Tag Archives: convivenza

EDUK

28 Apr

Eduk era un mio amico – al passato solo perché ci si è persi di vista – di famiglia agiata studiava medicina. Nero, all’epoca non di usava l’eufemismo “di colore”. Si vestiva come voleva, qualche volta con una delle sue tuniche perché, diceva, “se hanno sa dire lo fanno perché sono nero, quindi, senza disturbare nessuno, vivo a mio a agio”. Parlava italiano. Una volta ci trovammo ad una conferenza, erano i tempi in cui non si parlava di Unione Europea ma ancora di Comunità economica europea. A udire l’oratore parlare con insistenza di Europa, garbatamente chiese la parola, si alzò e disse “Se lei continua a parlare di Europa, io comincio a parlare di Africa, concetti quanto mai vaghi”.

L’Africa è il terzo continente del pianeta quanto a superfice ed è composto da 54 nazioni, tra le quali il Brukina Faso, considerato il Paese più povero della terra.

Parlare tout court di africani, come è successo nella tempesta riguardo il Trieste Running Festival, può essere dunque impegnativo.

Un’estate a Otranto, il punto italiano più vicino alla costa albanese, vidi un’automobile con il distintivo ovale IS, Islanda. Non pensai a quanti chilometri avevano fatto, ma a quanto differente potesse essere un islandese da me.

Proprio come il concetto astratto di Africa e africani richiamato da Eduk.

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BUON NATALE

23 Dic

Buon Natale a chi passa di qua.

Buon Natale a chi, in buona o mala fede, ha alimentato le solite polemiche: Natale sì, Natale no, presepe sì, presepe no, strumentalizzando il Natale per scopi che con esso nulla hanno a che fare con esso.

Buon Natale a chi è convinto di essere l’unico depositario della Verità, dimenticando che lo Spirito invece soffia dove vuole.

Buon Natale a chi si riconosce nello spirito del giubileo. Non quello istituito da Bonifacio VIII ma quello biblico (Levitico 25), lo scopo del quale era insegnare che tutto, ma proprio tutto, ci è dato in prestito.

Buon Natale a chi riesce a stupirsi e farsi domande solo all’apparenza inutili. Salomone, al quale fu ordinato di costruire il Tempio di Gerusalemme, si chiese come fosse possibile che Dio sia confinato in quattro mura. A differenza di altri non fu punito per il suo dubbio, perché seppe guardare oltre le apparenze.

Buone feste ai nostri vicini, siano essi ebrei o musulmani, che hanno le loro rispettive feste in questo periodo e, ovviamente, anche agli altri.

Buone feste a chi non crede, perché la fede è un dono e come tale può non essere accettato, non si può aver fede per decreto. Credere – aver fede – è uno di quei verbi come amare e sentire, che non sono retti dal verbo dovere.

Buon Natale, o buone feste, a coloro che presiedono i servizi essenziali e alle persone che lavoreranno a causa dell’avidità dei loro datori di lavoro.

BuonNatale, o buone feste, a coloro che si sono trovati sbattuti in Italia dalle onde del mare, novelli, Enea, perché sfuggono da una guerra o da un Paese ostile.

Buon Natale, o buone feste, a chi non si è trovato in questa lista di persone che per sua natura è aperta, ma poiché siamo sette milioni, più di qualcuno può essere sfuggito.

FA QUELLO CHE TI PARE

17 Dic

(Pensiero prenatalizio)

Sabato sera mi son trovato di nuovo a spiegare a un romano un detto romanesco: “A una spanna da me fa quello che te pare”, che rammenta il più comune “vivi e lascia vivere” al quale fa compagnia.

Tutti e due sono l’elogio dell’intolleranza. Già il termine tolleranza denota un atteggiamento negativo, di sopportazione di qualcuno o qualcosa che non si può evitare, cosa diversa invece è la convivenza, anche senza condivisione delle idee ma nel rispetto reciproco.

Quando, dopo la morte di Abele l’Eterno chiese: “Caino, dov’è Abele, tuo fratello?”, questi rispose: “Non lo so. Sono forse io custode di mio fratello”. Lasciatemi pensare che, se il momento non avesse richiesto una risposta più dura, l’Eterno avrebbe ribattuto, “Sì che lo sei, perché io ho affidato te a lui e lui a te!”.

Mi piace notare come il termine prossimo, quello della parabola del buon samaritano, nelle traduzioni in inglese è reso con neighbour che vuol dire anche vicino di casa, quello o quelli con cui spesso litighiamo nelle riunioni di condominio o non salutiamo per le scale.

Non perché “a Natale siamo tutti più buoni” – lo si può fare con più calma anche a gennaio – proviamo a cambiare atteggiamento verso il nostro vicino, scambiando due parole sul pianerottolo o invitandolo “da noi” per un te o per una partita a carte in una domenica pomeriggio piovosa. Magari, chissà, troveremo una persona totalmente diversa di cui conoscevamo solo i nostri pregiudizi.

Φιλία

14 Dic

Siamo amici?” Così i bambini si invitano reciprocamente al parco, non sapendo di esprimere uno dei più complessi concetti del mondo  degli adulti.

PUNTI DI VISTA

3 Dic

Il rispetto dei punti di vista e delle opinioni altrui è un elemento essenziale della comunicazione.

Se dico Giuda a chi pensate? Bene, ora domandatelo ad un ebreo, per il quale Giuda è un nome al pari di Mosè, Aronne o Giosuè (Yoshua, come Gesù).

LA CARA VECCHIA NETIQUETTE

27 Set

Mi rifaccio a quanti su Twitter e altri Social Media insultano con termini volgari e che nulla hanno a che vedere con i temi de twitt in particolare le donne. Gli esempi eclatanti sono diventati gli insulti contro Laura Boldrini e Maria Elena Boschi. Si può non essere d’accordo con operato di questa e o di quella, dissentire fa parte di quel privilegio chiamato democrazia. Altra cosa è l’offesa verso la persona. Ho citato due donne ma le offese, gratuite, pesanti e fuori contesto, vengono rivolte anche agli uomini.

Molte persone, e purtroppo questo succede anche per gli adescamenti delle e dei minori per scopi per nulla leciti, hanno una doppia morale. Quella in “giacca e cravatta” della vita fisica e quella “da tastiera”, dei dottor Jekyll e Mister Hide che dimenticano di essere la stessa persona anche se a tutela della propria privacy usano un nickname. Come quelle persone che iniziano il discorso dicendo “Sinceramente parlando…” e che dovrebbero essere interrotte domandando loro “Scusa, di solito come parli?”.

Così come stanno andando in disuso termini come “nuove tecnologie” e “nativi digitali”, bisogna far capire che non esiste una “vita virtuale” ma “da tastiera”, perché  persona che interagisce con una o più altre è la stessa.

I Social Media non sono degli sfogatoi nei quali esprimere gli istinti e i sentimenti più bassi, ma delle agorà virtuali in cui esprimere e condividere le idee che possono essere rese pubbliche, tenuto debito conto dei pericoli della Rete.

Emarginando e bloccando i i violenti verbali si va sicuramente verso un mondo, anche virtuale, più pulito e di dialogo, rispettoso delle opinioni altrui. Lo si può fare privatamente senza aspettare che i responsabili o la Polizia postale intervengano nei casi estremi.

Se una persona è isolata o non trova riscontri, può twittare finché vuole, ma finirà di farlo solo per se stessa.

Insomma, la cara vecchia Netiquette, sulla quale ogni tanto è il caso di portare l’attenzione.

VIVERE I SOBBORGHI

10 Ago

“Guai ai vinti” è una locuzione latina pronunciata da Brenno nel 390 o giù di lì, quando i Galli senoni vinsero e occuparono Roma.

La storia, passata e presente, è piena di slogan più o meno a effetto e più o meno dimenticati.

Sembra che per due anni dovremo dimenticare affermazioni come “teniamo i ragazzi lontano dalla strada”, “più sicurezza per le donne”, “riprendiamoci le piazze”.

L’unico fatto certo è che il governo si è finalmente accorto che “la coperta è corta” e se prometti da una parte devi per forza tagliare dall’altra. L’approvazione del decreto Milleproroghe avvenuta tre giorni fa ha accolto l’emendamento 13.2 che ha «differito al 2020 l’efficacia delle convenzioni» stipulate sulla base del “bando periferie”.

Quindi le periferie possono attendere, proprio quelle che sono a maggior rischio micro e mini criminalità, che in un futuro più o meno prossimo potrebbe anche perdere i prefissi.

La riqualificazione delle periferie serve anche per dare attualità alle tre affermazioni espresse più sopra. Rendendole qualcosa di più che agglomerati urbani dormitorio, con servizi pubblici, non solo il TPL, spesso al limite del “minimo sindacale”, le si trasformerebbero in sobborghi. Ormai periferia è diventato sinonimo di degrado, chiamarla sobborgo fa essere quello stesso luogo parte della città.

 Un mutamento del linguaggio non risolve il problema ma può aiutare, e forse servirà a richiamare ai suoi doveri l’amministrazione locale.

L’esempio che mi viene in mente è la “rotonda magica” di Swindon, che solo gli inglesi potevano inventare, dove c’è un corpo centrale con tanti satelliti più piccoli ma di pari dignità e con pari diritti del centro città.

Rotondamagica

I ragazzi si possono togliere dalle strada solo dando loro delle alternative valide, dei luoghi di aggregazione ben gestiti non per parcheggiarli ma per farli crescere nel rispetto della loro autonomia, le donne possono esercitare il loro diritto di tornare sicure a casa di sera solo se esiste un ambiente protetto, con le telecamere di sorveglianza e presidiato dalla silenziosa presenza delle forze dell’ordine che forse non fermano nessuno ma ci sono.

Le piazze come tante piccole agorà, luoghi di incontro dei cittadini onesti, soprattutto in estate, soprattutto in questa notte simbolo delle stelle cadenti fino a tardi che tanto i bambini il giorno dopo non vanno a scuola, per far capire ai malintenzionati che si è in tanti e non si ha paura di loro, per conoscersi e scambiare due parole con i vicini che sappiamo esistere perché ogni mattina prendiamo lo stesso bus.

Gran parte di ciò avviene, quasi ogni sera, nelle nelle piazze in centro, però se nelle periferie le piazze sono sporche perché non c’è un servizio adeguato, a parte l’inciviltà dei pochi contro i quali valgono solo le sanzioni, se i cestini sono pieni, se le panchine dimostrano la loro età, anche qui con un distinguo sui vandali che le danneggiano, se nell’illuminazione pubblica sono guaste tre lampade su cinque, vivere le periferie è difficile, le piazze non possono essere quel luogo di aggregazione sociale che dovrebbero essere.

Mi sono astenuto di proposito dall’addentrarmi negli altri problemi, che sono tanti e complessi, primi tra tutti la densità abitativa e i delicati equilibri con molti degli immigrati, perché ognuno conosce o dovrebbe conoscere quelli del proprio territorio per soffermarmi sull’aspetto della relazione interpersonale, che è alla base della vita umana.

Ci risentiamo tra due anni. 😦