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ARROGANZA

5 Lug

Due storie, relativamente vicine sia per distanza fisica sia per contenuto.

Un prete del Friuli, Emmanuel Runditse, che riceve una sanzione per inquinamento acustico e si ribella, “Dura reazione del religioso che chiama gli scampanotadors che suonano per diverso tempo e annuncia: “Domenica all’omelia dirò tutto””, senza minimamente mettersi in discussione pensando che alle 7 del mattino di un giorno festivo più di qualcuno, che non rientra nel novero dei suoi fedeli, ha tutto il diritto di non essere svegliato più o meno bruscamente. Lo stesso giornale, ieri, ha riportato il parere personale della sindaca, che in quella veste è tenuta a far rispettare la legge.

A Trieste Luigi Moro, il rettore di Monte Grisa, già alla ribalta per aver fatto dorare due statue senza avere la copertura finanziaria, riceve una sanzione dai Carabinieri (Guardia Forestale nell’articolo) per aver «cambiato la destinazione d’uso di area boschiva in area di parcheggio» e più avanti dovrà rispondere alla Sovraintendenza alle Belle Arti per aver cambiato in blu la luce bianca della croce che sovrasta la chiesa.

Se è vero che Pietro e Giovanni, quando furono diffidati dal sinedrio dal predicare risposero “Vi pare giusto davanti a Dio ascoltare voi piuttosto che Dio?” (Atti 4.19), e altrettanto vero che “Ciascuno stia sottomesso alle autorità costituite; poiché non c’è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio”. (Romani 13:1).

L’affermazione di Pietro e Giovanni riguarda la fede e la predicazione, il monito di Paolo, invece, riguarda l’aspetto societario della chiesa, che troppi, troppo spesso, dimenticano.

Quale insegnamento possono trarre da questi episodi i giovani a proposito del rispetto delle autorità?

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DUE PESI E TANTE MISURE

1 Ago

La vicenda dell’archiviazione dell’archiviazione delle indagini sul presunto trasferimento di capitali in Svizzera da parte di Gino Paoli perché non si sa quando sia cominciata, assieme all’impunibilità per il reato di evasione fiscale da parte dei calciatori perché “hanno un altro concetto del denaro” è ancora una volta uno schiaffo morale ai contribuenti onesti, tra i quali quel barista che è stato sanzionato per aver premuto il tasto “caffè” anziché “caffè decaffeinato” sul registratore di cassa.

Non si sa da quando è cominciata, ma vogliamo prendere in esame gli ultimi cinque anni o almeno solo l’ultimo, così, tanto per una parvenza di giustizia, o è proprio vero che basta avere i mezzi per pagare un avvocato in gamba e farla franca, come scrive nel suo libro Gherardo Colombo, ponendo l’interrogativo se la legge sia uguale per tutti? O siamo autorizzati a pensare che quella scritta presente in tutte le aule dei tribunali non è vista dai giudici perché è alle loro spalle?