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E SE NON CI “SELFASSIMO”?

26 Lug

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È di una decina di giorni fa la notizia della signora che per farsi un selfie in una mostra di Londra ha provocato un effetto domino dal costo di 200.000 dollari.

Questa mattina La Stampa riporta la notizia di una quindicenne morta nel tentativo di farsi un selfie estremo.

TriestePrima invece ci racconta di un giovane che si è fatto filmare mentre si tuffava dal molo Audace di Trieste per sfidare la tempesta, con il risultato della figuraccia di essere salvato dalla Guardia Costiera.

Tutti comportamenti estremi, che si accompagnano all’uso irresponsabile del cellulare o dello smartphone alla guida, che ha visto l’inasprimento delle sanzioni, ma anche da parte di molti pedoni che, guardando lo schermo, vanno a sbattere il naso da qualche parte.

Fenomeno del momento? Se così fosse speriamo finisca presto, però sembra più mania di protagonismo e ansia di risposta, per non parlare dei gesti estremi degli adolescenti sui binari ferroviari, fenomeni ormai monitorati dalla Polizia Ferroviaria.

Cose già dette, ma val bene ripetere che è più importante la persona che le sue troppe fotografie che uno smartphone ci permette di fare, che una telefonata vale dieci messaggi WhatsApp, e che le relazioni faccia a faccia, quando possibili, valgono molto di più.

Senza sottovalutare il rischio di eventuali divieti indiscriminati che andrebbero a colpire tutti, anche coloro che delle tecnologie fanno un uso cosciente e responsabile, e che rammentano i cartelli in alcuni esercizi commerciali “PER COLPA DI QUALCUNO NON SI FA CREDITO A NESSUNO”.

Pensiamoci.

P.s. Mio nipote, 10 anni, al mare ha comperato un bastone per i selfie… mi sono tranquillizzato quando ho visto che lo usa per grattarsi la schiena. 🙂

BARAK

17 Lug

In Terra degli uomini, il racconto di uno dei naufragi di Antoine Sant-Exupéry, l’autore racconta delle traversie della liberazione di uno schiavo, di come egli, dopo l’ebrezza della conquistata libertà avrebbe dovuto fare i conti in capo a tre mesi con la miseria di un un povero,ma libero. “Aveva il diritto di essere se stesso tra i suoi”.

– Su, vecchio Barak, va’ e sii uomo”

[…]

E noi facevamo gesti d’addio al nostro neonato di cinquant’anni, un po’ inquieti nel mandarlo verso il mondo

– Addio Barak!

– No.

– Come sarebbe a dire, no?

– Sono Mohammed ben Lhaoussin, Barak era il nome dello schiavo.

A differenza di noi, in cui è rimasta una traccia nel detto latino Nomen omen, il nome è un presagio, tra gli arabi così come tra gli ebrei il nome non viene imposto a caso o secondo la moda ma tenendo conto del suo significato. Durante la schiavitù Mohammed ben Lhaoussin non si sentiva una persona e poco gli importava se lo chiamavano Barak o in altro modo.

Dovremmo porre più attenzione anche noi, perché l’articolo 22 della Costituzione parla espressamente del diritto al nome. Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome”.

500L E FIDUCIA

7 Lug

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Ho trovato questa fotografia in un blog americano che parlava di prossemica tra uomo e donna.

Con tutta evidenza non è l’interno di una Fiat 500L, di quelle con la “doppietta” com’era la mia, ma mi ha fatto rammentare un episodio di quando ero intorno ai vent’anni.

Andavo spesso a seguire delle conferenze con una mia amica (solo amica, perché avevo “messo gli occhi” su sua sorella, ma questa è un’altra storia). Qualche volta accadeva che, accompagnatala sotto casa, rimanevamo in doppia fila a discutere sulla conferenza appena seguita, incuranti di ciò che i passanti, e soprattutto i suoi vicini, potessero pensare.

Una volta in auto con lei mi capitò nel cambiare marcia di prendere il suo ginocchio sinistro anziché il pomello della leva del cambio.

Io diventai bianco, verde ma soprattutto rosso, lei invece, conoscendomi, non ne fece caso e minimizzò l’incidente facendo finta di nulla.

Il valore di un rapporto di fiducia.

FIORI

6 Lug

Margherita, rosa, violetta sono nomi di fiori ma con l’iniziale maiuscola diventano nomi di donna, immortalati dalla letteratura dalla storia e dalla lirica.

Margherita, è la protagonista del celebre romanzo di Michail Bulgakov, Il maestro e Margherita.

Rosa (Park) è stata l’attivista di colore che, rifiutandosi di cedere il posto sul bus ad un bianco, diede origine alle moderne lotte contro la segregazione razziale negli Stati Uniti.

Violetta è l’indimenticabile protagonista della Traviata di Giuseppe Verdi, assieme a Alfredo, il suo spasimante.

Di nomi prettamente femminili che hanno avuto un uso maschile ho scritto un po’ di tempo fa citando Barbaro e Lauro… ce la facciamo a trovare un Crisantemo entro il due novembre? 🙂

ARROGANZA

5 Lug

Due storie, relativamente vicine sia per distanza fisica sia per contenuto.

Un prete del Friuli, Emmanuel Runditse, che riceve una sanzione per inquinamento acustico e si ribella, “Dura reazione del religioso che chiama gli scampanotadors che suonano per diverso tempo e annuncia: “Domenica all’omelia dirò tutto””, senza minimamente mettersi in discussione pensando che alle 7 del mattino di un giorno festivo più di qualcuno, che non rientra nel novero dei suoi fedeli, ha tutto il diritto di non essere svegliato più o meno bruscamente. Lo stesso giornale, ieri, ha riportato il parere personale della sindaca, che in quella veste è tenuta a far rispettare la legge.

A Trieste Luigi Moro, il rettore di Monte Grisa, già alla ribalta per aver fatto dorare due statue senza avere la copertura finanziaria, riceve una sanzione dai Carabinieri (Guardia Forestale nell’articolo) per aver «cambiato la destinazione d’uso di area boschiva in area di parcheggio» e più avanti dovrà rispondere alla Sovraintendenza alle Belle Arti per aver cambiato in blu la luce bianca della croce che sovrasta la chiesa.

Se è vero che Pietro e Giovanni, quando furono diffidati dal sinedrio dal predicare risposero “Vi pare giusto davanti a Dio ascoltare voi piuttosto che Dio?” (Atti 4.19), e altrettanto vero che “Ciascuno stia sottomesso alle autorità costituite; poiché non c’è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio”. (Romani 13:1).

L’affermazione di Pietro e Giovanni riguarda la fede e la predicazione, il monito di Paolo, invece, riguarda l’aspetto societario della chiesa, che troppi, troppo spesso, dimenticano.

Quale insegnamento possono trarre da questi episodi i giovani a proposito del rispetto delle autorità?

RISPETTO PER GLI ANZIANI E PER I BAMBINI

3 Lug

Allo sportello di un ufficio (banca, ente pubblico, posta, il luogo è indifferente), oggi.

Si presenta un anziano male in arnese, su una sedia a rotelle.

L’impiegato chiede cortesemente se l’uomo riesce ad alzarsi un attimo per apporre la firma.

L’accompagnatrice (badante o figlia, la cosa non cambia), vedendolo in difficoltà gli dice bruscamente “Sbrigati, se no ti lascio qua!”.

Proprio come molti genitori, altrettanto ingiustamente, minacciano i loro figli piccoli quando fanno i capricci.

(Riporto i generi come dalla scena di stamane, ma potrebbero essere ribaltati).

FEDE E RELIGIONE

2 Lug

Fede e religione non sono sinonimi.

1 La fede è certezza delle cose che si sperano, di conoscere già le cose che non si vedono.
2 A causa di questa fede la Bibbia dà una buona testimonianza ad alcuni uomini del passato.
3 Perché abbiamo fede in Dio, noi comprendiamo che l’universo è stato creato dalla sua parola; così che le cose visibili non sono state fatte a partire da altre cose visibili.
4 Per fede, Abele offrì a Dio un sacrificio migliore di quello di Caino. A causa di questa fede Dio lo dichiarò uomo giusto e accettò i suoi doni. Per la sua fede, benché sia morto, Abele parla ancora.
5 Per fede, Enoc fu preso da Dio senza aver conosciuto la morte; come dice la Bibbia: nessuno lo trovò più, perché Dio lo portò via con sé. Prima di dire che fu portato via, la Bibbia dice che Enoc era vissuto come piace a Dio.
6 Ma nessuno può essere gradito a Dio se non ha la fede. Infatti chi si avvicina a Dio deve credere che Dio esiste e ricompensa quelli che lo cercano.
7 Per fede, Noè ascoltò gli avvertimenti di Dio a proposito di ciò che doveva accadere e che ancora non si vedeva. Fu ubbidiente e costruì l’arca nella quale si salvarono lui e la sua famiglia. Con la sua fede egli condannò il mondo, e per la sua fede Dio lo giudicò uomo giusto.
8 Per fede, Abramo ubbidì quando fu chiamato da Dio: e partì senza sapere dove andava, verso un paese che Dio gli avrebbe dato.
9 Ancora per fede, egli visse come uno straniero nel paese che Dio gli aveva promesso. Abitò sotto le tende, insieme a Isacco e Giacobbe, che pure avevano ricevuto la stessa promessa.
10 Infatti egli aspettava una città con solide fondamenta, quella città che solo Dio progetta e costruisce.
11 Per fede, Abramo diventò capace di essere padre, anche se ormai era troppo vecchio e sua moglie Sara non poteva avere figli. Ma egli fu sicuro che Dio avrebbe mantenuto la sua promessa.
12 Così, a partire da un solo uomo, che per di più era già come morto, nacque una moltitudine di gente: numerosa come le stelle del cielo, come gli infiniti granelli di sabbia lungo la riva del mare.
13 Nella fede morirono tutti questi uomini, senza ricevere i beni che Dio aveva promesso: li avevano visti e salutati solo da lontano. Essi hanno dichiarato di essere su questa terra come stranieri, in esilio.
14 Chi parla così dimostra di essere alla ricerca di una patria:
15 se avessero pensato a quel paese dal quale erano venuti, avrebbero avuto la possibilità di tornarvi;
16 essi invece desideravano una patria migliore, quella del cielo. E’ per questo che Dio non si vergogna di essere chiamato il loro Dio. Infatti egli ha preparato per loro una città.
17 Per fede, quando Dio lo mise alla prova, Abramo offrì a Dio, come un sacrificio, il figlio Isacco. Proprio lui che aveva ricevuto la promessa di Dio, offrì fiduciosamente il suo unico figlio.
18 Eppure Dio gli aveva detto: Per mezzo di Isacco tu avrai discendenti che porteranno il tuo nome.
19 Ma Abramo pensava che Dio è capace anche di far risuscitare i morti. Perciò Dio gli restituì il figlio e questo fatto ha il valore di un simbolo.
20 Per fede, Isacco diede ai suoi figli Giacobbe ed Esaù una benedizione che riguardava cose future.
21 Per fede, Giacobbe, poco prima di morire, benedisse i figli di Giuseppe; poi si appoggiò alla cima del suo bastone e adorò Dio.
22 Per fede, Giuseppe, alla fine della sua vita, disse che un giorno gli Ebrei sarebbero usciti dall’Egitto, e stabilì che cosa dovevano fare delle sue ossa.
23 Per fede, i genitori di Mosè, dopo la nascita, lo tennero nascosto tre mesi. Avevano visto che il bambino era molto bello, e non ebbero paura di disubbidire agli ordini del re.
24 Per fede, Mosè, quando fu adulto, non volle essere considerato figlio della figlia del re egiziano.
25 Egli preferì essere maltrattato insieme con il popolo di Dio, piuttosto che vivere bene per poco tempo, ma nel peccato.
26 Pensava che essere disprezzato come il Messia era una cosa più preziosa dei tesori degli Egiziani: infatti egli guardava sempre verso la ricompensa futura.
27 Per fede, Mosè partì dall’Egitto, senza aver paura dell’ira del re. Rimase fermo nella sua decisione, come se vedesse il Dio invisibile.
28 Per fede, egli celebrò la prima Pasqua e ordinò di mettere sangue sulle porte delle case, perché l’angelo sterminatore non uccidesse i figli primogeniti degli Ebrei.
29 Per fede, gli Ebrei attraversarono il mar Rosso come se fosse terra asciutta. Anche gli Egiziani tentarono di fare la stessa cosa, ma furono travolti dall’acqua.
30 Per fede, gli Ebrei girarono attorno alle mura di Gèrico, e alla fine esse crollarono.
31 Per fede, Raab, la prostituta, non morì con quelli che avevano disubbidito a Dio; perché aveva accolto con benevolenza gli esploratori mandati dagli Ebrei.
32 E che dirò ancora? Mi mancherebbe il tempo se volessi parlare di Gedeone, di Barak, di Sansone, di Iefte, di Davide, di Samuele e dei profeti.
33 Con la fede essi conquistarono paesi, praticarono la giustizia, ottennero ciò che Dio aveva loro promesso. Chiusero le fauci dei leoni,
34 riuscirono a spegnere fuochi violenti, evitarono di essere uccisi con la spada. Essi erano deboli e diventarono forti, furono potenti in battaglia e cacciarono indietro invasori stranieri.
35 Per fede, alcune donne riebbero i loro morti risuscitati. Altri furono torturati fino alla morte: ma rifiutarono di essere liberati, perché volevano arrivare a una vita migliore, dopo la risurrezione.
36 Altri ancora subirono offese e frustate, furono legati con catene e messi in prigione.
37 Furono massacrati a colpi di pietre, tagliati in due o uccisi con la spada. Oppure andavano in giro vestiti con pelle di pecora o di capra, poveri, perseguitati e maltrattati.
38 Il mondo non era degno di questi uomini! Essi andavano qua e là, nei deserti e sui monti; vivevano nelle caverne e nelle grotte della terra.
39 Tutti questi uomini, Dio li ha approvati a causa della loro fede. Eppure essi non hanno raggiunto ciò che Dio aveva promesso.
40 Infatti Dio aveva previsto per noi una realtà ancora migliore, e non ha voluto che essi giungessero alla meta senza di noi. (Lettera agli Ebrei, capitolo 11).

La religione invece è questo.