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MOLTO BREVEMENTE

3 Lug

Così come gli scribi avevano accomodato alcuni passi della Scrittura dando origine a quella sottomissione della donna che le donne continuano a subire, un’interpretazione di comodo della maledizione di Cam, quello tra i figli di Noè che derise la sua nudità, ha visto in essa la pelle nera, e prese alla lettera la maledizione “Sia maledetto Canaan! Sia schiavo dei suo fratelli” (Genesi 9:18-27). Niente ci viene detto del colore della pelle e dell’eventuale relazione con quelli che con un linguaggio sempre più politicamente corretto abbiamo chiamato prima neghi, poi neri e ora di colore, così come in Genesi 4 non ci viene assolutamente detto quale sia stato il segno su Caino per preservarlo dalla vendetta.

Molti dovrebbero riflettere sui danni causati dalle loro interpretazioni di comodo e dalla presunzione di alcuni di essere superiori agli altri.

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APPUNTI SULL’OMOSESSUALITÀ

17 Giu

La sessualità umana ha tre componenti, spirituale, emozionale e fisica.

Spirituale, per chi crede, perché voluta da Dio e così da noi vissuta, emozionale perché siamo in grado di dominarla (e questo esclude i “raptus” tanto cari ad alcuni giornalisti nei casi di stupro) con la donna che la vive in modo diverso dall’uomo, fisica perché è anche così che la esprimiamo.

Il disegno di Dio per l’essere umano è la coppia monogamica maschio e femmina “maschio e femmina lo creò”… “crescete e diventate molti (moltiplicatevi)”… “Allora l’uomo disse “Questa è osso delle mie ossa e carne ella mia carne… per questo l’uomo lascia sua padre e sua madre e si attacca alla sua donna e i due diventano una cosa sola. Or ambedue erano nudi, l’uomo e la sua donna, ma non ne provavano vergogna”. (Genesi 1 e 2). Questo divenire una cosa sola è l’essenza del matrimonio, per questo non è codificato altrove nella Bibbia. La Scrittura parla di coppia, escludendo la poligamia che troviamo prima della Legge e il ripudio è stato concesso per un periodo come male minore, così come ha richiamato lo stesso Gesù.

Va ricordato che la nostra situazione sessuale è legata alla vita fisica, in Cielo non si avrà moglie o marito.

In Levitico 18 è codificata tutta una serie di deviazioni sessuali, al verso 22 è condannata l’omosessualità (che sia citata solo quella maschile è dovuto alla forma verbale della lingua ebraica), ripresa poi dall’apostolo Paolo in Romani 1 e in 1a Corinzi 6.

In tutte e due i brani l’enfasi è posta sul vizio, così come all’epoca dei patriarchi lo fu con Sodoma e Gomorra.

Fino a non molto tempo fa l’omosessualità era considerata a tutti gli effetti una malattia, poi la scienza medica ha cominciato a parlare correttamente di adeguamento tra identità fisica ed identità psichica, riferendosi a quelle persone che hanno una mentalità maschile in un corpo femminile o viceversa, che non sono malate ma, detto in modo semplice, sono nate nel corpo sbagliato.

Cosa che né il redattore del Levitico, né l’apostolo Paolo potevano definire in senso scientifico (in 1a Corinzi 7 Paolo distingue bene ciò che è ordine del Signore da quelli che sono pareri e consigli suoi).

L’omosessualità, quindi, è condannata quando è un vizio, una moda, una cosa contro natura rispetto a quanto detto più sopra, che spesso  diventa oggetto di ostentazione come avviene nelle manifestazioni di Gay Pride.

Poi, appunto, esistono coloro che sono nate e nati così, che non sono persone di serie B e meritano tutta la  solidarietà, il  rispetto e, come è stato fatto, da parte del Parlamento una legge che riconosca questo tipo di unioni.

Così come chi la pensa diversamente è libero di farlo, però senza azioni o sentimenti di condanna.

A NORD DI NESSUN SUD

23 Mag

Nel sermone dal monte Gesù di Nazareth tra le altre cose dice:

“Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”, richiamando il comando in Levitico 19:18 “Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Matteo 5:43).

La seconda parte, odierai il tuo nemico, non trova spazio nelle Scritture, ma è un’aggiunta di comodo dei rabbini che circolava all’epoca di Gesù. In Levitico 19, ai versetti 33-34, troviamo invece scritto “Quando un forestiero dimorerà presso di voi nella vostra terra, non lo opprimerete. Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso, perché anche voi siete stati forestieri in terra d’Egitto”.

Le mie citazioni sono come quasi sempre dalla traduzione ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana. Sembra strano che un leader politico non le conosca, come ha dimostra nel suo show del febbraio scorso, “Gli ultimi saranno i primi”. Così Matteo Salvini in piazza Duomo sul palco di “Prima gli italiani. Ora o mai più, mostrando un rosario e citando “un Matteo più importante di me, che non è Renzi“. “Me lo ha regalato un don, fatto da una donna che combatte in strada, e non lo mollo più”, ha detto il leader della Lega. Il Matteo più importante di lui è con tutta evidenza l’evangelista della mia prima citazione.

Non si possono estrapolare le frasi della Bibbia che fanno comodo, facendo loro dire ciò che non dicono.

I nostri nonni o genitori come gli ebrei della Bibbia (che andarono in Egitto in seguito a una carestia) sono stati forestieri per lavoro in Belgio, Germania, Sud America e Australia, e hanno sbattuto il naso di fronte a molti cartelli “È vietato l’ingresso ai cani e agli italiani”. Senza andare all’estero basterà ricordare i cartelli “Non si fitta ai meridionali” a Torino, dove molti andavano a lavorare alla Fiat. Quei terroni i nonni dei quali furono mandati a combattere sul fronte nordorientale della prima guerra mondiale, senza sapere perché (“lì, dove le pietre le chiamano sassi”, come diceva un mio amico pugliese).

Prima – avverbio di tempo – ha senso solo se c’è un dopo, altrimenti in italiano si dice solamente, e di fronte alle chiusure spesso pretestuose, come sta succedendo a Monfalcone, con impedimenti burocratici contro la costruzione del centro islamico e il diniego della erezione di tre gazebo per la festa della fine del Ramadan perché è un evento contrario all’identità locale, quando poi scopri che nelle sagre – autorizzate – trovi dalla cucina romana a quella australiana (notizia di oggi è che anche il comune di Pordenone autorizza solo i cibi autoctoni).

Un vero peccato perché la vicina Trieste è sempre stata un melting pot, una fucina di interscambio di idee il cui unico ostacolo può eventualmente essere quello linguistico (all’inizio dello scorso secolo, invece, la borghesia parlava indifferentemente italiano, sloveno e tedesco). Certo dispetti di frontiera ce ne sono stati, ce ne sono e ce ne saranno prima con la Jugoslavia e ora con la Slovenia ma sono fenomeni fisiologici che non minano la convivenza. Trieste aveva (da molti anni è chiuso ma dall’esterno si vede la mezzaluna) anche il cimitero turco, proprietà del consolato della Turchia, ma dove turco va letto piuttosto nel senso di musulmano come nel detto di quando Dubrovnik era italiana e si chiamava Ragusa: “No semo (siamo) né turchi né ebrei, semo nobili ragusei”.

Le statistiche ci dicono che la paura del diverso e il numero dei reati anche a sfondo sessuale commessi dagli stranieri sono in numero molto inferiore rispetto a quello che il martellamento dei media vuol farci credere. Ci sono zone critiche, nessuno lo nega, ma la microcriminalità quotidiana è anche italiana.

Se invece di imporre divieti, alimentare paure, guardare all’altro con diffidenza, cominciassimo a parlargli, anzi, a parlarci l’un l’altro? Scopriremmo, come ha la fortuna di fare chi lavora nei centri di ricerca internazionali di Trieste (Area Science Park, Ictp, MIB, Sissa e altri) o chi studia al Collegio del Mondo Unito di Duino, che le differenze ci sono – d’altronde sai che noia se fossimo tutti uguali! – che l’altro è prima di tutto una persona e come tale va rispettata, ma soprattutto che un cinese e un medio orientale hanno uno humor diverso dal nostro ma fondamentalmente ridono o piangono come noi.

Il titolo del celebre libro di Charles Bukowski A sud di nessun nord dovrebbe rammentarci che siamo sempre il Nord e noi in Italia il Sud di qualcun altro. Certamente della Finlandia, ma anche della Germania, e della Francia che non ci impone terrore o diffidenza ma ci sta mettendo i piedi in testa dal punto di vista economico.

C’è da riflettere.

BUON SENSO

10 Mag

Buongiorno.

Segnalo che nel punto vendita XYZ di via Tal dei Tali a Trieste i cani vengono fatti entrare anche se sprovvisti di museruola come previsto dall’ordinamento comune e che questi, se di taglia medio grande, hanno facile accesso alla verdura esposta sugli scaffali più bassi. Alla segnalazione di ieri un addetto ha risposto sgarbatamente che “non cambia nulla perché tanto la verdura deve essere lavata”, che, in tutta ovvietà, non è una risposta corretta.

Nel locale c’è un piccolo cartello che richiama il regolamento comunale, non sulla vetrata di ingresso come sarebbe logico, ma su un espositore a stelo, spesso girato di 90° con la conseguenza che poche persone lo vedono (o vogliono vederlo).

Prima di una mia segnalazione al competente ufficio della Polizia locale, vi chiedo di segnalare l’irregolarità al responsabile del punto vendita e di darmi conferma che ciò sia avvenuto.

Cordialmente,

DI PASSAPORTI E DI ETICHETTE

6 Mag

Trubar_Primoz

Primož Trubar è una persona poco conosciuta in Italia, paese che non ha vissuto la Riforma. Nato nel 1508 in Carniola, nella attuale Slovenia, fu dapprima sacerdote cattolico e in seguito pastore luterano in Germania.

Si avvicinò al luteranesimo alla scuola del vescovo cattolico Pietro Bonomo, di Trieste. Fu contemporaneo anche di Pier Paolo Vergerio, teologo e vescovo cattolico italiano di Capodistria durante il dominio veneziano.

Fu un’importante figura nella storia slovena perché nel 1550 pubblicò il Catechismo, primo libro in sloveno dando ad esso la dignità di lingua, seguìto poi dall’Abbecedario e da un’altra ventina di libri, i più importanti dei quali furono il Nuovo Testamento e il libro dei Salmi. Fu per gli sloveni quello che Lutero fu per i tedeschi.

Prima della Riforma protestante iniziata nel 1517 con le novantacinque tesi affisse da Lutero e della reazione cattolica con la Controriforma del 1545, i cristiani di idee diverse si frequentavano, come dovrebbe essere naturale, senza guardare passaporti o etichette. Ciò che per estensione dovrebbe essere in tutti i rapporti della società.

LA PUNTA DELL’ICEBERG

21 Apr

Riferisce Il Piccolo, quotidiano di Trieste, che giovedì scorso un genitore è intervenuto aggredendo verbalmente e fisicamente un docente per difendere i supposti diritti del figlio nei confronti di quest’ultimo. A Trieste, ma potrebbe essere accaduto dovunque.

A differenza dei fatti di Lucca questa volta non c’è stato alcun filmato diffuso sui Social Media e lo strumento elettronico è servito allo studente solo per comunicare il fatto al genitore. Quindi, a ben vedere il problema sta alla radice.

L’articolo non dice se si è trattato di un ragazzino di prima impaurito (?) o uno di quinta dal quale, sebbene non ancora maggiorenne ci si aspetta una certa maturità. Maturità che sembra essere mancata anche al genitore che, lasciata la sua occupazione, si è precipitato a scuola a difendere quelli che secondo lui sono i diritti inviolabili del figlio, senza pensare che questi ha, prima dei diritti da esigere, dei doveri da rispettare.

Forse un passo avanti si farebbe invertendo l’ordine dei termini e dei concetti che ne derivano, anteporre cioè i doveri ai diritti e non, come si fa abitualmente, parlare di diritti e doveri.

Qualcuno parla di classi sociali. Certo è che una persona per bene trova mezzi più civili per colloquiare sia con il figlio (ultimamente sempre più genitori “dialogano” con i figli via WhatsApp!) sia con il docente se proprio non gli riconosce un ruolo educativo che può e deve passare anche per un rimprovero.

La scuola nell’occhio del ciclone, ma è solo la, pur grossa, punta dell’iceberg.

Assistiamo ogni giorno a fenomeni di grande o microcriminalità, dai femminicidi che ormai sono quasi quotidiani, alla guida senza patente o senza assicurazione, ai troppi coltelli estratti per un nonnulla, e già il fatto che delle persone li abbiano con sé dovrebbe far pensare, e tutto il resto.

Faremo in tempo a cambiare rotta o ci scontreremo contro quell’iceberg che troncò sul nascere la fama del Titanic?

ERIXIA

17 Apr

Nome, f. s., simile a Elena, Erica ed Enrica.

Non affannatevi, non lo trovate nell’onomastica, o forse sì, in questa epoca nella quale si impongono nomi “cristiani” agli animali da compagnia e i nomi più strani ai bambini.

Erixia è la sorella di Quazel, un bambino che, come il più famoso Piccolo Principe, è sbarcato per sbaglio sulla Terra da un altro pianeta, e vi incontra una famiglia, un ragazzo e i suoi genitori, disposta a riceverlo e con la quale per tre giorni si confronta sulle analogie e diversità, passando per la Costituzione, la Dichirazone Universale dei diritti del bambino e quella dei diritti dell’uomo.

Codice Quazel, un racconto scorrevole di Maria Grazia Masella, avvocata cassazionista del foro di Roma, rivolto ai ragazzini di undici/dodici anni per spiegare loro concetti come la sincerità e il rispetto, che a fronte di ogni diritto esiste un dovere, e che bisogna adempiere i doveri per pretenderere i diritti.

Scrittoin ottimo italiano, cosa che in un libro per ragazzi è essenziale.