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DIALOGO

26 Apr

dïàlogo s. m. [dal lat. dialŏgus, gr. διάλογος, der. di διαλέγομαι «conversare, discorrere»] (pl. –ghi).

Se non siamo capaci di ascoltare usiamo un’altra parola.

BUON SENSO

20 Gen

Un giorno di sabato passava attraverso campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani. Alcuni farisei dissero: «Perché fate ciò che non è permesso di sabato?». Gesù rispose: «Allora non avete mai letto ciò che fece Davide, quando ebbe fame lui e i suoi compagni? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non fosse lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?». E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato»” (Luca 6:1-5).

Alla base della convivenza ci sono le leggi, le usanze, le convenzioni. Qualche volta invece è necessario solo il buon senso.

PUNTI DI VISTA

18 Gen

Il rispetto dei punti di vista e delle opinioni altrui è un elemento essenziale della buona comunicazione.

Se dico Giuda a chi pensate? Bene, ora domandatelo ad un ebreo, per il quale Giuda è un nome al pari di Mosè, Aronne o Giosuè (Yoshua, come Gesù).

BERLINO, NATALE 2016

20 Dic

Ieri è stata un’altra giornata nera per l’attuale storia dell’umanità

Oggi leggeremo pagine e pagine di resoconti fino all’ultimo particolare e vedremo fotografie e filmati fino all’ultimo fotogramma, numeri diversi tra una fonte e l’altra, parole già udite o lette in altre occasioni.

  • Tolleranza zero

  • Mai più

  • Raptus

  • Pray for

  • Stranieri

Rimanendo solo sull’attentato di Berlino è difficile pensare ad un raptus e non a un piano studiato, peraltro simile a quello di Nizza. Quanto al numero delle vittime, che siano 12, 120 o 1200 , o uno come l’ambasciatore russo ad Ankara, la cosa non cambia perché, ribaltando un detto del Talmud. “chi uccide una persona uccide il mondo intero”.

Quanto alla preghiera, non preghiamo per Nizza o Berlino, ma per la pace nel mondo.

Lasciamo agli inquirenti tedeschi e internazionali, non pretendiamo di svolgere indagini che non ci competono, rimanendo in rispettoso silenzio.

CHE STUPIDAGGINE LA GUERRA(*)

10 Dic

(*) Jaques Prévert in Barbara.

iliadexxiv

L’Iliade, l’han detto in molti, con i suoi ultimi cinquantuno giorni della guerra di Troia, non è un libro di guerra ma di pace che ci intrattiene in banchetti e  in terminabili assemblee che oggi chiameremmo “riunioni di lavoro” pur di non andare in battaglia. Da una parte i troiani assediati, dall’altra l’alleanza dei greci, anche questo suona molto moderno, tutti estenuati da una guerra iniziata dieci anni prima e della quale non si vede la fine, fino alla geniale trovata di Odisseo (Ulisse) e il suo cavallo, a proposito del dono del quale Laocoonte, nell’Eneide, disse di non fidarsi, perché “Temo i Greci anche se portano doni” (II, 49). Libro di pace, l’Iliade, in cui eccelle l’inno alla vita declamato da Achille nel libro IX.

In occasione della Giornata mondale dei diritti umani, per quel che possono valere le giornate, oggi a Trieste verrà declamato il libro XXIV, che tratta la morte di Ettore, l’antieroe, rimasto più famoso di chi l’ha sconfitto.

ILIADE, LIBRO VENTESIMO QUARTO

ARGOMENTO

Achille prosegue a fare strazio del corpo di Ettore. Parole dei Numi. Teti è mandata da Giove perché imponga all’eroe di acconsentire la restituzione del cadavere. Iride, spedita da Giove medesimo, scende in Troia e comanda a Priamo che si rechi alle navi de’ Greci e riscatti da Achille coi doni il corpo del figlio. Priamo, non curando le rimostranze della moglie, si accinge alla partenza. Mercurio, presa la figura di un giovanetto, gli si fa incontro fuori di Troia, e salito sul suo carro gli è di scorta fino all’alloggiamento d’Achille. Priamo è al cospetto dell’eroe. Loro colloquio. Il corpo di Ettore è consegnato al padre. Ritorno di Priamo. Lamenti di Andromaca, di Ecuba e di Elena. Funerali di Ettore.

DIALOGO

6 Ott

dïàlogo s. m. [dal lat. dialŏgus, gr. διάλογος, der. di διαλέγομαι «conversare, discorrere»] (pl. –ghi).

Se non siamo capaci di ascoltare usiamo un’altra parola.