Forse anche noi, come le gocce d’acqua, dovremmo pensare di perdere un po’ della velocità della vita di tutti i giorni, perché la conoscenza si ha solo con l’incontro.

A proposito di diversità e distanza, in questi giorni molti di noi dimostrano empatia, pur non potendo far nulla in concreto, interessandosi al dramma dei ragazzi nella grotta in Thailandia.

(dedicato a una twitteramica di Milano)

DARE DEL LEI

30 Giu

Esiste un momento nella vita di un bambino in cui non crede più a Babbo Natale, così come ne esiste un altro in cui smette di dare del tu ai “grandi”, che diventano “adulti”, e dà loro del lei, anche se con quelli conosciuti nell’infanzia questo passaggio non avviene perché sarebbe ridicolo.

Dopo la separazione dal corpo della madre, prima con la nascita e poi con lo svezzamento, le altre tappe sono l’ingresso nella vita sociale con il trauma del primo giorno di scuola, che vede i genitori allontanarsi e il bambino alle prese con un mondo nuovo e senza la difesa parentale (un mio amico mi ha raccontato che mentre qualcuno piangeva, qualcuno era contento per la novità, lui, varcando la soglia dell’aula, ebbe la sensazione “qui mi hanno fregato!” 🙂 ).

In questo mondo, quello che una volta era il “signor maestro” o la “signora maestra” i rapporti sono ancora confidenziali, e il bambino, come fa con gli zii, li chiama “maestro Franco” o “maestra Lucia”, continuando a dar loro del tu.

Il vero cambio di registro linguistico avviene con l’ingresso nella scuola media, quando il maestro diventa professore e si aspetta che gli allievi gli diano del lei. Un passaggio verso una diversa considerazione dell’altro, fino all’età adulta nella quale il nostro giovanotto, e la nostra giovane donna, avrà imparato che esistono gli amici, i parenti, i vicini, i colleghi eccetera con i quali rapportarsi in modi e con linguaggi diversi.

Lo scorso 18 giugno un giovane ha dato del tu a Emmanuel Macron, presidente della Repubblica Francese, chiamandolo Manu. Macron non l’ha presa male ma ha tenuto a precisare che non erano su un Social Media ma in piazza per una manifestazione ufficiale e ha chiesto al ragazzo di chiamarlo Monsieur le President e dargli del lei (voi in francese), cosa che, se si ascolta l’audio, ha fatto anche il presidente nei confronti del giovane.

Nel mondo del lavoro succede spesso che, dopo le presentazioni ci si dia del tu tra colleghi, anche di aziende con cui si collabora di frequente. Nelle riunioni apicali o con terzi parti però Maria tornerà a essere la dottoressa Dei Tali.

Anni or sono assistei a un dibattito televisivo per un ballottaggio nel quale uno dei candidati, pur dando del tu al contendente, lo chiamava sempre per titolo e cognome mente l’altro insisteva a chiamarlo per nome. Questione di classe.

Come ho già fatto notare altre volte, nel nostro Mezzogiorno c’è chi anche tra i giovani dà ancora del voi e c’è chi abusa del tu famigliare o amicale trasformandolo in quel “tu pesano” che sovente è solo mancanza di rispetto.

Tornando al nostro bambino diventato ormai ragazzo, che poi è mio nipote che a settembre entrerà nella scuola primaria di secondo grado (vulgo scuola media), a parte il lei che già usa con gli adulti, tra le “istruzioni per l’uso nel cambiamento” sua madre gli ha insegnato a non chiamare “prof” gli insegnanti, ma professore o professoressa seguito dal cognome. Che dopo con noi e i suoi compagni esistano la prof d’italiano, il prof di inglese e l’odiatissima prof di mate e un’altra storia.

BARAK

28 Giu

In Terra degli uomini, il racconto di uno dei naufragi di Antoine Sant-Exupéry, l’autore racconta delle traversie della liberazione di uno schiavo, di come egli, dopo l’ebrezza della conquistata libertà avrebbe dovuto fare i conti in capo a tre mesi con la miseria di un un povero,ma libero. “Aveva il diritto di essere se stesso tra i suoi”.

– Su, vecchio Barak, va’ e sii uomo”

[…]

E noi facevamo gesti d’addio al nostro neonato di cinquant’anni, un po’ inquieti nel mandarlo verso il mondo

– Addio Barak!

– No.

– Come sarebbe a dire, no?

– Sono Mohammed ben Lhaoussin, Barak era il nome dello schiavo.

A differenza di noi, in cui è rimasta una traccia nel detto latino Nomen omen, il nome è un presagio, tra gli arabi così come tra gli ebrei il nome non viene imposto a caso o secondo la moda ma tenendo conto del suo significato. Durante la schiavitù Mohammed ben Lhaoussin non si sentiva una persona e poco gli importava se lo chiamavano Barak o in altro modo.

Dovremmo porre più attenzione anche noi, perché l’articolo 22 della Costituzione parla espressamente del diritto al nome. Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome”.

APPUNTI SULL’OMOSESSUALITÀ

17 Giu

La sessualità umana ha tre componenti, spirituale, emozionale e fisica.

Spirituale, per chi crede, perché voluta da Dio e così da noi vissuta, emozionale perché siamo in grado di dominarla (e questo esclude i “raptus” tanto cari ad alcuni giornalisti nei casi di stupro) con la donna che la vive in modo diverso dall’uomo, fisica perché è anche così che la esprimiamo.

Il disegno di Dio per l’essere umano è la coppia monogamica maschio e femmina “maschio e femmina lo creò”… “crescete e diventate molti (moltiplicatevi)”… “Allora l’uomo disse “Questa è osso delle mie ossa e carne ella mia carne… per questo l’uomo lascia sua padre e sua madre e si attacca alla sua donna e i due diventano una cosa sola. Or ambedue erano nudi, l’uomo e la sua donna, ma non ne provavano vergogna”. (Genesi 1 e 2). Questo divenire una cosa sola è l’essenza del matrimonio, per questo non è codificato altrove nella Bibbia. La Scrittura parla di coppia, escludendo la poligamia che troviamo prima della Legge e il ripudio è stato concesso per un periodo come male minore, così come ha richiamato lo stesso Gesù.

Va ricordato che la nostra situazione sessuale è legata alla vita fisica, in Cielo non si avrà moglie o marito.

In Levitico 18 è codificata tutta una serie di deviazioni sessuali, al verso 22 è condannata l’omosessualità (che sia citata solo quella maschile è dovuto alla forma verbale della lingua ebraica), ripresa poi dall’apostolo Paolo in Romani 1 e in 1a Corinzi 6.

In tutte e due i brani l’enfasi è posta sul vizio, così come all’epoca dei patriarchi lo fu con Sodoma e Gomorra.

Fino a non molto tempo fa l’omosessualità era considerata a tutti gli effetti una malattia, poi la scienza medica ha cominciato a parlare correttamente di adeguamento tra identità fisica ed identità psichica, riferendosi a quelle persone che hanno una mentalità maschile in un corpo femminile o viceversa, che non sono malate ma, detto in modo semplice, sono nate nel corpo sbagliato.

Cosa che né il redattore del Levitico, né l’apostolo Paolo potevano definire in senso scientifico (in 1a Corinzi 7 Paolo distingue bene ciò che è ordine del Signore da quelli che sono pareri e consigli suoi).

L’omosessualità, quindi, è condannata quando è un vizio, una moda, una cosa contro natura rispetto a quanto detto più sopra, che spesso  diventa oggetto di ostentazione come avviene nelle manifestazioni di Gay Pride.

Poi, appunto, esistono coloro che sono nate e nati così, che non sono persone di serie B e meritano tutta la  solidarietà, il  rispetto e, come è stato fatto, da parte del Parlamento una legge che riconosca questo tipo di unioni.

Così come chi la pensa diversamente è libero di farlo, però senza azioni o sentimenti di condanna.

EMPATIA

14 Giu

Fate caso a come si muovono veloci un branco di pesci o uno stormo di uccelli, senza che mai i componenti sbattano l’uno contro l’altro, come le Frecce Tricolori.

A differenza di queste che riescono a farlo con l’allenamento, quelli sono guidati da ultrasuoni. Meraviglia della natura che mi ha sempre affascinato.

Così è anche per le gocce d’acqua (non vale per i fiocchi di neve perché sono troppo leggeri). Quando piove cadono tutte assieme senza mai incontrarsi e se arriva una raffica di vento ne seguono tutte la stessa direzione, Però, se le osserviamo su una finestra o sullo cruscotto di un’automobile, perdono velocità e alcune si fondono l’una nell’altra.

Questo è il concetto di empatia dal termine greco εμπαθεία composto da en “dentro” e pathos “sofferenza, ma anche sentimento”, che nelle scienze umane corrisponde all’impegno di comprendere l’altro. Un impegno che non è simpatia, che proviamo verso le persone con le quali abbiamo qualche affinità.

L’empatia è un sentimento sociale, che ci aiuta a comprendere l’altro, anche rispettandone la diversità e la distanza, senza giudicarlo e continuando a dargli del lei, che però ci aiuta a vivere meglio.

OLTRE LA CRONACA

9 Giu

Poiché giornali, editori e altri proporranno, alcuni l’hanno già fatto, le famose liste dei “libri sotto l’ombrellone”, perché non pensare anche a quelli che fanno vedere le realtà scomode delle comunità, che possono essere i paesi a cui fanno ritorno gli emigrati per lavoro, nei quali tutti sanno tutto di tutti spesso più degli interessati, ma anche quelle comunità stagionali come le spiagge, dove anno dopo anno si ritrovano gli stessi bagnanti e, giocoforza i loro figli almeno fino a una certa età?

Non necessariamente tradimenti, materiale per i “patinati” specializzati in questo, ma le piccole storie comuni che quando passano di bocca in bocca possono ingrandirsi fino a logorare una comunità. Per comprendere cos’è un pettegolezzo e quali sono i suoi effetti basta ascoltare la famosa romanza del Barbiere di Siviglia.

Un libro famoso e simbolico di questa realtà, ambientato nell’America degli anni venti è Antologia di Spoon River, di Edgard L. Master, che magistralmente mette le reciproche critiche in epitaffi sulle tombe del paese.