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ONESTÀ NEGLI APPALTI

7 Apr

“Nell’anno diciottesimo del re Giosia, il re mandò Safan, figlio di Asalia, figlio di Mesullàm, scriba, nel tempio del Signore, dicendo: “Sali da Chelkia, il sommo sacerdote, perché metta assieme il denaro depositato nel tempio del Signore, che i custodi della soglia hanno raccolto dal popolo. Lo si dia in mano agli esecutori dei lavori, sovrintendenti al tempio del Signore; costoro lo diano agli esecutori dei lavori che sono nel tempio del Signore, per riparare le parti danneggiate del tempio, ossia ai falegnami, ai costruttori e ai muratori, per l’acquisto di legname e pietre da taglio per riparare il tempio. Tuttavia non si controlli il denaro consegnato nelle loro mani, perché lavorano con onestà”. (2 Re 22:3-7)

Il re Giosia (640 -609 a. C.) è rimasto famoso perché, ritrovato un vecchio manoscritto della Legge e resosi conto  che il popolo di Giuda se ne era allontanato, non aggirò ma il problema ma fu artefice di una riforma radicale, che troviamo descritta nel capitolo 22 e 23 del secondo libro dei Re.

(“Riforma” dovrebbe essere anche un termine che ne evoca un’altra più recente).

Pongo l’enfasi  anche sull’operato degli esecutori dei lavori e sulla raccomandazione di Giosia, “Tuttavia non si controlli il denaro consegnato nelle loro mani, perché lavorano con onestà”.

Affermazione d’altri tempi. Già intorno agli anni 30 d. C. le cose erano cambiate,

Gesù entrò nel tempio e scacciò tutti quelli che nel tempio vendevano e compravano; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e disse loro: “Sta scritto:
La mia casa sarà chiamata casa di preghiera.
Voi invece ne fate un covo di ladri”. (Mt. 21:12-13)

Non che nel tempio non dovessero, allora, esserci i cambiavalute e i mercanti degli animali per i sacrifici, ma le loro attività avevano, detto in termini moderni, cambiamo la destinazione d’uso del  tempio.

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CAMBIA LE PAROLE, CAMBIERAI IL MONDO

22 Mar

C’era un cieco seduto in una via della zona pedonale con il suo barattolo per le offerte e il suo cartello “SONO CIECO. AIUTATEMI”.

Ogni tanto sentiva il rumore di un soldo, ringraziava e dopo averlo cercato lo metteva nel barattolo. Ben poca cosa, però, si sa… la gente va di fretta.

Passò oltre una persona (no, non il buon samaritano, una quasi), tornò sui suoi passi, prese il cartello, lo girò e scrisse qualcosa.

Fu così che quasi ogni passante lasciò una moneta.

Quando il passante tornò fu riconosciuto dal cieco che gli chiese cosa avesse scritto. Il passante lesse il cartello. C’era scritto “OGGI È UNA BELLA GIORNATA MA IO NON POSSO VEDERLA”.

Basta poco per convogliare un messaggio più efficace!

L’esempio forse più famoso è Gesù, quando disse di non essere venuto ad abolire la legge, ma a compierla. In Matteo 5 propose alcuni dei comandamenti principali. Non li annullò, anzi, li rafforzò, portandoli dal piano giuridico al piano etico. Questa è la forza dell’espressione “…ma io vi dico”.

A me però torna in mente l’apostolo Paolo quando ad Atene vide gli altari dedicato i vari dei dell’Olimpo, compreso quello “al dio sconosciuto”… non si sa mai. Racconta Luca che “fremeva nello spirito”.

Quando incontrò gli ateniesi all’Aeròpago, il luogo dove si riunivano per discutere, disse loro così,

“Ateniesi, vedo che nonostante tutta la vostra cultura, i vostri filosofi epicurei e stoici, non avete capito niente tanto che, pavidi come siete, avete costruito un altare “A un dio ignoto”. Siate seri e cercate di darvi una regolata! Io sono qui per spiegarvi proprio come funzionano le cose”.
Suona strano, eh? Un discorso così oltre che essere offensivo l’avrebbe lasciato solo, nella migliore delle ipotesi.
Questo è come in realtà andò l’incontro: “Allora Paolo, in piedi in mezzo all’Areopago, disse: “Ateniesi, vedo che, in tutto, siete molto religiosi. Passando infatti e osservando i vostri monumenti sacri, ho trovato anche un altare con l’iscrizione: “A un dio ignoto”. Ebbene, colui che, senza conoscerlo, voi adorate, io ve lo annuncio. Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è Signore del cielo e della terra, non abita in templi costruiti da mani d’uomo né dalle mani dell’uomo si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa: è lui che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa. Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito l’ordine dei tempi e i confini del loro spazio perché cerchino Dio, se mai, tastando qua e là come ciechi, arrivino a trovarlo, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come hanno detto anche alcuni dei vostri poeti: “Perché di lui anche noi siamo stirpe”. Poiché dunque siamo stirpe di Dio, non dobbiamo pensare che la divinità sia simile all’oro, all’argento e alla pietra, che porti l’impronta dell’arte e dell’ingegno umano. Ora Dio, passando sopra ai tempi dell’ignoranza, ordina agli uomini che tutti e dappertutto si convertano, perché egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare il mondo con giustizia, per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti”. (Atti 17:22-31).
Paolo pose l’enfasi sulla qualità positive degli ateniesi “siete molto timorati degli dei”, e da questa realtà comincia ad evidenziare il loro errore e proporre loro la verità. Senza scendere a compromessi o mezze verità. Anche questo è farsi “giudeo con il giudeo e greco con il greco”, richiamando una sua espressione .
Diverso invece è l’atteggiamento di Gesù verso gli scribi e i farisei, che chiama “ipocriti”, perché loro sì conoscevano le Scritture.

Al giorno d’oggi quasi tutti i discorsi importanti non sono pronunciati “a braccio” ma sono studiati e scritti in anticipo, spesso uno speach writer che sceglie le parole giuste, le pause e tutto il resto”. Lo sappiamo perché spesso sono dati alle agenzie di stampa, e quando l’oratore stravolge il discorso preparato o aggiunge qualcosa si dice che “parla a braccio”, cioè improvvisa.

E noi? Coscienti o meno siamo tutti comunicatori, anche se non abbiamo mai parlato in pubblico o in un’occasione ufficiale. La vita umana è fatta di relazioni, e le relazioni iniziano con la parola.

Scegliere le parole giuste non è segno di ipocrisia o mancanza di spontaneità. In molte occasioni è importante, ed è sicuramente un valore aggiunto al pensiero che trasmettiamo.

Possiamo dire l’ineccepibile “TI VOGLIO BENE”, che però è un po’ abusato oppure “SEI IMPORTANTE PER ME”, che è la stessa cosa, ma trasmette certamente un messaggio positivo a chi lo riceve,

A PROPOSITO DI SOVRANITÀ

4 Mar

Ciascuno sia sottomesso alle autorità costituite, poiché non c’è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio. Quindi chi si oppone all’autorità, si oppone all’ordine stabilito da Dio. E quelli che si oppongono si attireranno addosso la condanna. I governanti infatti non sono da temere quando si fa il bene, ma quando si fa il male. Vuoi non aver da temere l’autorità? Fa il bene e ne avrai lode, poiché essa è al servizio di Dio per il tuo bene. Ma se fai il male, allora temi, perché non invano essa porta la spada; è infatti al servizio di Dio per la giusta condanna di chi opera il male. Perciò è necessario stare sottomessi, non solo per timore della punizione, ma anche per ragioni di coscienza. Per questo dunque dovete pagare i tributi, perché quelli che sono dediti a questo compito sono funzionari di Dio. Rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto: a chi il tributo, il tributo; a chi le tasse le tasse; a chi il timore il timore; a chi il rispetto il rispetto”. (Romani 13:1-7)

In vista delle elezioni di oggi questo appello dell’apostolo Paolo è quantomai attuale. Rimane un discorso difficile, se consideriamo alcuni capi di stato e di governo passati e presenti. Bisogna però rammentare che Paolo lo scrisse nel 57 a. C. quando Roma governava su quasi tutto il mondo allora conosciuto con i suoi motti “Si vis pacem para bellum”, “Divide et impera” e “Dura lex sed lex”, che tanto democratici non erano, riscuotendo i tributi ma anche lasciando relativa autonomia ai popoli che si sottomettevano. Di certo non andava molto per il sottile, se pensiamo a quante persone crocifisse c’erano a monito sulle vie consolari. Un occhio di riguardo lo aveva per i suoi cittadini come l’apostolo Paolo che in Atti 22:27 rivendicò la sua cittadinanza romana.

Quella di Paolo è un’affermazione di principio. Non parla di specifiche persone né, in termini moderni, di partiti, piuttosto del fatto che una società ha bisogno di regole e non può reggersi nell’anarchia.

Lo stesso Gesù in risposta ai farisei che gli avevano psto una domanda oziosa per tendergli un tranello, disse: Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”di, avallando con queste parole la sovranità di Roma, deludendo coloro che nel Messia aspettavano un liberatore di Israele dalla sudditanza da Roma

Oggi, dopo tanto tempo, ci troviamo di nuovo nella possibilità di eleggere il nuovo Parlamento. In quei limiti previsti dall’articolo 1: “La sovranità appartiene al popolo che la esercita nei limiti previsti dalla Costituzione”. Paletti che sono stati messi per non cadere nell’anarchia, nella quale ognuno agisce come vuole.

Di certo, soprattutto dopo l’estensione del voto alle donne, abbiamo molti più diritti e libertà dei sudditi e degli stessi cittadini romani, e sta in noi, nei limiti della legalità, fare in modo che ci governa lo faccia nel modo migliore.

I BUONI CONSIGLI

17 Feb

Si sa che la gente dà buoni consigli

sentendosi come Gesù nel Tempio

si sa che la gente dà buoni consigli

se non può dare cattivo esempio.

Così una vecchia mai stata moglie

senza mai figli, senza più voglie

si prese la briga e di certo il gusto

di dare a tutte il consiglio giusto”.

Questa è l’invettiva di Fabrizio De André, credente a modo suo, contro i consigli non richiesti in Boccadirosa. Sul fatto che ella  sia stata una prostituta vedremo più in là.

In questo mondo di libere opinioni sono sorti opinionisti di ogni sorta, sia tra gli influencer nei Social Media sia nelle televisioni e nella carta stampata, amplificando il vecchio concetto di “l’han detto in tivù”. Di fronte a un un twitt, un post ma anche un articolo dovrebbe esserci una persona che analizzi la notizia, ma che spesso la subisce acriticamente.

Molti opinionisti sono diventati, o almeno ne sono convinti, dei tuttologhi che spaziano dai vari masterchef alla mafia alle questioni biotetiche senza averne alcuna competenza. Un po’ come quando domandano il parere su un tema di attualità ad un attore solo perché casualmente ha interpretato un ruolo in un film sull’argomento.

Quindi, come le cagnette cui Boccadirosa aveva sottratto l’osso molti, troppi, ma fortunatamente non tutti, si sentono in dovere ma anche in diritto di intervenire, esprimere un’opinione ma anche dare consigli su un argomento di cui se va bene hanno letto qualcosa.

Un consiglio va dato solo su richiesta, altrimenti è un’intrusione nella vita di un’altra persona, mancandole di quel rispetto che è alla base delle relazioni con l’altro.

Quanto a Boccadirosa e il suo mestiere, sia l’Antico sia il Nuovo Testamento condannano la prostituzione, ma la donna che gli uomini volevano lapidare fu congedata da Gesù con un amorevole “Neanch’io ti condanno, va e non peccare più” (Giovanni 8), e ai sacerdoti e agli anziani del popolo che lo interrogavano per provocarlo rispose “In verità vi dico: “I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. E` venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli”” (Matteo 21:31-32).

Monito per coloro che hanno sempre una pietra o un giudizio pronti in tasca, invece di contare fino a dieci e se è il caso tacere.

VIVERE LA VITA, CON GIOIA

30 Gen

Di Massimo Recalcati sto leggendo Contro il sacrificio. Al di là del fantasma sacrificale, in cui spiega che quella sacrificale è una pratica solo umana e che al giorno d’oggi non ha più senso.

Non è un “libro da spiaggia o sotto l’albero”, ma come sempre l’autore è preciso nell’analizzare come le diverse persone affrontino il sacrificio.

In particolare parlando di Bernardo di Chiaravalle fondatore dell’ordine dei Cistercensi che vedeva nel cibo solo una necessità fisica a cui togliere ogni piacere, e che per questo fu richiamato anche da Tommaso d’Aquino, conclude “Qui non c’è più alcuna traccia dell’amore di Cristo per la vita…”. Rammentiamo che la prima uscita pubblica di Gesù fu durante una festa, le nozze di Cana.

Molto interessante è la risposta avuta da ragazzo dal padre, fioraio, nei confronti del dolore e della morte: “La malattia fa parte della vita, ma non devi avere paura”.

Qui la presentazione del libro a QuanteStorie di Rai3