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SOGNARE COSTA

28 Ago

Oggi è l’anniversario di “I have a dream”, il tanto celebre quanto inascoltato discorso sulla convivenza e sulla parità di Martin Luther King tornato di attualità, se mai non lo è stato, dopo i fatti di Charlottesville. A nulla è valso agli Stati Uniti aver avuto per otto anni una persona di colore come presidente. Lo stesso presidente di tutti che non si è speso particolarmente per le persone di colore, ma che ha invitato a leggere il romanzo di Harper Lee Il buio oltre la siepe, uno dei più celebri manifesti contro il razzismo.

Discorso al quale Rai3 ha dedicato una puntata del proramma “Grandi discorsi della storia”.

Disprezzo per il diverso che non serve andare negli Stati Uniti per trovarlo, che non si esprime solo verso la persona di colore, ma anche contro quella di un’altra etnia, di un’altra fede politica o religiosa, chi conduce una vita sessuale diversa dai presunti standard, il disabile, la donna, il meridionale. Dimensioni nostrane di razzismo quotidiano che nel 2017 speravamo lontane.

Sognare costa, non solo per le delusioni del primo amore delle (e degli) adolescenti, o per le questioni di principio e la conservazione dei diritti acquisiti giorno dopo giorno sempre più erosi a piccole dosi.

Costa lottare per gli ideali in cui si crede, con fermezza e costanza, spesso contro corrente come salmoni che risalgono i fiumi contro ogni apparente logica.

Costa perché, così come non “si nasce imparati” nella società di oggi, salvo gli affetti, niente ci è dato gratis.

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I BUONI CONSIGLI

30 Lug

Si sa che la gente dà buoni consigli

sentendosi come Gesù nel Tempio

si sa che la gente dà buoni consigli

se non può dare cattivo esempio.

Così una vecchia mai stata moglie

senza mai figli, senza più voglie

si prese la briga e di certo il gusto

di dare a tutte il consiglio giusto”.

Questa è l’invettiva di Fabrizio De André, credente a modo suo, contro i consigli non richiesti in Boccadirosa. Sul fatto che questa  sia stata una prostituta vedremo più in là.

In questo mondo di libere opinioni sono sorti opinionisti di ogni sorta, sia tra gli influencer nei Social Media sia nelle televisioni e nella carta stampata, amplificando il vecchio concetto di “l’han detto in tivù”. Di fronte a un un twitt, un post ma anche un articolo dovrebbe esserci una persona che analizzi la notizia, ma che spesso la subisce acriticamente.

Molti opinionisti sono diventati, o almeno ne sono convinti, dei tuttologhi, che spaziano dai vari masterchef alla mafia alle questioni biotetiche senza averne alcuna competenza. Un po’ come quando domandano il parere su un tema di attualità ad un attore solo perché casualmente ha interpretato un ruolo in un film sull’argomento.

Quindi, come le cagnette cui Boccadirosa aveva sottratto l’osso molti, troppi, ma fortunatamente non tutti si sentono in dovere ma anche in diritto di intervenire, esprimere un’opinione ma anche dare consigli su un argomento di cui se va bene hanno letto qualcosa.

Un consiglio va dato solo su richiesta, altrimenti è un’intrusione nella vita di un’altra persona, mancandole di quel rispetto che è alla base delle relazioni con l’altra o l’altro.

Quanto a Boccadirosa e il suo mestiere, sia l’Antico sia il Nuovo Testamento condannano la prostituzione, ma la donna che gli uomini volevano lapidare fu congedata da Gesù con un amorevole “Neanch’io ti condanno, va e non peccare più” (Giovanni 8), e ai sacerdoti e agli anziani del popolo che lo interrogavano per provocarlo risposeIn verità vi dico: “I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. E` venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli”” (Matteo 21:31-32).

Monito per coloro che hanno sempre una pietra o un giudizio pronti in tasca, invece di contare fino a dieci e se è il caso tacere.

E SE NON CI “SELFASSIMO”?

26 Lug

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È di una decina di giorni fa la notizia della signora che per farsi un selfie in una mostra di Londra ha provocato un effetto domino dal costo di 200.000 dollari.

Questa mattina La Stampa riporta la notizia di una quindicenne morta nel tentativo di farsi un selfie estremo.

TriestePrima invece ci racconta di un giovane che si è fatto filmare mentre si tuffava dal molo Audace di Trieste per sfidare la tempesta, con il risultato della figuraccia di essere salvato dalla Guardia Costiera.

Tutti comportamenti estremi, che si accompagnano all’uso irresponsabile del cellulare o dello smartphone alla guida, che ha visto l’inasprimento delle sanzioni, ma anche da parte di molti pedoni che, guardando lo schermo, vanno a sbattere il naso da qualche parte.

Fenomeno del momento? Se così fosse speriamo finisca presto, però sembra più mania di protagonismo e ansia di risposta, per non parlare dei gesti estremi degli adolescenti sui binari ferroviari, fenomeni ormai monitorati dalla Polizia Ferroviaria.

Cose già dette, ma val bene ripetere che è più importante la persona che le sue troppe fotografie che uno smartphone ci permette di fare, che una telefonata vale dieci messaggi WhatsApp, e che le relazioni faccia a faccia, quando possibili, valgono molto di più.

Senza sottovalutare il rischio di eventuali divieti indiscriminati che andrebbero a colpire tutti, anche coloro che delle tecnologie fanno un uso cosciente e responsabile, e che rammentano i cartelli in alcuni esercizi commerciali “PER COLPA DI QUALCUNO NON SI FA CREDITO A NESSUNO”.

Pensiamoci.

P.s. Mio nipote, 10 anni, al mare ha comperato un bastone per i selfie… mi sono tranquillizzato quando ho visto che lo usa per grattarsi la schiena. 🙂

REGOLAMENTI

20 Giu

“È contro il regolamento”.
“In culo il regolamento!”.

Versione “laica” di “il sabato e fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato”. Ogni tanto ci vuole, ogni tanto fa bene.

La leggenda del pianista sull’oceano.

CONVIVENZA E INTEGRAZIONE

10 Giu

Leggo sul quotidiano on line Triesteprima della lodevole iniziativa di Cammina Trieste “Camminata della pace” che ha coinvolto 600 bambini della scuola primaria.

Spicca la nota dell’assessora all’Educazione, Scuola, Università e Ricerca del comune di Trieste, Angela Brandi, che ha visto nel gesto dei genitori dell’unico bambino mussulmano che gli hanno vietato l’ingresso nella chiesa di Sant’Antonio Taumaturgo “una mancanza di rispetto verso la nostra religione”.

Proprio perché Trieste è stata sempre un esempio di convivenza, non necessariamente di integrazione, tra etnie e religioni diverse nel passato con gli ebrei e le chiese storiche cristiane sia ortodosse sia protestanti e ora anche con le nuove realtà, buddismo, induismo islam e altre, non esiste una “nostra religione”, a meno che l’assessora non intenda riferirsi alla quella cattolica, che non è né religione di stato né, come si è visto, unica realtà religiosa presente in città.

L’integrazione che ci si aspetta da parte di chiunque – non solo mussulmano – entri a far parte con o senza diritto di voto alla comunità italiana è l’accettazione e l’osservanza  dei principi costituzionali e delle leggi nazionali e locali che ne derivano, l’apprendimento della lingua e dei costumi, senza il divieto di praticare i propri purché non siano in contrasto con i principi costituzionali, così come la Costituzione all’articolo 19 garantisce la libertà di tutte le religioni, “Tutti hanno diritto di professare la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”.

Può essere, ma questa è una mia ipotesi di cui chiedo conferma al giornalista, che i genitori abbiano vietato (scritto in grassetto nell’articolo) al bambino di entrare nell’edificio solamente per il loro senso di disagio che va compreso e non condannato.

Non entro nella polemica di chi vuole i “noi” contro i “loro” (i buoni contro i cattivi?), ma domando all’assessora, nella sua delega all’educazione e scuola, se sa quanti scolari e studenti hanno saputo attraverso la scuola, che quest’anno ricorre il 500° anniversario della Riforma protestante, che l’Italia non ha vissuto ma che è stata, assieme al Rinascimento e alla scoperta dell’America, una tappa di svolta nella civiltà europea.

DIALOGO

26 Apr

dïàlogo s. m. [dal lat. dialŏgus, gr. διάλογος, der. di διαλέγομαι «conversare, discorrere»] (pl. –ghi).

Se non siamo capaci di ascoltare usiamo un’altra parola.