Archivio | luglio, 2017

E SE NON CI “SELFASSIMO”?

26 Lug

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È di una decina di giorni fa la notizia della signora che per farsi un selfie in una mostra di Londra ha provocato un effetto domino dal costo di 200.000 dollari.

Questa mattina La Stampa riporta la notizia di una quindicenne morta nel tentativo di farsi un selfie estremo.

TriestePrima invece ci racconta di un giovane che si è fatto filmare mentre si tuffava dal molo Audace di Trieste per sfidare la tempesta, con il risultato della figuraccia di essere salvato dalla Guardia Costiera.

Tutti comportamenti estremi, che si accompagnano all’uso irresponsabile del cellulare o dello smartphone alla guida, che ha visto l’inasprimento delle sanzioni, ma anche da parte di molti pedoni che, guardando lo schermo, vanno a sbattere il naso da qualche parte.

Fenomeno del momento? Se così fosse speriamo finisca presto, però sembra più mania di protagonismo e ansia di risposta, per non parlare dei gesti estremi degli adolescenti sui binari ferroviari, fenomeni ormai monitorati dalla Polizia Ferroviaria.

Cose già dette, ma val bene ripetere che è più importante la persona che le sue troppe fotografie che uno smartphone ci permette di fare, che una telefonata vale dieci messaggi WhatsApp, e che le relazioni faccia a faccia, quando possibili, valgono molto di più.

Senza sottovalutare il rischio di eventuali divieti indiscriminati che andrebbero a colpire tutti, anche coloro che delle tecnologie fanno un uso cosciente e responsabile, e che rammentano i cartelli in alcuni esercizi commerciali “PER COLPA DI QUALCUNO NON SI FA CREDITO A NESSUNO”.

Pensiamoci.

P.s. Mio nipote, 10 anni, al mare ha comperato un bastone per i selfie… mi sono tranquillizzato quando ho visto che lo usa per grattarsi la schiena. 🙂

“LE ROBBE”

25 Lug

Niente a che vedere con l’avidità del contadino Mazzarò, protagonista della novella “La roba” di Giovanni Verga.

Le robbe sono più banalmente i vestiti, che possono essere “firmati” o acquistati al mercato settimanale, che spaccia per novità le collezioni dell’anno precedente, fingendo di non sapere che tutti lo sanno, e ciò non costituisce un problema.

Le robbe”, usato solo al plurale. Ancora una volta il fascino della doppia b.

PERSONE

24 Lug

È morto “Pizzicchicchio”, 89 anni, e con lui se ne n’è andato un pezzo dell’arredo urbano di Latiano.

Millecentogiardinetta

SPIEGARE LA REALTÀ CON I FUMETTI

24 Lug

 Ieri, pigramente sotto l’ombrellone, mi è capitato di leggere un episodio di Dylan Dog.

Non conoscevo il personaggio, come non conosco Tex Willer… può succedere.

L’episodio è “Terrore” ed è ambientato a Londra presa dalla psicosi degli attentati. Un ragazzino con nome arabo viene intercettato mentre sta costruendo un programma che gli agenti pensano sia una bomba.

Storia attuale e istruttiva. Un bambino di dieci anni, però, ha bisogno che un adulto gliela contestualizzi nella realtà attuale. Chissà se i genitori lo faranno o hanno solo comperato distrattamente il fumetto.

JERUZALEM, SLO

22 Lug

Leggendo un libro di Amos Oz, scrittore israeliano, vengo a sapere che durante le crociate un gruppo di soldati, stanchi, infreddoliti, sfiduciati, lasciò la spedizione e deviò a Est seguendo il corso del fiume Po, risalí la costa nord dell’Adriatico fino a fermarsi in una vallata nell’odierna Slovenia, fondando colà la città di Jeruzalem.

Lo racconto a una persona, la quale mi dice di non aver mai collegato la Jeruzalem slovena alla Gerusalemme biblica, ma di sapere che là fanno buon vino.

Punti di vista o interessi diversi.

BARAK

17 Lug

In Terra degli uomini, il racconto di uno dei naufragi di Antoine Sant-Exupéry, l’autore racconta delle traversie della liberazione di uno schiavo, di come egli, dopo l’ebrezza della conquistata libertà avrebbe dovuto fare i conti in capo a tre mesi con la miseria di un un povero,ma libero. “Aveva il diritto di essere se stesso tra i suoi”.

– Su, vecchio Barak, va’ e sii uomo”

[…]

E noi facevamo gesti d’addio al nostro neonato di cinquant’anni, un po’ inquieti nel mandarlo verso il mondo

– Addio Barak!

– No.

– Come sarebbe a dire, no?

– Sono Mohammed ben Lhaoussin, Barak era il nome dello schiavo.

A differenza di noi, in cui è rimasta una traccia nel detto latino Nomen omen, il nome è un presagio, tra gli arabi così come tra gli ebrei il nome non viene imposto a caso o secondo la moda ma tenendo conto del suo significato. Durante la schiavitù Mohammed ben Lhaoussin non si sentiva una persona e poco gli importava se lo chiamavano Barak o in altro modo.

Dovremmo porre più attenzione anche noi, perché l’articolo 22 della Costituzione parla espressamente del diritto al nome. Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome”.

SE LA RELIGIONE FA DANNI

16 Lug

Quando Gesù ebbe il famoso incontro con la samaritana al pozzo, per il quale i discepoli non si scandalizzarono, come ci si sarebbe aspettato, perché stava parlando con una straniera, ma perché discuteva con una donna in quanto donna,  ai legittimi dubbi di lei su dove fosse giusto adorare il Signore egli rispose «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità», rispondendo a posteriori anche al legittimo dubbio di Salomone, che ricevette ed eseguì l’ordine di costruire il Tempio quale dimora dell’Eterno,“Ma è proprio vero che Dio abita con gli uomini sulla terra? Ecco i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che ti ho costruita!”, concetto ribadito dall’apostolo Paolo nel suo incontro con gli ateniesi, “Dio non abita in templi fatti da mano d’uomo come se avesse bisogno di qualcosa”.

Il tempio di Gerusalemme era funzionale anche ai sacrifici cruenti che cessarono la loro ragion d’essere con la morte e la resurrezione di Cristo.

Gli ebrei erano un popolo allegro, che sapeva distinguere tra i momenti di mestizia e quelli di gioia. Un’intera sezione dei salmi, termine vuol dire canto, dal 120 al 134, è chiamata “Salmi dell’ascensione” perché erano cantati gioiosamente da quanti si recavano al Tempio di Gerusalemme. L’ultimo salmo della raccolta (150) invita lodare Dio con tutti gli strumenti musicali.

Subito dopo aver passato il Mar Rosso in fuga dall’Egitto, Mosè intonò un salmo di ringraziamento e sua sorella Maria, la profetessa, sorella d’Aronne, prese in mano il timpano, e tutte le donne uscirono dietro a lei con de’ timpani, danzando.

Siamo tanto abituati a vedere il Cristo crocefisso (e i cattolici le madonne piangenti), che molti dimenticano che la sua morte fu seguita dalla resurrezione, ben espressa anche dall’opera di Pierluigi Nervi nella sala Paolo VI in Vaticano.

Nervi

Nella quindicina di luglio appena trascorsa sono apparse due riflessioni e una segnalazione bibliografica su come il cristianesimo debba essere e spesso non è.

La prima è una bella riflessione sul nostro modo di gestire il tempo “Una teologia del gioco. Non dobbiamo sempre fare qualcosa di utile”, in cui l’autore rivendica il suo diritto a praticare dello sport senza per questo essere accusato di perdere tempo. Quando, nel 1978, ci fu l’eccidio della Guyana a opera di Jim Jones, una casa editrice evangelica lo raccontò in un libro che il cui incipit era “Stavo guardando un documentario sulla Bibbia quando l’emittente interruppe la trasmissione…”, lasciando l’idea del “buon cristiano” che anche in televisione guarda solo cose attinenti la fede”.

I cristiani sono persone serie ma non seriose. Rammentiamo spesso Gesù alle nozze di Cana per il miracolo dell’acqua trasformata in vino, dimenticando il fatto che egli era a una festa con tanto di ballo e tutto il resto.

La seconda riflessione è del giornalista Davide Roberto Papini che, sulle pagine di Riforma, propone dei momenti ludici durante il prossimo sinodo Valdo-metodista, facendo notare come spesso questi momenti siano in realtà degli eventi culturali mascherati da svago.

La segnalazione biografica riguarda l’ateismo di Ken Follet che nel suo libro “Cattiva fede” racconta la storia della “religione dei padri”, parente stretta del “si è sempre fatto così”, fatta di obblighi e privazioni, e di come questa abbia avuto un effetto contrario su di lui. Di persone come lui, meno famose, ce ne sono tante!

È dovere dei genitori istruire i figli, e di questa istruzione fa parte anche la spiegazione della propria fede.

La religione è un complesso di credenze, sentimenti, riti che legano un individuo o un gruppo umano con ciò che esso ritiene sacro, in particolare con la divinità, oppure il complesso dei dogmi, dei precetti, dei riti che costituiscono un dato culto religioso (citazione da Treccani.it).

La fede invece è l’accettazione di una rivelazione per sua natura indimostrabile e quindi non può essere imposta ma è un fatto squisitamente personale, altrimenti parliamo di imposizione o di indottrinamento a una religione, con i fenomeni di accettazione del “male minore” o di accettazione e successivo rigetto come il caso di Ken Follet.