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DI TRADIZIONI E PLAGI

10 Giu

Perla era nata reietta dal mondo infantile. Rampollo di male, emblema e frutto di peccato, non aveva il diritto di frequentare i bambini battezzati. Nulla era più notevole dell’istinto, ché tale appariva, con cui la piccina comprendeva la propria solitudine; il destino che le aveva tracciato intorno un cerchio inviolabile; tutta la particolarità, infine, della sua situazione rispetto a quella dei coetanei. Mai, dopo la scarcerazione, Hester aveva affrontato gli occhi della gente senza di lei. In tutti i suoi tragitti per la città non mancava mai Perla; prima, pargoletta in braccio, poi fanciullina, minuscola compagna della madre, di cui stringeva un dito nel piccolo pugno, mentre saltellava tutta svelta per non restarle addietro. Vedeva i bimbi della colonia sul margine erboso della strada o sulla soglia di casa, baloccarsi nei tristi modi consentiti dall’educazione puritana; giuocando ad andare in chiesa; o a fustigare i quaccheri o a scotennare gli indiani in finte battaglie; o a farsi scambievolmente paura con strambe imitazioni di stregoneria. Perla stava a guardarli, non perdeva nulla della scena, ma non cercava mai di stringere amicizia. Interpellata, non rispondeva. Se i bambini facevan capannello intorno a lei, diventava davvero terribile nella sua piccola rabbia, brandiva dei sassi per colpirli, con certi strilli acuti, incoerenti, che facevan tremare la madre perché somigliavano tanto agli anatemi lanciati da una versiera in una lingua sconosciuta.

Fatto sta che i piccoli puritani, appartenendo alla genia più intollerante che sia mai vissuta, s’eran formati una vaga idea d’alcunché di bizzarro, di soprannaturale, o in contrasto con le abitudini correnti, nella madre e nella figlia; e perciò le disprezzavano in cuor loro, e non di rado le vilipendevano ad alta voce. Perla avvertiva quel sentimento, e lo ripagava con l’odio più fiero che possa esacerbare un seno infantile”.

Quando parliamo di integralisti la nostra mente va agli ebrei vestiti di nero, con le filatterie e col cappello nero oppure ai fanatici islamisti che nulla hanno a che vedere con gli islamici e che con i loro attentati stanno seminando il terrore in mezzo mondo, islamico compreso.

Non dimentichiamo però che anche una parte del cristianesimo quanto a fondamentalismo e intolleranza non fa tanta bella figura. Il cristianesimo che come comando principale ha “Ama Dio sopra ogni cosa e il tuo prossimo come te stesso”, o per dirla con Agostino d’Ipponia “Ama e fa ciò che vuoi”, si contra con i principi non negoziabili di alcuni e le rivalità di altri.

Quello che ho riportato è un brano tratto da La lettera scarlatta, di Nathaniel Hawthorn, nato a Salem, Massachusset. Quella Salem che nel 1692 visse la triste vicenda vide della caccia alle streghe che portò sul rogo tante donne per il semplice sospetto, ovviamente mai provato, di stregoneria, ben proposto tra gli altri da Arthur Miller nella commedia Il crogiolo.

Pubblicato nel 1850, il romanzo Nathaniel Hawthorn, con i temi del peccato, della grazia e del perdono è ambientata nella Boston del 1642, appena cinquant’anni prima della caccia alle streghe, in quell’America bigotta dei Puritani, eredi dei Padri Pellegrini che tanto brave persone non furono, che tra le opzioni preferirono la condanna dell’adultera protagonista non a morte come la loro legge avrebbe comandato ma a continuare a vivere ai margini della società con la lettera A di adultera sul vestito finché non avesse confessato con chi aveva consumato il peccato.

La frase in neretto ben evidenzia come tutto ciò e l’educazione che ne conseguiva, influenzavano i bambini che giocavano ad andare in chiesa.

Tutto ciò avveniva nel diciassettesimo secolo ed è stato riproposto da uno scrittore un secolo dopo, ma certi fenomeni, spesso i peggiori, sono duri a morire.

Nel 2016 Ken Follet, scrittore che certo non ha bisogno di presentazioni, ha pubblicato Cattiva fede, la storia del plagio da lui subito, proprio come i bambini di Boston del romanzo, e conseguente allontanamento dalla fede.

È dovere dei genitori allevare e istruire i figli, e dell’istruzione fa parte la trasmissione delle credenze religiose, ma non si deve mai plagiarli o privarli della loro personalità e delle occasioni che hanno, crescendo, di fare le proprie scelte anche non condivise dai genitori.

(È interessante che il libro di Ken Follet nel testo italiano cita i riferimenti biblici, cosa che non fa in quello inglese, perché nel mondo anglofono la conoscenza delle Scritture è un dato assodato).

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BAMBINI

16 Mag

Beato chi afferrerà i tuoi piccoli
e li sfracellerà contro la pietra.”
Questi versi che chiudono ill salmo 137, per il suo desiderio di vendetta è recitato con disagio e a bassa voce dagli ebrei moderati, ma è tornato tristemente di attualità da quando lo stato si Israele uccide anche i bambini e non ha altro da aggiungre se non che di mattina dovrebbero essere a scuola.
Lasciate i bambini fuori dalle guerre!

 

SPIEGARE LA REALTÀ CON I FUMETTI

24 Lug

 Ieri, pigramente sotto l’ombrellone, mi è capitato di leggere un episodio di Dylan Dog.

Non conoscevo il personaggio, come non conosco Tex Willer… può succedere.

L’episodio è “Terrore” ed è ambientato a Londra presa dalla psicosi degli attentati. Un ragazzino con nome arabo viene intercettato mentre sta costruendo un programma che gli agenti pensano sia una bomba.

Storia attuale e istruttiva. Un bambino di dieci anni, però, ha bisogno che un adulto gliela contestualizzi nella realtà attuale. Chissà se i genitori lo faranno o hanno solo comperato distrattamente il fumetto.

I BAMBINI E LA GESTIONE DEL DENARO

22 Giu

Dialogo tra due bambini di nove – dieci anni arrivati in bicicletta davanti a una macchina su strada che distribuisce l’acqua a cinque centesimi al litro.

Francesco, dobbiamo farci la tessera per non girare sempre con gli spiccioli in tasca”.

Hai ragione, Nicola, però per comprarla ci vogliono tre euro…”.

Allora, uno ne metto io, l’altro tu, e poi domandiamo a Giovanni se vuol partecipare con il terzo euro”.

Il tutto davanti al cartello che informa che la tessera, anonima, è in vendita a tre euro con tre, euro di ricarica, praticamene gratis”.

Errori di valutazione in cui incorrono spesso anche molti adulti.

MEMORIE DI AZZURRO

12 Giu

L’altro giorno, tra una cosa e l’altra, ci siamo trovati a parlare delle vacanze estive dai nonni.

Quelle descritte da Celentano in Azzurro, che io passavo qualche volta da mia nonna, con l’obbligo formale del riposino pomeridiano. Formale perché, per quell’accordo non scritto che si può stipulare con i nonni che sono più permissivi dei genitori ogni tanto, novello Tom Sawyer, trasgredivo saltando dalla finestra al pian terreno della villetta.

Anche quel giorno che, cammina cammina sul lato sinistro della strada come mi avevano insegnato a scuola, percorsi cinque chilometri fino ad arrivare al paese vicino dove abitava uno zio mugnaio che aveva un mulino ad acqua, non proprio bianco come quello dei famosi biscotti, ma che mi affascinava ugualmente (forse già all’epoca mi stavo appassionando al tempo e il roteare della ruota mi ricordava un orologio). Interrogatomi sul cosa facessi lì e se mia nonna ne fosse al corrente, mio zio mi pagò il biglietto per il primo autobus di ritorno. Mia nonna non lo venne a sapere perché non aveva il telefono, neanche quello nero a muro con il disco.

Una signora più giovane ha raccontato di come veniva mandata dai suoi nonni in Sardegna e di come veniva coccolata dalla nonna che ogni giorno ne trovava una nuova per farla mangiare, preparandole se necessario le tagliatelle a merenda. Suo nonno era un pastore, un pastore sardo di quelli che avevo visto sui libri delle elementari. Incuriosito, le ho chiesto se parlassero in dialetto o in italiano. Mi ha risposto che sì, qualche parola in dialetto usciva, ma parlavano in italiano perché a suo modo suo nonno era una persona colta. Quando recava il gregge al pascolo portava con sé un libro di un autore italiano, D’Annunzio, Verga o qualche altro, assieme a un piccolo dizionario nel quale cercava le parole che non conosceva e scriveva i suoi marginalia.

Sono rimasto stupito e lei a sua volta mi ha detto di esserlo stato quando, da adulta, ha visto il film tratto dal romanzo Padre Padrone di Gavino Ledda, che certo non corrispondeva all’immagine del pastore sardo che le aveva trasmesso il nonno.

Questo per dire che ci sono luoghi comuni e stereotipi che non corrispondono affatto alla realtà, che non debbono essere presi per buoni ma verificati, e facilmente si trova che derivano da chiacchiere popolari senza fondamento.

Come quella che vuole il “contadino, scarpe grosse e cervello fino”. Scarpe grosse sicuramente, perché altrimenti affonda nel terreno bagnato, ma “cervello fino” non si riferisce ad una persona che non ci arriva ma piuttosto che sa ragionare. Forse non sempre come i libri di scuola ma, si sa, i libri sono la forma scritta in bella copia della pratica.

BAMBINI INDIFESI

8 Giu

Fino ad una certa età i bambini sono indifesi e dipendono in tutto e per tutto, anche per la loro vita, da una o più persone adulte.

È facile parlarne da fuori, come sto facendo anch’io, da persone per cui l’unica esperienza diretta dettata dalla fretta è quella di non rammentare dove si ha parcheggiato l’auto o di tornare a casa senza aver acquistato un articolo presente nella lista della spesa.

Dimenticare il proprio figlio in auto, dicono gli psichiatri, è frutto della frenesia del nostro tempo, una dissociazione dalla realtà come meccanismo di autodifesa che purtroppo non tiene conto delle altre conseguenze.

Ciò che è accaduto ieri in provincia di Arezzo non è il primo caso e, fatalmente non sarà l’ultimo. Anche mettere un post-it sul volante non serve perché come tutti gli avvisi permanenti col tempo perde la sua efficacia.

Come reazione spontanea spesso inizia un movimento di opinone, non solo sui Social Media, c’è una richiesta come quella di un uomo che nel 2015 ha perso nello stesso modo suo figlio e ha aperto fu Facebook una raccolta di firme per ottenere che sulle automobili venga inserito un segnale acustico simile a quello che suona quando non ci si allacciano le cinture.

Mi domando però se sia corretto in casi come questo citare il suo nome come ha fatto oggi un tg, rinnovando in lui quella ferita e quel senso di colpa che forse si porta addosso, salvo che non abbia dato il suo esplicito consenso.

Questa mattina ho visto una volta di più un bambino seduto in braccio alla madre senza cintura sul sedile accanto al guidatore. Questo modo di fare, che trae origine dall’errata convinzione che in città gli impatti non siano violenti, non è, a differenza dell’altro, dovuto a dissociazione dalla realtà ma un vero atto di incoscienza verso di sé e verso il bambino, che in caso di urto è il primo a sbattere contro il parabrezza.

GENOCIDIO

10 Mag

Non chiedete di Aleppo alla gente comune, ma ai Plato, agli Erode, ai Caifa di oggi che potrebbero fare ma non fanno.