Archivio | violenza di genere RSS feed for this section

“VIOLENZA DI GENERE”

10 Set

“”L’uomo che morde il cane fa notizia” recita piú o meno così un detto giornalistico.

Solo due testate nazionali, però, hanno scritto della donna che a Piombino ha accoltellato il compagno, una delle due forse perché l’ha ripresa dalla sua redazione fiorentina. La notizia non sembra essere stata ripresa dai telegionali.

Con ciò non voglio dire che bisogna dare risalto a queste notizie o peggio “ricamarci sopra” come fanno anche alcuni programmi televisivi, perché in molte occasioni è opportuno tacerle, ma quella di Piombino non la si può far passare sotto traccia proprio nei giorni i cui la ministra Maria Elena Boschi, con delega alle pari opportunità, è impegnata nell’incontro Il tempo delle donne che tratta anche della violenza di genere.

Solitamente si parla, lo faccio anch’io, di violenza contro le donne perché sono loro vittime principali, e per violenza non si intende solo il femminicidio ma tutte le violenze psicologiche e fisiche, ma fatti come quello di Piombino ci rammentano come non si deve escludere, come quasi totalmente di fatto avviene, che nelle commissioni pari opportunità ci sia una presenza maschile, sia per i fatti come quello di Piombino sia perché una commissione composta totalmente da donne perde l’apporto della componente maschile con la quale, spesso solo a parole, si cerca il dialogo.

EPITETI

5 Lug

Per capire perché un politico si sente libero di definire “bambolina” una donna è utile leggere il libro Sta zitta e va’ in cucina di Filippo M. Battaglia. Il fenomeno, con tutta evidenza non si ferma a Grillo.

Avrebbe usato un simile linguaggio se il destinatario fosse stato un uomo?

Esiste e sembra essere sempre più accettata una forma di violenza verbale che comunque svilisce l’essere umano.

PARLARNE OGNI GIORNO

28 Giu

Scrivere della violenza di genere ormai è diventato una necessità quotidiana. Scriverne sui giornali, sui Social Media, parlarne alla macchinetta del caffè, soprattutto agli uomini, al bar, in televisione, ognuno a modo suo, per far comprendere anche al più distratto che è un’emergenza sociale sempre più grave.

Parlarne con le figlie e i figli, anche piccoli, perché come sappiamo che le bambine e i bambini sono spesso più ricettivi di noi. Non diciamo alle piccole e ai piccoli “tu non puoi capire”, perché capiscono benissimo, se usiamo il linguaggio rapportato alla loro età. Se non siamo capaci di spiegare questo tema a livello infantile chiediamo aiuto, i tempi dei cavoli e delle cicogne sono finiti.

Parlarne e scriverne in modo serio e asciutto, senza cadere nella trappola dei “secondo me” e senza entrare in quegli inutili dettagli che tanto piacciono ai giornali scandalistici e, purtroppo, anche ad alcuni programmi televisivi che trovano una facile platea più ampia.

Parlarne e scriverne evitando il fai-da-te su un argomento così delicato, ma affidandosi e sostenendo le associazioni del proprio territorio dotate di personale specializzato.

Parlarne in modo semplice, secondo le proprie capacità e il proprio stile, non sostituendosi agli inquirenti e agli psicologi, cose che la maggior parte di noi non siamo.

Basta un pensiero di disapprovazione, un “non ci sto!” deciso, se poi ne siamo capaci anche un discorso o uno scritto più corposo.

Insistere con le Istituzioni, a tutti i livelli, per pretendere l’attuazione di ciò che avevano promesso e non hanno fatto oppure essendo propositivi.

Il tutto, però, con garbo e Netiquette, per evitare l’effetto contrario.

Diciamo spesso che nel 2016 l’ignoranza è una scelta di vita. Ciò può andar bene se ha effetti sulla persona che la sceglie, ma non quando ne coinvolge o ha effetti negativi anche solo su un’altra.

Parlarne, scriverne e agire ogni giorno senza però indispettire l’altra parte, per non provocare l’effetto assuefazione.

L’alternativa è continuare con la triste conta delle vittime.

PARLARNE OGNI GIORNO

3 Giu

Scrivere della violenza di genere ormai è diventato una necessità quotidiana. Scriverne sui giornali, sui Social Media, parlarne alla macchinetta del caffè, soprattutto agli uomini, al bar, in televisione, ognuno a modo suo, per far comprendere anche al più distratto che è un’emergenza sociale sempre più grave.

Parlarne con le figlie e i figli, anche piccoli, perché  sappiamo che le bambine e i bambini sono spesso più ricettivi di noi. Non diciamo alle piccole e ai piccoli “tu non puoi capire”, perché capiscono benissimo, se usiamo il linguaggio rapportato alla loro età. Se non siamo capaci di spiegare questo tema a livello infantile chiediamo aiuto, i tempi dei cavoli e delle farfalle sono finiti.

Parlarne e scriverne in modo serio e asciutto, senza cadere nella trappola dei “secondo me” e senza entrare in quegli inutili dettagli che tanto piacciono ai giornali scandalistici e, purtroppo, anche ad alcuni programmi televisivi che trovano una facile platea più ampia.

Parlarne e scriverne evitando il fai-da-te su un argomento così delicato, ma piuttosto sostenendo le associazioni del proprio territorio dotate di personale specializzato.

Parlarne in modo semplice, secondo le proprie capacità e il proprio stile, senza però voler sostituirsi agli inquirenti e agli psicologi, cose che la maggior parte di noi non siamo.

Basta un pensiero di disapprovazione deciso, o una pic significativa, ce ne sono tante in internet, se poi ne siamo capaci anche un discorso o uno scritto più corposo.

Insistere con le Istituzioni, a tutti i livelli, per pretendere l’attuazione di ciò che avevano promesso e non hanno fatto oppure essendo propositivi.

Il tutto, però, con garbo e netiquette, per evitare l’effetto contrario.

Diciamo spesso che nel 2016 l’ignoranza è una scelta di vita. Ciò può andar bene se ha effetti sulla persona ma non quando ne coinvolge o ha effetti negativi anche solo su un’altra.

Parlarne, scriverne e agire ogni giorno senza però indispettire l’altra parte, per non provocare l’effetto assuefazione.

L’alternativa è continuare con la triste conta delle vittime.