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L’IMMAGINARIO FEMMINILE

7 Nov

Intervista a tutto campo di Michela Murgia a Guillermo Mariotto, stilista, sul corpo della donna. Com’è cambiato in questi anni l’immaginario femminile? Quali forze segnano, agiscono sul corpo delle donne?

In cui si parla della taglia 48, dei canoni imposti dalla moda, delle libertà, del tempo che passa, dei “cataloghi” delle mise delle signore – mai visti per gli uomini – ma anche dell’uso insistente, di conseguenza fastidioso, del turpiloquio da parte di una donna di successo.

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E SE NON CI “SELFASSIMO”?

26 Lug

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È di una decina di giorni fa la notizia della signora che per farsi un selfie in una mostra di Londra ha provocato un effetto domino dal costo di 200.000 dollari.

Questa mattina La Stampa riporta la notizia di una quindicenne morta nel tentativo di farsi un selfie estremo.

TriestePrima invece ci racconta di un giovane che si è fatto filmare mentre si tuffava dal molo Audace di Trieste per sfidare la tempesta, con il risultato della figuraccia di essere salvato dalla Guardia Costiera.

Tutti comportamenti estremi, che si accompagnano all’uso irresponsabile del cellulare o dello smartphone alla guida, che ha visto l’inasprimento delle sanzioni, ma anche da parte di molti pedoni che, guardando lo schermo, vanno a sbattere il naso da qualche parte.

Fenomeno del momento? Se così fosse speriamo finisca presto, però sembra più mania di protagonismo e ansia di risposta, per non parlare dei gesti estremi degli adolescenti sui binari ferroviari, fenomeni ormai monitorati dalla Polizia Ferroviaria.

Cose già dette, ma val bene ripetere che è più importante la persona che le sue troppe fotografie che uno smartphone ci permette di fare, che una telefonata vale dieci messaggi WhatsApp, e che le relazioni faccia a faccia, quando possibili, valgono molto di più.

Senza sottovalutare il rischio di eventuali divieti indiscriminati che andrebbero a colpire tutti, anche coloro che delle tecnologie fanno un uso cosciente e responsabile, e che rammentano i cartelli in alcuni esercizi commerciali “PER COLPA DI QUALCUNO NON SI FA CREDITO A NESSUNO”.

Pensiamoci.

P.s. Mio nipote, 10 anni, al mare ha comperato un bastone per i selfie… mi sono tranquillizzato quando ho visto che lo usa per grattarsi la schiena. 🙂

“MATRIMONIO DA FAVOLA”

17 Giu

Leggo sui giornali di un matrimonio da favola a Trieste, quello tra Viktoria Swarovski, l’erede della famiglia dei famosi brillanti e Werner Murz, manager.

Niente da dire sulla concessione del colle da parte del comune di Trieste come avviene per le grandi occasioni – domani piazza Unità d’Italia sarà interdetta alla circolazione anche pedonale per il concerto della Filarmonica della Scala patrocinata da Allianz – anche per il ritorno in termini di visibilità turistica che questi eventi possono portare. “Con l’approssimarsi dell’ora fatidica, intanto, il parcheggio antistante la cattedrale è stato blindato con nastro a strisce bianche e rosse. Vi avevano accesso solo automobili battenti targa tedesca e austriaca”.

Diverso è, o dovrebbe essere, la cessione della chiesa, intesa come edificio, che a differenza dagli evangelici e protestanti, per i cattolici è un luogo sacro, per un evento che ha tutti gli estremi per definirsi mondano altrimenti i due si sarebbero sposati tranquillamente in Austria.

Il matrimonio, anche quello cattolico, è un contratto tra due persone (la parola è brutta ma richiama in Italia gli articoli del Codice civile), che dovrebbe esulare dalla spettacolarizzazione e dalla ricerca di location particolari ma, soprattutto, per il suo significato di condivisione e testimonianza, dovrebbe essere aperto a tutti, mentre “Sin da ora di pranzo un paio di agenti di sicurezza hanno iniziato a impedire ai visitatori di avvicinarsi all’altare”.

Resto in attesa di leggere l’opinione di Giampaolo Crepaldi, sempre attento ai costumi e alle esagerazioni, o chi per lui sul settimanale Vita nuova della diocesi di Trieste.

(I virgolettati sono citazioni dall’articolo de Il Piccolo di Trieste).

GIOCHI D’INFANZIA

18 Giu

porton

Parlavamo giorni fa dei giochi dei bambini. No, niente videogame, ma quelli di società quando piove, come il “Non t’arrabbiare”, il “Gioco dell’oca”, la dama e soprattutto il domino, che noi abbiamo relegato ai bambini mentre è molto in uso tra gli adulti nei paesi dell’Est, disponibile nei bar e nelle hall degli alberghi al pari delle carte da briscola nelle nostre trattorie, e poi quelli da cortile, oltre al calcio improvvisato, la corsa dei tappi con piste disegnate col gesso, ormai quasi limitata alla spiaggia, dove i tappi a corona sono sostituiti dalle biglie e quello nella fotografia, proposta da su Twitter da @gegola, e che dalle mie parti si chiama “Porton”.

Lo si trova nei nostri cortili, qualche volta sui marciapiedi,  e anche sui ponti delle navi da crociera.

Mi ha colpito vederlo nel tristissimo film La sposa bambina, ambientato nello Yemen, segno che esiste un linguaggio dell’infanzia che travalica i confini e che, troppo spesso, gli adulti riescono a rovinare.