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DELLE PENE

13 Apr

“Nonostante tutto, continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo”.

Chi non punisce il male, comanda che si faccia”.

Non sono due pensieri antitetici, ma complementari.

Il primo è scritto nella penultima pagina del Diario di Anna Frank, di cui  si è molto dibattuto dopo i fatti degli ultrà della Lazio. Scritto da una bambina di tredici anni che, praticamente murata viva, prima di morire pensava ancora che dell’umanità non si possa fare di ogni erba un fascio.

Il secondo invece, non è di Nicolò Machiavelli o di un magistrato dei nostri tempi, ma di Leonardo da Vinci, più famoso per i suoi disegni, le sue invenzioni, i suoi dipinti.

In modo lapidario, senza usare il linguaggio moderno a cui siamo più avvezzi, Leonardo invoca quella certezza della pena chiesta da molti e tuttora assente.

Chissà, forse, un giorno.

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ONESTÀ NEGLI APPALTI

7 Apr

“Nell’anno diciottesimo del re Giosia, il re mandò Safan, figlio di Asalia, figlio di Mesullàm, scriba, nel tempio del Signore, dicendo: “Sali da Chelkia, il sommo sacerdote, perché metta assieme il denaro depositato nel tempio del Signore, che i custodi della soglia hanno raccolto dal popolo. Lo si dia in mano agli esecutori dei lavori, sovrintendenti al tempio del Signore; costoro lo diano agli esecutori dei lavori che sono nel tempio del Signore, per riparare le parti danneggiate del tempio, ossia ai falegnami, ai costruttori e ai muratori, per l’acquisto di legname e pietre da taglio per riparare il tempio. Tuttavia non si controlli il denaro consegnato nelle loro mani, perché lavorano con onestà”. (2 Re 22:3-7)

Il re Giosia (640 -609 a. C.) è rimasto famoso perché, ritrovato un vecchio manoscritto della Legge e resosi conto  che il popolo di Giuda se ne era allontanato, non aggirò ma il problema ma fu artefice di una riforma radicale, che troviamo descritta nel capitolo 22 e 23 del secondo libro dei Re.

(“Riforma” dovrebbe essere anche un termine che ne evoca un’altra più recente).

Pongo l’enfasi  anche sull’operato degli esecutori dei lavori e sulla raccomandazione di Giosia, “Tuttavia non si controlli il denaro consegnato nelle loro mani, perché lavorano con onestà”.

Affermazione d’altri tempi. Già intorno agli anni 30 d. C. le cose erano cambiate,

Gesù entrò nel tempio e scacciò tutti quelli che nel tempio vendevano e compravano; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e disse loro: “Sta scritto:
La mia casa sarà chiamata casa di preghiera.
Voi invece ne fate un covo di ladri”. (Mt. 21:12-13)

Non che nel tempio non dovessero, allora, esserci i cambiavalute e i mercanti degli animali per i sacrifici, ma le loro attività avevano, detto in termini moderni, cambiamo la destinazione d’uso del  tempio.

SUL FORESTIERO

3 Apr

Quando un forestiero dimorerà presso di voi nella vostra terra, non lo opprimerete. Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso, perché anche voi siete stati forestieri in terra d’Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio”. (Levitico 17:33-34)
Benjamin Netanyahu non trova il tempo per leggere la Torah?

SULLA TESTIMONIANZA

2 Apr

Il primo giorno della settimana, al mattino presto esse si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno””. Ed esse si ricordarono delle sue parole e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli. Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l’accaduto”.

Il lunedì dell’Angelo è chiamato così per i due uomini in abiti sfolgoranti. C’è una discordanza cronologica – perché il primo giorno della settimana corrisponde alla nostra domenica.

Ciò che conta in questo racconto, oltre alla conferma della resurrezione, è il fatto che le tre donne, in quanto tali, non furono credute, perché la testimonianza delle donne non aveva valore.

Come dimostrano anche li reazioni dei dodici e dei samaritani all’incontro di Gesù con la domma al pozzo in Giovanni 4:

In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna (non tanto con una samaritana, come sarebbe stato più logico)” […] “Molti Samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donna che dichiarava: “Mi ha detto tutto quello che ho fatto”. E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregarono di fermarsi con loro ed egli vi rimase due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e dicevano alla donna: “Non è più per la tua parola che noi crediamo ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo”, perché la parola di una donna andava sempre verificata.

Passati duemila anni, nonostante l’abolizione dell’odiosa attenuante del delitto d’onore riconosciuta solo all’uomo e la riforma del diritto di famiglia, troppo spesso la testimonianza di una donna viene presa alla leggera, soprattutto nei casi di denunce contro le violenze.

C’è ancora tanta strada da fare.

CREDIBILITÀ DELLE NOTIZIE

11 Mar

La calunnia è un venticello dal Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini è una delle romanze più famose della lirica italiana. Con il suo crescendo anche terminologico – la calunnia da venticello diventa colpo di cannone – vuol far notare come ciò che all’inizio è una diceria pian piano diventa sospetto fino a affermarsi come realtà, ovviamente non verificata.

Stando ad uno studio del MIT le bufale corrono più veloci delle notizie vere, vuoi perché spesso i quotidiani non verificano le fonti vuoi perché nell’epoca dei Social Media il passaparola la fa da padrona senza che chi legge una notizia la verifichi.

Una notizia palesemente falsa è quella della disponibilità dei moduli presso i Caf e gi Uffici postali per la richiesta del Reddito di cittadinanza che è nel programma del Movimento 5 Stelle. Palesemente falsa perché il Governo non è stato formato e di conseguenza nessun partito o movimento può promulgare un decreto legge. A tal proposito è dovuta intervenire la Polizia Postale (@poliziadistato) per mettere in guardia dai falsi annunci sui Social Media.

Eppure, ci informa Arianna Ciccone (@_ciccone), contro ogni logica se non la perdita di credibilità il Mattino ha pubblicato la fotografia di una fila fin fuori ad un Ufficio Postale. La fotografia è del 2010 ma volendo la si può scattare ogni primo del mese nei paesi quando gli anziani, quelli che vogliono “toccare” la pensione (come voleva mia nonna) si mettono (s)pazientemente in fila bloccando l’accesso agli altri servizi.

Ci sono notizie, come questa, che è facile smontare subito, altre che che siano vere o false non cambiano la vita, altre che, pur essendo false, si trasformano in convinzioni.

Per fare un esempio letterario, nell’immaginario popolare il “dubbio amletico” vuole che il principe di Danimarca, nella tragedia di Shakespeare, pronunci il suo “Essere o non essere? Questa è la domanda.” con un teschio in mano. Teschio che non compare in questa scena (Atto III, scena I) ma più avanti (Atto V, scena I), quando in cimitero Amleto si trova a discutere con un becchino e allora prende in mano il teschio di Yorik, buffone del re.

Amleto_con_teschio

Questo non cambia nulla nella vita delle persone e interessa solamente i cultori di William Shakespeare ma ci sono, e ci sono state anche prima del Social Media, molte altre informazioni volutamente false e tendenziose che hanno avuto effetti diretti e indiretti nella vita dei singoli e della società.

È brutto doverlo dire, ma soprattutto di questi tempi, ogni notizia va verificata. Per rimanere sull’onda dell’Amleto purtroppo “C’è del marcio nelle notizie!”.

A PROPOSITO DI SOVRANITÀ

4 Mar

Ciascuno sia sottomesso alle autorità costituite, poiché non c’è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio. Quindi chi si oppone all’autorità, si oppone all’ordine stabilito da Dio. E quelli che si oppongono si attireranno addosso la condanna. I governanti infatti non sono da temere quando si fa il bene, ma quando si fa il male. Vuoi non aver da temere l’autorità? Fa il bene e ne avrai lode, poiché essa è al servizio di Dio per il tuo bene. Ma se fai il male, allora temi, perché non invano essa porta la spada; è infatti al servizio di Dio per la giusta condanna di chi opera il male. Perciò è necessario stare sottomessi, non solo per timore della punizione, ma anche per ragioni di coscienza. Per questo dunque dovete pagare i tributi, perché quelli che sono dediti a questo compito sono funzionari di Dio. Rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto: a chi il tributo, il tributo; a chi le tasse le tasse; a chi il timore il timore; a chi il rispetto il rispetto”. (Romani 13:1-7)

In vista delle elezioni di oggi questo appello dell’apostolo Paolo è quantomai attuale. Rimane un discorso difficile, se consideriamo alcuni capi di stato e di governo passati e presenti. Bisogna però rammentare che Paolo lo scrisse nel 57 a. C. quando Roma governava su quasi tutto il mondo allora conosciuto con i suoi motti “Si vis pacem para bellum”, “Divide et impera” e “Dura lex sed lex”, che tanto democratici non erano, riscuotendo i tributi ma anche lasciando relativa autonomia ai popoli che si sottomettevano. Di certo non andava molto per il sottile, se pensiamo a quante persone crocifisse c’erano a monito sulle vie consolari. Un occhio di riguardo lo aveva per i suoi cittadini come l’apostolo Paolo che in Atti 22:27 rivendicò la sua cittadinanza romana.

Quella di Paolo è un’affermazione di principio. Non parla di specifiche persone né, in termini moderni, di partiti, piuttosto del fatto che una società ha bisogno di regole e non può reggersi nell’anarchia.

Lo stesso Gesù in risposta ai farisei che gli avevano psto una domanda oziosa per tendergli un tranello, disse: Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”di, avallando con queste parole la sovranità di Roma, deludendo coloro che nel Messia aspettavano un liberatore di Israele dalla sudditanza da Roma

Oggi, dopo tanto tempo, ci troviamo di nuovo nella possibilità di eleggere il nuovo Parlamento. In quei limiti previsti dall’articolo 1: “La sovranità appartiene al popolo che la esercita nei limiti previsti dalla Costituzione”. Paletti che sono stati messi per non cadere nell’anarchia, nella quale ognuno agisce come vuole.

Di certo, soprattutto dopo l’estensione del voto alle donne, abbiamo molti più diritti e libertà dei sudditi e degli stessi cittadini romani, e sta in noi, nei limiti della legalità, fare in modo che ci governa lo faccia nel modo migliore.

DINA, UNA DI NOI

4 Feb

 

Le Scritture, si sa, non si soffermano sui fatti di cronaca relativi alla sfera sessuale, sia perché essa era ben codificata, sia perché le ragazze e i ragazzi si sposavano relativamente presto rispetto ad ora.

Certo, è raccontato di come il re Davide, invaghitosi di Betsbabea, la moglie di Uria, mandò questi in battaglia in prima linea per farlo morire e aver campo libero, e della presunzione di innocenza di una giovane se la violenza fosse avvenuta in campagna, perché “forse ha urlato per chiedere aiuto ma nessuno l’ha udita”. C’è un episodio che per il nome della protagonista e per il luogo potremmo benissimo trasportare nella nostra realtà di oggi.

“Dina, la figlia che Lia aveva partorita a Giacobbe, uscì a vedere le ragazze del paese. Ma la vide Sichem, figlio di Camor l`Eveo, principe di quel paese, e la rapì, si unì a lei e le fece violenza”. (Genesi 34:1-2).

Dina una ragazza che andò al pozzo a coglier l’acqua – era un compito da donna – e si fermò a parlare con le amiche, come avviene ora con le nostre giovani in piazza o nei centri commerciali.

La storia prende una brutta piega quando Dina non torna a casa perché Sichem, il figlio del principe di quel paese 1) la vede 2) la rapisce e 3) si unisce a lei facendole violenza.

Chi vuole può leggere il resto in Genesi 34.

Molto attuale perché è ciò che succede quasi ogni giorno nelle nostre città.

Di un’attualità sconcertante che non può lasciare indifferente nessuno, uomo o donna che sia.