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E SE NON CI “SELFASSIMO”?

26 Lug

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È di una decina di giorni fa la notizia della signora che per farsi un selfie in una mostra di Londra ha provocato un effetto domino dal costo di 200.000 dollari.

Questa mattina La Stampa riporta la notizia di una quindicenne morta nel tentativo di farsi un selfie estremo.

TriestePrima invece ci racconta di un giovane che si è fatto filmare mentre si tuffava dal molo Audace di Trieste per sfidare la tempesta, con il risultato della figuraccia di essere salvato dalla Guardia Costiera.

Tutti comportamenti estremi, che si accompagnano all’uso irresponsabile del cellulare o dello smartphone alla guida, che ha visto l’inasprimento delle sanzioni, ma anche da parte di molti pedoni che, guardando lo schermo, vanno a sbattere il naso da qualche parte.

Fenomeno del momento? Se così fosse speriamo finisca presto, però sembra più mania di protagonismo e ansia di risposta, per non parlare dei gesti estremi degli adolescenti sui binari ferroviari, fenomeni ormai monitorati dalla Polizia Ferroviaria.

Cose già dette, ma val bene ripetere che è più importante la persona che le sue troppe fotografie che uno smartphone ci permette di fare, che una telefonata vale dieci messaggi WhatsApp, e che le relazioni faccia a faccia, quando possibili, valgono molto di più.

Senza sottovalutare il rischio di eventuali divieti indiscriminati che andrebbero a colpire tutti, anche coloro che delle tecnologie fanno un uso cosciente e responsabile, e che rammentano i cartelli in alcuni esercizi commerciali “PER COLPA DI QUALCUNO NON SI FA CREDITO A NESSUNO”.

Pensiamoci.

P.s. Mio nipote, 10 anni, al mare ha comperato un bastone per i selfie… mi sono tranquillizzato quando ho visto che lo usa per grattarsi la schiena. 🙂

REGOLAMENTI

20 Giu

“È contro il regolamento”.
“In culo il regolamento!”.

Versione “laica” di “il sabato e fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato”. Ogni tanto ci vuole, ogni tanto fa bene.

La leggenda del pianista sull’oceano.

CONVIVENZA E INTEGRAZIONE

10 Giu

Leggo sul quotidiano on line Triesteprima della lodevole iniziativa di Cammina Trieste “Camminata della pace” che ha coinvolto 600 bambini della scuola primaria.

Spicca la nota dell’assessora all’Educazione, Scuola, Università e Ricerca del comune di Trieste, Angela Brandi, che ha visto nel gesto dei genitori dell’unico bambino mussulmano che gli hanno vietato l’ingresso nella chiesa di Sant’Antonio Taumaturgo “una mancanza di rispetto verso la nostra religione”.

Proprio perché Trieste è stata sempre un esempio di convivenza, non necessariamente di integrazione, tra etnie e religioni diverse nel passato con gli ebrei e le chiese storiche cristiane sia ortodosse sia protestanti e ora anche con le nuove realtà, buddismo, induismo islam e altre, non esiste una “nostra religione”, a meno che l’assessora non intenda riferirsi alla quella cattolica, che non è né religione di stato né, come si è visto, unica realtà religiosa presente in città.

L’integrazione che ci si aspetta da parte di chiunque – non solo mussulmano – entri a far parte con o senza diritto di voto alla comunità italiana è l’accettazione e l’osservanza  dei principi costituzionali e delle leggi nazionali e locali che ne derivano, l’apprendimento della lingua e dei costumi, senza il divieto di praticare i propri purché non siano in contrasto con i principi costituzionali, così come la Costituzione all’articolo 19 garantisce la libertà di tutte le religioni, “Tutti hanno diritto di professare la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”.

Può essere, ma questa è una mia ipotesi di cui chiedo conferma al giornalista, che i genitori abbiano vietato (scritto in grassetto nell’articolo) al bambino di entrare nell’edificio solamente per il loro senso di disagio che va compreso e non condannato.

Non entro nella polemica di chi vuole i “noi” contro i “loro” (i buoni contro i cattivi?), ma domando all’assessora, nella sua delega all’educazione e scuola, se sa quanti scolari e studenti hanno saputo attraverso la scuola, che quest’anno ricorre il 500° anniversario della Riforma protestante, che l’Italia non ha vissuto ma che è stata, assieme al Rinascimento e alla scoperta dell’America, una tappa di svolta nella civiltà europea.

DIALOGO

26 Apr

dïàlogo s. m. [dal lat. dialŏgus, gr. διάλογος, der. di διαλέγομαι «conversare, discorrere»] (pl. –ghi).

Se non siamo capaci di ascoltare usiamo un’altra parola.

BUON SENSO

20 Gen

Un giorno di sabato passava attraverso campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani. Alcuni farisei dissero: «Perché fate ciò che non è permesso di sabato?». Gesù rispose: «Allora non avete mai letto ciò che fece Davide, quando ebbe fame lui e i suoi compagni? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non fosse lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?». E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato»” (Luca 6:1-5).

Alla base della convivenza ci sono le leggi, le usanze, le convenzioni. Qualche volta invece è necessario solo il buon senso.

PUNTI DI VISTA

18 Gen

Il rispetto dei punti di vista e delle opinioni altrui è un elemento essenziale della buona comunicazione.

Se dico Giuda a chi pensate? Bene, ora domandatelo ad un ebreo, per il quale Giuda è un nome al pari di Mosè, Aronne o Giosuè (Yoshua, come Gesù).