Archivio | luglio, 2017

I BUONI CONSIGLI

30 Lug

Si sa che la gente dà buoni consigli

sentendosi come Gesù nel Tempio

si sa che la gente dà buoni consigli

se non può dare cattivo esempio.

Così una vecchia mai stata moglie

senza mai figli, senza più voglie

si prese la briga e di certo il gusto

di dare a tutte il consiglio giusto”.

Questa è l’invettiva di Fabrizio De André, credente a modo suo, contro i consigli non richiesti in Boccadirosa. Sul fatto che questa  sia stata una prostituta vedremo più in là.

In questo mondo di libere opinioni sono sorti opinionisti di ogni sorta, sia tra gli influencer nei Social Media sia nelle televisioni e nella carta stampata, amplificando il vecchio concetto di “l’han detto in tivù”. Di fronte a un un twitt, un post ma anche un articolo dovrebbe esserci una persona che analizzi la notizia, ma che spesso la subisce acriticamente.

Molti opinionisti sono diventati, o almeno ne sono convinti, dei tuttologhi, che spaziano dai vari masterchef alla mafia alle questioni biotetiche senza averne alcuna competenza. Un po’ come quando domandano il parere su un tema di attualità ad un attore solo perché casualmente ha interpretato un ruolo in un film sull’argomento.

Quindi, come le cagnette cui Boccadirosa aveva sottratto l’osso molti, troppi, ma fortunatamente non tutti si sentono in dovere ma anche in diritto di intervenire, esprimere un’opinione ma anche dare consigli su un argomento di cui se va bene hanno letto qualcosa.

Un consiglio va dato solo su richiesta, altrimenti è un’intrusione nella vita di un’altra persona, mancandole di quel rispetto che è alla base delle relazioni con l’altra o l’altro.

Quanto a Boccadirosa e il suo mestiere, sia l’Antico sia il Nuovo Testamento condannano la prostituzione, ma la donna che gli uomini volevano lapidare fu congedata da Gesù con un amorevole “Neanch’io ti condanno, va e non peccare più” (Giovanni 8), e ai sacerdoti e agli anziani del popolo che lo interrogavano per provocarlo risposeIn verità vi dico: “I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. E` venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli”” (Matteo 21:31-32).

Monito per coloro che hanno sempre una pietra o un giudizio pronti in tasca, invece di contare fino a dieci e se è il caso tacere.

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E SE NON CI “SELFASSIMO”?

26 Lug

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È di una decina di giorni fa la notizia della signora che per farsi un selfie in una mostra di Londra ha provocato un effetto domino dal costo di 200.000 dollari.

Questa mattina La Stampa riporta la notizia di una quindicenne morta nel tentativo di farsi un selfie estremo.

TriestePrima invece ci racconta di un giovane che si è fatto filmare mentre si tuffava dal molo Audace di Trieste per sfidare la tempesta, con il risultato della figuraccia di essere salvato dalla Guardia Costiera.

Tutti comportamenti estremi, che si accompagnano all’uso irresponsabile del cellulare o dello smartphone alla guida, che ha visto l’inasprimento delle sanzioni, ma anche da parte di molti pedoni che, guardando lo schermo, vanno a sbattere il naso da qualche parte.

Fenomeno del momento? Se così fosse speriamo finisca presto, però sembra più mania di protagonismo e ansia di risposta, per non parlare dei gesti estremi degli adolescenti sui binari ferroviari, fenomeni ormai monitorati dalla Polizia Ferroviaria.

Cose già dette, ma val bene ripetere che è più importante la persona che le sue troppe fotografie che uno smartphone ci permette di fare, che una telefonata vale dieci messaggi WhatsApp, e che le relazioni faccia a faccia, quando possibili, valgono molto di più.

Senza sottovalutare il rischio di eventuali divieti indiscriminati che andrebbero a colpire tutti, anche coloro che delle tecnologie fanno un uso cosciente e responsabile, e che rammentano i cartelli in alcuni esercizi commerciali “PER COLPA DI QUALCUNO NON SI FA CREDITO A NESSUNO”.

Pensiamoci.

P.s. Mio nipote, 10 anni, al mare ha comperato un bastone per i selfie… mi sono tranquillizzato quando ho visto che lo usa per grattarsi la schiena. 🙂

“LE ROBBE”

25 Lug

Niente a che vedere con l’avidità del contadino Mazzarò, protagonista della novella “La roba” di Giovanni Verga.

Le robbe sono più banalmente i vestiti, che possono essere “firmati” o acquistati al mercato settimanale, che spaccia per novità le collezioni dell’anno precedente, fingendo di non sapere che tutti lo sanno, e ciò non costituisce un problema.

Le robbe”, usato solo al plurale. Ancora una volta il fascino della doppia b.

PERSONE

24 Lug

È morto “Pizzicchicchio”, 89 anni, e con lui se ne n’è andato un pezzo dell’arredo urbano di Latiano.

Millecentogiardinetta

SPIEGARE LA REALTÀ CON I FUMETTI

24 Lug

 Ieri, pigramente sotto l’ombrellone, mi è capitato di leggere un episodio di Dylan Dog.

Non conoscevo il personaggio, come non conosco Tex Willer… può succedere.

L’episodio è “Terrore” ed è ambientato a Londra presa dalla psicosi degli attentati. Un ragazzino con nome arabo viene intercettato mentre sta costruendo un programma che gli agenti pensano sia una bomba.

Storia attuale e istruttiva. Un bambino di dieci anni, però, ha bisogno che un adulto gliela contestualizzi nella realtà attuale. Chissà se i genitori lo faranno o hanno solo comperato distrattamente il fumetto.

JERUZALEM, SLO

22 Lug

Leggendo un libro di Amos Oz, scrittore israeliano, vengo a sapere che durante le crociate un gruppo di soldati, stanchi, infreddoliti, sfiduciati, lasciò la spedizione e deviò a Est seguendo il corso del fiume Po, risalí la costa nord dell’Adriatico fino a fermarsi in una vallata nell’odierna Slovenia, fondando colà la città di Jeruzalem.

Lo racconto a una persona, la quale mi dice di non aver mai collegato la Jeruzalem slovena alla Gerusalemme biblica, ma di sapere che là fanno buon vino.

Punti di vista o interessi diversi.

BARAK

17 Lug

In Terra degli uomini, il racconto di uno dei naufragi di Antoine Sant-Exupéry, l’autore racconta delle traversie della liberazione di uno schiavo, di come egli, dopo l’ebrezza della conquistata libertà avrebbe dovuto fare i conti in capo a tre mesi con la miseria di un un povero,ma libero. “Aveva il diritto di essere se stesso tra i suoi”.

– Su, vecchio Barak, va’ e sii uomo”

[…]

E noi facevamo gesti d’addio al nostro neonato di cinquant’anni, un po’ inquieti nel mandarlo verso il mondo

– Addio Barak!

– No.

– Come sarebbe a dire, no?

– Sono Mohammed ben Lhaoussin, Barak era il nome dello schiavo.

A differenza di noi, in cui è rimasta una traccia nel detto latino Nomen omen, il nome è un presagio, tra gli arabi così come tra gli ebrei il nome non viene imposto a caso o secondo la moda ma tenendo conto del suo significato. Durante la schiavitù Mohammed ben Lhaoussin non si sentiva una persona e poco gli importava se lo chiamavano Barak o in altro modo.

Dovremmo porre più attenzione anche noi, perché l’articolo 22 della Costituzione parla espressamente del diritto al nome. Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome”.